LE OMBRE NON PREVARRANNO – I battiti del Cuore Biancazzurro (7/b), di “Gaby”
28/06/2023
LA PARTITA A TRE – I battiti del Cuore Biancazzurro (8/b), di “Gaby”
29/06/2023

Ricorrenze: un ciclo di “battiti del Cuore Biancazzurro”! – Puntata precedente: “Le ombre non prevarranno” –

Mercoledì, 29 giugno 1977 
Chi avesse ancora qualche residuo dubbio sul “come” funziona la stampa sportiva italiana, stamattina lo risolve definitivamente sfogliando il Corriere dello Sport che, a proposito del secondo spareggio, titola in prima pagina e a caratteri cubitali: “Cagliari, è il tuo giorno” … Ah, davvero? E perché non potrebbe essere il giorno dell’Atalanta?… Sì, abbiamo capito che, anche per motivi di bacino d’utenza, il Corriere tifa perché vadano in “A” Pescara e Cagliari, a maggior ragione se la terza incomoda è una lombarda, ma in questo momento a noi Biancazzurri non ce ne frega niente dei giochetti politici tra le redazioni; a noi interessa solo il risultato che ci fa più comodo, indipendentemente dal nome della squadra.
E quindi … Forza Atalanta!… fino allo spasimo.
Arbitra il signor Bergamo di Livorno … uno che si chiama Bergamo e arbitra l’Atalanta? È comunque un arbitro che a Pescara ricordiamo bene, e con piacere, giacché diresse Pescara-Santegidiese (2-0) del 13 maggio 1973, cioè la vittoria che ufficializzò il nostro ritorno in Serie C, già matematico di fatto con quattro giornate di anticipo, e dopo un solo anno di inferno … dal quale più di un lurido personaggio nostrano disse che non saremmo più usciti … Beh, questa mi sembra un’ottima occasione per rinnovare sia il mio più caloroso “TTTTooohhhh” ai luridi (rimasti luridamente tali) sia per augurarci che il signor Bergamo ci porti di nuovo una lieta novella …. molto lieta.
Dal fronte sardo veniamo a sapere che le navi in partenza da Olbia e Porto Torres sono stracolme, ma ancora una volta Alitalia e Ati hanno rifiutato di concedere voli charter per Genova. Solo l’Alisarda mette a disposizione un velivolo che farà la spola tra i due aeroporti, come una sorta di “navetta”. Le proteste a Cagliari sono violentissime, soprattutto nei confronti del ministro ai trasporti Ruffini, poiché Cagliari-Atalanta è considerata la “partita della Serie A” e si vuole negare al popolo rossoblù di festeggiare.
Festeggiare?… Ma non siete stati proprio voi cagliaritani a rimproverare i tifosi pescaresi di festeggiare con troppo anticipo, prima di Ferrara e di Terni?

Si gioca Cagliari-Atalanta, a dir poco decisiva per l’intero ciclo di spareggi, ma a Cagliari preferiscono continuare a occuparsi del … Pescara, ancora una volta … (clicca qui per continuare a leggere)

Gabriele (“Gaby”) Orlando 
[estratto dal (mio e vostro) diario del PESCARA RANGERS] 

P.S.: nel ringraziare “Gaby” Orlando per il suo contributo, precisiamo che il contenuto rappresenta sempre e solo un’espressione dell’autore e non impegna il punto di vista del sito 40mila.it. Cogliamo inoltre l’occasione per ricordare a tutti i tifosi biancazzurri che questo sito “appartiene” ai tifosi stessi della Pescara Calcio: sono pertanto benvenute proposte di ulteriori contributi. A tal fine, è possibile utilizzare la mail di contatto info@40mila.it (anche raggiungibile dal link nel menù principale in alto).

Sulla medesima stagione, potete leggere:

 

40mila.it

1115 GIORNI di SERIE C, 4563 di PRESIDENZA SEBASTIANI

 

Condividi su:

Lascia un commento

46 Comments

  1. tusciabruzzese ha detto:

    Sebastiani essiccatore di passione

  2. antateavanti ha detto:

    Sebastiani carceriere del Delfino

  3. nemicissim0 ha detto:

    Milton Tita, concordo pienamente con la tua ultima frase. Bello? Ma chi se ne frega… la bellezza sta nelle vittorie. SI a 38 vittorie per 1-0 con catenaccio a oltranza e ritorno in serie B. NO al presunto calcio SCIAMBAGN (sfiammato) e tre gol da Eziolino Capuano.

  4. Milton Tita ha detto:

    Squadre fatte per tirare a campare e/o partecipare al campionato purtroppo attirano poco … La gend vo vinge , lottare per un traguardo…oppure almeno provarci….i numeri a Pescara parlano chiaro .. qui è tutto lasciato alla casualitá… Sarà. Un bel Pescara dicono … Beh io gli risponderei no , deve essere un Pescara forte ..

  5. Harken ha detto:

    Certo, sicuramente il problema principale sarebbe la mafia. Però non prendiamoci in giro: è già richiesto il certificato antimafia per entrare nel calcio, solo che chi lo ha deciso è un analfabeta perché ha messo l obbligo solo a partire da una determinata % (non ricordo se sia 15 o 20). Risultato? Una squadra (credo la Carrarese prima di Buffon o il Massa, cmq quella zona) aveva tipo 16 soci di Casal di Principe con % dell 1% inferiori al limite del certificato antimafia e il 100% della società.

    Il punto è che ci sono storture profonde nel calcio italiano. Non devi necessariamente replicare la Germania, ma un minimo bisogna intervenire. Quella di mettere barriere d’ingresso di qualche tipo ai presidenti è pratica piuttosto diffusa. Parliamo di un Paese che ha permesso ad un turco in carcere per truffa di comprare il Varese tramite un agente da lui incaricato che aveva un decreto di espulsione sulla testa. Poi ogni anno vediamo società che falliscono, ma non mi dire…

  6. nemicissim0 ha detto:

    Harken, tutto bello, ma da noi i pregiudicati entrano in parlamento, figurati in una società di calcio. E poi, volendo adottare il metodo tedesco che fai, il presidente pregiudicato no, ma magari l’azionariato dei tifosi in mano alla mafia? Il Catania, il Trapani, il Palermo che fai, controlli tutti gli azionisti? Impraticabile in Italia. Certo, come dici tu si potrebbero importare altri accorgimenti minori, ma una riforma totale deve tenere conto del sostrato su cui si va ad intervenire e deve essere fatta su misura per prevenirne il rigetto. È impensabile applicare meccanismi alieni solo perché altrove funzionano. Altrove è altrove…

  7. galassiapescara ha detto:

    @Max1967 :. Smartphone , distrazioni e tv spazzatura esiste pure all’estero . Anzi, nei paesi anglosassoni la società è una fogna peggiore di quella di paesi latini come l’italia . Il problema delle presenze allo stadio, come dice Harken, è un altro . Forse il problema stadi è una di quelle poche cose in cui i tedeschi possono tranquillamente ritenersi superiori a noi italiani , e non per colpa nostra ma per colpa dei nostri politici . Come dice Nemicissim0, se qualcuno ci impone divieti idioti noi italiani siamo capaci di creatività per aggirarli . Vi ricordate la storia dei green passi falsi napoletani (già per questo la renderei capitale onoraria dell’italia ) ?

  8. tusciabruzzese ha detto:

    @harken, sì il meccanismo del verso di più ma conto come il 49% soltanto mi era chiaro ed in Italia si può realizzare con le azioni di risparmio o titoli similari. Ripeto, non sarebbe un porblema, proprio come nel caso delle azioni di risparmio, garantire un utile maggiore della quota posseduta nel capitale sociale…. Da qui a veder qualcosa del genere realizzato a livello normativo, ovviamente stiamo sognando d’essere in un altro universo …

  9. tusciabruzzese ha detto:

    Se posso fare una sintesi: iscriviamo il Pescara alla serie C … tedesca!
    😀

  10. vitabiancazzurra ha detto:

    “Mettere i soldi per la squadra della tua città è un onore, è restituire quanto il territorio ti da e ti ha dato.”
    Caro Harken ho estrapolato questa tua frase da uno dei tuoi post precedenti in quanto devi sapere che vado affermando questa cosa come concetto addirittura come un mantra da molto tempo nelle varie discussioni ma ce ne fosse uno che condivida il principio …tutti mi guardano e rispondono inebetiti come fossi un alieno e anzi mi perculano perchè oso esprimere tale pensiero . Qui l’Abruzzese oltre a essere forte e poco gentile si dimostra molto egoista e irriconoscente oltre ad avere una visone molto miope su cosa voglia dire mettere le proprie risorse in una realta sportiva locale che beninteso non deve essere per forza il calcio Sarei felicissimo ad esempio anche per una buona squadra di Basket in serie A in modo duraturo.Si coniuga solo il verbo Prendere ma quello Dare è sconosciuto …Grande amarezza.Eppure altrove con stadi tifosi e abbonati irrisori questo accade di frequente…Se non fosse chiaro parlo di ricchi imprenditori e le loro imprese anzi ricchissimi nella zona tra Pescara e Chieti Vi risparmio i nomi ma ne avrei almeno 5-6 straconosciuti . Altro che il Pescara ai pescaresi e infatti guarda in che mani siamo L’unico che ha fatto cose importanti qui è stato un signore della Calabria

  11. Harken ha detto:

    Nemicissim0, però il fatto stesso che un sistema diverso esista e funzioni (sia a livello di competitività dei club che di nazionale) significa che comunque qualcosa si può copiare. Già sarebbe un enorme passo in avanti impedire a pregiudicati, teste di legno, disoccupati e simili di poter entrare in squadre professionistiche. Prima dell’arrivo degli stranieri mi pare la statistica fosse del 2016, la metà dei presidenti di A era pregiudicata o era sotto indagine ( il Berlusca, Preziosi, Zamparini, Ghirardi, Cellino e via dicendo). Germania o meno questo non credo sia normale e/o accettabile.

  12. Harken ha detto:

    Girava una barzelletta nei primi del 900. I rivoluzionari comunisti russi dicevano: “voi tedeschi non potete fare la rivoluzione, perché quando ci sarà non calpesterete le aiuole” . Come a dire che nel caos rivoluzionario comunque sarebbero stati teutonicamente precisi 😀

  13. nemicissim0 ha detto:

    Ragazzi, questo paragone con la Germania… CON LA GERMANIA?!?! Ma dai, su. Se il parlamento tedesco decidesse di vietare la birra, i tedeschi smetterebbero di berla. Se il parlamento italiano vieta la birra, l’italiano la produce e la commercializza come bevanda gialla o marrone fatta con il malto, chiamata MAFALDA. Ma jamm su…

  14. draculone ha detto:

    Tuscia, a che alludi? (:cool:)

  15. Harken ha detto:

    No no, non ci mette il 49% ma molto di più: paga come se avesse l’80 e passa. Se si comporta così per un certo periodo (in genere 20 anni) può avanzare la richiesta di salire oltre al 49%. In pratica deve dimostrare per decenni la massima serietà e l impegno finanziario. Se ricordo bene in Germania solo 3 squadre hanno un privato, una è il Wolfsburg mi pare che è di proprietà della wolkswagen tipo Fiat-Juve, cioè il legame sul territorio è consolidato da tempo e anche da generazioni (è il caso di un altro miliardario che mi pare abbia l Hoffenheim ma non ricordo preciso).

    È no, il presidente non deve guadagnarci. Sta cosa è una scusa che in Italia ci ripetiamo per giustificare l’aspetto predatorio che hanno i nostri presidenti. Mettere i soldi per la squadra della tua città è un onore, è restituire quanto il territorio ti da e ti ha dato.
    Le infiltrazioni tecnicamente si evitano perché o i tifosi si raggruppano in club (compresi quelli ultras) mettendo insieme le quote, oppure ciascuno ha il suo voto e decide nelle assemblee. Se tu hai gente infiltrata e si scopre vai in galera. Non conosco nei dettagli il funzionamento delle assemblee anche se avevo trovato degli studi in proposito.
    Siamo proprio su un altro pianeta.

  16. tusciabruzzese ha detto:

    Tecnicamente, il caso tedesco si tradurrebbe con “Presidente, ci metti il 49% dei soldi, gestisci pure, guadagnaci, ma siamo noi tifosi a decidere se puoi rimanere o se non ti rinnoviamo” … Interessantissimo il principio, ma a livello legale richiede una legislazione apposita e che includa misure per evitare infiltrazioni surretizie dello stesso 49% dentro la quota dei tifosi …
    Una chimera da noi …

  17. Harken ha detto:

    Che in Germania i biglietti costano meno che in Italia (calcolate con il medesimo potere di acquisto).
    Perché? Perché il 50+1% delle società professionistiche è per legge di proprietà dei tifosi, che di certo non hanno intenzione di mettere i settori popolari a 400 euro. Il 49% è in mano a investitori vari, che però pagano % molto più alte del 49%, è così che riescono a sostenere i costi i tifosi. Essere investitore in una squadra è un privilegio, certi artifici contabili non li puoi fare perché i revisori dei conti sono gli stessi tifosi che ti cacciano (in genere il privato 49% è presidente, ma non sempre).
    Con queste premesse stadio, centro sportivo e così via sono ovvia conseguenza, così come l’assenza di fallimenti.
    Invece noi solo quest anno abbiamo 3 o 4 presidenti ai domiciliari, senza contare i pregiudicati.

  18. tusciabruzzese ha detto:

    Harken, mi trova d’accordo da tempo l’approccio “riportare i tifosi allo stadio” e “ridurre il peso delle pay-tv”, però l’obiezione che mi è sermpre stata fatta è che dovrebbero anche aumentare i prezzi dei biglietti per compensare la diminuzione dei ricavi dai diritti TV. Che ne pensi?

  19. Harken ha detto:

    Ma mica tanto.

    Pendiamo la Germania. Le presenze (casa e trasferta) in Germania non sono mai state molto alte, e hanno avuto perfino un calo importante tra il 90 e i primi 2000, salvo poi risalire e schizzare a livelli che noi ci sogniamo dopo la riforma del calcio (guarda caso) cominciata dopo il crack della sky teutonica che aveva messo sull’orlo del fallimento quasi tutte le squadre di A e B, tutte totalmente dipendenti da quei soldi. Iniziarono a investire su un modello diverso, meno dipendente dalle pay-tv e incentrato sui tifosi, e già dalla stagione successiva fecero spettatori che non si vedevano da anni (ma va!), nonostante fosse comunque subentrato un nuovo operatore di pay-tv. Nel giro di 10 anni completarono investimenti sugli stadi e su tutto il pacchetto (centro sportivo, centro medico, etc.).

    Se parliamo poi di tradizione del tifo, i gruppi ultras tedeschi hanno circa 20 anni; le formazioni di hooligans (oggi largamente minoritarie) sono più vecchie, nata a metà anni ’80.

    La tradizione incide fino ad un certo punto, anche perché la puoi costruire con gli anni. Quello che fa la differenza sono le leggi e il sistema calcio.

  20. Max1967 ha detto:

    All’estero la tradizione è sempre stata diversa.
    Come tifo, come presenze, ecc.
    E oggi la differenza si è accentuata perché qui la mania della fighetteria ha preso il sopravvento.

  21. Harken ha detto:

    Eppure internet, i social e gli smartphone esistono anche in Inghilterra e Germania e così via. Eppure lì gli stadi sono pieni oltre io 90% mentre noi arriviamo pelo pelo al 70% (in A, nelle serie inferiori tracolla). E non parliamo delle trasferte.
    Sarà magari che il problema è un altro?

  22. Max1967 ha detto:

    Mah, probabilmente non avete figli adolescenti o anche poco più grandi.
    Ai nostri tempi i riferimenti erano il padre, qualche amico tifoso e 90 minuto. La visione era limitata.
    Oggi questi conoscono il mondo dopo pochi anni di vita, sono travolti da una dose massicccia di informazioni quindi i loro interessi si sono ingigantiti. Di fare una trasferta non gli frega assolutamente, hanno altro a cui pensare.
    Quei tempi non terneranno mai più. Non è questione di leggi o di stadi.

  23. Harken ha detto:

    L’Italia è il Paese europeo dove i soldi delle pay TV incidono in % maggiore sui bilanci delle squadre di A. Prendo i dati del report di Deloitte di qualche anno fa: 53% in Inghilterra; 34% in Germania; 51% in Spagna; 62% in Italia; 44% in Francia.
    Questo ci dice che il potere contrattuale delle pay TV in Italia è molto più impattante che altrove (in UK va considerato che la % dei ricavi è altissima perché vendono in tutto il mondo, in proporzione sarebbe molto meno). Quindi in Italia le pay TV possono imporre cose come: orari assurdi, spezzatini (e non mi dite l’Inghilterra, lì esiste da fine ‘800 perché dovevano trovare un giorno che andasse bene a tutti tipo il calcetto, essendo semi-professionisti), e il pieno supporto allo spostamento dallo stadio alla poltrona (e non scordiamo mai il trittico di conflitto di interesse pay tv-governo-strisciata di Milano).
    Esistono sistemi per ridurre l’influenza delle pay-tv, a partire da una ripartizione più equa dei soldi: non solo basata sull’appeal stimato dalle pay tv, ma tenendo in considerazione il numero assoluto di spettatori, quello degli abbonati, la % di riempimento dello stadio e così via. Però poi si renderebbe più equo il campionato…

    Anche per gli stadi il discorso si sovrappone ai bilanci e alla loro sostenibilità. Se non metti barriere d’ingresso nelle società di calcio, permetti a pregiudicati, disoccupati, faccendieri, teste di legno, mafiosi (nelle serie minori), prestanome e così via di poter gestire squadre professionistiche o semi. E soggetti del genere come potranno mai avere visione a lungo termine sulla crescita del club (di cui lo stadio è parte essenziale)? E infatti abbiamo il record galattico di società di calcio fallite, senza contare tutte quelle che ci vanno molto vicine a tutti i livelli ogni anno. In Germania per legge i tifosi hanno il 50+1% delle quote, il faccendiere lo cacciano con una votazione, senza bisogno della violenza o della procura come accade qui; in Inghilterra il comitato della FA valuta i requisiti dei nuovi acquirenti, vedi Cellino rispedito a casa con un sono calcio in culo.

  24. nemicissim0 ha detto:

    Forse si è scordato come si firma.

  25. draculone ha detto:

    Il giorno dell’ufficialita’?

  26. lapa ha detto:

    Ci vuole una società seria squadre allestite per vincere e progetti duraturi…li chiacchiere si li port lu vent e li maccarune abbott la panza.

  27. antateavanti ha detto:

    Sebastiani = Siccità e fame nel mondo

  28. nemicissim0 ha detto:

    Ridurre il potere delle pay tv ormai è impossibile: tutta la baracca si basa finanziariamente su quello. Sistemare gli stadi è teoricamente possibile, ma come? Stadi di proprietà se li possono permettere in quanti? Dieci? L’alternativa è l’intervento pubblico, ma sappiamo bene come funziona. Ma diciamo anche che gli stadi si rifanno. E che le restrizioni vengano allentate. Resta sempre irreversibile il dominio delle pay tv: e siccome i ragazzi di oggi fanno tutto in virtuale, figurati se spengono Sky o dazn e pigliano le frecce biancazzurre direzione Bologna…

  29. vitabiancazzurra ha detto:

    Harken condivido al 101 % quello che hai scritto …lo penso e lo vado dicendo da molto tempo

  30. Harken ha detto:

    nemicissim0, se tu guardi solo oggi hai ragione al 200%.
    Se però ampli lo sguardo di 15-20 anni ti rendi conto che la differenza in termini di passione tra 2000 e 2020 è immensa, mentre tra 1980 e 2000 siamo la.
    Perchè?
    Non sono solo le leggi liberticide, è proprio la guerra che è stata scatenata (col pretesto della violenza) al tifo (specie ultras) come sottocultura giovanile che ha inevitabilmente inciso sulla passione. i tifosi normali non ultras sono stati spostati dallo stadio al divano: spezzatino, orari impossibili, burocrazie assurde al punto che era diventato un incubo comprare 1 biglietto in casa, impossibile per le trasferte (specie tra il 2006 e il 2010), casellario giudiziario per l’abbonamento (tdt) chiesto pure ai minori di 14 anni (e tu capisci meglio di me che è impossibile). Chiaro che la gente si stava a casa, il tutto a vantaggio delle 3 strisciate di cui 1 di proprietà di chi presiedeva il Governo che attuava questa strategia (gli altri pure eh, ma hanno governato meno anni e non li cito solo per questo).
    Dopo 20 anni così ci si sorprende se abbiamo la media spettatori della A che è inferiore a quella della B inglese (e non paragono la Germania altrimenti stiamo al livello della serie C).
    La passione andrebbe ri-coltivata, smantellando i provvedimenti liberticidi, riducendo il peso delle paytv, sistemando gli stadi e così via e vedi che tra 10 anni ritornano le trasferte massicce. E invece Daspo fuori contesto nel 2019 e Daspo ai minori nei prossimi mesi (per ora c’è solo quello urbano).

  31. Max1967 ha detto:

    Tra una trasferta e l’altra Zeman ha firmato?
    Ad oggi non abbiamo un mister sotto contratto e una sede per per il ritiro. Oltre alla solita campagna acquisti alla carlona.

  32. nemicissim0 ha detto:

    I tanto famigerati butei, in occasione della semifinale qui a pescara (4 ore di macchina e grossa posta in palio) non erano manco 700. E parliamo di gente che se la crede e ci crede…

  33. nemicissim0 ha detto:

    Harken pure tu mo… sai bene che sono sempre tendenzialmente d’accordo con te, ma veramente pensi che se non ci stanno 40mila persone che vanno in trasferta è colpa delle leggi liberticide? Pensi davvero che con un “liberi tutti” si farebbero numeri del genere? Io credo che anche in quel caso, forse, solo i romani farebbero ancora trasferte numerose: per il resto farebbero come oggi presenza solo i tifosi delle strisciate rinnegati e i meridionali emigrati al nord quando arriva la loro squadra. Tutto il resto farebbe comunque numeri ridicoli. Ovviamente, è anche questione di posta in palio e quindi di risultati: uno spareggio, una gara decisiva magari muoverebbe 10mila persone, ma sarebbero eccezioni in senso assoluta. Ha finit tutt, e non c’entrano leggi e presidenti. All’estero è diversa la mentalità, non paragonabile coi nostri apericena.

  34. Harken ha detto:

    L’atmosfera popolare e ingenua dell’epoca non tornerà mai più: è cambiata la società ed è cambiato il mondo in generale.

    Ma le trasferte a certi livelli possono tornare, ed anzi: nei paesi simili al nostro per mentalità del tifo organizzato, e nei quali non ci sono leggi liberticide, certe trasferte sono piuttosto frequenti, quasi la normalità.
    L’Italia sta nella condizione calcistica in cui sta (a tutti i livelli, sportiva, di tifo, di presenze allo stadio) per motivi extra sociali: sono 20 e passa anni che lo stato ogni 2-3 anni tira fuori un decreto pensato per allontanare la gente dagli stadi e metterle davanti alle pay-tv.

  35. caps ha detto:

    Altri Tempi , Forti Motivazioni e Chi C’era , Ognuno lo Ha Vissuto a Modo Proprio . Ormai i Giocatori di Quella Squadra , Non ne Sono Rimasti Molti … Ciò che Rimane è il Raggiungimento di un Sogno che ben Presto Svanì.. ma questa è la Storia Che Viene Spesso Dimenticata..

  36. nemicissim0 ha detto:

    Tuscia, dai, mo che c’entra la tessera del tifoso o il settore ospiti… se fosse andato il tifo organizzato quanti ne aggiungevi, duemila? Beh, il settore ospiti di genova non lo riempivi neppure. Dai su. Cambiati del tutto i tempi, non solo le regole.
    Guardati ‘sto link: nel 1977 il piano di sotto almeno lo riempivi… https://www.lucadea.com/wp-content/uploads/2012/05/Sampdoria-Pescara-20052012_16.jpeg

  37. Solo Pescara ha detto:

    Complimenti Gabry. Un articolo che mi ha davvero riportato indietro all’epoca e rivivere quei momenti.

  38. tusciabruzzese ha detto:

    Infine, inutile sottolineare come a quel tempo i migliori di proprietà si tenevano in caso di promozione (vedi il caso Galbiati), invece con Sebastiani i vari Verratti, Sansovini, Lapadula, eccetera eccetera …
    Vomitevoli differenze …
    (:bad:)

  39. tusciabruzzese ha detto:

    Su questa puntata, personalmente ho trovato fantastica l’opera di Zazzà: 5 pullman gratis, cena inclusa e con cresta rimanente!!! (:rofl:)
    In generale, sì, era un’atmosfera cittadina incomprensibile a chi non l’ha vissuta. Famiglie intere che davano per scontato scendere per strada, bloccare il traffico… con vigili e automobilisti assolutamente comprensivi, anzi divertiti! E il tutto incluso il Vescovo!
    Poi, lasciamo stare i ricordi legati alla linea autobus urbana 2 e 2 barrato!!! E i 6 mila all’allenamento del giovedì?!?

  40. tusciabruzzese ha detto:

    nemicissim0, premetto che sono d’accordo che la vita è cambiata e certe atmosfere sono forse irripetibili, ma volevo solo ricordare che nell’anno di Genova c’era la contrarietà del tifo organizzato alle trasferte per ragioni legate alla tessera dal tifoso. E se per primo non organizza la curva, tanta spinta si perde… In più, l’orario serale e la limitazione dei posti al solo settore ospiti vanno anche tenuti in considerazione. Nel 1977 e nel 1979 anche il campo neutro aiutò, mentre già a Trapani (… per la Majella quante ne abbiamo giocate fuori casa di “finali” …) era impossibile avere più posti …

  41. nemicissim0 ha detto:

    Da uno che, sia pure pre-adolescente, ha vissuto quei tempi, vi dico che ricreare lo stesso clima, ma anche solo avvicinarcisi – è impossibile a prescindere da cullù o non cullù. Cambiate le abitudini, cambiati gli interessi, cambiato il modo di vivere il calcio. Ce lo vedete voi un ragazzo del 2023 dedicare il pomeriggio ad andare appresso ad Angelo manzo piuttosto che a un apericena o una partita di padel? E la riprova ce l’abbiamo sotto gli occhi: a Genova, nel 2012, quando ci siamo giocati la serie A dopo una stagione esaltante e una concreta speranza per un futuro glorioso, c’erano forse 40mila persone? 25mila? 5mila? Non direi. Quei tempi sono finiti. E Sebastiani (sia ben chiaro, vattene) non c’entra nulla.

  42. Gabriele ha detto:

    Carissimi amici, approfitto della domanda posta da “ilfigliodel36” per rispondere con grande piacere, ma non prima d’aver rinnovato a tutti indistintamente il mio “Grazie!” di vero cuore (… Biancazzurro, naturalmente …) per l’apprezzamento verso queste pubblicazioni e, soprattutto, per averne compreso in pieno l’intento di far rivivere quanto più realisticamente possibile giornate purtroppo irripetibili per la Pescara calcistica, ma che comunque sono state una meravigliosa e incancellabile realtà storica per il nostro Popolo; una realtà storica attraverso la quale possiamo comprendere molto meglio il presente e, non di meno, “coltivare” il nostro Orgoglio di Appartenenza. I testi pubblicati sono estrapolati dal mio “diario” (peraltro pubblicato diversi anni fa in 5 volumi), dove a quel tempo (3 – 4 giorni a settimana) annotavo con puntigliosa meticolosità ogni dettaglio di quanto stava accadendo. A questi appunti, si aggiungono tutti i ritagli dei vari giornali, che ho conservato per tanti anni e, non di meno, ho avuto la fortuna di poter contare su una buonissima memoria, resa ancora più solida dalla Passione con cui generalmente si vivono certi momenti della propria vita, e che perciò restano indelebili anche a distanza di decenni. Va infine considerato che questi testi sono stati scritti più di 20 anni fa, quando ovviamente il “patos” di quelle giornate era ben più “caldo” di oggi. In ogni caso, chiunque voglia porre domande sappia che a me fa solo piacere poter rispondere, tenendo sempre presente che io sono Gabriele, Gaby per gli amici, e non il “signor Orlando” … La Tifoseria Biancazzurra è da sempre un’unica grande Famiglia, all’interno della quale non esiste alcuna differenza di età, titoli di studio e ceto sociale, ma domina la fratellanza più pura, quella che ci rende tutti assolutamente uguali davanti alla nostra Bandiera.
    (p.s. – “Come si fa oggi a ricreare lo stesso clima”?… chiede il nostro amico. Risposta purtroppo scontata: finché saremo ostaggio di “cullù” ce lo possiamo scordare! Poi chissà … qualche speranza potremo di nuovo averla).

  43. 433offensivo ha detto:

    Conosco personalmente Gaby e la sua famiglia, compreso il compianto Ciro che con lui ha scritto pagine importanti del tifo pescarese.
    Lo ringrazio per questi scritti che ci riportano indietro di anni, in un altra epoca, un altro calcio, un altro tifo.

  44. ilfigliodel36 ha detto:

    Signor Orlando ho tante domande.Ma prendeva appunti così precisi in un suo diario ogni giorno? In che anno ha pubblicato il Diario dei Rangers? Come si fa oggi a ricreare lo stesso clima? Chiedo per mio figlio che verrà

  45. tusciabruzzese ha detto:

    Io non ho ricordi di sofferenza. I miei sono tutti di “divertimento”! Il che è forse assurdo, ma il fatto è che era tutto così straordinario per noi ragazzini!

  46. tusciabruzzese ha detto:

    Il testo 8/b è senza una partita del Pescara e proprio per questo di entra una descrizione pura della “pescaresità”! Di livello di scrittura da libro vero, non di calcio. La descrizione “psicologica” della città in quei momenti non ha nulla da invidiare a scrittori di mestiere. Complimenti a Gaby
    (:hi:)