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CIARLANTINI, DA DIFENSORE… “A TUTTO CAMPO” PER 40MILA.IT

14 giugno 1987, bagno di folla per Ciarlantini: Pescara in serie A

Protagonista dell’era Galeoniana, Luigi CIARLANTINI ha parlato con noi di 40mila.it della sua esperienza nel Pescara, sia in campo che in panchina (come vice di BERGODI nella sciagurata prima Serie A di Sebastiani). Ecco i suoi ricordi “a tutto campo”!

Perché venisti a Pescara da Campobasso? Ti pagavano meglio? C’era più ambizione?
Ero stato quattro anni a Campobasso ed era stato un periodo buonissimo. Avevamo vinto il Campionato ed il secondo anno di serie B si era lottato fino quasi alla fine per le prime posizioni. Avevo avuto anche una richiesta da una squadra di serie A, il Como, che mi voleva a tutti i costi ma la società non mi aveva ceduto. Feci un altro anno lì, ma come si suol dire “era venuto il mio tempo” e avevo voglia di cambiare. C’era il Pescara di CATUZZI che mi voleva e sarei venuto volentieri, ma per beghe burocratiche – le Società non si mettevano d’accordo – la cosa si fece molto più avanti. Rimasi quindi quattro o cinque mesi ad allenarmi da solo e questa cosa, quando venni a Pescara, la pagai sulla mia pelle perché la condizione fisica – per il mio modo di giocare – era prioritaria e mi condizionò per tutta la stagione.

Raccontaci la disastrosa stagione della retrocessione in serie C con CATUZZI.
Da quello che ricordo io, la squadra non era da retrocessione. Ma fu una stagione un po’ particolare e negativa per tanti motivi… Fu la stagione, ancora, del calcio scommesse: qualcuno di noi, dei compagni di squadra, purtroppo c’era dentro. E quello ha condizionato tutto.

Com’erano gli insegnamenti di CATUZZI ai difensori?
Per me era la prima volta che lavoravo con un allenatore “a zona”: lui era molto preciso, molto severo sulla preparazione sia fisica che tattica. Sotto questo aspetto, la squadra era cresciuta e giocava veramente bene. L’unico problema che posso ricordare del mister era che quando andava in panchina alla domenica si faceva molto condizionare dal clima e dalle situazioni in partita, cambiava modo di giocare e spesso il lavoro fatto in settimana non veniva sfruttato. Magari agli allenamenti si era lavorato per il gioco palla a terra e lui in partita chiedeva improvvisamente di giocare ‘palle lunghe’, che non erano nelle nostre corde.

E lui com’era nei rapporti con i giocatori? Si dice piuttosto freddi…
Lui era spesso portato a vedere delle ombre se le cose non andavano come dovevano andare. Non gradiva che i giocatori si mettessero a parlottare tra loro in disparte! Personalmente, la cosa che non mi garbava del mister era il fatto che lui si cambiasse nello stesso spogliatoio della squadra. Lo spogliatoio è sacro e lui in quel modo ti toglieva quella libertà di poterti confrontare con i compagni, di esprimere liberamente le tue opinioni sui compagni, sull’allenatore e su tutto il resto. Il fatto di essere un gruppo non dipende solo dal campo, ma soprattutto da quello che avviene negli spogliatoi: era così allora ed è così adesso.

1986: arriva GALEONE. Cosa ricordi dei suoi insegnamenti  per la fase difensiva?
Con il suo arrivo per me è cambiato tutto: dal giocare esterno sono passato a giocare centrale in una squadra – e questa è ormai storia – che aveva gravi problemi di organico, addirittura nel mettere insieme 11 giocatori. Nelle prime amichevoli di ritiro giocavamo a uomo, io facevo lo stopper e Onofrio LOSETO il libero: eravamo veramente contati. Poi, in una delle ultime amichevoli in casa, prima della Coppa Italia – ci stavamo allenando al mattino per giocare poi il pomeriggio – il mister ci disse “adesso giochiamo a zona: facciamo la zona tipo Anderlecht”! Diede la formazione e i nomi dei giocatori, secondo il  modulo 4-3-3. Ci trovammo subito bene e continuammo così, integrando gli insegnamenti di Giovanni GALEONE con quello che avevamo visto con CATUZZI. In quegli anni, ci avvantaggiò il fatto che, oltre a noi, solo il Parma di Sacchi praticava la zona. Mi sentivo avvantaggiato nel mio ruolo di centrale: spesso mi piaceva uscire palla al piede e supportare il centrocampo.

E per quella d’attacco?
Era una squadra predisposta all’offensiva, al di là della fortuna di avere giocatori in attacco veramente bravi: Rocco PAGANO, Primo BERLINGHIERI, Stefano REBONATO. Quest’ultimo, in particolare, fece delle cose strepitose: anche in allenamento, non sbagliava mai… se non era gol era palo o traversa… Soprattutto, il mister ha sfruttato molto le capacità dei due esterni, PAGANO e BERLINGHIERI. In ogni caso, ripeto, la squadra era in generale votata all’attacco, perché GALEONE questo voleva. Non gli interessava se prendevamo un gol – certo, bisognava stare attenti – ma l’importante era essere propositivi, segnarne uno più degli altri. In questo fu un innovatore: nella nostra squadra attaccavano anche le mezzeali – BOSCO e GASPERINI – e i terzini si inserivano… Ci siamo ritrovati a sviluppare un gioco piacevole, dove la grande capacità di GALEONE era – secondo me – quella di sfruttare ogni giocatore in base alle proprie caratteristiche e farlo giocare con la mente libera, senza paura di sbagliare. L’anno prima invece, con CATUZZI c’era sempre un giudice pronto a segnalare dove sbagliavi e che cosa non andava. GALEONE invece era molto giovane: anche questo ha influito in maniera positiva. Leggeva molto bene le situazioni dalla panchina e questo era un vantaggio: l’allenatore bravo è quello che dalla panchina, durante la partita, riesce a vedere ciò che accade in campo e a cambiare in senso positivo il corso della partita.

Una informale “banda Galeoniana”: in piedi, secondo da destra, Luigi Ciarlantini

Il tuo  ricordo più esaltante di quell’anno di B con GALEONE?
E’ troppo banale dire l’ultima partita. Il ricordo più bello è quello legato alle due partite dove abbiamo maturato la consapevolezza di poter ambire a qualcosa di grande: la vittorie in trasferta a a Bologna e subito dopo a Parma, contro la formazione di Sacchi. Acquisimmo la convinzione di potercela giocare con quelle più attrezzate di noi per la vittoria finale.

La salvezza in serie A: GALEONE aveva capito cose nuove dopo l’anno vincente in B? Aveva cambiato qualche accorgimento una volta in serie A?
No… la rosa era stata mantenuta più o meno inalterata ed abbiamo avuto la fortuna di prendere due campioni come JUNIOR e SLISKOVIC, che erano quello che mancava: ci hanno fatto fare il salto di qualità sia in campo che nel gruppo, dal punto di vista umano. Erano persone eccezionali.

Dicci quale avversario ti impressionò di più in serie A.
Ho avuto la fortuna di giocare in quegli anni in cui in Italia c’erano i più forti giocatori del mondo, oltre agli stessi italiani che erano anch’essi molto bravi: ad ogni partita non avevi nemmeno il tempo di pensare, perché tutte le domeniche affrontavi avversari bravi e capaci. Personalmente, quello che mi ha impressionato davvero tanto è stato Van Basten, che con la palla faceva quello che voleva. Nel suo ruolo aveva una eleganza, una tecnica… Cercavi di prenderlo anche con le cattive, ma facevi fatica perché era sempre un attimo in vantaggio rispetto a te… sapeva sempre che fare e non si riusciva a prenderlo. Fisicamente, mi aveva invece impressionato lo strapotere di Gullit. Mi ricordo nella partita che perdemmo col Milan l’anno della salvezza: Giorgio BENINI aveva quattro o cinque metri di vantaggio su una palla sulla fascia, ma lui è partito e l’ha’ ustionato’… gli è passato di fianco e l’ha bruciato, per quanto andava veloce e forte… In ogni caso, la partita devi sempre giocartela: sono uomini come noi e speri sempre che possano avere un passaggio a vuoto.

15 gennaio 1989: Luigi Ciarlantini e Roberto Mancini

Il ricordo più bello della A?
Malgrado alla fine retrocedemmo, personalmente ho migliori ricordi della seconda stagione. Dopo qualche dissidio iniziale con GALEONE, che mi aveva messo nella lista dei partenti, non avevo giocato le prime partite. A seguito della sconfitta per 8-2 col Napoli, lui mi mise dentro con una certa regolarità: ricordo una vittoria ad Ascoli e una successiva col Torino, nelle quali giocai 90 minuti con buon profitto. Sono bei ricordi perché capii che anche in quella categoria ci potevo stare.

Cosa ricordi del pubblico pescarese di quegli anni?
Sia nell’anno della promozione che nei due anni di serie A il pubblico era spettacolare: si viveva la città, si viveva con loro e alla fine la festa era proprio allo stadio. La cosa che mi ha positivamente impressionato è che la gente ha sempre riconosciuto che la squadra dava il massimo; ed era difficile che la contestasse, anche se perdeva. Noi cercavamo di praticare sempre un calcio propositivo, d’attacco: il pubblico di Pescara questo lo apprezzava.

Dopo un inizio da terzino sinistro, hai giocato centrale con GALEONE: come è cambiato questo ruolo dagli anni ’80 ad oggi?
Il ruolo è praticamente stravolto: oggi spesso il libero lo fa, tra virgolette, il portiere… Si gioca molto coi piedi, si iniziano le giocate dal basso, occorrono giocatori più tecnici. Spesso infatti i centrali di centrocampo si “riciclano” come difensori centrali. Occorrono insomma giocatori che sappiano impostare l’azione dalle retrovie. Si fa meno fase difensiva: una volta c’erano difensori ai quali si faceva enorme fatica a fare gol. Sotto questo aspetto non siamo molto migliorati. Siamo migliorati piuttosto nella fase propositiva, ma in quella puramente difensiva ci sono spesso delle lacune. Tant’è vero che un giocatore che sappia fare bene la fase difensiva raggiunge valori di mercato elevati, quasi a livello di un attaccante.

Com’erano i rapporti nello spogliatoio dei 2 anni di serie A, con JUNIOR, BAKA, etc.?
Con Leo non ho davvero nulla da dire: il rapporto era ottimo. Un uomo eccezionale e si vede da quello che ha fatto e sta facendo. Ci frequentavamo anche fuori dal campo, stavamo spesso insieme. Lui è padrino di battesimo di mio figlio, che ho avuto il piacere e il desiderio di far nascere a Pescara. Lui e Baka sono persone che ci hanno fatto crescere, ragazzi tranquilli ma dalla grossa personalità. Non facevano pesare per nulla il loro nome, ma anzi cercavano di aiutare tutti noi: quello che abbiamo fatto in quegli anni io, Giampiero (GASPERINI – ndr), Onofrio LOSETO, MINGUZZI (quando poi è arrivato), per aiutare i ragazzi giovani a crescere, loro – con l’esperienza internazionale e le capacità da campioni che avevano – l’avevano fatto in precedenza a noi. Anche TITA era un’ottima persona, oltre che ottimo giocatore; e lo stesso EDMAR lo era altrettanto, anche se in campo non riuscì ad esprimere le sue capacità e di questo pagò dazio.

Cosa successe nel secondo anno di A, quando la squadra si bloccò all’improvviso dopo un gran girone d’andata?
Credo che la ragione principale fu il fatto che si ammalò TITA, che era quello che in quel momento faceva gol: davanti perdemmo la capacità realizzativa che avevamo con lui. Lo perdemmo per un paio di mesi, nel periodo cruciale di primavera. Purtroppo, EDMAR non ha soddisfatto quelle che erano le aspettative su di lui. La cosa sbagliata fu anche che la squadra e l’ambiente avevano pensato di poter spesso gestire i risultati, in virtù del buon girone di andata: ci si diceva sempre “beh, non abbiamo vinto questa, ma vinceremo la prossima”. E invece facemmo diversi pareggi e diverse sconfitte. Insomma, non riuscivamo più a giocare e a vincere come avevamo fatto nel girone di andata: alla fine questo lo pagammo caro. A questo va aggiunto che c’erano purtroppo degli attriti tra l’allenatore e la società: non c’erano più quei grandi personaggi che secondo me sono stati davvero importanti. Malgrado SCIBILIA fosse un ottimo presidente, vennero a mancare quelle figure come MANNI ed ALBERTI, che riuscivano a cucire bene i rapporti tra allenatore e società. E anche la squadra ne pagò le conseguenze.

Facciamo un gran salto a Novembre 2012: il ritorno a Pescara come vice-allenatore di BERGODI. Cosa hai capito del perché STROPPA aveva lasciato?
Cosa esattamente fosse successo non lo so… Non ho mai capito le esatte ragioni che lo indussero a lasciare.

Fine girone d’andata: Pescara ampiamente salvo. Cosa successe dopo il mercato di gennaio di quella serie A?
Siamo stati chiamati in un momento in cui era importante arrivare al mercato agganciati alla zona salvezza, perché lo stesso presidente si era reso conto che bisognava rinforzare la squadra. Era una squadra che l’anno prima aveva stravinto il campionato di serie B, con quelli che davanti avevano fatto una marea di gol, ma dietro ne avevano presi altrettanti. Una squadra votata all’attacco e a fare un gol più degli altri. Quando però hai perso tutti e tre i protagonisti e l’anno dopo provi a giocare un campionato come l’anno prima in cui il 70% del tempo lo passavi nella metà campo avversaria… e invece è facile che in serie A ti ritrovi a passare il 70% del tempo nella “tua” metà campo… devi allestire una squadra con determinate caratteristiche. Nelle intenzioni della società, l’obbiettivo immediato era di non arrivare al mercato invernale avendo troppo distacco dalla zona salvezza; e ci arrivammo, a quel momento, quattro o cinque punti sopra. Poi il mercato non ci ha aiutato: i giocatori sono stati anche presi; e prima erano anche stati ottimi giocatori, ma venivano da lunghi periodi d’inattività, mentre noi avevamo bisogno di giocatori pronti. E questi purtroppo non lo erano. A ciò si è aggiunto che QUINTERO, che era uno dei fiori all’occhiello, è tornato dal mondiale under 20 con un piede rotto, e l’abbiamo perso. Insomma, le difficoltà si sono acuite ancora di più.

 Come fu il rapporto tra BERGODI e SEBASTIANI? Perché finì?
Il rapporto non era ottimo, perché si erano fatti errori di valutazione sui giocatori presi e i risultati non venivano: e in questo ambiente, se i risultati non arrivano, ora come allora è l’allenatore ad essere messo in discussione. Se pensi che anche uno come ZEMAN, che ha fatto benissimo, è tornato ed è stato messo in condizione di andar via, vuol dire che qualche problema c’è nella gestione del rapporto con gli allenatori. Non lo dico io, ma la storia e le vicende del Pescara, sia pure che io le segua solo da lontano.

Devo farti le mie scuse personali per gli epiteti poco amichevoli che ti ho indirizzato in occasione della tua prima “giocata” con la maglia del Pescara, un “liscio” sulla fascia, con fallo laterale regalato agli avversari. Ricordo bene?
Ricordi benissimo e questo mi servì di lezione (ride): venivo da quattro o cinque mesi in cui mi ero allenato da solo col preparatore atletico e il pallone non l’avevo mai visto. E dopo solo due o tre giorni di allenamento col gruppo, vedere il campo, vedere le posizioni da tenere… sembravo uno che era sbarcato dalla Luna! Non è stato un bel biglietto da visita, ma il discorso è sempre quello: se sbaglia un attaccante, mal che vada il risultato resta invariato, ma se sbaglia un difensore prendi gol… L’errore tecnico si equivale, ma i risultati sono diversi: quindi, i nostri errori sono giudicati con maggiore severità!

Sopracciglia depilate ad ala di gabbiano? No, grazie.

 Senti ancora GASPERINI, JUNIOR o qualcun’altro dei compagni del tempo?
Ci siamo visti e ci sentiamo su Whatsapp, dove abbiamo fatto un gruppo con Leo e con i ragazzi di quel Pescara della serie A. Siamo spesso in contatto, anche se per i vari impegni di tutti è difficile vederci.

 Il tuo rapporto con Pescara?
Di Pescara ho un ottimo ricordo: ci siamo trovati bene sia io che la mia famiglia. Appena posso, ci torno sempre di buon grado perché ho dei grandi amici lì, a parte i miei ex compagni di squadra che vedo sempre volentieri. E’ stato un gran periodo della mia vita, e credo che lo sia stato anche per la gente e per la città.

 

40mila.it


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37 Comments

  1. in questo ambiente, se i risultati non arrivano, ora come allora è l’allenatore ad essere messo in discussione. Se pensi che anche uno come ZEMAN, che ha fatto benissimo, è tornato ed è stato messo in condizione di andar via, vuol dire che qualche problema c’è nella gestione del rapporto con gli allenatori. Non lo dico io, ma la storia e le vicende del Pescara……………………….. LO VADO A SCOLPIRE SUL MURO AL POGGIO ………………………………. IL PROBLEMA DEL PESCARA SEI TU ………………………………….. VATTENE VIA DAL PESCARA !!!!!!

  2. alex74 ha detto:

    Nin m’arcord che so magnat ieri.. cazz di dumand mi fi?

  3. draculone ha detto:

    Alex , tu che sei un appassionato di quei periodi, chi erano i compagni di squadra di Ciarlantini implicati nel calcio scommesse?

  4. draculone ha detto:

    Auguri Diamante

  5. Quindi mo nonnocullù sta cundend.
    A parte tutto, tanti Auguri alla piccola

  6. tusciabruzzese ha detto:

    Serie di aneddoti meravigliosi! Sul serio … a tutto campo. Complimenti per la chiacchierata strapiena di curiosità. Una delle cose che colpisce è la conferma di quanto può fare la psicologia positiva che l’allenatore riesce a infondere ai suoi. In tal senso, la differenza tra Catuzzi e Galeone è quella tra la notte e il giorno

  7. lecote ha detto:

    Grande ricordo lo stop sbagliato da Ciarlantini e la palla in fallo laterale…ricordo pure se non sbaglio un passaggio sbagliato che ci costo’la sconfitta con il Modena in casa che poteva compromettere la promozione.Detto questo tante belle partite di un vero Giocatore di un calcio che non tornerà più

  8. Ma che ti ni isc nghì na birr? sarcastic a Draculone preparagli la boccia da 5 litr di montepulcian, ti fa cert pittur che a Giotto i fa na pipp sarcastic

  9. Max1967 ha detto:

    è nata la nipote di cullù

  10. alex74 ha detto:

    Del pescara attuale ormai si sono perse le tracce. Non mi meraviglierei se mo che ricomincia iuchem direttamente con la primavera fra infortuni domestici e vendite dell ultimo minuto. Tumminello chi l ha visto

  11. nemicissim0 ha detto:

    laugh Vedo con piacere che non sono stato l’unico a dire le parole a Ciarlantini per il mitico stop con palla sotto la suola e fallo laterale all’esordio! Ma ce ne fossero oggi di giocatori come lui: grinta, fiato, impegno, “palla o gamba”, e chi se ne frega se i piedi sono quadrati. Onore a Gigi Ciarlantini!

  12. alex74 ha detto:

    Ma prim ngi stev gionni laugh

  13. Max1967 ha detto:

    Si sa qualcosa di Tumminello?

  14. johnny blade ha detto:

    laugh
    Ma mo ci stann le mascherine.

  15. alex74 ha detto:

    Ngulo comunque due palle a verniciare. Ti ho nel cuore. Anche un mio caro amico fa sso lavoro. Ci sa piat l asma

  16. alex74 ha detto:

    Allo’ vimm a rivernicia’ la camerett di fijeme laugh1 Io vado in ufficio sennò ti offrivo una birra

  17. draculone ha detto:

    Purtroppo non sono presidente, ne DS, ne presidente onorario e ne giocatrice e per sopravvivere bisogna fare di tutto di più. Alex, oggi sono dalle tue parti

  18. draculone ha detto:

    Non è il posto ideale, non me ne vogliano i ragazzi del sito, ma ci cool

  19. alex74 ha detto:

    Chi fi lu pittor?

  20. draculone ha detto:

    Alex devo andare a verniciare, mica allungarmi sulla poltrona laugh

  21. alex74 ha detto:

    Come cazzo si fa a bev solo mezzo litro?

  22. draculone ha detto:

    Io ho resettato tutto con un brodetto di pesce e mezzo litro di Montepulciano. Mi sono dovuto mantenere astenendomi da genziane e grappe perché quando si lavora bisogna essere sobri

  23. alex74 ha detto:

    Cillo’ fai come me. Resetta tutto e tieni a mente solo gli ultimi 5 anni del pescara. In questo modo eviterai di sta a piagn ogni vot che rivedi le partite del paleolitico. Io la storia la odio. La toglierei pure da scuola. È deleteria e pure pericolosa

  24. johnny blade ha detto:

    Cillóoo pur íj so pinzat a zamparini. Co’ sti dú si rasenta l’antropofagia.

  25. pescarese1976 ha detto:

    Cillon76 Marco e Stefano sono stati gli ultimi paladini di un FEDE, oramaj è tempo di ricominciare e azzerare tutt ma proprjo tutt combà e senza paura e a testa alta in qualsiasi campo di D bisogna ripartire yes li cazz so di LI ZERBINISTI abituat a drallazz e mazz varje laugh

  26. pescarese1976 ha detto:

    dop la storia infame di un ragazzo come Tummy, spero che sti piscaris cumincin ad aprì l’ucchji…mo chi viness qua dentr a diffamà tutt la verità che jem dicenn da mpo di mesi a questa parte laugh della storia di Tummy come quella di Pucciarelli solo i ”diffamatori” facevano finta di non vedere…mo cumincet a piagn e m’ariccumman iniziate a da la colpa a lu puviracc di Fra Nicol (ca a stat mess la semre dal solito) che secondo di colp ni te proprio nind se non quella di rischiare picchè ni tinev nin da perd diablo

  27. alex74 ha detto:

    Sting a pazzia’ draculo’. Ngul quand si vicchie

  28. Oggi si giocava PESCARA samb
    2 pere🍐 di CECCHINI
    povero sambino, una giornata indimenticabile.
    Ogni volta che rivedo le immagini e le foto è una botta al cuore, sia perchè come sempre ero li in curva in prima linea e sia perchè fu un campionato bellisimo di cui non posso fare a meno di ricordare ogni volta BUBÙ e il GUERRIERO💙⚡

  29. Con questo tipo di presidente pure se prendi i primi 10 allenatori top de lu monn fann na brutta fin, pensavo che era Zamparini lu magn allenator ma ci ni stà un peggio sarcastic

  30. È una gioia sentire che Pescara è sempre apprezzata, che si ritorna volentieri con la famiglia. Il figlio fatto nascere con piacere a Pescara e Juonior il padrino è fregnissimo,
    Grande Ciarli👏🐬

  31. pescarese1976 ha detto:

    Carissimo Ciarla, sei una persona vera come hai sempre dimostrato di essere, purtroppo per te non ”ci dici” nulla che sia nuovo in relazione ad una persona. Ahimè oramai è tardi e terra bruciata è stata fatta. Sper ca ci n’aricalem di piomb accuscì finisc pure sta pandemia, chisciccis lu jurn ca vinut dentr lu Piscar dash2

  32. draculone ha detto:

    Alex questa volta non sono d’accordo con te, il GRANDE CIARLANTINI rientra nei giocatori e nel calcio che a noi piace e che purtroppo non rivedremo più

  33. hugobiancazzurro ha detto:

    Gliallenatori si dimenticano spesso che sono pagati dalla società e sono al servizio degli obiettivi della società. Per questo quando prendi dei giovani hai meno problemi. Bergodi già voleva troppo e hanno finito a litigare. Siamo anche stati sfortunati con gli infortuni a Weiss e Quintero.

  34. alex74 ha detto:

    Mi ricordo come se fosse domani lo schiaffo di rosati a ciarlantin

  35. johnny blade ha detto:

    Ne so passati di allenatori con cullú. So pers lu cond.

  36. biancazzurri ha detto:

    Ngufo, CIARLAntini ha CIARLAte addavère acute è lungh’ nu métr’ sa chiacchierata. è nu lunghemetragge laugh