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08/06/2020

40MILA.IT CHIACCHIERA CON… PRIMO BERLINGHIERI

Oggi e ieri...PRIMO BERLINGHIERI!

Abbiamo raggiunto telefonicamente, per una delle nostre “chiacchierate”, la mitica ala sinistra del primo tridente galeoniano (che secondo Transfermarkt era un… difensore!), quello che con Rocco PAGANO era la spina nel fianco delle difese avversarie, l’autore di – forse pochi, ma – indimenticabili gol, come a San Benedetto nell’anno della promozione 1986/87 o ad Ascoli, nella sfortunata stagione in serie A 1988/89, quello che ha fatto a fette la difesa interista nella storica vittoria a San Siro: PRIMO BERLINGHIERI! – 

Primo, che cosa si diceva di GALEONE – di buono o di cattivo – tra voi giocatori?
All’inizio ci chiedemmo chi fosse! Prima di allenare noi, aveva allenato solo squadre di serie C… la Sangiovannese, la SPAL per qualche anno, e prima ancora la Primavera dell’Udinese. Come noi, anche lui era un punto interrogativo. Ci chiedevamo, per lui come per noi, se eravamo all’altezza della situazione, all’altezza di un campionato di Serie B dove, secondo i tecnici e quelli che ne capivano, noi avremmo dovuto essere quelli che sarebbero retrocessi per primi. C’era insomma da parte nostra curiosità su di lui, come da parte dell’ambiente ce n’era su tutta la squadra. Poi, cammin facendo, già dal ritiro vedemmo che aveva preso la cosa a cuore, ci dava quella libertà di esprimerci che sicuramente l’anno prima con CATUZZI – un mister molto schematico – non avevamo. Avevamo trovato un allenatore completamente diverso dai prototipi, uno che veniva in campo ad allenarsi a torso nudo, con la collana d’oro da 200 carati, che in ritiro fregava i giochini ai bambini che soggiornavano in albergo. Era completamente diverso dai pochi allenatori che avevo avuto io; ma anche i compagni con più esperienza lo consideravano già allora un allenatore assolutamente fuori dagli schemi.

Chi erano i compagni di squadra più matti che hai avuto?

Quelli che ci facevano divertire tantissimo, la coppia che io chiamavo “Totò e Peppino”, erano Onofrio LOSETO e Gigino DE ROSA. Noi vivevamo in albergo a Francavilla, allo “Smeraldo”, e dopo la cena si giocava a carte in quattro. Io con Dimitri, il proprietario dell’albergo, e LOSETO con DE ROSA. Dopo meno di un mese, metà Francavilla si riuniva lì per assistere alle nostre partite: se non giocavo io, giocava il nostro amico Peppino, che faceva il metronotte. Erano partite interminabili, un vero show per gli spettatori: era come se si stesse girando un film di Totò e Peppino. Nell’anno di CATUZZI, dovevamo giocare a Monza: sul pullman che doveva portarci allo stadio, come sempre si sedettero nelle prime file Onofrio e Gigino, ed iniziarono a parlare tra loro in dialetto barese. Guarda caso, l’autista del pullman era a sua volta barese, e prese la strada che porta a San Siro, anziché a Monza. Poiché io sono del posto e conosco bene la zona, mi sono avvicinato all’autista e gli ho chiesto “ma dove ci stai portando?” “Ma perché, voi non siete il Bari che oggi deve giocare a San Siro?” “No! Noi siamo il Pescara che oggi deve giocare a Monza!”

“Totò e Peppino”

Quali sono gli insegnamenti più importanti che hai ricevuto dei tuoi allenatori?
Ho avuto la fortuna di rubare da tutti qualcosa. Con GALEONE c’era la “tranquillità di giocare”: ci diceva sempre “fate le cose semplici, che sono le più redditizie”. Ma soprattutto, oltre ovviamente a “vedere” le partite dalla panchina, ad avere “occhio”, era uno capace di stemperare tutto. Anche dopo le scoppole, come quelle di Napoli o di San Siro, lui era uno che veniva al campo di allenamento e faceva cinema, si lanciava in mezzo al torello (anzi, “intorno” al torello, e quindi non la prendeva mai), si buttava per terra, giocava a calcio-tennis chiamando buone anche palle uscite di due metri… cercava insomma di sdrammatizzare quelle sconfitte. Diceva sempre che non dovevamo perdere la fiducia, perché non era contro quelle squadre che ci dovevamo salvare. Insomma, oltre ad essere un conoscitore di calcio, aveva la grande dote di saper stemperare le tensioni. Altro allenatore che mi è rimasto impresso dal punto di vista umano è stato Frosio, col quale ho avuto un bellissimo rapporto quando eravamo al Como. E poi non dimentico quello che ho avuto nella Primavera del Milan e ho fatto impazzire: Italo Galbiati. E’ stato quello che mi ha detto – quando andai via dal Milan, anzi, quando “mi hanno mandato via dal Milan”, perché mi cacciarono via – che avevo le possibilità per fare il calciatore, ma me le stavo giocando per comportamenti e carattere non appropriati. Era successo che, in occasione di un torneo estivo che ero andato a fare con una società affiliata al Milan, una sera venni alle mani con altri ragazzi. Dovete sapere che io ero dovuto diventare “adulto” a 14 anni, iniziando a lavorare: non avevo voglia di andare a scuola e allora non c’erano famiglie che ti tenevano a casa con la mancetta. Allora ti dicevano che se non avevi voglia di studiare, dovevi andare a lavorare. La nostra vita era quindi fuori, in strada; e quando succedeva qualcosa, i ragazzi che vivono in strada hanno poco da far parole: si passa subito alle mani. Quell’episodio del torneo, il Milan lo venne a sapere e non credette più in me. Mi mandò a giocare in C, ma dopo un paio di stagioni deludenti, andai in sede a Milano e strappai il contratto che mi legava ai rossoneri per altri tre anni. Quando seppe di tutto questo, il mister Italo Galbiati mi chiamò e mi disse appunto che avevo le qualità per fare il giocatore, se solo avessi cambiato atteggiamento e modificato un po’ il carattere. Aggiunse che se mai ci fossimo di nuovo incontrati su un campo di serie A (dove lui sembrava destinato e dove in effetti poi arrivò come “secondo” di Sacchi), lui sarebbe stato il primo a crederci e a venirmi ad abbracciare. Ed è quello che fece quando il Milan venne a giocare a Pescara: all’ingresso degli spogliatoi, senza neppure andare nel loro stanzone, si mise nel tunnel a urlare il mio nome. Io lo sentii dal nostro spogliatoio, ne riconobbi la voce ed uscii. Lui si vedeva che era emozionato e mi disse “te l’avevo detto…”: fu una gioia per entrambi e i suoi occhi mi fecero capire che era contento per me. D’altro canto, era stato uno dei pochi a volermi al Milan e l’unico a dire di non mandarmi via.

Maldini ha detto che PAGANO è stato la sua bestia nera. Chi era la tua? E chi invece la tua “vittima” preferita?
Un bel duello era sempre quello con Carmelo Parpiglia del Taranto e del Campobasso: quello era un giocatore che mi metteva in difficoltà, e usava anche le maniere forti. Ma quello che non me la faceva mai vedere era Moreno Mannini della Sampdoria: quando ho giocato contro di lui, mi ha sempre fatto fare delle brutte figure [ride]. Quello con cui invece andavo a nozze era Bergomi: soffriva un giocatore con le mie caratteristiche; le poche volte che l’ho incontrato l’ho sempre messo in difficoltà… basta leggere cosa scrissero i giornali il giorno dopo il nostro esordio vincente a San Siro! Intendiamoci: non è che io fossi un fenomeno e lui uno scarso… è solo questione di caratteristiche: ci sono tipi di giocatori coi quali non ti trovi a tuo agio.

Berlinghieri vs Bergomi – La Gazzetta dello Sport, 14.09.1987

“Frasi famose” dei tuoi allenatori?
Più che una frase era un ritornello, che noi avevamo imparato a memoria quando eravamo in serie C allenati da Eugenio Bersellini [al Como – ndr]. Noi sapevamo a memoria che il sabato, quando preparava la partita, avrebbe detto: “se noi andiamo sulla destra dieci volte, e se andiamo sulla sinistra dieci volte, vinciamo la partita”. Però poi non ci spiegava come, secondo lui, dovevamo fare tutto questo… e siccome era anche prolisso, qualche sonnellino ce lo siamo fatto, specie quelli in fondo alla stanza, mentre lui spiegava e faceva i cerchietti agli avversari. Un altro era la buonanima di CATUZZI: cinque minuti prima che lui entrasse, LOSETO – simulando l’accento emiliano – lo imitava ripetendo “sciete belli ragassi, ve lo dico io che sciete belli…”. E il mister, dopo il suo discorso, immancabilmente concludeva con quella frase… E invece facevamo letteralmente ca**re! [ride]

Qualche ricordo o aneddoto dai ritiri?
Beh, il primo anno con CATUZZI, siamo stati in ritiro 35 giorni, una roba incredibile… L’anno dopo, non possiamo neanche parlare di ritiro: la Società non aveva neppure i soldi per pagarci il caffè. Eravamo a Montefortino, e ci siamo andati con le macchine proprie. Al campo di allenamento, il sabato c’era il torneo amatoriale e quindi si andava a Porto Sant’Elpidio, ad allenarci dopo l’Elpidiense, che ci fece anche un favore (militavano in serie D)…La domenica, dulcis in fundo, abbiamo trovato le vacche che pascolavano dentro al campo… A Porto Sant’Elpidio c’era il campo con la pista: noi correvamo lì e il GALE gridava “pianooooo… andate pianoooo”… i primi quattro giorni abbiamo fatto solo delle passeggiate, e comunque ce lo perdevamo, non lo vedevamo più [ride]… Ma anche lì sta l’intelligenza di un allenatore: lui sapeva che, l’anno prima, CATUZZI, sia sul piano mentale che fisico, ci aveva massacrati. Eravamo quasi tutti ‘sbavati’, non avevamo bisogno di fare granché a livello fisico. E comunque avevamo la fortuna che ci allenavamo giocando: ogni partitella era come se stessimo giocando la finale di Coppa dei Campioni. E chi sa di calcio, sa che nella partitella c’è tutto: tecnica, tattica, condizione fisica. Quando uscivamo, era come se avessimo fatto due allenamenti in uno; strizzavamo la maglietta. Di lavoro fisico se ne faceva il minimo indispensabile all’inizio del ritiro, ma nemmeno poi tanto, soprattutto poi se paragonato all’anno prima con CATUZZI… che ha mandato quasi all’ospedale OLIVOTTO, che non riusciva a scendere le scale dell’albergo perché aveva l’acido lattico non vi dico fin dove: poco mancava che dovessimo chiamare un’ambulanza! Potete quindi immaginare in quel ritiro cosa CATUZZI ci combinò… E cosa ci combinò dopo aver giocato e perso a Francavilla contro il Sorrento, dopo averci dato due giorni di vacanza dopo ben 35 di ritiro; perdemmo quella partita e il giorno seguente, alla fine dell’allenamento, noi giovani dovemmo rimanere sul campo e, lo ricorderò per tutta la vita, ci massacrò…

Cazziatoni storici da parte dei tuoi allenatori?
Sempre da Italo Galbiati! Nel mio primo anno alla Primavera del Milan non giocai molto, perché appena arrivati in ritiro un tale Colombo (non quello che ha giocato a buoni livelli nel Milan e nel Monza, ma un altro che poi si è perso nei meandri della serie C) mi diede un calcio che mi procurò una distorsione e mi lasciò fermo per tutto il ritiro. Conseguentemente, feci fatica per tutto l’anno. Un sabato dovevamo andare a Torino a giocare contro la Juventus. Era un periodo in cui come detto non giocavo: quindi, telefonai al mister dicendogli che non stavo bene, che avevo la febbre. Ma lui, scaltro com’era, la sera verso le nove e mezza mi chiamò a casa e parlò con mia madre. E lei: “Guardi che mio figlio è andato a ballare…”. Non vi dico il lunedi successivo: a Milanello c’era un parcheggio e un viale alberato in discesa che conduceva al campo di allenamento… Da quando sono sceso dal pullman fino ad arrivare al campo, lui mi ha urlato dietro: “amico miooooo… io ti mando a casaaaaa… Hai capitooooo? Dove ca**o vaiiiii?”. Per due mesi andò avanti con questa storia. Io però non mollai: l’anno dopo lui mi riconfermò e andai in prima squadra.

Milan Primavera 1979/’80 – Ultimo a destra, accosciato, Primo Berlinghieri

Ricordi un tuo gol particolarmente… fortunoso? Diciamo un colpo di c**o?
Col Bologna! Su un’azione nostra Luppi volle rinviare. Io, saltando, mi girai per impedire questo rinvio e – più che altro – per proteggermi la faccia: la palla andò a sbattermi sulla spalla e scavalcò il portiere… [si veda il video qui sotto – ndr]. Sul mio secondo gol, loro erano in uscita, Leo intercettò una palla, andò verso il portiere, tirò: il portiere deviò leggermente e io la misi dentro da trenta centimetri. Ma lì, forse, c’è anche un pizzico di bravura, perché avevo seguito l’azione. Ma sul primo no, quello fu il gollonzo dell’anno.

Al minuto 1:10, gollonzo di Berlinghieri!

Hai una prospettiva da allenatore?
E’ già finita. Ho tentato, ma probabilmente non avevo le qualità. Mi diverto con le squadre dei dilettanti, prima categoria, promozione, qui nella mia zona. Non mi nascondo come quelli che dicono “non ho avuto fortuna”, “gli allenatori pagano per allenare”, eccetera… anche se può essere vero. Io dico semplicemente che, forse, non avevo le qualità per fare un salto importante.

Cosa c’entrano? Chi c’era, il coro lo ricorda…

 

40mila.it

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34 Comments

  1. chamape66 ha detto:

    caps & Alex: vi appoggio in pieno…sembrava una bella cosa il calcio moderno..tutte le partite in tv…invece è stata la morte della passione, del tifo è della maglia…PURTROPPO!! Off.topic: complimenti ai vicentini..l’anno prossimo( se ci salviamo..) saluto volentieri qualche AMICO

  2. draculone ha detto:

    Caps analisi perfetta

  3. caps ha detto:

    Con l’avvento del Professionismo e ancor di più delle società che gestiscono il calcio in Spa il Calcio ha posto fine al gioco e aperto al profitto puro. Prima esisteva il mecenate che sfruttava sulla società civile la sua posizione ma poi siamo velocemente giunti ai fallimenti agli ingaggi Top che sono essenza del professionismo. Addio maglia , appartenenza , tifo puro. Sunto veloce.

  4. alex74 ha detto:

    Gionni io penso che il calcio sia finito quando, in tempi non sospetti, si sia fatto di tutto per allontanare la gente dagli stadi. Ora col covid è tutto consentito.

  5. johnny blade ha detto:

    Qualcuno penserà che è solo per via della situazione momentanea .
    Per me è la conferma che il calcio è morto
    https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/2020/06/09/news/calcio_tifo_virtuale_stadi_serie_a-258750507/

  6. 433offensivo ha detto:

    Uno dei giocatori cui mi affezionai maggiormente.

  7. solozemanegaleone ha detto:

    Bravo Primo, ti ho conosciuto personalmente ed ho ha ancora la tua maglia, numero 11

  8. pescarese1976 ha detto:

    Grazie Berlinga, Pescara non ti dimenticherà mai

  9. pescarese1976 ha detto:

    Quiss iuche contro i migliori calciatori che il pianeta aveva ed erano tutti in Italia.

  10. pescarese1976 ha detto:

    Quando partiva Berlinga da sx e Rocco da dx erano cazzi amari per tutti laugh1 entrambi avevano tecnica e velocità. Ma chi cazz ci vu fa mo nghi si bambulutt chi tinem

  11. tusciabruzzese ha detto:

    Che bello l’estratto dalla Gazzetta dello Sport. Che tempi! declare

  12. johnny blade ha detto:

    Ufficiale: Monza, Vicenza e Reggina promosse in serie B.

  13. chamape66 ha detto:

    Io ed i miei amici cantavamo: PRIMO REDEGHIERI…O O O O OOO!!! Mi ricordo che in allenamento allo stadio Adriatico( non ho capito perche’ adesso non e’ possibile farlo…) era imprendibile..si mangiava i compagni i squadra1 dopo l’altro!!! MITICO PRIMO…1 DI NOI…

  14. johnny blade ha detto:

    Lo so draculòoo.
    Era solo per dire..
    ti arriva la notifica che sei stato vicino a un positivo (chissà chi..). Che devi fare?
    Devi fare (secondo loro9 subito il test? ti devi mettere in 40ena? Così sempre appena ti arriva una notifica? uaahahaha..boh

  15. draculone ha detto:

    Johnny l’app è in funzione in quattro regioni, non la tua

  16. johnny blade ha detto:

    cmq pure io oramai mi faccio il segno della croce prima che giocano..

  17. caps ha detto:

    Fra pochi giorni si scenderà in campo . Vedremo se l’oratore Legrottaglie si farà capire dalla squadra che in campo si disporrà come vuole lui . Ripeto ad oggi la squadra non lo segue o ancor peggio se lo segue è quelli erano i risultati ..siamo fregati

  18. johnny blade ha detto:

    Ma i giocatori scaricano Immuni?
    Non ho capito come funziona. Non come scaricarlo ma come funziona.

  19. draculone ha detto:

    Hugo, spiegami che ci vedi di uguale tra Galeone e Legrottaglie cool

  20. Max1967 ha detto:

    La ripartenza è una vera incognita…per tutti

  21. johnny blade ha detto:

    Legrottaglie è troppo sobrio.

  22. hugobiancazzurro ha detto:

    Berlinghieri è esploso con Galeone, un allenatore che era sconosciuto come Legrottaglie. Vediamo adesso con tutti disponibili se Legrottaglie è stata la scelta giusta invece di Pillon.

  23. nemicissim0 ha detto:

    Grandeeeee…ho avuto un arresto cardiaco nel momento in cui a san benedetto entrò quasi in tackle su Rebonato per anticiparlo nel tiro…ma fu gol lo stesso. Che tempi. Primo Berlinghieri, oh o o o oh, sulle note dei Righeira…Lacrimuccia!

  24. draculone ha detto:

    Secondo me, retrocediamo in scioltezza

  25. Fafinho ha detto:

    Ripresa del campionato sarà incognita. I nostri eroi saranno in grado di reggersi in piedi? E quali indicazioni e /o accomodamenti ci saranno ?
    Credo che la prima partita sarà decisiva per capire che strada si vuole intraprendere.

  26. Fafinho ha detto:

    Capostazione vattene!

  27. tusciabruzzese ha detto:

    Molto originale! Una chiacchierata diversa dalle solite interviste. Originale, piena di aneddoti mai sentiti. Primo in versione divertente … quasi quanto ci faceva divertire dal campo
    acute

  28. johnny blade ha detto:

    Bella intervista. Anche italo Galbiati a 83 anni è ancora un bel personaggio del calcio. Ora è nello staff tecnico nei giovani del Monza. Immortale.

  29. vitabiancazzurra ha detto:

    Ricordo in una trasferta il mio vicino di posto insieme ad altri del suo gruppo che urlava con la R moscia : Pvimo Bevvinghieri oh oh oh. Poche volte mi sono divertito così in uno stadio….

  30. draculone ha detto:

    Leggendo l’intervista, si capisce che non è un “fighetto figlio di papà”. Persona vera che ammette i propri limiti, se così si possono chiamare, e che continua a fare ciò che gli piace, giocare nei campionati che noi chiamiamo UISP, ma che altri dovrebbero fare e invece fanno i professionisti. LODE A TE, PRIMO BERLINGHIERI

  31. Max1967 ha detto:

    Primo Belinghieri oh oh oh oh oh

  32. hugobiancazzurro ha detto:

    Mi è piaciuta la sincerità di chi non si sente un’allenatore predestinato.

  33. alex74 ha detto:

    Sicuramente

  34. draculone ha detto:

    GRANDISSIMO BERLINGHIERI. Alex sarai d’accordo con me, Primo era uno che sin da piccolo è andato avanti a “pane e sardillun”.