PESCARA-OLBIA: subito quasi esauriti 2 settori ai Distinti! Comunicati CURVA NORD e SOCIETA’
07/12/2023
PESCARA – OLBIA 4-0: i 99 MINUTI con i 40mila!
09/12/2023

Con riferimento alla nota squalifica della Curva Nord dello stadio Adriatico – G. Cornacchia di Pescara per il match di sabato 9 dicembre 2023, h. 16.15, contro l’Olbia, il GRUPPO ANONIMO PESCARESE (GRAPES) ha rilasciato un COMUNICATO (qui in foto di copertina) sostenendo la “discriminazione e repressione della tifoseria pescarese” e annunciando che “i GRAPES … saranno coi ragazzi della curva per sostenere insieme la squadra fuori dallo stadio Adriatico”.
In precedenza, erano stati pubblicati comunicati ufficiali sia dai gruppi della “CURVA NORD MARCO MAZZA“…

… che dai “TSALAGI“:

 

40mila.it

1134 GIORNI di SERIE C, 4582 di PRESIDENZA SEBASTIANI
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72 Comments

  1. vecchiock ha detto:

    Altro che sito di principi del foro. Voi state proprio fusi.
    No allo sport. Si alla violenza! 😀

  2. Cerone67 ha detto:

    Vitabiancoazzurra scusa il ritardo nella risposta…no era il mio idolo da bambino..un centrale con piedi non eccelsi ma un cuore e grinta da vendere

  3. nemicissim0 ha detto:

    Harken, perdonami ma le norme dell’ordinamento sportivo non possono per loro natura essere incostituzionali perché non fanno parte di una legislazione di rango statale o regionale. Possono esserlo le norme amministrative (nella specie, il DASPO) e/o penali (ma per queste ultime tu stesso riconosci che non lo sono). Ho una curiosità professionale (libero ovviamente di non rispondermi): sul presupposto che ti sia capitato di affrontare la questione DASPO davanti ad un giudice, hai provato a fargli sollevare la questione di costituzionalità? So benissimo che da na recchia gli entra e dall’altra gli esce, ma giusto per provocare… se sì, cosa ti hanno detto?

  4. lacazzima ha detto:

    Per Harken applausi da qui al 31.12.23 👏👏👏👏👏👏👏👏👏🤍💙

  5. vitabiancazzurra ha detto:

    Ciao Cerone….sei per caso parente di Ersilio Cerone nostro difensore anni 80 ? Scommetto che anche tu hai origini marsicane

  6. draculone ha detto:

    Tutti a fare l’apericena, senza se e ma

  7. Cerone67 ha detto:

    Abito in Valsesia ai piedi del monte Rosa e in zona siamo una decina di persone che come può si riunisce e tifa Pescara! Ciao Germano grazie

  8. germanodacuneo ha detto:

    Buon arrivato a Cerone 67, anch’io sono un esiliato in Piemonte come Piero Torino, In che zona abiti? Io a Cuneo….speriamo bene e sempre forza Pescara…..

  9. alex74 ha detto:

    Nemicissimo io mi sono sempre preso la responsabilità delle mie azioni. Quelle degli altri no.

  10. Cerone67 ha detto:

    Ciao a tutti, sono una nuova entrata nel vostro gruppo, abito i Piemonte , ma le mie origini ed il cuore sono a Pescara. Un saluto a tutti e forza Pescara sempre

  11. Harken ha detto:

    @tuscia
    Non posso dire se funzionerebbero. Certo è che la repressione non ha funzionato, quindi magari possiamo provare in altro modo. Il sistema tedesco non c’è solo in Germania ma anche in altri Paesi è molto simile (Olanda, Danimarca, Austria, etc.) e porta risultati simili.
    Le nostre soluzioni sono TUTTE sproporzionate, sono TUTTE gravemente lesive dei diritti costituzionali minimi, sia come ratio che come “pesantezza” della sanzione stessa. Questo vale per la responsabilità sportiva e per quella amministrativa; per quella penale tutto sommato siamo ancora nell’accettabile, specie se comparate alle altre due.

    Certo che le sanzioni funzionano nel ridurre i numeri assoluti, ci mancherebbe pure. Siamo ad un livello di repressione da dittatura sudamericana. Ma come funzionano? Funzionano impedendo fisicamente ai tifosi di andare in trasferta; funzionano limitando i biglietti in vendita; funzionano violando i diritti costituzionali e le garanzie minime. Ma così sono capaci tutti a risolvere i problemi: troppi morti sulle strade? Da domani è vietato guidare. Dopodomani morti 0. Ho risolto il problema ma a quale prezzo? Ho compresso la liberta di circolazione, distrutto l’economia e così via. Nel calcio (ma in realtà accade simile anche in altri sport come il basket e nel nord Italia hockey) è successo esattamente questo: repressione cieca e danni collaterali enormi.

    Uno Stato che è incapace a gestire 30 persone in trasferta è uno Stato che ha abdicato alla tutela dell’ordine pubblico e del rispetto delle garanzie costituzionali. Uno Stato che vieta è uno Stato che ha fallito la sua missione, la sua ragion d’essere: il divieto dovrebbe essere sempre l’extrema ratio, mentre nel caso nostro è la soluzione preventiva.

    In Italia lo Stato è odiato a prescindere, in parte è vero. Si tratta di una delle c.d. “linee di faglia” che attraversano la società, come le hanno definite quelli del gruppo di Dunning e soci, che studiano le dinamiche della violenza nel calcio dagli anni ’70. In Italia c’è una generale insofferenza verso lo Stato. Ma questo non cambia di una virgola quello che dico, anzi a maggior ragione tu Stato, che già sei visto male dalla generalità dei consociati cittadini, non puoi permetterti di perpetrare abusi giuridici e di polizia su generazioni di giovani, perché ti stai coltivando in seno l’antagonismo. Devi trovare il modo di “disinnescare” alla radice le ragioni per cui l’ultras diventa violento o agisce con violenza (per quanto possibile, posto che la violenza è ineliminabile in senso assoluto). Ma per farlo devi studiare il fenomeno, devi comprenderlo e devi adottare strategie di lungo periodo. In Italia l’unica risposta che è arrivata dai politici incapaci è: repressione. Fine. L’ultras è un violento che agisce senza motivo, non ci si può parlare e quindi va represso come un fenomeno criminale qualsiasi. Una simile risposta banale, stupida e populista (perché facilmente spendibile elettoralmente) ha prodotto la situazione attuale, cioè un Paese che viene usato come esempio all’estero su come le cose NON si debbano fare.

  12. Max1967 ha detto:

    Ma gli ultras che piagnucolano sono gli stessi che dicono che Sebastiani non lo possono contestare per le norme antiviolenza?

  13. nemicissim0 ha detto:

    Paradossalmente, trovo lineare l’ultima uscita di Alex. L’indole è quella delle mazzate, le seggiat arret a la schin continuano a darsele pure in Germania e lui apprezza questo modo di essere. Punto. Però poi, coerentemente, non bisogna piagnucolare che ti chiudono la curva e che lo stato è cattivo. Ti chiudono la curva? Sticazzi, oggi stai fuori e domani ricominci con le mazzate. Ma non ti piangi sotto per un provvedimento o un DASPO.

  14. tusciabruzzese ha detto:

    @harken, proponi soluzioni diverse da quelle italiane. E sono soluzioni che mi sembrano costruttive, lodevoli, formative, senza dubbio.
    Domanda: funzionerebbero in una mentalità italiana, dal senso civico diverso da quello tedesco? Ho i miei dubbi, ma non ho la controprova e quindi rispetto le tue proposte.
    Altra domanda: le nostre soluzioni sono sproporzionate? Su alcune, quale ad esempio il caso della responsabilità oggettiva di oggi a Pescara, sono d’accordo.
    Ciò detto, intanto osservo un dato di fatto: gli stessi ultras riconoscono che il nostro sistema “repressivo” funziona, dato che se ne sentono fortemente limitati nel rischiare atti violenti. E addirittura dicono che se ne sentono impauriti anche nel poter fare semplici cori contro un presidente! Esagerano gli ultras? Se esagerano ti stanno dando torto essi stessi, dato che vorrebbe dire che le sanzioni sono scuse. Se non esagerano, confermano che le nostre sanzioni invece funzionano. Dopodiché si può discutere se funzionino in quanto eccessive.
    Altro discorso per quanto riguarda il fatto che lo Stato venga odiato più dell’ultras avversario, per cortesia… Lo Stato in Italia è odiato diffusamente e aprioristicamente, ben più in generale che dagli ultras o per le norme anti-ultras. Tanti degli stessi ultras che odiano lo Stato, anche senza norme anti-ultras, lo odierebbero né più né meno come fa una massa vastissima di italiani. In Italia, si trovano sempre le scuse per odiare lo Stato e chi assicura la sicurezza dei cittadini. I motivi sono lunghi e richiederebbero enciclopedie di papiri per discuterli, ma di certo non credo meriti usare la “banalità” delle norme anti-ultras: purtroppo ci sono cause molto più profonde, radicate e che nulla hanno a che fare con il gioco del calcio.
    Comunque, grazie per la tua approfondita disamina e i tuoi interessantissimi dati. Altri parlano a vanvera: tu su fatti!
    (:thank_you:)

  15. Harken ha detto:

    @tuscia sbagli.

    1) L’antagonismo contro lo Stato è proprio figlio di come lo Stato stesso si rapporta ai giovani negli stadi. Ma non lo dico io, in ambito sociologico è considerato ormai un dato di fatto acquisito da almeno 15 anni. Pensa che i primi sociologi che studiarono il fenomeno del rapporto tra repressione e “sentimento” verso lo Stato a fine anni ’90 inizio 2000 predirono abbastanza precisamente ciò che sarebbe successo poi. La scuola non c entra niente: l’antagonismo verso lo Stato nasce, o meglio trasla, quando quest’ultimo si sostituisce all’ultras rivale. Nessun’altro Paese serio ha mai adottato un sistema simil-italiano proprio perché tutti erano perfettamente a conoscenza delle conseguenze. Se mastichi tedesco prova a cercare i verbali di una riunione della federcalcio tedesca, in cui parteciparono: ministro dell’interno; rappresentanti delle tifoserie; esponenti della polizia (o delle polizie visto il sistema federale loro); la federcalcio, del 2010 o 2011 non ricordo preciso. La politica propose l’aumento delle sanzioni penali, e la risposta fu più o meno: “non possiamo o rischiamo di finire come l’Italia”, siamo un esempio di come le cose NON debbano essere fatte e all’estero lo sanno perfettamente. Solo noi continuiamo a credere costantemente che l’unica risposta possibile sia la repressione e a berci le stesse frasi (riportare le famiglie allo stadio; allontanare i violenti; le leggi ci sono basta applicarle; fare come la Tatcher; etc.) da 30 anni e a darle per buone.

    2) I dati dei feriti negli stadi in Germania sono in calo costante dal 2008 (salvo nel periodo 2013-2015 che ha avuto un picco). Tuttavia bisogna tenere a mente alcune cose nella comparazione Italia-Germania:
    a) In Italia e in Germania gli incidenti e i feriti in termini assoluti sono in calo. Tuttavia, in Germania il numero di spettatori è esploso (viaggiano su tassi di riempimento medi degli stadi del 95%), mentre in Italia è tracollato (rispetto agli anni ’80 siamo a meno della metà). Quindi in realtà il dato della violenza “pro capite” è sensibilmente sbilanciato (al netto che in Germania ci sono anche 20ml di persone in più).
    b) La raccolta dei dati è profondamente differente. In Germania se ne occupa la polizia del Nord Reno Westfalia per tutta la nazione, ha il sito internet con i dati aggiornati e consultabili comodamente in base all’annata, con tanto di report finali, comparazioni, grafici, etc. Addirittura, loro considerano incidenti e feriti anche casi scollegati dal teppismo, come il caso di una persona che scivola sulle scale ghiacciate e si rompe una gamba, un anziano che muore per un malore o un poliziotto che ha un incidente d’auto in zona stadio. Quindi il numero assoluto di feriti e altro e persino sovrastimato.
    In Italia la raccolta dei dati è sempre stata fatta dal famigerato Osservatorio. I dati storici sono segreto di Stato, introvabili e non presenti sul sito (che riporta mi pare solo dal 2018), principalmente perché sono tutti falsati. Esempio tipico. Report del 2005, dice: ci sono stati 100 feriti. Report del 2006: osserviamo un calo significativo dei feriti da 150 del 2005 a 120 ed è merito della nuova legge repressiva. In sostanza, oltre a riportare dati falsati (è vero il primo o il secondo?) e contraddittori (semmai la legge ha aumentato l’antagonismo, esattamente come sostengono gli studiosi), i report venivano fatti ad uso e consumo della politica per giustificare l’ingiustificabile. E sono andati avanti così fino al 2017/2018, quando i dati hanno iniziato ad essere più coerenti e più “stabili” tra un anno e l’altro perché proprio in quel periodo è venuta meno l’ossessione bulimica sui decreti emergenziali anti-ultras, essendoci un nuovo nemico (l’immigrato sul barcone).

    @alex riduzione delle violenze non significa zero. Zero non ci sarà mai.

  16. confucio ha detto:

    Il ricorso si poteva vincere. Ma i ragazzi vinceranno da soli.Forza ragazzi.

  17. alex74 ha detto:

    Sarà ma io continuo a vedere video di scontri, fuori lo stadio, di tifoserie che vuoi reputate essere più civili di noi. Germania, Inghilterra, francia, olanda, le seggiate arret la schin te le puoi ricapare. L’ indole è quella, e a me non dispiace.

  18. Di sicuro il cavernicolo che ha lanciato i petardi e i fumogeni in campo rideva e lo rifaceva. Ha capito e imparato la lezione solo con la chiusura di tutta la curva. Altrimenti stavi fresco a fargli capire qualcosa a questa testa di cacchio. Hai fatto danni coglione. Pure alla squadra. Oggi giochiamo senza tifo. Coglione.

  19. nemicissim0 ha detto:

    Non ho dato di raffronto tra il calo della violenza in Germania e quello eventuale in Italia, quindi non posso giudicare oggettivamente. Quello che posso dire è che, a prescindere dalla sua efficacia, il metodo tedesco (QUALSIASI metodo tedesco…) ho i miei dubbi che funzioni in Italia, perché il tedesco è DIVERSO dall’italiano. Se a un tedesco vieti di bere la birra (oppure lo chiami a un tavolo di confronto con la polizia), quello smette di bere la birra (o va al tavolo di confronto). Se a un italiano vieti di bere la birra, il giorno dopo c’è chi produce una bevanda chiamata ribba, fatta di malto e luppolo, frizzante e leggermente alcolica, e la gente la beve. Se in Italia istituisci un tavolo di confronto con la polizia, voi pensate sul serio che ci si sieda gente che non vuole esibire il proprio documento al tornello perché si sente schedato e vuole nascondersi nell’anonimato? Dai su, siamo seri.

  20. alex74 ha detto:

    sicuro

  21. tusciabruzzese ha detto:

    max, tutta roba generata da chatgpt!
    😀

  22. Max1967 ha detto:

    Oh ma oggi siete tutti papiro man? 😀

  23. tusciabruzzese ha detto:

    Harken, ohh finalmente, stiamo partendo dal concordare (se non erro) sul punto di… partenza. E cioè dalle tue parole: “i movimenti ultras esistono e sono …’violenti”” e “la violenza è parte integrante dell’ideologia ultras”. E inoltre, rammenti di passaggio, che in Italia sono talora diffusi pure tra i dilettanti.
    E allora ci vogliamo stupire se gli ultras vengono visti PRIMA DI TUTTO come violenti? E ci vogliamo stupire se, quindi, nessuno (purtroppo?) ne guarda gli aspetti potenzialmente positivi (aggregazione, condivisione, disponibilità a gesti di volontariato e soccorso, valori di solidarietà, e altro)?
    Dopodiché, visto che il problema c’è ed entrambi lo riconosciamo (cioè la violenza gratuita e ingiustificabile), sono d’accordo con te sul fatto che bisogna discutere sulle SOLUZIONI e che, in Germania, di cui ho avuto occasione di frequentare gli stadi, le soluzioni hanno portato a risultati più… (come li vogliamo chiamare?) dialoganti. Il che è importantissimo, certo.
    Però, rimango in disaccordo su due dei tuoi “risultati”:
    1) non penso che, se ci sono generazioni di giovani che urlano “sarà un piacere picchiare un carabiniere” oppure “di questo Stato ce ne freghiamo”, questo dipenda dalle soluzioni adottate contro il movimento ultras: Questa è ignoranza o deficienza civile molto più ampia, del sistema scolastico e politico semmai, che non ti dà il senso civico di capire che sotto il casco di uno delle forze dell’ordine c’è un ragazzo come te, un padre di famiglia come un tuo famigliare, uno che protegge famiglie di tifosi fatti di donne e bambini da possibili danni collaterali, uno che cerca d’impedire che attività commerciali o auto private frutto di vite di risparmi e lavoro vengano danneggiate, uno che – guarda caso e incoerentemente – chiami in tuo soccorso alla bisogna;
    2) tassi di violenza giovanile negli stadi tedeschi calati del 20%? Perdonami, non ho il dato italiano, ma da osservazione diretta mi pare che la percentuale ottenuta in Italia sia stata di molto maggiore confrontando l’oggi con i miei tempi… E ciò confermerebbe la validità delle misure italiane. Sbaglio?

  24. tusciabruzzese ha detto:

    alex, se mi è sfuggito, mi farebbe piacere se qualcuno mi segnalasse in quale comunicato “i gruppi hanno stigmatizzato il gesto di chi ha lanciato quel petardo”.
    Andrebbe ad onore di chi ha fatto tale comunicato, il che è esattamente quel che ho sperato e detto io…

  25. alex74 ha detto:

    Detto questo gli ultras hanno sempre gettato petardi e fumogeni, da che io ricordo. Fa parte del folklore. Se non vogliono più il folklore facessero degli stadi ad esclusivo uso di teatro. Attaccati al campo, coperti, con bagni funzionanti e tutti i confort che richiede uno spettacolo cosi costoso. Troppo comodo offrire la merda per poi pretendere bonton

  26. alex74 ha detto:

    Tuscia non voglio prendere le difese di vecchionck perché non ne ha bisogno però quello che dici è errato perché i gruppi, specialmente quelli del settore, hanno sia stigmatizzato il gesto di chi ha lanciato quel petardo, sia contestato chi c’era da contestare. Restano fuori proprio perché è ingiusto che, nel 2023, debbano pagare tutti per il gesto di un singolo. Tutto ciò mi trova d’accordo.

  27. Harken ha detto:

    tuscia stai banalizzando e qualunquizzando il discorso.

    Premesso che molti dei movimenti che hai citato non hanno il peso ideologico che hanno ultras o gli estremisti politici (che poi gli ultras sono estremisti del tifo), tanto nella vita di tutti i giorni che nelle manifestazioni, che inevitabilmente risentono della fine delle ideologie.
    Detto questo è tutto molto bello quello che dici.
    Poi basta mettere il naso fuori dall’Italia, in Paesi dove i movimenti ultras esistono e sono egualmente “violenti” (anche se non diffusi pure tra i dilettanti) e ti accorgi che le soluzioni adottate sono diametralmente opposte a quelle italiane, così come gli effetti e i risultati sono significativi rispetto a quelli controproducenti nostrani.
    Bisogna essere chiari: la violenza è parte integrante dell’ideologia ultras, perché gli ultras sono nati dai ragazzi dei cortei degli Anni di piombo, che riproponevano le stesse dinamiche dei cortei armati allo stadio (striscioni, cori, violenza, passamontagna, nomi dei gruppi e tutto quanto). E allora come si fa?

    Ciò detto prendiamo Germania e Italia, paesi che hanno entrambi un movimento ultras (anche se in Germania è arrivato dopo a fine anni ’90 causa riunificazione e tutto il resto).
    Italia: sanzioni penali più pesanti del mondo; sanzioni amministrative preventive più pesanti del mondo, superando la Russia (!) di 2 anni come pena massima dopo l’ultima riforma del 2018 mi pare (siamo oltre i 10 anni e comunque sono cumulabili, ci sono casi anche di DASPO di 50 o più anni).
    Risultato: generazioni di giovani che urlano “sarà un piacere picchiare un carabiniere” oppure “di questo Stato ce ne freghiamo”.
    Germania: sanzioni penali normali (la rissa è sempre quella allo stadio o al bar; il danneggiamento pure.). Sanzioni amministrative preventive inesistenti, o comunque irrogabili solo con raccolta di prove pari ad un processo penale, ed in caso di assoluzione o non rinvio a giudizio terminano immediatamente (in Italia sono due percorsi diversi, per cui ti puoi fare 10 anni di DASPO ed essere contestualmente assolto in sede penale per non aver commesso il fatto). Attivazione dei “progetti dei tifosi”, percorsi in cui forze di polizia e gruppi ultras sono costretti a parlarsi alla presenza di mediatori specificatamente formati, di modo che entrambi esprimano le loro “esigenze” e si trovi un punto di dialogo per tante cose; obbligo di percorsi nei quali i giovanissimi sono indirizzati verso percorsi di rifiuto della violenza. Lo Stato si adopera attivamente per rimuovere le “ragioni” della violenza: con le forze di polizia di devi dialogare; i tifosi avversari non li vedi perché non scaricano i pullman davanti alla sede dei tifosi locali (e in Italia casi del genere se ne contano a decine); le società non vengono messe in mano a pregiudicati, arrivisti, teste di legno, disoccupati e simili, ma sono in mano ai tifosi che controllano il 50+1% delle quote, per cui se il presidente fa il porco basta cacciarlo con una votazione, non serve ribaltare la città e dare fuoco ai cassonetti.
    Risultato: tassi di violenza giovanile negli stadi in costante calo da 20 anni.

    Giudicare un fenomeno giovanile preventivamente significa automaticamente volere che il fenomeno giovanile sia come tu vorresti che fosse, con le buone o con le cattive. Accettare che invece è come è, significa pensare a tutte le strategie possibile per trasformarlo a ciò che vorresti per quanto possibile.
    Approcci diametralmente opposti al medesimo fenomeno con risultati altrettanto agli antipodi.

  28. alex74 ha detto:

    Secondo me vi fate scrivere i papiri da chatgpt

  29. nemicissim0 ha detto:

    Tuscia, per qualche strana ragione informatica, è uscito un mio post con il tuo nome. HACKER (non Harken (:pardon:)) VATTENE!

  30. tusciabruzzese ha detto:

    Caro Harken (e il discorso vale anche per il caro vecchiock),
    è vero che dagli anni ’80, soprattutto dalla sua metà, c’è stato un tristissimo tracollo dei movimenti giovanili “d’impegno” (uso apposta un’espressione neutrale, sperando d’esserci riuscito). Parliamo ovviamente solo di quelli italiani e a livello cittadino, dato che su dimensioni più ampie alcuni ci sono stati: basti citare i ciellini, i metallari, la “pantera” universitaria, gli skinheads, gli ambientalisti. E alcuni di questi hanno trovato anche solide basi cittadine. Però, certo, con il crollo delle ideologie politiche, la quasi scomparsa è stata palese.
    E, allora, rimane a livello giovanile il movimento ultras che, come dite, è stato oggetto di norme “restrittive” (anche qui cerco di usare un’espressione neutra per rispetto di ogni pensiero). Come mai? Beh, perdonatemi ma la risposta è fin troppo semplice e mi stupisce un po’ che non la citiate voi stessi, dato che siete persone d’intelligenza chiaramente notevole (anche qui , termine neutrale… perché avrei voluto dire “superiore alla media”)… La semplice risposta sta nella VIOLENZA GRATUITA e INGIUSTIFICATA che frange non marginali degli ultras ha attuato costantemente e ovunque! Altro che forme di protesta sociale o culturale, altro che aggregazione, comunanza, fratellanza, difesa di presunti o veri “patrimoni culturali e sociali collettivi”!!! Macché, violenza collettiva con il solo reale motivo di sfogo delle frustrazioni generazionali!
    E vi chiedete ancora perché ci sia repressione PREVENTIVA?!?! O perché nessuno parli invece di valori ultras etici, di fratellanza, condivisione, difesa di patrimoni culturali e collettivi?!?!?
    MA SE ANCORA STATE A CONTESTARE, cioè a “DIFENDERVI”, per LA SACROSANTA SANZIONE DEL LANCIO DI UN PETARDO CHE POTEVA CECARE UN POVERO RAGAZZINO RACCATTAPALLE?!!?
    Se gli ultras avessero avuto dei VERI VALORI di difesa del patrimonio culturale e sociale collettivo, OGGI AMMETTEVANO LA STUPIDITA’ e LA CRETINAGGINE e la PERICOLOSITA’ GRATUITA di quanto fatto da un tifoso, ultras o meno che questi fosse, e dimostravano che lo avevano capito con un COMUNICATO CHIARO e, per i gruppi per i quali è possibile, ENTRANDO ALLO STADIO, perché allora si dimostrava che viene prima la “difesa dell’onore dell’intera città” contro i tifosi avversari invece che il proprio piccolo mondo marginale!
    Altrimenti, altro che Repubblica delle banane, bensì ultras da banane!
    Avete mai visto in decenni un gruppo ultras ammettere delle colpe di atti di violenza che nulla avevano a che fare con la “difesa” e “l’onore” cittadino, con un comunicato?
    E allora quale credibilità nei valori cittadini che vorrebbero rappresentare?!?
    Avete mai visto un gruppo ultras ammettere che qualcuno di essi ha appoggiato un presidente che non lo meritava?
    E allora quale credibilità nel “difenderemo sempre a spada tratta contro tutti i nemici interni ed esterni, siano essi tifosi di altre squadre, siano lucratori… ”
    Chiudo chiarendo che anche io sono cresciuto fra i movimenti giovanili di valori, fratellanza, condivisione, “difesa” sociale, eccetera. Vero che il movimento ultras, se adotta metodi legali (come detto da nemicissim0), può essere una seria scuola di formazione giovanile. Per questo, sono stupito e trovo uno spreco il modo in cui invece venga condotto… non protestando dove ci sarebbe da farlo e invece protestando dove non c’è da farlo

  31. Harken ha detto:

    A partire dagli anni ’80 con la progressiva crisi delle ideologie culminate con la caduta del Muro, e in parallelo alla depoliticizzazione della società, il movimento ultras ha rappresentato e rappresenta il principale movimento giovanile di aggregazione in Italia.
    È un dato di fatto.
    Semmai la domanda da porsi sarebbe questa: quale razza di Paese affronta il principale movimento giovanile con leggi liberticide, repressione e basta, facendo uscire fuori generazioni e generazioni di persone che letteralmente odiano te e la tua longa manus (le forze di polizia)?
    La repubblica delle banane quale siamo, ecco la risposta.

  32. nemicissim0 ha detto:

    Tuscia, benché un triplo papiro mattutino sia piuttosto impegnativo, lo trovo interessante. Tuttavia ti faccio notare che Venezia sono anni che cerca una soluzione per tutelare il proprio nome (usato ed abusato da chiunque in ambito mondiale) e ancora non ci riesce… Sul fatto degli ultras che sarebbero ormai “l’ultima” frangia della società che “si oppone” a qualcosa che non gradisce: non è l’unica e non è l’ultima. Tutti i giorni e in qualunque settore della vita c’è qualcuno che si oppone a qualcosa o a qualcun altro: sindacati, partiti, comitati di genitori, associazioni pro o contro qualcosa, critici televisivi, militari, pensionati, giornalisti, studenti, avvocati ecc. In questo, la differenza sta nel metodo: se gli ultras adottano metodi legali, non vedo che differenza ci sia tra la protesta degli ultras e quella di un sindacato o di un comitato qualsiasi e quindi perché gli ultras debbano essere considerati gli ultimi dei mohicani ad “opporsi”. Se adottano metodi illegali, non vedo cosa ci sia da vantarsi del fatto di protestare. Dico questo, ovviamente, con il massimo rispetto per gli ultras “legali” e per le idee che propugnano, ma solo per spirito di discussione.

  33. tusciabruzzese ha detto:

    Post scriptum per giuristi prima che mi obiettate che allora anche ogni altro sport o finanche attività commerciale non dovrebbe poter usare liberamente il nome della città, ad esempio neanche se si chiamasse “Porchetta ambulante di Pescara”! 😀 …
    Beh, da una parte sì, proprio così: d’altronde, esiste già il concetto in certi settori di DOC(G) o similari.
    Oppure, si potrebbe dire che la concessione del nome della Città è soggetta ad autorizzazione annuale per attività o eventi che superino certe cifre di fatturato e/o di spettatori…
    Lancio l’idea ai gestori del sito di aprire una pagina su questa proposta….
    Anche perché, invece, oggi c’è altro a cui pensare e godersi lo spettacolo del calcio giocato contro la corazzata Olbia…
    (:bye:)

  34. tusciabruzzese ha detto:

    Concludo: come vedi, vecchiock, se si vuole “inventarsi” che qualcosa è “PROPRIO”, cioè “NOSTRO COLLETTIVO” (il che ad oggi è solo un’illusoria ed utopistica invenzione retaggio di un passato che, purtroppo, non c’è più da una vita) occorre fare proposte concrete. Anche perché, diversamente, quel tuo “e lo difenderemo sempre a spada tratta contro tutti i nemici interni ed esterni, siano essi tifosi di altre squadre, siano lucratori senza scrupoli con la residenza a Pescara e il portafoglio a Dubai” (e – chiariamo – io sono convinto che tu ci creda sul serio e sono d’accordo con te) rimarrebbe aleatorio.
    Figuriamoci poi quanto queste tue belle parole sono credibili negli ultimi anni in cui la Curva Nord DI CERTO non le ha messe in pratica. E tu e pochi altri avete dovuto farlo da “soli” in tempi più recenti…

  35. tusciabruzzese ha detto:

    caro vecchiock, ho scritto, sì, che il calcio è un fatto “privato” tra una società di lucro e privati di tifosi, ma non ho detto che io sia d’accordo né che mi faccia piacere. Però, siccome non vivo ad Utopia ma, semmai, preferisco che i miei “scontri” siano con(tro) la realtà, parto dal fatto di non chiudere gli occhi di fronte alla realtà stessa. Cioè non m’invento un mondo immaginario col quale scontrarmi e, pertanto, dico e parto dalla verità del “nemico”. E, questi, lo guardo in faccia, a differenza di chi se ne disegna uno a suo uso e consumo, solo per poi potersi sentire vivo lottando contro un mulino a vento.
    Per cui, anche se la cosa può non piacere a nessuno, né agli ultras, né a qualunque altro tifoso, NE’ a ME, ribadisco – come solo punto di partenza – che la verità e la realtà OGGI è che il calcio è un fatto PRIVATO.
    A dimostrazione però del fatto che ANCHE PER ME, come per te e tanti altri, ci debbano essere correttivi alla totale “privatizzazione” del calcio (e non solo), giorni fa ho postato qui una SOLUZIONE CONCRETA… altro che chiacchiere sui “patrimoni psicologici” della città, roba che detta così sta solo nella testa del campato in aria e, peraltro, fa ridere pure qualunque cittadino pescarese che (giustamente) se ne freghi del calcio cittadino.
    La soluzione che ho proposto sta nell'”attaccarsi” giuridicamente all’uso del nome della Città. Premesso che non sono per niente un giurista e quindi ben venga chi mi corregga, nel nostro caso – ma l’idea mia vale ovunque – dobbiamo attaccarci all’impedire ad attività PRIVATE di usare liberamente il nome di PESCARA, questo nome sì, come scrive vecchiock, ovvio “patrimonio culturale e sociale COLLETTIVO … della cittadinanza”. Questo sì, cioè sempre il nome di PESCARA, “NOSTRO, VOSTRO, di tutti i biancoazzurri” (sempre per citare vecchiock). E, io, aggiungerei di “tutti i cittadini”.
    Attenzione! Non sto dicendo che le squadre debbano chiamarsi con il nome alternativo di uno sponsor, come tristemente avviene da decenni in altri sport. Sto dicendo che deve essere il “PROPRIETARIO” del nome della Città, cioè un organo locale di rappresentanza democratica di tutti i pescaresi, come il Consiglio Comunale, a decidere se concedere (TEMPORANEAMENTE, ANNO PER ANNO) l’uso del nome di “PESCARA” al Sebastiani & Co. di turno (l’esempio vale per chiunque sia proprietario di una Società sportiva). Insomma, se per comportamenti e risultati calcistici o extra-calcistici, la “Sebastianese” del caso non “merita” di poter “rappresentare” la città (secondo criteri discussi e prestabiliti in Consiglio Comunale), GLI SI RITIRA L’USO DEL NOME! E, volendo, lo si dà ad altra squadra cittadina!
    Così facendo si metterebbe in luce davanti a tutti che trattasi di una società di un privato: e come tifosi gli ritireremmo ogni supporto/tifo o riconoscimento davanti agli occhi dell’intera Italia. Chiaro, idem sarebbe da ritirare ogni contributo pubblico (regionale o federale o ministeriale che sia). E crollerebbero anche i diritti tv.
    Per esempio, un Consiglio Comunale, anche SU PROPOSTA/MOZIONE DI UN GRUPPO DI TIFOSI, potrebbe stabilire che il nome “PESCARA” possa essere incluso solo da squadre che militano almeno nella serie B di calcio! O che includano almeno “x” giocatori nati in Abruzzo. Etc., etc..

  36. tusciabruzzese ha detto:

    vecchiock, siccome la notte porta consiglio, ti rispondo prima che termini …
    (:sarcastic:)
    …con il post successivo…

  37. vecchiock ha detto:

    L’ho detto mille volte che questo è il sito dei giuristi. Abili principi del foro con l’hobby del tifo.
    Ma in tutto quello che viene obiettato o precisato manca un elemento: la ribellione!
    O se preferite gli attributi di dire NO a ciò che non ritieni giusto o che pesta i piedi a quello che è il tuo mondo.
    La responsabilità oggettiva e l’uso (e l’abuso) del Daspo, come ha ben fatto notare Harken, sono pugni negli occhi.
    A qualcuno, ligio alle leggi a prescindere, va bene oppure le accetta anche se a malincuore.
    Ad altri NO. Altri si ribellano, gridando a gran voce il proprio dissenso a determinate situazioni o leggi o usi. Vero… la voce spesso è inutile (come i cori anti Sebastiani) e non scalfisce il sistema (o il presidente). Ma tiene viva la speranza. E poi c’è sempre una minoranza disposta ad andare oltre, al lottare rischiando. Oggi questa minoranza rumorosa e spesso al limite della legge è chiamata ULTRAS. Sono gli unici soggetti nel mondo attuale che si mettono di traverso e che formano giovani disposti ad andare contro corrente, a lottare per un qualcosa. Ecco perché gli ultras vengono osteggiati con tanto uso di mezzi legali e pratici, spesso spropositati rispetto ai danni da loro provocati. Sono riusciti a distruggere l’attivismo politico rendendo la politica una barzelletta piegata agli interessi di lobbies e potentati spesso extranazionali, ma ancora non riescono a piegare gli ultras.
    Per ultimi ricordo a chi sostiene che le partite e il calcio moderno è un fatto tra privati, che la Pescara Calcio benché civilisticamente sia di proprietà del ragionier Sebastiani, è nei fatti un patrimonio culturale e sociale COLLETTIVO dei tifosi e della cittadinanza. Quindi chi dice che il Pescara è una società privata sbaglia, perché il PESCARA E’ NOSTRO, VOSTRO di tutti i biancoazzurri. E lo difenderemo sempre a spada tratta contro tutti i nemici interni ed esterni, siano essi tifosi di altre squadre, siano lucratori senza scrupoli con la residenza a Pescara e il portafoglio a Dubai.

  38. Harken ha detto:

    Io so come funziona la giustizia sportiva. Semplicemente il problema è che può occuparsi di ambiti propri di altro tipo di giustizia (quella penale), dei quali non dovrebbe poterci mettere il naso in alcun modo.
    Ma come può essere considerato serio un Paese dove ogni decisione simile è percepita dalla collettività come un abuso dello Stato? E questo anche se in punta di diritto non lo è, ma non è che sono tutti giuristi da capire i diversi piani penale sportivo e amministrativo. Il problema di fondo rimane un sistema anormale, fondato sull’irresponsabilità dei soggetti coinvolti (questure, organi di giustizia sportiva, etc.), e costruito su norme contraddittorie, stupide e controproducenti.

  39. nemicissim0 ha detto:

    Insomma, la sanzione del giudice sportivo si AGGIUNGE a quelle penali e amministrative (DASPO), che sono giustamente personali, ma ha ratio totalmente diversa. Quelle personali puniscono la condotta del soggetto, quella del giudice sportivo sanziona la società con lo scopo di responsabilizzarla nel controllo dei propri tifosi (come misura AGGIUNTIVA e non sostitutiva a quella dello Stato). Poi, posso essere d’accordo che l’efficacia di questo ulteriore sistema preventivo sia di fatto nulla o impossibile (unica teorica risorsa della società a tal fine è l’implementazione del sistema del gradimento: isolo i violenti tenendoli “privatisticamente”
    fuori dallo stadio). E posso anche essere d’accordo che il principio di responsabilità oggettiva è na cacata. Ma tutto questo ambaradam è una misura, ripeto, AGGIUNTIVA e di supporto rispetto al sistema penale e amministrativo, che dovrebbe farsi carico principalmente del problema. Poi, sul discorso del DASPO e dei suoi risvolti poco chiari sono d’accordo con te, ma è questione che non vedo connessa con le problematiche della giustizia sportiva. Scusate il papiro, giuro che non ci torno più sopra. SEBASTIANI VATTENE.

  40. nemicissim0 ha detto:

    Harken, non c’è dubbio. Ma un conto è “come si dovrebbe vivere”, un conto è “come si vive” (cit. Machiavelli). In un mondo ideale, sarebbe come dici tu: la giustizia sportiva non può sostituirsi a quella ordinaria e pretendere che siano le società a controllare i tifosi, pena la squalifica. Ma il mondo reale ha delle norme (che possono essere contestate quanto vogliamo ma) che esistono e vanno applicate. Io stavo solo cercando di spiegare a chi non è addentro ai meccanismi come e perché sia stata chiusa la curva e non invece sanzionato solo il singolo responsabile. La giustizia sportiva non può farlo, ma può (sbagliato o giusto che sia) cercare di coinvolgere le società nel controllo delle tifoserie. Misura che ovviamente viaggia in parallelo con i controlli che fa o dovrebbe fare la giustizia ordinaria.

  41. zico ha detto:

    D’accordo con Harken.

  42. johnny blade ha detto:

    E io non faccio lo sbirro che blocco chi lancia un petardo.

  43. alex74 ha detto:

    Sono leggi di cavolo fatte apposta: 1 come dice harken per legittimare i daspo 2 per fare un po di cassa stile autovelox. Le società non devono avere responsabilità sul gesto di un singolo spettatore.

  44. Harken ha detto:

    nemicissim0 rispondo io. Per me è una sanzione ridicola sotto ogni profilo possibile.
    La responsabilità del lancio di petardi è personale e di certo non può e non deve coinvolgere altri soggetti fisici(responsabilità collettiva, tipica del nazismo) o giuridici (responsabilità oggettiva).
    Come dovrebbe essere?
    Io lancio un petardo in trasferta. Vengo identificato e denunciato. Soltanto con contestuale condanna penale mi può essere comminato un DASPO ed una eventuale sanzione civile accessoria da parte della società (es. stop per 1 mese all’ingresso), che però avranno effetto solo DOPO che la sentenza passa in giudicato. MAI prima.
    La società? La società non può essere messa sotto ricatto dalla responsabilità oggettiva, altrimenti succede quello che succede regolarmente nelle regioni dove ci sta la mafia, cioè gruppi ultras che vengono infiltrati da esponenti mafiosi che poi ricattano la società (o fai X o noi lanciamo 2000 petardi e ti fai 3 giornate a porte chiuse).
    Gli altri tifosi in trasferta? Niente di niente.
    L’idea ridicola che, a pena di punizioni collettive, si debba responsabilizzare (?) i tifosi a fare il lavoro che dovrebbero fare altri soggetti (leggi: le forze di polizia), oppure che si chiami a rispondere una società per ragioni di ordine pubblico per le quali non ha potere e competenze di influire, è qualcosa che sinceramente mi fa venire il vomito.
    Ma tutte queste stranezze esistono, a mio parere, per un motivo soltanto: legittimare il daspo del questore, la sua arbitrarietà e la sostanziale irresponsabilità di quelli ad cazzum. Se non esistesse una misura del genere, tutto il resto non avrebbe ragione di esistere nei modi in cui esiste oggi.

  45. johnny blade ha detto:

    Prima devono rimborsare i bond (:yes:)

  46. nemicissim0 ha detto:

    Una semplice domanda: per voi la sanzione della chiusura di un settore per lancio di petardi che ha causato danni è messo a rischio l’incolumita delle persone è esagerata. Quale sarebbe la sanzione giusta? Nessuna sanzione? (PS: non vale rispondere “punire il singolo” perché il singolo non è un tesserato e non può essere squalificato).

  47. johnny blade ha detto:

    Sí sí i rimborsi. Vedremo quali ma soprattutto QUANDO e come.
    Inizia a aspettare intanto.

  48. nemicissim0 ha detto:

    Johnny ha ragione: se io pago l’abbonamento ho diritto di entrare. Ma qui subentra un provvedimento dell’autorità che ordina alla società di mantenere chiuso un settore (aspetto di diritto “pubblico” per così dire). Questo provvedimento fa sì che la società si renda inadempiente nei confronti dell’abbonato (aspetto di diritto privato) e, siccome la responsabilità della sanzione è della società, l’inadempimenti che ne consegue è ingiustificato ed obbliga quindi la società al rimborso. Se il provvedimento di chiusura fosse invece dipeso non da responsabilità della società ma, che so, per allerta meteo o altri cazzi non dipendenti da colpe del pescara, l’inadempimento sarebbe stato giustificato e quindi manco toccava il rimborso. Voi non vi rendete conto di quanti risvolti giuridici ci sono dietro a qualsiasi questione. Per voi è tutto semplice: ngueeeeee ho diritto a entrare ngueeeeee i poteri forti ngueeeee le leggi liberticide (:rofl:)

  49. Max1967 ha detto:

    Infatti gli abbonati saranno risarciti come comunicato dalla società. Quindi si continua a parlare del nulla.

  50. johnny blade ha detto:

    La selezione si fa prima di far pagare. Ma vu stet mbriac..

  51. johnny blade ha detto:

    Ma che,dici max.
    Se ho pagato ho diritto di entrare. In una discoteca nkn ti fanno pagare se non ti vogliono.

  52. Max1967 ha detto:

    Entrare allo stadio non è un diritto.
    Qui si sta facendo un po’ di confusione e un po’ di populismo.
    Chi gestisce l’ingresso può fare selezione come in qualunque locale pubblico o evento.

  53. tusciabruzzese ha detto:

    johnny, mi ripeto, non è che ci hanno vietato un diritto, e quindi la Libertà. Ci hanno vietato semplicemente un “optional” della nostr vita, cioè un mero evento pubblico ricreativo, al quale non abbiamo il DIRITTO di assistere, ma solo la possibilità. Dopodiché, ripeto d’essere d’accordo con vita sul fatto che è una norma (quella della responsabilità oggettiva della Socieità) che mi pare sproporzionata nei suoi effetti. Anzi, a Napoli, come ha ricordato Harken giorni fa, si presta addirittura a ricattare la Società calcistica da parte di pseudo-ultras delinquenziali. Insomma, va rivista come norma…

  54. johnny blade ha detto:

    Tuscia, la libertà non ha prezzo, ancor di più se sei una persona civile oltretutto. Fotte una sega del rimborso se mi ha vietato di fare qualcosa. Che ti danno: 40mila euro?

  55. zico ha detto:

    Draculone, perché nelle dittature i processi sommari sono la regola, le condanne sono inevitabili e le pene sono sproporzionate ai “reati”. Potrei farti esempi sudamericani ma spero di averti già illuminato a sufficienza.

  56. tusciabruzzese ha detto:

    Per alcune cose si può essere perplessi delle norme: la responsabilità oggettiva, che qui non è verso dipendenti ma verso tifosi “ignoti” alla Società e che quest’ultima non si sceglie davvero. Mi pare eccessiva. E proprio da questo consegue la chiusura.
    Però non esageriamo, la chiusura della Nord non colpisce davvero i suoi abbonati, visto che vengono rimborsati. Paradossalmente, saranno TSALAGI e GRAPES a rimetterci, su base volontaria

  57. nico956 ha detto:

    Sn perfettamente d’ accordo con Johnny….e con Alex….queste regole del cavolo e con delle pene così inflessibili furono introdotte da quello ebete di Maroni..per il quale tutti i peggiori delinquenti della faccia della terra vanno in uno stadio…mentre si son ben guardati da mettere pene esemplari per politici e industriali imbroglioni..che continuano a prospera impunemente.. razza di buffoni.. Allo potresti prendere un dado se cambi di posto numerato…con tanto di telecamera che ti vedono anche se vai in bagno mentre per loro vogliono togliere anche le intercettazioni..pagliacci..!!

  58. nemicissim0 ha detto:

    Alex, se il petardo proviene dal settore occupato dai sostenitori del pescara, ne risponde il pescara pure se è un chietino infiltrato. Anzi, se è un chietino infiltrato significa che i tifosi del pescara sono dei voccaperta e si meritano la squalifica a vita. Comunque io cerco di spiegare come funzionano le cose, poi se non vi piace, va bene, che vi devo dire.

  59. Max1967 ha detto:

    Essere Ultras non vuol dire poter fare tutto quello che ti pare. Ci sono regole, che possono piacere o meno, che vanno rispettate. Se non le rispetti ti assumi le conseguenze e in silenzio.

  60. johnny blade ha detto:

    “il” com ha’scit?

  61. johnny blade ha detto:

    Giusto Alegs..
    Concordo col tuo ultimo intervento.
    È solo repressione gratuita.
    Forti e stronzi coi più deboli. Questo è il lo Stato.

  62. alex74 ha detto:

    nemicissimo e se quel sostenitore che ha lanciato il fumogeno fosse un tifoso del chieti infiltrato? Andrebbe a farsi friggere il fatto che “Il giudice sportivo può (e deve) punire LA SOCIETÀ di cui quel tipo è sostenitore.”? Come si fa a stabilire, senza sapere chi ha tirato quel fumogeno, di quale squadra è sostenitore?

  63. nemicissim0 ha detto:

    Bene la solidarietà. Tutto il resto, sia nei comunicati che nei commenti che leggo qui e altrove, è una serie di aberrazioni, dette senza purtroppo capire di cosa si sta parlando. Una per tutte: “per colpa di alcuni devono pagare tutti”. Supponiamo anche che sia individuato il responsabile. Il giudice sportivo non può punirlo, perché non è un tesserato federale. Il giudice sportivo può (e deve) punire LA SOCIETÀ di cui quel tipo è sostenitore. Questo dice la norma di giustizia sportiva. Lo dice perché in questo modo si cerca di spingere le società calcistiche a vigilare e prevenire questi episodi. Se la società non ci riesce, è oggettivamente responsabile di quello che è successo. Come si sanziona la società? O con un’ammenda o, nei casi di danneggiamento o lesione dell’incolumità delle persone, con la chiusura dello stadio o di un settore. LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON PUÒ PUNIRE IL SINGOLO, A MENO CHE NON SIA UN TESSERATO.

  64. draculone ha detto:

    zico ha detto:
    08/12/2023 alle 09:06
    Lapa, che colpa ne ha la democrazia. Con una dittatura la Nord sarebbe stata tutta in galera. E PERCHÉ MAI? ILLUMINACI, ZICO

  65. dolphin ha detto:

    Uno per tutti e tutti per uno questa è la filosofia ultrà. Bravi

  66. profeta ha detto:

    Se applicassero gli stessi metodi punitivi alla politica corrotta l’Italia sarebbe il miglior paese al mondo

  67. zico ha detto:

    Lapa, che colpa ne ha la democrazia. Con una dittatura la Nord sarebbe stata tutta in galera.

  68. alex74 ha detto:

    Almeno cazzo, visto che mancheranno gli abbonati e quelli del settore metti i biglietti a 1 euro e riempi gli altri settori. Mo sicuro non si può fare. Le società di calcio, con il proprio prodotto non possono fare mai niente. Solo plusvalenze e ndrecci vari. Quello si

  69. madelib ha detto:

    Una possibile ratio della norma che prevede gli effetti di quanto accaduto potrebbe anche essere costituita da una forma di “responsabilizzazione” di coloro i quali, in gruppo, potrebbero/dovrebbero gestire e prevenire (per quanto possa rasentare un’assurdità) determinate condotte, le quali, in quanto pericolose per l’incolumità altrui, dovrebbero essere evitate e/o impedite…

    Diversamente, se ne pagano le conseguenze, coinvolgendo inevitabilmente chi non c’entra niente…

    Da una parte, dunque, ci sono i conniventi/”complici” (i quali, poi, “solidarizzano” più per dovere che altro), mentre dall’altra ci sono coloro i quali, davvero impotenti, sono ingiustamente assoggettati alle sanzioni conseguite alle malsane condotte altrui…

    Quella di non entrare da parte di chi avrebbe potuto è una decisione quantomai opinabile e, a mio parere, è un’occasione persa per tracciare la strada di un ritorno ad un tifo più “pregnante”..

  70. lapa ha detto:

    Ma qui nessuno vuole discutere sul fatto che certi episodi vanno sanzionati ma perché dico io perché??? ogni volta per colpa di uno o pochissimi imbecilli deve pagare tutta la massa sana della gente ??? È fortemente ingiusto irrazionale e dimostra che chi fa le leggi invece di avere buon senso equilibrio e razionalità taglia l’albero alla radice Ma vale per tutto anche in altri ambiti Per colpire le mele marce si estirpa tutto il meleto Allucinante.Bella la democrazia

  71. tusciabruzzese ha detto:

    … e quanto sotto premesso, c’è un ALTRO e DIVERSO tema da chiarire.
    Leggo ancora su molti social che il tifoso ragiona come se ci fosse un DIRITTO (in senso giuridico) ad assistere ad un evento!!! E la cosa non cambia se si parla di calcio o di concerti di musica o di ogni altro evento sportivo, culturale, ricreativo.
    Ancora, in tanti non capiscono che il calcio, CI PIACCIA O MENO, è un fatto PRIVATO. PRIVATO e basta. Un fatto PRIVATO tra una società di LUCRO, che possiede un nome/titolo sportivo, e i privati tifosi.
    E non c’è alcun diritto per il quale si debba entrare in uno stadio dato in gestione a una società PRIVATA.
    Né più né meno come se quello che è andato a vedere 60 concerti di Vasco Rossi (c’è gente così, sì!), non ha alcun diritto ad entrare al 61esimo…
    Ad oggi questa è la legge e mi pare che, si questo punto, sia lo stesso in tutti i Paesi del mondo, quindi è la normalità

  72. tusciabruzzese ha detto:

    Abbastanza ovvio che se un gruppo è costretto a stare fuori anche gli altri si sentano di doverlo fare per solidarietà e, soprattutto, per non fare la figura di chi si svergogna disinteressandosi della cosa…
    Ciò detto …