CITTA’ CHIUSA PER SPAREGGIO PROMOZIONE – I battiti del Cuore Biancazzurro (5/a), di “Gaby”
02/06/2023
Semifinale Playoff FOGGIA-PESCARA: ORARI, SQUALIFICATI, DIFFIDATI e DIVIETO di TRASFERTA agli ABRUZZESI
02/06/2023

Venerdì, 24 giugno 1977 (continua) – 
Link alla parte precedente.
(…) Il primo aneddoto, che poi (non a caso) dà anche il titolo all’intero servizio, recita testuale: “L’ultima è freschissima. Un presidente neofita si mette in testa di seguire la propria squadra nella trasferta di Bergamo. ‘Mi prenoti una camera ad Atalanta’, ordina lapidario alla segretaria. Abituata alle approssimazioni del suo capo, la signorina spende una cifra per riservare una suite nel miglior hotel di Atlanta, negli U.S.A.”.
Nel caso non si fosse capito con chi ce l’ha questo giornalista, basta chiedersi chi è il presidente neofita, che ha giocato non molto tempo fa a Bergamo, che spesso parla per approssimazioni (ovvero, con forti influssi dialettali) e che è diventato famoso in tutta Italia per aver anche detto: “Domenica voglio vincere ad Atalanta”.
Ora, al di là dell’aspetto divertente io, e penso tanti altri, ci chiediamo a cosa serve un articolo del genere e, soprattutto, perché viene fuori proprio oggi. La risposta può essere una sola, ed è contenuta nel messaggio che trasuda da questo servizio: cari lettori, cari dirigenti della Lega, cari tifosi di tutta Italia, ecco chi è uno dei tre presidenti che tra pochi giorni potrebbe arrivare in Serie A, sedere in Tribuna fianco a fianco con Agnelli ed essere intervistato in diretta dalla Domenica Sportiva”. Sono esagerato, a pensare così male? E allora fammi sapere la tua motivazione alternativa, possibilmente chiara e convincente.
La verità è che ha sempre più ragione Cadè: questa avversione (acida o ironica che sia) verso Pescara deve solo rallegrarci, perché non solo è l’ennesima prova di un timore che aumenta vertiginosamente di ora in ora, ma il risultato finale sarà per noi infinitamente più dolce, e a tutti gli altri porterà una conseguenza molto “cocente” … Che “cosa” sarà molto cocente? Qui adesso non posso dirlo, ma non mi sembra così difficile da indovinare.
Del resto, basta guardarsi in giro: mentre Toneatto e Rota si sbracciano e si dimenano per propiziare riti scaramantici, il buon Giancarlo non ha alcun problema di tranquillità e si diletta a parlare solo di tecnica e di tattica calcistica. Magari facendo notare che il Cagliari ha senza dubbio un buon attacco, ma entra in difficoltà quando viene attaccato, come dimostrano i 32 gol subiti (la peggiore difesa tra le prime otto in classifica), e domani a Terni avrà di fronte il migliore attacco della Serie B … “leggerino-psicolabile-fortunoso”, ma comunque in grado di segnare 48 gol in 38 partite.
Speriamo di continuare ad essere sempre così “leggeri” e “psicolabili” …
Intanto, il CCCB è riuscito ad avere altri 4.000 biglietti dalla Ternana, cioè quelli del Settore Nord inizialmente riservato al pubblico locale e neutrale in genere. Inutile dire che hanno fatto il fumo in poco più di quattro ore visto che, messi in vendita alle 9,00 di stamattina, alle 13,15 sono stati venduti gli ultimi tre, lasciando a mani vuote perlomeno altre 500 persone in attesa sul solito marciapiede di una via Napoli che dall’inizio della settimana è, in assoluto, la via più affollata e famosa di tutta Pescara; per anziani e donne con carrozzini o carrelli della spesa diventa persino impossibile transitarvi.
Ha detto Stracca: “Non dormiamo più da quattro giorni, visto che chiudiamo all’una di notte e riapriamo alle cinque del mattino per rimettere in ordine i conti e la sede. Abbiamo persino dovuto mettere una persona apposta per rispondere al telefono. Riceviamo chiamate da tutta Italia, anche le più impensabili, come una comitiva di Lecce, che voleva 15 biglietti, e l’allenatore del Torino, Gigi Radice, che ha chiesto 42 biglietti per familiari ed amici. La risposta è stata sempre la stessa: No! Figurati se diamo biglietti a Lecce o a Radice, mentre qui c’è gente che piange lacrime disperate da giorni”!
E infatti, questa sera in via Napoli ci sono stati altri incidenti, con l’ennesimo intervento di Polizia e Carabinieri, solo perché s’era sparsa la voce di altri 1.000 biglietti avuti da Terni e messi in vendita. Il CCCB si è subito affrettato a smentire, ma non ci ha creduto nessuno. Anzi, tutti sono giunti alla stessa conclusione: “I 1.000 biglietti sono arrivati davvero, ma li vogliono riservare agli ‘amici degli amici’”.
Detto tra me e te … vabbè, meglio che sto zitto, va …
Dunque, a conti fatti, il CCCB ha distribuito 16.000 biglietti, ma la stessa Ternana ha fatto sapere di aver spedito migliaia di biglietti anche a Roma, Modena, Bologna, Perugia, Milano e decine di città minori, su richiesta delle due tifoserie, per cui i tifosi biancazzurri saranno molti di più dei 16.000 accertati alle 13,15 di oggi. In proposito, lo stesso CCCB ha comunicato che il Circolo Abruzzese di Roma ha riempito quindici pullman!… dei quali non sapevamo niente fino ad oggi proprio perché si sono fatti dare i biglietti dello stadio direttamente dalla Ternana. E lo stesso stanno facendo tantissimi altri gruppi organizzati autonomamente.
Senza contare che i ritardatari, ovvero rimasti a mani vuote, avranno comunque la possibilità di acquistare direttamente ai botteghini del “Liberati” i 4.000 biglietti della Curva San Martino, infatti tenuti fuori dalla prevendita sia per evitare incidenti causati da chi si presenterà allo stadio senza biglietto, sia per evitare il bagarinaggio.
Dei 120 pullman ufficializzati finora (ma il numero esatto non lo sapremo mai), 40 partono da tutta la regione e gli altri 80 dalla città, per i quali sono stati decisi quattro “capolinea” in altrettante zone cruciali: piazza Duca, stazione centrale, piazza Unione, stadio. Dopodiché, l’appuntamento per tutti è sulla Tiburtina, dove formare un’unica, memorabile ed epica colonna verso il casello dell’autostrada per Popoli.
Proprio il fervore e il “calore” senza precedenti, che stanno incendiando la vigilia di una trasferta Biancazzurra, ha convinto il CCCB e il signor Manzo ad emettere un accorato appello con cui si invita l’intera tifoseria alla massima attenzione per non cadere nella trappola delle provocazioni. In tal senso, abbiamo alle spalle già l’esperienza di tre anni fa (quando Lecce e il Lecce le tentarono una più del diavolo per provocarci) quindi sappiamo benissimo di che si tratta: causare incidenti servirebbe solo a esaudire il desiderio dei nostri “nemici”. Dunque, questa è l’ennesima occasione in cui dimostrare la superiorità dell’intelligenza abruzzese sulla “povertà” altrui che, possiamo starne certi, si rivelerà un boomerang contro loro stessi.
Una Raccomandazione quanto mai opportuna, visto che il Corriere dello Sport e le sue “alleate” continuano a buttare benzina sul fuoco, purtroppo anche con discreto successo. E così, oggi il piagnisteo sardo riprende vigore per chiedersi:

  1. Perché a Pescara ce l’hanno così tanto col Cagliari?
  2. Perché a Pescara non c’è lo stesso velenosissimo astio verso l’Atalanta?
  3. Perché a Pescara continuano a parlare della sfacciata fortuna del Cagliari, dimenticando lo 0-2 a tavolino, le tante squalifiche e gli infortuni a ripetizione che la squadra rossoblù ha dovuto subire?

Le risposte sono talmente facili e scontate che secondo me non vale la pena neanche perderci tempo Non sono però della stessa idea “filosofica” i nostri attaccanti Prunecchi e La Rosa che, interpellati sull’argomento, non la mandano a dire: “La prima linea del Cagliari è pericolosa, perché difende più con i falli e con i tacchetti che non con le giocate, e alcuni di loro sono picchiatori che mirano a fare male; primo fra tutti Valeri, non per niente espulso anche all’Adriatico. Speriamo che si comporti allo stesso modo anche a Terni, così verrà espulso dopo neanche cinque minuti”.
Del resto, parlano i numeri, non le chiacchiere: dopo lo 0-2 a tavolino, il Cagliari ha avuto sette rigori a favore in otto partite, le punizioni dal limite dell’area non si contano e ha il record assoluto (per un campionato di Serie B) di ammoniti ed espulsi.
Per cui, Andrea e Giacomo hanno sicuramente ragione da vendere, tanto più se si considera che, viceversa, il Pescara è la squadra più corretta della Serie B, avendo avuto il minor numero di ammoniti ed espulsi (insieme al Como), ma purtroppo stanno di fatto cadendo nel tranello con una replica che, riaprendo la “ferita” degli ultimi mesi (e in particolare dello scontro diretto al Sant’Elia), ora farà surriscaldare ancora di più l’ambiente Biancazzurro; semmai ce ne fosse bisogno.
E infatti!… mentre un po’ tutti i “covi” della tifoseria pescarese continuano a ribollire (senza virgolette), nel commentare le notizie del giorno, la controreplica di Valeri (a nome di tutta la squadra) non si fa attendere, dimostrando per l’ennesima volta di essere un vero cascettaro d.o.c.: “Ma cosa vogliono questi due? Non li conosco nemmeno. Semmai, mi spiace che anche uno come Nobili, pur essendo fresco ex cagliaritano (abbiamo pure giocato assieme) tanto all’Adriatico quanto al Sant’Elia non ha fatto altro che insultarci e sputarci addosso per tutti i 90 minuti”.
Complimenti vivissimi per il rispetto professionale! Dopo che Toneatto si rivolse a Riccomini chiamandolo “quello lì”, adesso Valeri si rivolge a Punecchi e La Rosa … due colleghi di pari categoria … definendoli “quei due”! E siccome non basta, aggiunge pure che “Non li conosco nemmeno”. Strano che non li conosca nemmeno, visto che hanno segnato 9 gol a testa (senza rigori né punizioni dal limite …), e La Rosa segnò anche la prima delle “tre pere” che il Cagliari prese nel di dietro all’Adriatico. Mi sembra di capire che la pomata emolliente e rinfrescante non abbia funzionato poi tanto.
Beh, non c’è che dire: lo spogliatoio rossoblù si dimostra uno dei più compatti d’Italia, ma psicologicamente stanno in mano a Dio. E che Dio abbia pietà di loro, possibilmente dal 4 luglio in poi.
Del resto, per farti capire meglio il differente stato d’ansia che impera nelle due città, basta considerare il seguente particolare:

  • com’è noto da diversi giorni, il Pescara ha stabilito in 120 milioni di lire il premio promozione, da suddividersi fra tutti i componenti della rosa;
  • il premio promozione stabilito dal Cagliari è invece di 500 milioni che, detto per inciso, è superiore persino a quello che percepiscono i vincitori della Coppa dei Campioni.

C’è bisogno di commentare?
E quindi, mentre da “altre” parti sono ormai alle soglie della pazzia, avendo finalmente capito che la “sicura” Serie A sta per svanire, evaporare, dissolversi … per le strade di Pescara imperversa il super tifoso della Nazionale, il “grande” Serafino (… 170 kg!… ) che, in piedi su una Fiat 500 decapottabile, scorrazza su e giù per le vie principali a tutto clacson, con tanto di maglia del Pescara (immagino fatta fare su misura … ) e Bandiera Biancazzurra al vento. Finora l’avevamo visto solo in televisione o sui giornali, perlopiù al seguito della Nazionale, ma oggi è in carne e ossa (e … grasso) in mezzo a noi, per cui tutti ci poniamo ironicamente la stessa domanda: come mai ha scelto di far festa a Pescara, e non in una piazza blasonata e scudettata come Cagliari? O magari a Bergamo, visto che lui è milanese?
Eh, già … come mai?

Sabato, 25 giugno 1977 – prima parte
Zero!… Il conto alla rovescia è finito; sia ringraziato Dio e tutto il calendario dei Santi! Non avrei mai creduto di vivere un’ansia superiore a quella di tre anni fa e, invece, un po’ tutti arriviamo a questa data letteralmente mani e piedi, con uno stress emotivo che ci sta dimezzando la salute. Mamma Mia Santissima!… avevo immaginato di tutto e di più sugli spareggi, ma la realtà è andata molto oltre, e adesso la mia preghiera è una sola: che Dio ci preservi da un’altra esperienza del genere! Ci sta persino venendo il peggiore dei pensieri: forse sarebbe stato meglio perdere il campionato all’ultima giornata, piuttosto che massacrarci anima, cuore e mente in questo modo.
Lo so, è un pensiero folle, ma rispecchia in pieno la pura “follia” che ha avvolto tutta la settimana uscente.
E’ sabato, ma a Pescara lo è solo sul calendario. In realtà, siamo in pieno clima domenicale: sono aperti solo i bar e un negozio su dieci, nonostante (come previsto) non sia arrivata alcuna autorizzazione comunale in merito alla chiusura straordinaria. Negli uffici pubblici (aperti al sabato mattina) è presente sì e no il 30% del personale, mentre in Pretura e al Tribunale ogni attività giudiziaria è stata annullata sin da ieri; tutto rinviato. Le bancarelle dei mercatini rionali stanno vendendo frutta e verdura a metà prezzo sin dalle primissime ore, allo scopo di finire tutto quanto prima possibile e partire per Terni. Davanti alle scuole, dove ci sono gli esami orali di Terza Media, l’ansia dei genitori in attesa si taglia a fette … non per l’esito dell’esame, ma perché più tardi escono i figli e più tardi si parte per Terni!… con tutti i disagi che ne conseguono.
Ecco, questo è il quadro (forzatamente molto sintetico) di una

Città chiusa per Serie A”.

Dopo esserci ritrovati, come al solito, sotto casa nostra, arriviamo in corso Umberto a passo di carica, praticamente col cuore in gola, e ne abbiamo tutte le ragioni: ci si spalanca davanti una visione che io vieterei assolutamente ai deboli di cuore. Dal piazzale della Stazione Centrale (già di per sé stracolmo) si snoda una fila interminabile di pullman, di tutte le forme e di tutti i colori, che attraversa l’intero corso Umberto e arriva fino alla rotonda di piazza I° Maggio. Sono quelli di Carinci, de I Fedelissimi e i nostri dell’Excelsior-Rangers, ciascuno dei quali ha l’ormai tipico manifestino attaccato sul lunotto posteriore, con nome del Club (o dell’agenzia) e numero del pullman.
La mia primissima reazione emotiva è una certezza: non so esattamente dove mi trovo, ma di sicuro non sono sulla Terra, quel pianeta su cui camminavo fino a cinque minuti fa. Questo che ho davanti agli occhi è “altro”. Questo che ho dentro al cuore è “Altro”; niente di terreno, niente di umano.
L’unica volta che avevo visto così tanti pullman biancazzurri, allineati l’uno dietro l’altro, risale a tre anni fa, per la trasferta a Caserta, ma con una differenza abissale: quelli erano il totale dei pullman in partenza, mentre questi di oggi sono sì e no la quarta parte del “trasferimento biancazzurro” a Terni; scene simili vengono infatti segnalate allo stadio (piazzale antistadio “tutto esaurito”), piazza Unione e piazza Duca, ma anche ai Colli, al Porto e sulla Tiburtina … un “manicomio” totale!
Sì, lo sapevo, lo sapevamo tutti, ma ora che i “numeri” della settimana si sono materializzati non riesco a credere che Pescara sia stata davvero capace di realizzare tutto questo. Tutto questo che avevo visto (in TV) e letto (sui giornali) solo a proposito delle grandi città metropolitane, e solo per occasioni di eccezionale importanza. E invece … ora lo stiamo facendo anche noi. Stiamo facendo quello che gli juventini hanno fatto per Belgrado, i napoletani hanno fatto per Torino, i milanisti hanno fatto per Verona … Da oggi in poi dovremo aggiungere: quello che i pescaresi hanno fatto per Terni.

È Storia. Dunque incancellabile.

Per strada si vedono solo tifosi biancazzurri. Ovunque giri il tuo sguardo, qualunque via cittadina percorri (in centro come nelle periferie) vedi solo automobili fasciate da bandiere e bandieroni, stracariche di persone a loro volta bardate di biancazzurro da cima a fondo. Quindi, non mi pare che siano comitive in partenza per un pic-nic a Rigopiano, e nemmeno per un pellegrinaggio a San Gabriele!…. a occhio e croce direi proprio di no.
E poi ci sono le centinaia e centinaia di bandiere appese ai balconi e alle finestre. E poi ci sono tutte quelle fatte sistemare dal signor Manzo tra i due marciapiedi di corso Umberto. E poi ci sono quelle al vento delle decine di bancarelle dislocate tra stazione e Riviera che, ovviamente, stanno facendo affari d’oro anche oggi.
È tutto Biancazzurro. Ovunque giri il tuo sguardo.
La tensione, che già di per sé si tagliava a fette, ora diventa insopportabile, specie alla sola idea che tutto quanto abbiamo davanti si sta per trasferire dentro lo stadio di Terni … per sostenere il Pescara? Per “accogliere degnamente” il Cagliari? Per omaggiare tutti i “simpatici personaggi” che lo compongono e lo “supportano” dall’esterno? Non si sa; mai come questa volta è stato così impossibile stabilire una priorità. Il desiderio di tutti è uno solo: vorremmo che fosse già stasera … ma far passare il tempo si rivela da subito un’impresa, e temo tale resterà anche per le prossime ore.
Il Corriere dello Sport di oggi titola a tutta pagina (la prima, naturalmente): “cAgliAri e pescArA, ArrenbAggio A”. E poi parla di una “Partita ad altissima tensione”. Né ci voleva il Corriere romano per scoprire che questa non è solo una partita di spareggio per andare in Serie A, ma soprattutto una resa dei conti con quello che è tristemente diventato di domenica in domenica il nemico calcistico numero uno del Pescara, di Pescara e dei pescaresi.
Intendiamoci bene: la città di Cagliari e i suoi abitanti non c’entrano assolutamente niente, anzi nessuno (ed io per primo) nasconde l’ammirazione per quei meravigliosi posti e per quel popolo, ma è ovvio che se si semina vento poi si raccoglie tempesta.
Il tanto decantato esodo rossoblù, promesso da Demontis anche dopo il presunto “boicottaggio nazionale”, si è rivelato un flop colossale: è notizia ufficiale di stamattina che il Cagliari Calcio ha restituito 2.200 dei 4.500 biglietti inviati dalla Ternana in Sardegna. Poi ci saranno senz’altro i sardi residenti in Continente, ma se si arriverà ad un totale di 5.000 sarà una vera impresa. Anche perché, si fa presto a dire “sardi” ma … prova a chiedere ad un sassarese o a un nuorese cosa ne pensano del Cagliari …
Questi sono gli acidi e glaciali numeri, quelli dell’indiscutibile matematica; tutto il resto è chiacchiera al vento.
Anche Il Messaggero ci mette in prima pagina nazionale con un titolo tanto crudo quanto appropriato: “Il Pescara contro il Cagliari”, e mai quel “contro” ha avuto così tanti e pesanti significati.
Dal canto suo, l’immancabile Unione Sarda ci fa sapere che:

  • Toneatto non dorme da due settimane;
  • Bellini, al contrario, dorme in continuazione (ma solo grazie ai sonniferi) per non pensare;
  • Roffi si “carica” stando ore e ore al telefono col padre, residente a Lucca;
  • Corti è tranquillo perché si sente già in Serie A;
  • Longobucco è “nero” col Pescara perché “avessero fatto un solo punto in meno, ora saremmo già in Serie A. Invece, per colpa loro mi perdo almeno dieci giorni di mare”;
  • l’intera regione Abruzzo è in fermento, presa da una frenesia collettiva come mai vista prima, e coinvolgente anche chi di calcio non sa assolutamente niente;
  • i muri di Pescara sono tappezzati da manifesti inneggianti alla “squadra dei miracoli”, ma anche pieni di insulti verso il Cagliari e Virdis.

E pensare che Toneatto appena ieri ci ha derisi, definendo l’intero ambiente Biancazzurro “in preda ad una crisi nervosa, come tanti cani che abbaiano, ma poi scappano appena fingi di avvicinarti”.
Poveraccio.
Finalmente si parte, con una processione biancazzurra praticamente raddoppiata perché ai pullman si aggregano anche numerosissime auto private per formare la prevista carovana unica. Ma c’è anche gente in moto, in bicicletta, a piedi, e tutti con qualcosa di biancazzurro addosso; bandiera o altro che sia. Sono tifosi che partiranno più tardi, e che intanto hanno deciso di accompagnarci almeno finché non usciamo dalla città. Ti lascio immaginare la scenografia e l’entusiasmo di una Pescara che, pur avendone già vissute tante, continua a sbalordirsi di se stessa, ogni volta come una prima volta.
Indescrivibile e basta.
Attraversato un surreale corso Vittorio Emanuele, arriviamo all’imbocco della Tiburtina dove, come da programma, stanno confluendo i pullman provenienti dagli altri punti di partenza. È materialmente impossibile aspettarli tutti, se non rischiando di paralizzare il traffico. Basti pensare che quando i primi pullman e le prime auto arrivano davanti alla stazione ferroviaria di Chieti, gli ultimi si trovano ancora al passaggio a livello di Pescara Porta Nuova. Per cui, puoi farti un’idea di cosa accade allo Scalo chietino dove, a differenza di Pescara, i negozi sono regolarmente aperti, gli uffici anche e il traffico pedonale è quello solito del sabato mattina. Spero solo che qui intorno ci sia qualche fotografo, una telecamera, o qualsiasi altra cosa possa immortalare queste scene e farle diventare testimonianza concreta per tutte le generazioni future, affinché sappiano di cosa sono stati capaci i loro padri e i loro nonni.
Un festoso e rumorosissimo “Passaggio di Chieti”, davanti al quale Mosè e il suo “Passaggio del Mar Rosso” fanno una figura meschina. Perciò, inutile negarlo, stiamo già sadicamente pregustando l’acidità di stomaco e lo scoppio della cistifellea per i poveri indigeni del villaggio teatino, con particolare riguardo al gruppo del Bar Stazione … sì, proprio loro, quelli che a giugno di 5 anni fa festeggiarono la nostra retrocessione in Quarta Serie mettendo sul bancone del bar la cassetta delle mance a forma di bara biancazzurra; ricordi?
Ma .. le cose non vanno esattamente come avevamo previsto. Con nostra infinita sorpresa, troviamo una Chieti Scalo quasi completamente Biancazzurra!… Sì, hai letto bene: le bandiere Biancazzurre al vento non sono solo quelle sventolate dai finestrini della carovana pescarese in transito, ma anche quelle sui balconi del posto e nelle mani di sportivi locali a loro volta in partenza per Terni; aspettavano noi per unirsi all’autocolonna.
Roba da stropicciarsi gli occhi per 24 ore consecutive. Ma è tutto vero, o è uno scherzo?
Non sarà che … ci stanno prendendo per il culo, con una delle loro “gufate” storiche?
No!… niente di tutto questo. Anzi, l’esatto contrario.
Il semaforo della stazione è rosso e quindi dobbiamo fermarci. Sembra fatto apposta per consentirci di “sparare” a destra e sinistra un po’ di battutine piccanti a livello campanilistico, e invece chi avesse questa idea deve subito recedere dal proposito perché veniamo subito attorniati da decine di persone che inneggiano al Pescara in tutte le maniere possibili: “Allora, ce la facciamo, si? Niente scherzi, mi raccomando!” … e ancora: “Armannem’a la casa ‘ssi sardignul’ con tre nocelle ‘nsaccoccia”. Oppure: “Forza! In alto il nome dell’Abruzzo”! E un altro, sicuramente il più agitato e deciso di tutti, aggiunge senza mezzi termini: “Io non posso venire, ma voi massacrateli anche per conto mio”!
E quando qualcuno di noi grida dal finestrino: “Che state a fare qua? Partite anche voi per Terni, venite con noi a tifare Pescara” … proprio quello del “Massacrateli!” replica con entusiasmo che sin dalle prime ore di questa mattina decine di auto stanno “scendendo anche dalla collina” in direzione Terni; alcune di loro persino con bandiera fuori dal finestrino!
Dietro di noi c’è uno dei pullman del Club Adriatico sul quale Ivo Melatti sembra il più “spaesato” di tutti, con l’espressione tipica di chi si sta chiedendo “Dove mi trovo? Chi è questa gente? Davvero questi sono gli stessi avversari di una vita, con cui ci siamo “scannati” nei derby fino a tre anni fa?”. Nemmeno lui … anzi a maggior ragione nemmeno lui riesce a crederlo.
Dunque, dalla bara biancazzurra alla Bandiera sventolata con grande spirito di partecipazione il passo è stato breve: appena 60 mesi, ma sufficienti a rovesciare il mondo.
Ai confini della realtà. E forse anche qualche metro oltre il confine.
Che il calcio faccia miracoli “difficili” anche per i Santi lo sappiamo bene, e ce lo siamo detti tante volte, ma “Chieti Biancazzurra” è qualcosa che sicuramente avrà “impegnato duramente” anche Dio.
E’ passione sincera? Molto probabilmente no!
E’ solo la momentanea voglia di salire sul carro dei vincitori? Quasi certamente sì!
Ma intanto sta succedendo. Il Pescara è stato capace anche di questo, e noi stessi ne restiamo disarmati. Molto più disarmati che increduli.
Usciamo dall’autostrada a Torre de’ Passeri, perché il tratto fino a Popoli, pur essendo pronto da diversi mesi, non è stato ancora aperto; non si sa perché … O meglio, si sa ma non si può dire … E quindi, a ogni “favolosa” curva di questa “spettacolare” Tiburtina, parte un centinaio (minimo) di accidenti verso chi non si è adoperato in tal senso. Accidenti di tutto cuore, credimi.
Bene o male, arriviamo alla piana di Navelli dove, naturalmente, non c’è la stessa folla incontrata a Chieti, ma al nostro passaggio la gente esce dalle case e dai tre bar dislocati lungo la strada, tutti e tre con una bandiera del Pescara esposta all’esterno: una su un albero, l’altra attaccata ad un segnale stradale, la terza appesa alla tenda da sole del locale. Siamo in provincia de L’Aquila, a poco meno di 100 km. da Pescara, e quindi una domanda è d’obbligo: queste bandiere da dove saltano fuori? Chi gliele ha date? Sono venuti a Pescara per comperarle appositamente? O forse, più ragionevolmente, questa è gente che tifa Pescara già da tempo e viene domenicalmente all’Adriatico? Stanno partendo anche loro per Terni, eppure hanno voluto lasciare almeno una bandiera sulla strada, come a voler continuare il “filo biancazzurro” sull’intero percorso Pescara-Terni, senza alcuna interruzione geopolitica.
Ancora una manciata di chilometri e siamo a L’Aquila, di nuovo a L’Aquila dopo appena due mesi e mezzo (Ternana-Pescara nel giorno di Pasqua). Pur sapendo già dei vari gruppi in partenza anche dal capoluogo regionale, mai ci saremmo aspettati di incontrare le stesse scene di Chieti … a 103 km da Piazza Salotto! Entriamo in centro passando nella zona stadio-castello, e abbiamo anche qui l’impressione di essere a Pescara: chi saluta, chi incita, chi sventola bandiere biancazzurre; magari piccole e di plastica, ma pur sempre biancazzurre e sventolate con un vigore persino commovente. E chi monta subito in auto per accodarsi a noi fino a Terni; auto stracariche, naturalmente, nessuna delle quali trasporta meno di cinque persone.
E l’acerrimo campanilismo socio-politico? E le auto targate PE con le gomme bucate? E la “rivolta per il Capoluogo” di sette anni fa? Tutto passato, tutto finito, tutto dimenticato; esattamente come se fossero passati non sette ma settecento anni. L’Aquila è l’emblema di quanto sta accadendo da mesi in tutta la regione: 304 Comuni uniti da due soli colori e una sola lettera dell’alfabeto; la “prima”.
Una “processione regionale”, e mai definizione fu più appropriata. Ovunque transitiamo c’è qualcuno che si accoda in un infinito (ma proprio infinito) corteo in cui, se non fosse per le targhe, non riusciresti mai a distinguere i pescaresi da tutti gli altri, tanto uguale è l’entusiasmo esternato.
Feste anche a Rieti, perciò siamo già fuori regione, dove un gruppo di sportivi raccolti davanti ad un bar sventola una bandiera biancazzurra e ci invita a fare una sosta per offrirci da bere, prima di ripartire tutti assieme. Peccato, è tardi ed è impossibile fermarsi (per loro fortuna!… pensa cosa significherebbe offrire da bere a tutta questa gente!… ), ma ti si stringe il cuore a non poter accettare, tanta è il sincero calore familiare con cui lo chiedono. Più avanti troviamo addirittura cartelli piantati per terra e striscioni attaccati agli alberi, appesi ai balconi o issati sui pali della luce. Cartelli di cartone, striscioni fatti con le lenzuola e vecchie coperte, vecchi manifesti rovesciati e uniti con il nastro adesivo … qualsiasi cosa va bene per scriverci su l’incoraggiamento al Pescara … e alla Serie A. Il significato è sempre lo stesso: “Siamo con voi”! E così anche in altri paesi del reatino, di cui non sapevamo neanche l’esistenza, mentre questa gente sa tutto di noi.
Sembra che stia passando il Giro d’Italia. E non ci siamo mai sentiti Fausto Coppi come oggi; come forse mai più capiterà di sentirci. Perché questi sono “momenti di vita” assolutamente unici e irripetibili.
Superato l’ultimo e disgraziatissimo tratto del viaggio (una strada da luna park!…), si scende verso Terni, il cui panorama è già davanti a noi; stadio compreso.
La città umbra si è mobilitata per accoglierci al meglio. Tutti i ristoranti e i bar sono aperti, così come hanno riaperto in via straordinaria anche le cascate delle Marmore che quindi potranno essere ammirate fino alle ore 23,30 grazie all’illuminazione artificiale. In via Cesare Battisti n. 7 è aperto con orario continuato la locale Azienda di Soggiorno per dare ogni genere di assistenza ai tifosi.
Il punto è proprio questo: i tifosi.
Durante la settimana si erano sviluppate due correnti di pensiero. La prima ha sostenuto una sicura convivenza pacifica fra due tifoserie, di Cagliari e Pescara, entrambe vittime di vomitevoli intrallazzi che avvengono alle loro spalle. La seconda, invece, ha iniziato a temere sin da subito un feroce attrito anche fuori dal campo di gioco, per la serie “i figli pagheranno le colpe dei padri”. Purtroppo, avevano ragione questi ultimi.
La situazione si rivela subito da codice rosso, e viene resa ulteriormente complicata (per usare un eufemismo) dall’arrivo notevolmente anticipato delle prime avanguardie rossoblù e biancazzurre. I cagliaritani vi sono di fatto obbligati dagli orari di navi e aerei, che li hanno sbarcati a Civitavecchia e Fiumicino già nelle primissime ore del mattino; per cui, una volta coperto in pullman il breve tragitto di autostrada e superstrada, si ritrovano “padroni” in una Terni ancora sonnolenta e deserta. Ma anche moltissimi pescaresi hanno scelto di anticipare i tempi perché, pur potendosela prendere con estrema calma, hanno preferito (come al solito) usufruire dell’abbinamento partita-gita (cascata delle Marmore, lago di Piediluco, eccetera), un modo come un altro per cercare di alleggerire l’insopportabile attesa vivendola sul posto ed in compagnia, piuttosto che a casa propria e da soli.
E così, dopo la prima parte della mattinata, in cui si vedono circolare per strada quasi esclusivamente tifosi sardi, col passare delle ore l’arrivo dei tifosi pescaresi si fa sempre più massiccio e veloce, per cui la situazione si ribalta nel breve volgere di un’ora. Il biancazzurro comincia a essere dappertutto: lungo i viali come per le strade secondarie, in ogni buco che somigli ad un bar come nei ristoranti. Ovunque. Mentre i ternani assistono increduli e divertiti al tempo stesso.
I casini tanto temuti diventano realtà intorno a mezzogiorno quando, senza tanti giri di parole, i pescaresi aprono una vera e propria “caccia all’uomo” verso i cagliaritani, assolutamente incolpevoli di tutto, ma purtroppo ora incontestabili rappresentanti di quel Cagliari che, al contrario, da qualche mese a questa parte ci ha fatto conoscere la faccia oscura del calcio italiano; molto più e molto peggio di quanto aveva fatto il Lecce tre anni fa; e mai l’avrei creduto possibile. I quali cagliaritani in un primo momento sono anche propensi a reagire e a “rifare faccia”, per niente disposti a farsi sopraffare, ma ben presto si vedono costretti a lasciare le vie cittadine e a radunarsi sotto il Settore Ovest a loro riservato su “consiglio” delle Forze dell’Ordine; se “consiglio” si può chiamare. Al momento, sembra essere l’unica soluzione per evitare che una pur minima scintilla faccia esplodere una polveriera. Per cui, all’arrivo dei nostri pullman, poco dopo mezzogiorno, l’adrenalina dilagante lascia ben presto il posto alla sorpresa: di cagliaritani e di rossoblù neanche l’ombra, al punto da cominciare a pensare che tutte le “annunciazioni” della settimana si fossero risolte nella classica e solita bolla di sapone; né più né meno come i 5.000 leccesi che avrebbero dovuto invadere l’Adriatico il 9 giugno 1974, e dei 5.000 atalantini che avrebbero dovuto fare altrettanto due settimane fa.
Peccato! Davvero peccato, perché in altri tempi e in altre situazioni non ci sarebbe stato alcun problema, anzi non avrei escluso una possibile amicizia, tutti insieme davanti ad un fiaschetto di Montepulciano e di Cannonau. Qualcuno, con nome e cognome ben precisi, a tempo debito dovrà rispondere di questo stato di cose, creato da nulla e violentemente degenerato per mille motivi e duemila colpe, nessuna delle quali è targata PE, sia ben chiaro a tutti.
Sapendo che i cancelli dello stadio apriranno alle 15,30, il signor Manzo e gli altri dell’Excelsior decidono di prendersela comoda quel tanto che basta per fare un salto nella classica trattoria tipica … Sì, e magari, giacché ci siamo, a fine pranzo vi fumate anche una sigaretta, per poi schiacciare un rigenerante sonnellino pomeridiano. Mi sembra il minimo, in una giornata così calda, vero? … Sono furioso come non mai e, per fortuna, questa volta lo sono anche tutti gli altri del “gruppo-capo”. Non solo è evidente che quanto accaduto in questa stessa città a Pasqua è stata l’ennesima lezione inutile, ovvero già dimenticata, ma mi chiedo come si possa essere così ingenui da pensare che i cancelli apriranno davvero alle 15,30!? È chiaro che con tutta questa folla, apriranno minimo mezz’ora prima (ne abbiamo avuto tanti esempi passati), e noi dobbiamo essere tra i primissimi ad entrare, se vogliamo mettere in atto il nostro piano organizzativo: zona centrale del terzo anello, in assoluto la più dominante e scenografica dell’intero stadio.

Stadio “Liberati” di Terni (foto Gaby, fine anni ’70)

Comunque, tra mille strepiti e incazzature, riusciamo a schiodare “lor signori” dai salotti e dai ristoranti, e a far capire che siamo qua per uno spareggio, non per un congresso del Turismo Italiano. Ci avviamo così verso il “Liberati” con la solita agitazione a cui stiamo (purtroppo) facendo l’abitudine. Anche perché il festoso movimento di folla aumenta vertiginosamente ad ogni metro che percorriamo, e questo fa temere fortemente qualche brutta sorpresa sia fuori che dentro lo stadio.
Ancora nessun segno rossoblù lungo il vialone che dal centro città porta allo stadio, e neanche nelle strade adiacenti, finché non li avvistiamo da lontano tutti radunati sotto il loro settore. Nessun segno festoso. Una moltitudine, anche di buonissima immagine, ma sembra più l’attesa per entrare a teatro, o ad un congresso sindacale, che non ad uno stadio. Solo visi seri, non un solo tifoso rossoblù che sorrida, o che sventoli una bandiera, o che intoni un canto, un inno, uno slogan … niente di niente. Hanno il loro cappellino rossoblù (il sole lo rende praticamente obbligatorio), qualcuno anche la maglia con lo Scudetto, pochissime sciarpe e quasi tutte le bandiere “chiuse” e portate sulla spalla. Una tristezza!
Forse sanno già come andrà a finire?
Avranno anche avuto Gigi Riva, avranno anche vinto uno Scudetto e mezzo (quel secondo posto del 1969 grida ancora vendetta), ma in questo momento non mi cambierei con un tifoso cagliaritano neanche per tutto l’oro del mondo. Basta mettersi nei loro panni anche per soli 10 secondi, quelli sufficienti a rendersi conto di essere circondati, invasi, sopraffatti, impotenti davanti ad una disparità qualitativa e quantitativa che ti fa sentire attore passivo della festa altrui. Dieci secondi più che sufficienti per decidere immediatamente di … tornarsene a casa.
Purtroppo, o comprensibilmente … non lo so; in questo momento proprio non lo so … la tifoseria Biancazzurra non pare affatto disposta ad atteggiamenti filosofici, e gli acidi sfottò iniziano a piovere non appena vediamo “rosso” … senza il blu, suscitando naturalmente la reazione a brutto muso dei sardi. Che poi sarebbe esattamente ciò che vogliamo. Tra parentesi, dall’altra parte ci stanno accusando di essere stati noi ad aver creato questo odio calcistico, tanto più offensivo perché immotivato da “scuse” senza senso.
Non c’è il minimo dubbio: sono tifosi di una squadra allenata da Toneatto.
Allucinante!… solo allucinante e niente più.
Sarà allucinante quanto ti pare, ma lo scontro verbale sta per diventare fisico e viene evitato sia dall’immediato intervento del servizio d’ordine (circa 250 uomini a fare da barriera), sia dal sangue freddo degli autisti dei pullman, che non cedono alle nostre pressanti richieste di aprire le porte e farci scendere. E meno male!… perché altrimenti a quest’ora saremmo ancora là, poco ma sicuro, e non voglio neanche pensare a cosa sarebbe successo.
Beh, certo che se queste sono le premesse del “pre-partita”, figuriamoci fra poco dentro lo stadio!
Stavo ripensando a 6-7 anni fa, quindi “l’altro ieri”, quando tifavo con convinzione il Cagliari di Gigi Riva che toglieva (finalmente!) lo Scudetto alle solite “tre strisciate” del Nord, e con vera passione difendevo la squadra rossoblù dalle ironie di juventini, milanisti e interisti a proposito dei famosissimi autogol di Niccolai o dello stesso Gigi Riva dato per finito dopo la doppia frattura rimediata a Vienna; non di rado sono arrivato persino alle mani. E adesso … pensa tu come può cambiare il mondo (del calcio … e non solo) nell’arco di soli 60-70 mesi! Il tutto a causa di certi personaggi che, invece di utilizzare la loro presunta esperienza per smorzare i toni, hanno operato in senso totalmente opposto. Ottenendo il più scontato dei risultati: siamo arrivati al puro odio calcistico che quasi si stenta a credere.
Nel frattempo, hanno già aperto i cancelli, quindi con oltre mezz’ora di anticipo sull’orario stabilito (come volevasi dimostrare), proprio per evitare che le due tifoserie restassero troppo tempo sotto il sole e a rischio di contatto. Un contatto comunque difficilissimo da evitare in Tribuna e forse anche nei Distinti dove, in mezzo alla marea Biancazzurra, ci saranno anche alcune centinaia di cagliaritani; la Ternana ha infatti comunicato di aver avuto richieste da Cagliari anche per questi due settori.
Tutti i nostri timori, relativi all’entrata nello stadio, si materializzano nel giro di cinque minuti contati: ingressi presi d’assalto “a ondate” e stadio stracolmo da cima a fondo … in meno di dieci minuti! Compresi terzo e secondo anello, ovviamente. Cose da pazzi!… ma pazzi da manicomio senza rimedio: come cazzo si fa a pensare alle trattorie e ai cagliaritani, alle sfilate e alle festicciole nei bar, invece di guadagnare i posti migliori davanti ai cancelli? E adesso?
E adesso, dove cazzo ci mettiamo? E, per favore, non fatemi specificare il senso del “mettiamo”.
Il tentativo al terzo anello lo facciamo lo stesso, ma … figuriamoci!… non riusciamo neanche ad affacciarci sui gradoni perché sul corridoio (dove smontano le scalinate d’accesso) ci sono già 3-4 file di persone in piedi; una muraglia invalicabile. Scendiamo velocemente al secondo anello, sempre più agitati e a rischio di disperderci anche fra noi (cosa tutt’altro che impossibile, in mezzo a questo casino), ma la situazione è identica: non si passa. Resta solo il primo anello dove, proprio nella parte centrale, il signor Manzo è riuscito a scovare ancora semi-libere le prime tre file e le ha occupate, richiamando la nostra attenzione con urla da infarto. Una confusione indescrivibile, con gente che entra ed esce, sale e scende lungo le decine di scale … qui ci sono scale dappertutto!… Migliaia di cavallette impazzite.
Quello che abbiamo davanti non è … non può essere … solo uno stadio che ospita uno spareggio; pur importantissimo. Questo è lo scenario di una Finale di Coppa dei Campioni: nessuna differenza con Belgrado, Bruxelles o Glasgow degli ultimi anni; e se differenza c’è, fatte le debite proporzioni, è totalmente a nostro favore. Non date retta a chi vi dirà che il Pescara non potrà mai giocare una Finale europea, perché il nostro cuore la sta giocando “qui e ora”; tutto il resto, al di fuori di questo stadio, è solo apparenza.
Ci ritroviamo più o meno nella stessa posizione occupata da I Fedelissimi all’Adriatico, con il vantaggio non indifferente di poter sfruttare il fossato per appendere i tamburi e poggiare le bandiere, ma la visuale del campo è da cani e, soprattutto, adesso si ripresenterà il problema (per noi affatto nuovo) di dover convincere chi siede nelle file retrostanti a seguire la partita in piedi. Sul secondo e terzo anello non avremmo avuto problemi, essendoci solo 5 file, ma il primo anello ha 12 file e la vedo dura; durissima.
Per fortuna, ma proprio per vera fortuna, riusciamo a portare la situazione nella direzione da noi voluta. Accade, infatti, che le file dietro di noi si oppongono subito e protestano energicamente verso la nostra volontà di tifare stando in piedi, ma a nostro indiretto sostegno arrivano moltissimi tifosi rimasti letteralmente senza posto, cioè impossibilitati anche a stare in piedi nei corridoi o a sedersi lungo le scale di passaggio, i quali colgono al volo l’occasione del caos venutosi a creare per aggregarsi a noi occupando ogni minimo centimetro quadrato rimasto libero. In meno di cinque minuti, le proteste devono giocoforza spegnersi perché ora i tifosi costretti a stare piedi sono praticamente più di quelli seduti.
Il nostro non è stato certo un gesto da galateo, visto che questa gente si è messa in fila (davanti ai cancelli) con oltre tre ore di anticipo, proprio per assicurarsi un posto seduto, ma in mezzo a questo casino generale c’è ben poco da crearsi scrupoli di qualsiasi genere, men che meno per un galateo oggi quanto mai fuori luogo.
I tifosi sardi (provenienti da mezza Italia) sono già entrati tutti e hanno riempito completamente il loro Settore Ovest, ma non riescono a colorarlo di rossoblù a causa della scarsità di bandiere e striscioni, senza dubbio insufficienti per un evento del genere. Qualche gruppo sparso si intravede anche in Tribuna, ma delle centinaia annunciate anche ai Distinti non c’è alcuna traccia, completamente inghiottiti dal mare biancazzurro e irrimediabilmente scomparsi negli abissi; di fatto, non esistono nemmeno.
In ogni modo, approfittando del casino che imperversa nei settori biancazzurri (a causa della ricerca affannosa di posti), i tifosi rossoblù cercano di “auto-caricarsi” cominciando a tifare in massa. Urlano a squarciagola tutti e 4.000 all’unisono, facendo risuonare in tutto lo stadio il loro tipico e ritmato “For-za-Cagliari-for-za-Cagliari”. In questo momento stanno dominando, peraltro tra l’indifferenza di tutto il resto dello stadio (in ben altre faccende affaccendato), ma hanno tutta l’aria del gattino che arruffa il pelo e inarca la schiena davanti ad un … pastore abruzzese, per sembrare più grande e più forte: il pastore abruzzese può solo mettersi a ridere di gusto, e niente più.
Nonostante lo stadio sia già pieno come un uovo, i tifosi Biancazzurri continuano incredibilmente ad affluire. La particolare architettura del “Liberati” offre diverse e ampie “finestre” verso l’esterno, perciò si vedono distintamente fiumane festanti provenienti dai vari viali e resse gigantesche davanti ad ogni cancello. C’è da chiedersi dove si metteranno e, soprattutto, chi ha venduto loro i biglietti, poiché è ormai chiarissimo che, a fronte dei 30.000 posti (che, tra l’altro, sono già la super capienza dello stadio) qui ci avviamo ad essere ben più di 40.000. E infatti, tempo un quarto d’ora, lo stadio scoppia di gente … e di Biancazzurro.
È Biancazzurro ovunque. I Settori Est, Nord e Sud … i Distinti … gran parte della Tribuna … tutto ricoperto da un commovente sventolio di bandiere, bandierine e bandieroni; dalla prima all’ultima fila. Gli striscioni biancazzurri che oggi sono appesi alle ringhiere del “Liberati” (in tal senso, uno stadio spettacolare) sono più numerosi di tutti quelli visti all’Adriatico durante l’intero campionato, ma oserei dire degli ultimi dieci campionati. Al punto che, nonostante l’abbondanza di ringhiere, sono decine gli striscioni che non trovano posto e devono restare arrotolati sulle gradinate.
Il fatto è che sono ricomparsi anche quelli spariti da molto tempo, per esempio il vecchio “Commandos Pescara”, gli storici “Pescara cha-cha-cha” e “Aficionados Pescara”, come pure “Qua ‘nzi pass” e tanti altri che non si vedevano da almeno tre anni. Striscioni legatissimi alle due promozioni consecutive di Tom Rosati e andati “in pensione” per lasciare il posto a “giovani” e più confacenti stendardi, ma oggi ricomparsi anche loro, seppure per un solo giorno, come a voler dire: “Non possiamo mancare a una festa del genere. Ci siamo anche noi”. Per poi ritornare definitivamente in qualche soffitta e consacrarsi così a “reperto storico” del tifo biancazzurro; segno e simbolo di giornate a loro modo irripetibili.
Tra gli altri striscioni … o meglio: tra quelli che riesco a vedere … ce ne sono alcuni assolutamente inimmaginabili, uno per tutti è il “Pescara Club Avezzano” (secondo anello del Settore Est) che, tra l’altro, è affiancato da un bandierone biancoverde e sormontato da tre tamburi, anch’essi biancoverdi … Esatto!… proprio quelli del tifo avezzanese, cioè di una squadra che a livello regionale ha una sua storia consolidata e potente, e al Dei Marsi gioca sempre davanti ad un pubblico medio di 4.000 spettatori. Oggi però Avezzano tifa Pescara; non con le chiacchiere, ma con i fatti che abbiamo davanti agli occhi.

Il Settore Est poco dopo l’apertura dei cancelli (con lo striscione “Pescara Club Avezzano”)

E poi, c’è lo striscione dei “Tifosi … ssimi di Civitella Casanova” (io non so neanche dove sia esattamente questo paese), quello di “Casacanditella biancazzurra” (idem come sopra), il “Pescara Orgoglio d’Abruzzo-Club Palena” e tutti quelli già visti a Ferrara: Bussi, Popoli, Ari, Crecchio, Roseto, Silvi, Ortona, Tagliacozzo, Paglieta, Ofena, Cellino Attanasio, Canosa Sannita … una lista senza fine di striscioni forse fatti alla bell’e meglio, con scritte a pennello e nastro adesivo, ma che proprio per questo emanano un calore indicibile.
Mi sto commovendo come non mai, e sono ad un passo dalle lacrime.
Quindi, non è la solita retorica: c’è un’intera regione che tifa Pescara nel vero senso del termine. Questa gente sarebbe potuta venire a Terni da semplici spettatori “teatrali”, tanto per godersi lo spettacolo assicurato dal distacco emotivo, invece sono qui con tanto di striscioni confezionati appositamente (e noi sappiamo bene cosa costano in termini di fatica), con tanto di bandiere acquistate (a prezzi salati), con tanto di tamburi, che pure in occasioni del genere possono rivelarsi un intralcio. Non fai tutto questo se non sei davvero convinto di voler tifare Pescara.
A proposito di tamburi: impossibile contarli perché, a parte i nostri 15, ce ne sono 4 qua, 3 là, 5 sopra, 2 sotto, altri 4 un po’ più giù, 1 lassù … Forse saranno 40, più probabilmente 50, ma se alla fine qualcuno mi dicesse che ne ha contati 70 non mi meraviglierei per niente. Non solo, ma tutto lo stadio risuona di ogni altro strumento possibile e immaginabile: trombe a batteria, trombe a spray, piatti, campanacci, raganelle … c’è davvero di tutto a creare un frastuono assordante che proviene da ogni angolo di ogni settore.
Non meno emozionante è scorgere lo striscione rossoverde “Fedelissimi Prunecchi” benché, in qualche modo, era preannunciato. Non è grandissimo, più o meno una decina di metri, e con colori un po’ sbiaditi, qualche piccolo strappo agli angoli, inequivocabili segni di una datazione tutt’altro che recente; anch’esso “riesumato” chissà da quale dimenticato ripostiglio, appositamente per stare al nostro fianco in questa specialissima occasione. Lo stanno esponendo ora, proprio al secondo anello del Settore Sud … te lo ricordi? Lo stesso posto dove eravamo noi a Pasqua, per la partita di campionato. Lo stesso posto dove il sogno di tramutare il Pescara Rangers in un vero gruppo ultras ha iniziato a muovere i primi passi.
Il secondo anello del Settore Sud!… per noi semisconosciuto fino a due mesi fa, ma divenuto il nostro “santuario” in cui tutto ha avuto inizio … Dentro uno stadio, il “Liberati”, che fino a qualche giorno fa abbiamo considerato uno dei tanti, e che oggi si sta consacrando a incancellabile luogo storico del calcio pescarese.
Non è tutto, perché il rossoverde campeggia anche sopra di noi, sulla ringhiera del terzo anello dove lo splendido sole odierno illumina lo striscione del “Forza Vecchio Cuore Rossoverde” e, poco più in là, quelli del Club Thyreus” e “Forza Fere”, esattamente come i tifosi ternani avevano annunciato.
Cari Toneatto e Brugnera, e tutti gli altri “veggenti” dell’ultima ora … anzi, dell’ultima settimana … io non vorrei infierire, ma non posso nemmeno evitare di invitarvi a dare “uno sguardo” a questo stadio, per prendere atto di quanto Terni sia … “rossoblù” nonché “ospitale-simpatizzante-plaudente” verso il Cagliari. Lo vedete e lo sentite anche voi come tutta Terni si è riversata al “Liberati” per ricoprire la vostra squadra di bollente passione? Lo vedete e lo sentite anche voi quant’è “velenoso” l’astio ternano verso Pescara e il Pescara?
Anche la Tribuna (numerata e non) si difende benissimo, nonostante la presenza di gruppetti cagliaritani e di molti neutrali. E così la Curva San Martino, che pure (per i noti motivi) è il settore più “dimenticato” dello stadio (praticamente sempre chiuso), ma oggi ribolle di gente e di biancazzurro, grazie anche alla partecipazione di molti umbri … che purtroppo per Toneatto, Brugnera, Valeri, Virdis e Delogu, non sono andati nel Settore Ovest, ma hanno preferito la peggiore visuale della partita pur di stare in mezzo a questi isterici, brutti e cattivi dei pescaresi.
Che ne dite, amici sardi, sarà che forse la Pescara Calcio ha “comperato” anche la tifoseria di casa? E sapete dirci anche quanto l’ha pagata?
Si usano spesso frasi del tipo “ho la pelle d’oca”, oppure “mi si è fermato il respiro”, oppure “non riesco a trattenere le lacrime”, ma se oggi non stai a Terni non potrai mai capire sino in fondo il significato di queste parole… (continua qui).
Gabriele (“Gaby”) Orlando
[estratto dal (mio e vostro) diario del PESCARA RANGERS]
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