UNA SQUADRA IN CADUTA LIBERA
27/12/2022
“PESCARA merita di più”, “mi meriterei 10”. E altre incoerenze…
29/12/2022

Proseguiamo la riflessione sulle 5 sconfitte del Pescara nelle ultime 6 partite. Ci siamo chiesti: è confusione tattica individuale? Incertezza tattica di gruppo? Insufficienza tecnica dell’organico? Difficoltà fisica? Atteggiamento non “di squadra” e spogliatoio disunito o addirittura “polveriera”? Quale parte non sta andando? A voi il giudizio su come si è evoluta/involuta la squadra di COLOMBO, ma prima ripassiamoci alcune altre basi. Dopo il 4-3-3 del Maestro ZEMAN, ecco come si difende – cioè, il “duello difensivo” – secondo un altro ex: Andrea SOTTIL –

“Nel calcio, per vincere, bisogna fare gol. Nel calcio per vincere non bisogna subire gol” –

Sotto le mura di Troia, Ettore sapeva di dover combattere contro un semidio, ma non indietreggiò di un millimetro, pur nella consapevolezza di un esito segnato. Quello con Achille non fu un duello, ma “IL” duello. Impari, per la limitatezza umana, avvincente per l’orgoglio del troiano che accetta una sfida già persa: ma combatte pur in un contesto dove le regole gli sono avverse, dove i vantaggi sono solo di altri. Così oggi, nel gioco del calcio è sempre più difficile il mestiere del difensore in un contesto che privilegia lo spettacolo, quindi il gol, quindi gli attaccanti.
Fa sorridere e con un pizzico di nostalgia il fermo immagine [nella foto di copertina] di Claudio Gentile che strappa la maglia a Maradona nel Mundial ’82. Fu un duello epico allora. Con il tripolitano azzurro capace di contrastare e annientare il fenomeno argentino con i piedi e, dove non bastava, con le mani. Fu possibile perché il regolamento di allora glielo consentiva. Oggi Claudio Gentile, un esempio di un grandissimo, forse inarrivabile difensore, avrebbe giocato un quarto d’ora. Alla seconda, terza trattenuta, l’arbitro – anche un Moreno qualsiasi – l’avrebbe cacciato dal campo sbattendogli il rosso in faccia nel rispetto del regolamento.
La storia cambia. Le regole mutano. Il mestiere del difensore è sempre più difficile. Il duello, però, diventa sempre più affascinante.

Io, Andrea SOTTIL, inizio a giocare nel 1980 con la maglia del Toro. Sulle spalle il numero 5. Sono un difensore centrale. Uno stopper. Uno che deve francobollare l’attaccante più pericoloso. Che deve seguirlo “anche in panchina”. E il “5” non mi ha più abbandonato. Ho giocato fino alla stagione 2009-2010 chiudendo con la maglia dell’Alessandria. Sulle spalle sempre il 5. Sono passato per squadre come Fiorentina, Atalanta, Udinese, Reggina, Genoa, Catania, Rimini. Sempre col 5. Ero un difensore: il mio mestiere era cercare di non far fare gol agli avversari. Ho giocato più di 500 partite tra i professionisti. Ho marcato attaccanti fortissimi come Ronaldo, Vialli, Inzaghi, Vieri, Weah, Bieroff, Ibrahimovic. Ho cercato di rispettare sempre il regolamento, ma a volte mi sono “aiutato” con qualche trucco del mestiere e un pizzico di esperienza.
Negli ultimi anni di carriera le regole sono iniziate a cambiare, il gioco del calcio è cambiato. Ho cominciato con la marcatura a uomo poi, con la rivoluzione tattica firmata da Arrigo Sacchi, siamo passati alla zona totale. Prima c’erano uno o due difensori in marcatura stretta e il libero in copertura, staccato dietro. Poi, siamo passati alla marcatura a zona con tre, quattro anche cinque difensori distribuiti sull’ampiezza del campo, in orizzontale, ognuno con compiti di presidiare la propria zona di competenza. E il mio mestiere è diventato sempre un po’ più difficile, perché l’attaccante è diventato un semidio che viaggia alla velocità della luce e il difensore deve fare i conti con un gioco che ha regole che non lo favoriscono e che, anzi, tutelano gli attaccanti per privilegiare il gol, quindi lo spettacolo, quindi le tv, quindi il business. Ho dovuto modificare la mia posizione in campo, non pensando più solo al mio diretto avversario, ma tenendo lo sguardo più alto per avere una visione più completa del campo, per muovermi in sincronia con compagni-palla-avversari. Ho dovuto migliorare i fondamentali diventando un giocatore più abile a costruire l’azione facendola anche ripartire, palla al piede, e non solo più ad interromperla e passare la palla al primo compagno libero. E’ giusto che sia così. Perché il calcio si aggiorna, si evolve. In Italia, grazie a Dio, i nostri maestri hanno saputo evolversi, tatticamente e nelle metodologie di insegnamento.
Il difensore evoluto è cambiato; si è dovuto modernizzare rispetto al vecchio difensore, modificando i principi tattici individuali, posture, posizionamento, modo di correre e di appoggiare correttamente i piedi. Anche per quanto concerne l’ aspetto tecnico la sua evoluzione è stata continua, soprattutto nella costruzione del gioco dal basso che nel calcio di oggi lo vede protagonista anche per creare la superiorità numerica. In questo si avvale della partecipazione del portiere, ormai fondamentale, nel palleggio dal basso. Nel calcio moderno, che è sempre più veloce, fisico, il difensore deve duellare con attaccanti che sono prima grandi atleti dalle capacità tecniche e condizionali (forza, resistenza, velocità) straordinarie. Però, sempre due rimangono le abilità tattiche: tattica individuale e tattica collettiva. Qui si analizza la prima.
La tattica individuale.
Si riferisce a quei comportamenti, sia in fase di possesso palla sia in fase di non possesso, che vengono compiuti in relazione alle situazioni di gioco affinché un gesto tecnico possa essere efficace. Contrariamente alla tattica collettiva, essa riguarda soltanto gesti individuali. Non vengono analizzati, infatti, l’insieme dei movimenti dei vari calciatori e le loro interazioni, come ad esempio una tattica di reparto.
Non si sa più marcare?
Nel calcio di oggi ci si chiede se i difensori non sappiano più marcare. Secondo il mio parere il motivo principale è che i ragazzi iniziano da subito a giocare a zona e per questo motivo non acquisiscono il concetto del marcamento a uomo. Nella difesa a uomo il difensore evoluto deve decidere tra marcare stretto e marcare allentato, subendo poco i movimenti e i contromovimenti dell’attaccante. Secondo me la causa dei limiti che hanno i difensori nel marcamento va ricercata nei settori giovanili che, oltre che lavorare con la difesa collettiva, dovrebbero allenare un po’ di più la difesa individuale, che si basa sui movimenti dell’avversario e che non necessariamente usa il contatto con lo stesso.
Lo devi sentire!
All’inizio della mia carriera di difensore vecchio stampo, i miei allenatori mi hanno sempre detto di sentire l’attaccante; e più la palla si avvicinava alla mia porta e più dovevo stringere la marcatura, cioè marcare più stretto. Oggi mi chiedo se è sempre valido questo concetto. Il parametro di riferimento più importante, secondo me, per marcare più o meno stretto, è la distanza del difensore dalla palla (e non dalla porta) ed è determinante anche la differenza di velocità tra chi difende e chi attacca.
Ricordiamoci che i difensori di una volta, compreso me stesso, difendevano su linee di anticipo perché il controllo della profondità la effettuava il vecchio libero che si posizionava circa 6-8 metri dietro gli stopper. Mettendosi su linee di anticipo il difensore non entrava quasi mai in contatto con l’attaccante. Oggi il marcamento è una presa di posizione rispetto ad un avversario non in possesso di palla.
Principi tattici dell’azione difensiva individuale.
Se il difensore ha difeso la profondità e il passaggio non è partito, deve risalire: o per lasciare in fuorigioco l’attaccante che è partito profondo, o per accorciare su di lui se è rimasto per ricevere la palla appoggiata. Se l’attaccante nel movimento incontro va sotto linea-palla, il difensore non oltrepassa tale linea. Il difensore nell’assumere la posizione di marcamento ha due obiettivi: difesa della profondità per non farsi superare dall’attaccante che parte alle sue spalle e non farsi puntare palla al piede da un avversario già lanciato.
La posizione fondamentale del difensore.
La massima reattività, il maggiore equilibrio per affrontare il duello con il diretto avversario in qualsiasi situazione di gioco il difensore li trova nella posizione fondamentale che si ottiene: piedi quasi paralleli – posizionamento che consente al difensore di muoversi correttamente e rapidamente, sia sul piano sagitale (cioè, avanti e indietro) che laterale (da destra a sinistra e viceversa) – ad una larghezza uguale a quella delle spalle. Il piede interno avanzato e quello esterno in linea con la direzione con la palla (lato forte), ambo sollevati sugli avampiedi, quindi talloni scarichi. Busto eretto e leggermente inclinato in avanti, testa alta, lo sguardo avanti per favorire la migliore visione periferica.

Appoggio ideale dei piedi

Indirizzamento: dove lo mando?
Il difensore dopo aver effettuato la decelerazione e l’arresto in due tempi, e iniziato il temporeggiamento, deve cercare di indirizzare l’avversario sul proprio lato forte, cioè quello del piede più lontano dalla palla. In questo modo potrà effettuare un intervento efficace trovandosi in posizione corretta e con i piedi pronti per accelerare. Il difensore dovrà altresì evitare che l’avversario si indirizzi verso il suo lato debole, perché in questo caso sarà costretto a girarsi dando il dorso all’avversario oppure effettuare una giravolta di quasi 270 gradi per non perdere di vista la palla e diventare assolutamente vulnerabile.
Conclusioni
Quindi, il difensore moderno deve essere forte, anche aggressivo (un po’ di Claudio Gentile deve esserci sempre nel difensore), ma agile, veloce, rapido, assolutamente coordinato; capace di anticipare ed elaborare velocemente le situazioni tattiche e in grado di partecipare al gioco, spesso diventando il primo regista di una costruzione bassa con il coinvolgimento costante del portiere (ruolo anch’esso mutato nel corso degli anni, soprattutto con la regola del retropassaggio – la regola è cambiata nel 1992): fino al punto di creare superiorità numerica per un miglior palleggio da dietro. Sostengo che la formazione di un difensore debba partire dal settore giovanile, dove i maestri devono essere istruttori e non allenatori, badando non al risultato ma al miglioramento del singolo giocatore, sviluppando tutti i principi difensivi moderni e anche capacità coordinative e controllo del corpo (interessante in questo senso quanto viene fatto nel settore giovanile dell’Ajax dove ai giovani calciatori vengono insegnati i principi di base delle arti marziali  e si svolgono balli di gruppo, che sono indispensabili per migliorare il controllo del corpo e la coordinazione).
Carlo Ancelotti: “La tattica individuale la reputo fondamentale per un giocatore completo. In generale, accade che dal settore giovanile arrivino in prima squadra ragazzi con lacune evidenti per ciò che concerne la tattica individuale” (fonte).

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4082 GIORNI di PRESIDENZA SEBASTIANI
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19 Comments

  1. alex74 ha detto:

    nico so 5.anni che dice di stare per vendere. Ormai non si crede manco più da solo. Piuttosto dice che chi vuole acquistare pretende di averlo ancora in società per qualche anno laugh1 laugh1 laugh1 mica qualche mese laugh1 laugh1. Certo perché uno che fa retrocedere una squadra dalla A alla C accumulando na freca di debiti merita pure tutta sta importanza. La colpa è vostra, e lo dico da anni, che seguite ancora ste trasmissioni e giornali venduti. Come si dice? in culo vi ci endr.in coccia no.

  2. nico956 ha detto:

    Ho letto o intervista di pinokkio di qualche giorno fa..dice che è vicinissimo alla vendita..bhe io penso che qualsiasi imprenditore che abbia un minimo di cervello si tiene ben lontano da una società che ha 24milioni di debiti e milita in serie C. ..poi lui venderebbe la società proprio adesso che il senatore Lotito..(complimenti che senatori eleggiamo) ha fatto arrivare una valanga di soldi alle società calcistiche..e in più i debiti possono essere spalmati in 60rate..???ma nn ci credo neanche se lo vedo….in queste condizioni…questo nn se ne va neanche tra 10anni…poveri noi…

  3. caps ha detto:

    Tutto come sempre , come il bambino sorpreso con le mani nella marmellata . Nel caso Voleva vendere Solo Lescano e questo si ferma non gioca più e la Squadra Salta in Aria . Ora mi Toccherà Vendere tutti i Richiesti x Fare Cassa e li sostituirò con un po’ di Geriatria qualche Convalescente e qualche bimbo . E non dite che non Voglio vendere ( ma mi devono coprire i 24 milions) Mesa mi ha approvato il Bilancio e Stappost!! Passano gli Anni ma Ji So lu Chiù Fregn di Tutt….

  4. IL PRENDITORE ha detto:

    Entrambe poi, come premio per l’ottimo lavoro svolto, non sono stati confermati ✌

  5. IL PRENDITORE ha detto:

    In questa società di peones, il buon Sottil, aveva fatto già il miracolo di far vedere qualcosa di buono, considerando la lunga serie di esperienze negative di tutti quelli che lo hanno preceduto e poi seguito…..ed ora si sta mettendo in ottima evidenza in un club che, nel calcio italiano lavora bene da sempre. Insieme al baffo di Pillon uno dei migliori scelti dal mio omonimo dei colli.

  6. ilfigliodel36 ha detto:

    Sapete se Ingrosso ha letto questa pagina qui? Chiedo per Auteri

  7. Max1967 ha detto:

    La via della salvezza passa per il fallimento.
    Un bel reset e si riparte.

  8. draculone ha detto:

    All’attaccante oltre alla presenza bisogna fargli sentire il pelo laugh Dimenticavo che adesso sono tutti deepilati rofl

  9. vitabiancazzurra ha detto:

    Pure chi ha giocato al campetto della parrocchia sa che il difensore anche il piu elegante pulito e veloce sugli anticipi usa il contatto fisico il disturbo “lecito” in tutti i modi sia che si chiami Cannavaro che Zanutta Poi quello bravo se ha doti tecniche elevate …puo fare a meno di mezzucci ma stem a parla di pallone che difensore è se non ti fa dei falli che sia del 1970 o del 2023 . Poi se si chiamno Krol o Nesta ok. Su. Va bene che qua ce un imbastardimento dei ruoli e per seguire certi concetti si sono abbandonati alcuni altri fondamenti del gioco del calcio …a me piace il bel gioco ma basta con questa zona difensiva estrema e col portiere che deve impostare il gioco da dietro. ! Tre massimo 4 passaggi e verticalizzare subito(con terzini e ali adatte e c.campisti bravi a inserirsi….) Insomma vorrei un mister che insegnasse calcio facendo un mix fra Tom Rosati Galeone Klopp e Zeman laugh. Guardiola ? no grazie

  10. tusciabruzzese ha detto:

    Vero è che oggi i difensori non sanno più marcare stretto, quando ancora serve. Un disastro generalizzato in tutte le categorie: quando poi vedi un Bellanova fare i difensore in serie A, capisci che a tanti allenatori neanche interessa più che un difensore sappia difendere, ma solo correre!

  11. tusciabruzzese ha detto:

    Sottil descrive bene il cambiamento del suo ruolo, ma mi pare leggermente di parte. Ancora oggi i difensori possono permettersi comodamente di “mettere le mani addosso” all’attaccante, anche in area di rigore, come ad esempio sui corner. Sono piccoli disturbi ma che risultano decisivi quando la vera difficoltà ce l’ha solo l’attaccante, che la deve colpire preciso e forte. Dunque, anche un piccolo disturbo gli impedisce d’essere efficace rispetto al portiere avversario. Per il difensore è molto più facile: deve solo impedire, quindi “sporcare”, spostare leggermente l’attaccante o spazzare alla “‘ndo’ còjo còjo” …

  12. nico956 ha detto:

    Interessante l articolo solo che i concetti espressi restano solo teorici ..la frase …a livello giovanile i tecnici dv essere istruttori e nn allenatori badando più alla crescita del singolo rispetto al risultato..in 30 anni di settore giovanile nei vari corsi fatti all acquacetosa Roma..e a coverciano.l ho sentita ripetere all infinito..solo che e pura teoria perché anche nel settore giovanile tutte le società pensano solo ed esclusivamente al risultato….stessa cosa vale per i genitori dei ragazzi che sono ancora peggio..nessuna e dico nessuna..delle due componenti guarda ai progressi tecnici atletici e tattici del ragazzo..l importante e vincere ..anzi se giocano in una squadra che ti ha fatto migliorare tantissimo..ma perdi ..prendono il ragazzo e lo portano in un altra scuola calcio…altro che ..miglioramenti dei singoli..solo se ti capita qualche genitore che ha giocato ad un certo livello capisce che è più importante la crescita del singolo..!!

  13. ilfigliodel36 ha detto:

    Ma è sul serio la tesi di laurea di Sottil a Coverciano?? Però!! Chiedo per copiarla per il mio corso a Coverciano laugh

  14. pier66 ha detto:

    Per la prima volta nella storia del calcio Abruzzese il prossimo anno il Pescara non sarà la prima squadra d’Abruzzo…… Grazie miglior presidente della storia…..

  15. draculone ha detto:

    Uno dei tanti incompresi dal “Ferguson dei Colli”

  16. tusciabruzzese ha detto:

    Belle e istruttive queste “letture festive”! Poi, dalle parole dirette di certi allenatori!!!
    smile

  17. antateavanti ha detto:

    Ciasanda che articolone ….ma i vari Epifani e Le Grottaglie leggono questo sito per imparare ?

  18. zico ha detto:

    Ottimi articoli, li leggo con molto gusto. Una sola piccola precisazione: Gentile marcò ferocemente Maradona ma non gli strappò la maglietta. Quella la strappò a me nella partita successiva, nella completa indifferenza dell’arbitro, eppure gliela mostrai palesemente. Se lo avesse espulso forse avrei vinto il Mondiale. Pazienza.