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Continuano le chiacchierate di 40mila.it con i protagonisti della storia del Pescara! Ci racconta i suoi ricordi e le sue esperienze “il ragazzino” che, non ancora maggiorenne, fu tra i protagonisti della prima promozione galeoniana e che, da difensore centrale, ha vestito la maglia della sua città per ben 232 presenze, 56 delle quali in serie A, mettendo anche a segno 10 reti. Al culmine di una notevole carriera, ha collezionato complessive 173 presenze nella massima serie e 7 in Coppa delle Coppe: Giacomo DICARA!

Giacomo, ma tu esistevi anche prima di GALEONE o sei passato direttamente dalla culla alla prima squadra? Raccontaci del percorso prima del grande salto.
Sono entrato nelle giovanili del Pescara a 14 anni, quindi in categoria Allievi, ma già verso i 15 anni ho iniziato in qualche modo ad assaporare il giro della prima squadra. Ricordo che CATUZZI o altri venivano a prendermi davanti a scuola il giovedì per andare a giocare le amichevoli in giro per l’Abruzzo. A 15 anni ho fatto anche il ritiro con la prima squadra, e fu l’anno della famosa retrocessione in serie C, poi evitata con il ripescaggio per la mancata iscrizione del Palermo. L’anno successivo la squadra andò in ritiro a Montefortino, ma io non sono potuto andare perché mancavano i fondi per coprire le spese… ricordo che partirono in pochissimi, 13 o 14. Al rientro, venni subito aggregato alla prima squadra dopo aver fatto il ritiro con la Primavera. La prima esperienza coi grandi fu quindi nell’anno di CATUZZI, anche se non potevo giocare perché il limite di età per l’esordio era di 16 anni: giocavo solo le amichevoli, ma fu una esperienza che iniziò a formarmi.

Non ti faceva paura qualcuno dei grandi a te 16enne da poco? Chi?
Nessuno, anzi ho avuto la fortuna di avere “vecchi” che mi hanno aiutato tanto. Ricordo, quando avevo solo 15 anni, che c’erano SECONDINI, DI CICCO, ACERBIS OLIVOTTO, ROSELLI… tutti giocatori che mi hanno preso sotto le loro ali e consigliato.

Praticamente, non avendo io fatto il settore giovanile, dovevo acquisire ogni particolare, ogni scaltrezza, dovevo assorbire tutto, imparare, e dovevo anche farlo in maniera veloce perché dovevo misurarmi con gente che aveva 15 anni più di me. Anche in allenamento, pur avendo 15 anni, non ero più un ragazzino che doveva contrastare e misurarsi con i pari età, ma con giocatori che anche fisicamente erano molto più prestanti di me. C’erano poi anche altri ragazzi come PAGANO, BERLINGHIERI, MANCINI che, pur essendo alla prima esperienza importante, avevano comunque delle stagioni in serie C alle spalle ed erano per me dei fratelli maggiori. Anche da loro ho appreso tantissimo, ero un po’ la loro mascotte.

Berlinghieri, Dicara, Pagano, Siskovic

Ovviamente anch’io ci ho messo del mio: grazie all’educazione ricevuta dai miei genitori ero un ragazzo posato, rispettoso nei confronti dei più grandi, mai una parola fuori posto, ed anche questo mi ha aiutato. Molti ragazzi di oggi non sono più così, hanno la puzza sotto il naso e me ne sono accorto nel prosieguo della carriera e soprattutto quando sono passato a fare l’allenatore. Prima, per arrivare ai traguardi, i giovani dovevano conquistarli con le proprie mani. Adesso è tutto più semplice, hanno una forza contrattuale diversa e – acquisendo un potere economico – hanno anche degli atteggiamenti a mio parere completamente sbagliati.

Giacomino tra i “grandi”: 1987/’88

Cazziatoni presi da mister e compagni di squadra a Pescara? Da chi? Perché?
Assolutamente si. Ne ho presi dagli allenatori e in particolare da quello che è stato ed è tuttora quello che ringrazierò a vita, mister GALEONE. Nello specifico, ricordo che una volta stavo guardando una trasmissione di Enrico Rocchi dove lui era ospite. Lui parlava sempre bene di me, la cosa mi piaceva e mi rendeva orgoglioso e mi sarei aspettato che lo facesse anche in trasmissione. E invece, in quel momento disse le “peggio cose”…”il bambin (così mi chiamava) deve scendere dal pero, così non va bene, si monta la testa” eccetera, eccetera… insomma, mi diede uno sberlone che lì per lì mi lasciò interdetto e mi fece rosicare tantissimo. Ma, poi, ci vuole l’intelligenza di capire che un allenatore – o in generale una persona che ti sta attaccando così – lo fa perché ha stima di te e deve “entrare a piedi uniti” per farti capire il più velocemente possibile dove stai sbagliando. Però, in quel momento, non nego di esserci rimasto di stucco e lo ricordo tutt’ora. Così come un’altra volta, in ritiro precampionato, mentre tutti i più grandi passavano il tempo giocando a carte tra di loro, mi sono ritrovato con un mazzo di napoletane e un tavolino a fare una partita a scopa con Peppe Gatta. A un certo punto mi sento bussare sulle spalle: era GALEONE che mi ha fulminato con lo sguardo e fatto cenno di no con le mani, come a dire “’lascia perdere le carte”. Da quel momento, avevo 16 anni, ho buttato il mazzo e mai più giocato, se non le partitelle di Natale a zompacavallo. Insomma, da quel momento ho avvertito il gioco delle carte come un qualcosa di negativo, che non avrei dovuto fare e che avrebbe in qualche modo potuto essere dannoso e fuorviante per un ragazzo della mia età. Sarà anche una fesseria, ma l’ho interpretato come fosse un insegnamento paterno che mi sono portato fino ad adesso. In realtà e in effetti, io considero GALEONE come una seconda figura paterna: probabilmente in quegli anni – tra ritiri, allenamenti e partite – ho trascorso più tempo con lui che con la mia famiglia. Mi ha insegnato tanto e non solo calcisticamente. Gestire le situazioni, non perdere il controllo, vivere anche le sconfitte in maniera positiva e tanti altri insegnamenti umani oltre che tecnici.

Smettesti di fare l’album delle figurine quando ti uscì la tua da un pacchetto?
Io ero uno di quei bambini che faceva gli album, giocava a sdazz con le figurine. Ho fotografie fin da due anni di età con il pallone tra i piedi: il sogno di tutti i bambini, di diventare calciatore, mi si è sempre manifestato. Vedere la mia figurina quando fino ad un anno o due prima ci giocavo, per me è stata una gioia indescrivibile e la cosa non mi sembrava vera… conservo ancora gli album e gli almanacchi.

Ti ricordi qualche concetto-chiave di GALEONE per te e per la difesa di quel Pescara?
Lui non era uno che si preoccupava tanto della fase difensiva. Una cosa che mi è rimasta è che lui chiedeva sempre di andare in avanti, di attaccare in alto, di avere il dominio della partita. Di essere veloci nel pensiero, nella lettura delle situazioni. Questo probabilmente mi è stato riconosciuto anche dai compagni di squadra negli anni. Io sono sempre stato critico nei miei confronti e mai soddisfatto di quello che facevo, ma ciò che i compagni mi riconoscevano era di saper leggere in maniera anticipata le azioni e quindi di sapermi trovare al posto giusto nel momento giusto. Più volte mi è stato chiesto “ma come fai a stare lì, perché su quel passaggio, invece di correre indietro ti sei trovato a prendere quel pallone in avanti’? La risposta è che probabilmente il mio talento era quello di capire la giocata avversaria: piuttosto che correre all’indietro, mi fermavo e intuivo che quel passaggio potesse andare a finire lì, e mi facevo trovare lì… Mi riusciva in maniera naturale e gli altri si chiedevano come potessi fare. Tornando a GALEONE, lui forse confidava più nell’intuito del singolo che nel gestire il reparto: amava i terzini che spingevano, i centrali che rubavano palla e creavano una sorpresa in avanti. Negli anni, passando ad altri allenatori, le cose andavano diversamente: una volta con Guidolin ho fatto un anticipo e mi sono proiettato istintivamente in attacco, e lui mi ha ripreso dicendo che, fatta la giocata difensiva, mi dovevo fermare e non superare la metà campo… Per GALEONE invece era essenziale che si giocasse in verticale e, se avevi creato una superiorità numerica, dovevi insistere nella sorpresa senza fare troppi giri di palla: dritto per dritto verso la porta in modo da creare alternative anche per i compagni. In questo mi ritrovo molto: la riconquista della palla e l’attacco in profondità sono anche il mio credo.

Il mister ti chiamava “cuccitella”, vero? Perché?
In realtà “cuccitella (d’agnello)” mi ci chiamava Vincenzo MINGUZZI, perché riteneva che io avessi una testa piccola, non ovviamente come cervello ma proprio come dimensioni. Lui è, se non sbaglio, emiliano e quando qualcuno che viene da fuori inizia ad imparare il nostro dialetto, si diverte ad usarlo… Non so se CAMPLONE o chi altri mi ha chiamato per primo così e lui ha continuato. Forse perché lui ha invece una testa piuttosto grande (ride, n.d.r.). Comunque, più di uno aveva un nomignolo: Andrea per esempio era “nasone”…

El Nason, el Pibe y el Cuccitella

Senti, ma almeno tu in allenamento lo riuscivi a bloccare REBONATO?
Mah, veramente non me lo ricordo… o perché nelle partitelle giocavamo insieme, o piuttosto perché in effetti, di partitelle a porte grandi ne facevamo pochissime. Giocavamo sempre a porte piccole, con lo stesso GALEONE in campo, per migliorare il possesso palla, la velocità di pensiero, l’abilità nello scarico e nel verticalizzare.

Un tuo compagno centrale di difesa a Pescara: dì il primo che ti viene in mente… e perché ti viene in mente proprio lui?
Assolutamente Ubaldo RIGHETTI. Io ero ancora giovane ma mi sono trovato magnificamente con lui, un ragazzo splendido, che mi ha aiutato tantissimo. Ha fatto una carriera importante nella Roma e in Nazionale e nonostante questo non ha mai avuto la puzza sotto il naso e mi ha aiutato a crescere molto.

DICARA vs. Careca (con LOSETO e GASPERINI)

Contro quali attaccanti sei partito con l’idea “questo se non lo meno un po’ non lo fermo”?
Beh, data la mia fisicità era un problema che mi si poneva con quelli particolarmente grossi, tipo i Vieri, i Gullit. Ma anche, nello specifico, Del Piero: io, da simpatizzante della Juventus, vedevo Del Piero come il giocatore educato, tranquillo, corretto… e invece si è rivelato una scoperta negativa. Non dico che fosse il peggiore di tutti – perché in altre categorie c’è sicuramente di peggio – ma nel marcarlo, prima ancora che arrivasse la palla, ti aveva già dato quattro gomitate. Io ci sono rimasto, chiedendomi “ma questo è?!?”. Pensavo di affrontare un giocatore corretto e invece mi sono dovuto ricredere… Ma di avversari difficili ce n’erano tanti: in quell’epoca giocavano Vialli, Mancini, Del Piero, Inzaghi, Gullit, Van Basten, Maradona, Careca… di chiunque parli, parli del top. Gente che è passata in Italia quando quello italiano era considerato il campionato d’eccellenza a livello mondiale. In un certo senso, l’avversario che mi ha dato più lustro e la possibilità di guadagnare i titoli dei giornali è stato però Ian Rush: nelle due precedenti occasioni in cui il Pescara aveva affrontato la Juventus, io non avevo giocato e Rush ci aveva fatto diversi gol, era diventato il nostro spauracchio… Al terzo incontro stagionale, ho giocato: era la mia prima partita contro la Juve e me lo sono trovato di fronte. E’ andata a finire che lui non ha toccato un pallone e noi abbiamo vinto due a zero.

Sono passato come quello che “ci voleva DICARA per fermare Rush”. Fu una partita memorabile.

Giacomo DICARA francobolla Ian Rush: 7 febbraio 1988

A parte il Gale, un mister che ti ha insegnato molto… E cosa t’insegnò?
Ne ho avuti tanti, per esempio REJA (qui le “chiacchierate” di 40mila.it con il mister), che mi ha insegnato tantissimo. Ma dopo GALEONE, quello a cui devo di più è Guidolin: a mio parere è stato un allenatore sottovalutatato. Avrebbe tranquillamente potuto allenare squadre di vertice, per le conoscenze che aveva e che ti dava, per la perfezione dei dettagli negli allenamenti e nelle partite che andava ad affrontare; e soprattutto per le responsabilità che ti dava. Tu andavi in campo sapendo vita, morte e miracoli della squadra avversaria, le caratteristiche di ogni singolo giocatore. Quando andavi in campo, ciò che succedeva dipendeva solo dal tuo atteggiamento, perché degli altri sapevi tutto. Con lui, a Vicenza, abbiamo avuto prima una salvezza tranquilla e l’anno dopo siamo arrivati a giocare una semifinale di Coppa delle Coppe col Chelsea di Vialli.

Giacomo DICARA e Gianluca Vialli

Vogliamo ricordare qualcosa di quella partita?
Nonostante avessi vinto cinque campionati di serie B con i relativi successi, giocare una competizione del genere, che all’epoca era importantissima e molto seguita, è stata la più grande soddisfazione della mia carriera, ma al tempo stesso la più grande delusione. All’andata avevamo vinto 1-0, con lo stadio stracolmo. Ascoltare dagli spogliatoi l’inno della competizione mi ha messo una pelle d’oca che facevo fatica a mandare via. Di solito c’è quell’emozione iniziale che poi passa, ma in quel caso è durata per tutta la partita. Al ritorno, a Londra, siamo andati in vantaggio, ci hanno annullato il gol del raddoppio regolarissimo, che col VAR di oggi avrebbero certamente convalidato… poi in dieci minuti ci siamo ritrovati sotto 3-1, abbiamo sfiorato a un minuto dalla fine il gol che ci avrebbe qualificato e, come si suol dire, ci siamo trovati dall’andare a Roma a vedere il Papa a prenderci una porta in faccia… e siamo passati dalla più grande gioia alla più grande delusione. Ma in ogni caso, per una squadra come il Vicenza, arrivare anche solo a giocare una semifinale di una coppa europea ci ha fatto entrare nella storia: in quell’anno abbiamo raggiunto l’apice della storia della squadra.

Il Vicenza a Stamford Bridge: a sinistra, Giacomo DICARA

Un regalo di 40mila.it per i suoi 51 anni (il prossimo 27 aprile)!

40mila.it

 

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30 Comments

  1. draculone ha detto:

    Del Piero era proprio un uccellino dispettoso

  2. pescarese1976 ha detto:

    Da uaglion Giacumin nghi lu pallon tra i piedi ci si ndriccev li pit rofl

  3. tusciabruzzese ha detto:

    Del Piero, insomma, un vero signore
    bad

  4. draculone ha detto:

    Alex non mi permetterei mai

  5. pescarese1976 ha detto:

    Giacumin era proprje nu fregn

  6. alex74 ha detto:

    Draculo’ pije pe cul che te ne accorgerai.. occhio quand piss davanti all.aggippone

  7. draculone ha detto:

    Max, hai ragione, ho fatto il “classico dei draculoni”, la DI Marzio, e i PARK KAOS la facevano da padrone con tutti i ragazzi che venivano dalla marinara cool

  8. draculone ha detto:

    SOLO APPLAUSI PER PIER66, per il ricordo e per AKEX74 laugh

  9. pier66 ha detto:

    @Akex74 su Giancarlo Tacchi te ne dico una io….. una volta andai in trasferta a Cremona, doveva essere ’84, allenatore Tom Rosati, praticamente di tifosi ospiti c’eravamo più o meno solo io e la mia famiglia….. La Cremonese aveva Vialli e veleggiava nelle zone altissime della classifica, noi stavamo facendo un bel campionato ma quella domenica mancavano Tovalieri e Cozzella………. Eravamo 2-2 nei minuti di recupero, ad un certo punto Tacchi ruba un pallone a metà campo e vola verso la porta, nessuno riesce a prenderlo, lui aspetta il portiere in uscita e lo trafigge……. Io e la mia famiglia esplodiamo di gioia e tutto lo stadio di volta verso di noi…… Siamo scappati ed abbiamo gioito fino a casa……

  10. Max1967 ha detto:

    Draculò tu sicuro hai fatt’ lu classico laugh1

  11. draculone ha detto:

    Non ricordavo che faceva le industriali. Mo si capisce perché è acculturato sarcastic

  12. biancazzurri ha detto:

    Pure ji iòche a zompacavalla laugh curtsey

  13. Max1967 ha detto:

    Noi pescaresi avremo un 25 Aprile?

  14. alex74 ha detto:

    Draculone io e giacomuccio siamo andati a scuola inzieme all industriale. Non posso dare guidizi perché sarei di parte. Piuttosto proporrei un amarcord su tacchi e quel pescara fandasctico di quell era

  15. biancazzurri ha detto:

    Fregne su uaglione! heart

  16. draculone ha detto:

    Io aspetto per giudicare il commento di Alex

  17. tusciabruzzese ha detto:

    Foto e contenuti strepitosi!!!
    hi

  18. antateavanti ha detto:

    incontrista

  19. antateavanti ha detto:

    Bella l’ultima foto …sulla destra riconosco Pasquale Luiso che il sergente dei miei stivali Franco Oddo teneva in panchina da noi e dietro Mimmo Di Carlo attuale allenatore dei magnagatti…gia scoppato da allora 😁 Mi sembra che in quella squadra in quel periodo ci gioco anche Ottavio Palladini Su Di Cara avrei voluto sapere come successe di precis che Galeone lo mise alcune volte da mediano incontrata davanti la difesa con risultati in chiaro scuro… come nacque la cosa e se lui era a proprio agio oppure preferisse fare il difensore

  20. nemicissim0 ha detto:

    All’epoca, era l’unico giocatore più giovane di me. Bei tempi. E grandi ricordi!

  21. draculone ha detto:

    Ilfigliodel15/16 laugh

  22. Il figlio, tu misà che conosci al massimo solo la coppa del nonno sarcastic

  23. vitabiancazzurra ha detto:

    Una sfilza di ricordi e…tutti belli tra gli altri non dimenticherò la vittoria a Venezia nel campionato 91/92 con suo gol e di Roccvolante per 1-2 Trasferta mitica in Camper io e mio fratello lasciammo mogli e figli piccoli sul Caravan e col traghetto ci spostammo all’isola di sant’Elena dove cera lo stadio e penso tuttora

  24. draculone ha detto:

    Vado contro corrente, presente all’Olimpico per Roma-Vicenza 3 a 1, me lo ricordo combattere con quella “bestia” di Batistuta al calcio d’angolo. Top assoluto un mega “PESCARAAAA-PESCARAAAA” dei fratelli vicentini nell’unica pausa della curva sud

  25. ilfigliodel36 ha detto:

    Non lo sapevo che c’era stato un Chelsea-Vicenza semifinale di questa coppa. Cos’è la Coppa delle Coppe? Lo chiedo a quel vecchio di mio padre… sarcastic

  26. johnny blade ha detto:

    Dicara..

  27. johnny blade ha detto:

    Grande Di Cara. Bei ricordi.

  28. “Ero un ragazzo posato, rispettoso nei confronti dei più grandi, mai una parola fuori posto, ed anche questo mi ha aiutato”.
    Non ci sono parole da aggiungere👏👏👏

  29. tusciabruzzese ha detto:

    Di cara memoria!
    bravo

  30. Max1967 ha detto:

    Ormai sembra passata un’era geologica …