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TATTICA E DISTANZA: VIDEO, DRONI E PORTIERI ALLA CRUIJFF

Zubizarreta e Cruijff

Dopo quello con il CT della Nazionale, chiudiamo i due “flash” di 40mila.it su aspetti tattici a campionato fermo, con 3 temi sulla “distanza” [le risposte sono di Antonio Gagliardi, Responsabile FIGC ‘Area di analisi’ e Collaboratore Tecnico della Nazionale A di Roberto Mancini] –

Come si effettua lo studio “a distanza” della squadra avversaria in una disciplina come la match analysis?
Semplificando, lo studio degli avversari a livello professionistico parte dai video che abbiamo a disposizione sulla squadra avversaria. Solitamente si studiano dalle 3 alle 5, e fino alle 10 partite degli avversari.
ll video va “taggato”, così si dice in gergo tecnico. In parole povere, va tagliato secondo le azioni che ci possono essere utili: le azioni di possesso palla lungo la fase offensiva degli avversari; le azioni di non possesso in quella fase difensiva; tutte le situazioni di palla inattiva, divise in situazioni offensive e difensive; infine, le transizioni all’interno delle due fasi.

E, per rimanere sulla visione d’insieme “a distanza”, l’uso del drone?
Il drone è negli ultimi anni sempre più utilizzato, soprattutto a livello professionistico, per la ripresa delle esercitazioni e degli allenamenti, soprattutto per i movimenti della linea difensiva. Però c’è il divieto di utilizzo dei droni nelle partite ufficiali professionistiche.

Il portiere che inizia l’azione “a distanza”, cioè dal basso e il portiere “distante” dai pali.
Sempre più il calcio, e anche il calcio del domani, ha il portiere come inizio della manovra. I portieri devono quindi essere sempre più abili in fase di possesso palla. La costruzione del basso nella prima squadra non è affatto una moda, ma qualcosa di voluto, ricercato e studiato da tantissimi allenatori in Italia e nel mondo perché garantisce grandi vantaggi. Se la palla esca pulita da dietro abbiamo buone possibilità di sviluppare un’azione pericolosa, soprattutto se gli avversari ci vengono a prendere alti e, quindi, ci lasciano degli spazi. Se la palla non esce pulita da dietro, l’azione sarà più casuale e potenzialmente anche pericolosa per se stessi. Sicuramente può comportare dei rischi il fatto che il portiere giochi con continuità – e magari anche fuori dallo specchio della porta – la palla. Ma spesso questi rischi sono sovrastimati: per le migliori squadre del mondo, che attivano il portiere 30-40 volta partita, se andiamo a fare il conto di fine anno degli errori gravi del portiere e dei gol subiti, spesso non si supera l’uno o due gol a stagione; ma a volte sono anche zero. Allora, se ho 30 volte a partite per 38 giornate il portiere che mi fa uscire pulita la palla da dietro, credo che la bilancio sia comunque a favore dell’uscita da dietro.
Si  può chiudere su questo argomento con una battuta: è stato poco fa l’anniversario della morte di Johan Cruijff.  Quando da allenatore ritornò al Barcellona impose a Zubizarreta, già grandissimo portiere spagnolo, di giocare molto fuori dai pali e sostanzialmente fare quasi il portiere-libero, difendendo a 30-40 metri dalla porta. Zubizarreta, dopo le prime partite e i primi allenamenti, era perplesso e chiese: “Mister, ma giocando così fuori dai pali c’è il rischio che mi facciano in pallonetto”! Crujiff gli rispose: “Beh, se ti fanno gol col pallonetto…

… applaudi”!

W. RED ACTION

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1 Comment

  1. draculone ha detto:

    Zeman era avanti anni luce, ANANIA DOCET