A SEI MINUTI DALLA FINE… – I battiti del Cuore Biancazzurro (3/a), di “Gaby”
16/05/2023
INFO BIGLIETTI VIRTUS VERONA – PESCARA
16/05/2023

Domenica, 19 giugno 1977 (continua) – 
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(…) Tra l’altro, oggi il signor Manzo è talmente carico e in forma da decidere di mettere su una vera “tammuriata” con i 15 tamburi appesi alla rete di recinzione. Per cui, rispolvera tutte le sue conoscenze di ex batterista (lo è stato fino a pochi anni fa in una orchestrina locale, insieme a suo fratello) e impartisce le seguenti disposizioni: 7 tamburi alternati battono il tempo con ritmo medio, altri 7 alternati lo battono con ritmo raddoppiato, mentre lui si occupa del suo tamburo preferito, con il quale si esibisce in una marcetta rullata a doppia bacchetta. A dire la verità, in un primo momento esprimiamo tutto il nostro scetticismo, se proprio non vogliamo chiamarlo esplicito disappunto, perché consideriamo queste “trovate folkloristiche” a dir poco sorpassate e “cafonegne”, ma dopo una prima “prova”, che accettiamo solo per far contento ‘Ngiulin’, dobbiamo immediatamente ricrederci. Ti dico: la “fine del mondo”!… Sembra che nei Distinti ci sia una vera e propria banda musicale di 32 elementi, e invece siamo noi … noi che non sappiamo neanche quali sono le sette note. Uno spettacolo e un divertimento che da soli valgono già il prezzo del biglietto; prim’ancora che si giochi la partita.
Entrano le due squadre, e i ventidue … anzi, i venticinque (terna arbitrale inclusa) possono solo stropicciarsi gli occhi per un “vedere” e un “sentire” assolutamente inediti in Serie B … Adriatico compreso, purtroppo, perché (discorso ormai antico) sappiamo fin troppo bene come il nostro stadio disperda almeno il 40% del tifo sonoro e scenografico, a causa di una conformazione architettonica sicuramente da manuale, una vera eccellenza per l’atletica leggera, ma che col calcio c’entra poco o niente. Dunque, è qua a Ferrara che i nostri giocatori stanno vedendo “chi e cosa” sono davvero i tifosi pescaresi, come del resto ne avevano avuto un ottimo anticipo (sebbene in misura minore) negli ultimi anni a Caserta, a Latina, a San Benedetto, ad Ancona (con l’Ascoli), a Reggio Emilia, a Modena, a Bergamo, a Vicenza … insomma, sempre e solo in trasferta. Dobbiamo andare in trasferta per poter esprimere il 100% del nostro potenziale. Gli stessi tifosi ferraresi, che pure hanno alle spalle una storia recente assolutamente gloriosa, ci dicono senza alcuna incertezza di non aver mai visto niente del genere nel loro stadio, nemmeno in occasione delle partite più accese disputate in Serie A. E men che meno hanno mai visto tanto entusiasmo accompagnato da tanta civiltà.
In un clima “argentino” (e non solo per via dei colori), inizia la partita nella maniera più impensabile. La nostra sconfinata “fantasia calcistica” le aveva davvero ipotizzate tutte, ma non eravamo arrivati ad immaginare un Pescara così “imbufalito” e, per contro, una Spal letteralmente paralizzata, non si sa se dalla paura, o dall’inaspettato ambiente in cui è costretta a giocare, o dal Pescara che “si li st’accoje sott”. Anzi, noi temevamo che accadesse l’esatto contrario.
Che per il Pescara oggi la vittoria sia “cosa fatta” è fin troppo evidente, ovvero non si vede come possa accadere qualcosa di diverso, ma proprio per questo il nervosismo fra i tifosi ora si taglia a fette. Lungo il corridoio dei Distinti è un continuo passeggiare su e giù, un continuo arrampicarsi su per la rete di recinzione a ogni più piccolo “falletto” della Spal; più che uno stadio, sembra di stare dentro una gabbia di tigri e leoni. Ha un bel da fare il signor Manzo, nel cercare di calmarci e tirarci giù di peso afferrandoci per le magliette o per la cinta dei pantaloni, ma non c’è niente da fare: per due che scendono ce ne sono quattro che salgono da tutte le parti, soprattutto perché anche I Fedelissimi e il “clan” di Erminio stanno approfittando della conformità dello stadio per inscenare un’azione intimidatoria (verso giocatori di casa e guardialinee) che all’Adriatico non è possibile mettere in atto neanche in minima parte.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: uno stadio, fatto in un certo modo anziché in un altro, concorre a scrivere una storia completamente diversa di una squadra di calcio. Vuoi un esempio? Prova a immaginare la Samb che gioca in un campo come quello di Chieti o di Rimini … secondo te sarebbe riuscita a salvarsi ugualmente, per tre anni consecutivi? Secondo te, con quelle squadre ridicole che ha messo su in questi anni, ora sarebbe ancora in Serie B?… Ma ti dirò di più: ci sarebbe mai arrivata in Serie B? E lo stesso identico discorso vale per il Taranto che (ci metto tutt’e due le mani sul fuoco), senza il Salinelle sarebbe tornato a fare i derby con Grottaglie e Martina Franca già da un pezzo.

La classifica alla vigilia dell’ultima giornata di serie B 1976/77

Mille pensieri, di mille generi diversi, interrotti dal nostro gol che “doveva” arrivare ed è arrivato. Non importa che sia un autogol (dello spallino Gibellini), importa solo che il Pescara abbia stra-meritatamente sbloccato il risultato e ci abbia regalato un immenso senso di liberazione perché, con tutta la sicurezza che vuoi avere sulla vittoria, è meglio che questa sicurezza sia diventata realtà in tempi brevi, tanto per stare un tantino più tranquilli … se tranquilli si può dire. E allora, ti ritrovi a saltare in aria come in una gara per il salto in alto, ti ritrovi ad abbracciare anche chi non conosci e non hai mai visto prima, ti ritrovi a cantare e ballare … sì, anche a ballare!… anche ciò che non hai mai cantato e ballato in vita tua. Il corridoio dei Distinti è un manicomio, e sui gradoni … ancora di più: non c’è una sola bocca che non urli qualcosa, non c’è una sola coppia di mani che non stia battendo forsennatamente, non c’è un solo viso (di uomo come di donna) che abbia conservato il suo colore naturale.
Tutti, dal primo all’ultimo. Tutti
Solo perché stiamo vincendo una partita, per importantissima che sia? No, non è solo questo; anche perché mancano ancora troppi minuti alla fine, un’eternità per poter festeggiare qualcosa. È un entusiasmo delirante che ha destinatari molto precisi: tutti i “grandi sapienti” e gli “infallibili veggenti” che già da settimane ci davano “massimo il pareggio” contro una Spal “impossibile” da battere, data la sua necessità di almeno un punto. Talmente impossibile da battere che … la stiamo ridicolizzando sin dal primo secondo di gioco! E allora un gigantesco “TToooooh!” si alza dallo stadio di Ferrara, ma di quelli davvero con tutto il cuore e diretto in varie direzioni dello Stivale … Isole comprese, naturalmente; non sia mai che le Isole restino isolate dai nostri “dolci pensierini”.
Il tifo “ondeggiato”, tanto caro a Ivo e a tutta la storica banda della Nord, oggi davvero sta facendo concorrenza alla “Kop” di Liverpool: ci sta riuscendo così bene (non per niente siamo tutti in piedi) da trascinarsi dietro anche i 2.000 pescaresi della Tribuna!… Sì, proprio loro: quelli del “Cielo … un ultras!… aiuto!…“ e che invece oggi sono improvvisamente diventati tutti ultras. Pure loro.
E gli spallini? Niente … assistono allo spettacolo, che altro potrebbero fare? In Gradinata Ovest c’è calma piatta allo stato puro: non una sola voce (del resto, a che servirebbe?), non un solo gesto. Niente di niente. Ti assicuro che li capisco perfettamente e mi dispiace davvero, ma non è certo colpa nostra se la loro squadra è incredibilmente giunta a giocarsi la salvezza all’ultima giornata, per di più contro il Pescara, dopo che appena qualche settimana fa aveva ben quattro punti di vantaggio sulla terzultima.
In effetti, il timore di una furente reazione spallina ce l’abbiamo. In particolare, non crediamo che la squadra di Suarez sia disposta a farsi mettere sotto in questo modo, per di più a domicilio, e quindi a farsi spedire clamorosamente in Serie C davanti ai propri tifosi. Ma non facciamo neanche in tempo a completare questo “sinistro” pensiero che il Pescara raddoppia. Sono passati appena tre minuti di orologio dal primo gol quando Orazi porta il Pescara sul 2-0 e, di fatto, decreta la fine della partita; si sono giocati solo 21 minuti, e la partita “impossibile da vincere” è già finita. E’ vero Toneatto? E’ vero Unione Sarda? E’ vero Gazzetta dello Sport?
In tribuna stampa (per RadioPescara e TVA) Enrico Rocchi continua a gridare come un forsennato e con voce rotta dall’emozione: “Orazi!… Orazi!… Ha raddoppiato Orazi!… 2 a 0 per il Pescara!… “, purtroppo in perfetta e tragica sincronia con l’intervento in diretta dell’inviato da Cagliari per “Musica e Sport” (su Radio 2): la squadra di Toneatto è passata in vantaggio sull’Ascoli, proprio con un gol di Virdis. Ma è un contraccolpo che dura pochi istanti, poiché siamo solo a metà primo tempo, ed è decisamente troppo presto per fare qualsiasi conteggio, potendo ancora accadere di tutto. Anzi, siamo certissimi che accadrà di tutto; lo “senti” nell’aria che quest’ultima giornata sarà molto più elettrica di quanto avessimo immaginato finora.
Per averne la riprova è sufficiente attendere pochi minuti, e verso la mezz’ora arriva una vera “botta” via radio: il Modena è passato in vantaggio sul Monza!
Tu dovresti vedere cos’è lo stadio ferrarese in questo momento. Da un lato i 7.000 pescaresi impazziti ancor più che per il gol di Orazi: esattamente come se stessimo giocando su almeno “tre campi diversi”. Ed è proprio così perché quanto avviene a Cagliari e Modena ora è molto più importante della nostra partita; peraltro già risolta. Dall’altro lato la tifoseria spallina, rimasta letteralmente impietrita da un risultato tanto sorprendente quanto per loro disastroso, poiché toglie anche l’ultima speranza di salvezza. In questo momento, il Pescara è in Serie A senza spareggi, la Spal è in Serie C senza pietà.
Man mano che i minuti passano, della partita sul campo … su “questo” campo … a noi pescaresi interessa sempre meno. Figurarsi al 42°, quando arriva anche il gol di Prunecchi che sta per chiudere il primo tempo con un impensabile, straordinario e strameritato 3-0 per noi. Povero Suarez!… l’allenatore spallino che si era detto arcisicuro di bloccare Zucchini, Nobili e Galbiati … e quindi di non perdere!
In tribuna stampa, Enrico Rocchi è rauco per le urla e per la commozione. Ovvio: sta raccontando una vera marcia trionfale, non una qualsiasi partita vittoriosa. Sta raccontando di un Pescara nelle vesti di un vero carro armato non già verso la povera Spal, ridotta a vera “trottola” dalla furia abruzzese, quanto soprattutto verso la “classifica finale” stilata in settimana dai “grandi professori” del Nord: Pescara quinto delle cinque! Pescara “cenerentola”! Pescara bloccato psicologicamente! Pescara con attacco “leggerino”!…Ecco perché ora moltissimi tifosi pescaresi intorno a me stanno piangendo: è il comprensibile sfogo contro tutto il veleno che ci hanno vomitato addosso, ma è anche la “visione” di una Serie A che sta arrivando sin da stasera, proprio come annunciato con fermezza dal quel “pazzoide esagerato” di Cadè; è vero Franco Brozzu? E’ vero che Cadè è solo un pazzoide esagerato?
Arriva il doppio fischio che ci manda all’intervallo, ed è salutato non già da un ormai superfluo boato, quanto piuttosto da un altro gigantesco e unanime “a-ri-TToooooh!” innalzato alla faccia zezza di chi ci vuole male e schiatta di invidia. Ed è un “TToooooh”! sempre e solo con tutto il godimento (proprio nel senso più erotico del termine) che può procurare il pensiero delle loro facce al momento di apprendere via radio questo 0-3 in poco più di 40 minuti … Noi che eravamo la squadra più inguaiata dal calendario … Noi che eravamo la squadra più inguaiata dalla condizione atletica e dal nervosismo … Noi che eravamo la squadra più culosa e intrallazzatrice dell’intera Serie B.
Eh sì perché, dopo averci accusato d’aver “comperato” la vittoria a Vicenza, dopo averci accusato d’aver “aggiustato” il 3-3 a Novara, dopo averci accusato d’aver barattato la vittoria a Lecce … ora ovviamente ci accuseranno anche d’aver comperato l’intera città di Ferrara!… Eh sì, perché ormai è noto a tutto il mondo: il Pescara “compra”!… Compra i tifosi, compra le partite, compra la stampa locale … Il Pescara non “conquista” mai!… Il Pescara “compra” solamente.
Ri-di-co-li !!!… Riconsegnate il tesserino di giornalisti (???) e truvet’v ‘na fatiiiiiija!…
Guardatele, le vostre “amate” lombarde Atalanta e Monza, pronosticate comodamente “a passeggio” e invece se la stanno vedendo brutta per davvero, pur con squadre di bassa classifica come Rimini e Modena. Guardatelo, il vostro venerato Cagliari “orfanello” di Gigi Riva, che sta arrancando con i piedi e con le mani contro un Ascoli già in vacanza. E guardatelo, il vostro incubo-Pescara, la “quinta delle cinque”, che invece sta beatamente allenandosi sul campo emiliano, anziché su quelli abituali di Atri, Silvi o Francavilla, e il suo “esagerato” allenatore Cadè siede beatamente in panchina (dalla quale, per la cronaca, non si è alzato una sola volta in 45 minuti) né più né meno come se fosse ad un tavolino di Camplone o Berardo. Significa, carissimi amici miei “veggenti”, che oggi, dopo 45 minuti di gioco, la “Cenerentola” è invece l’unica delle cinque concorrenti alla promozione a non essere mai uscita dalla Serie A diretta o dagli spareggi. Significa, mie carissime “voccaperte” di ogni dove, che in questo momento, a restare in Serie B sono proprio le “vostre” due lombarde Atalanta e Monza.
Così va la vita, che volete farci?
Cerchiamo qualche modo per rinfrescarci, visto che per tutto il primo tempo abbiamo completamente “dimenticato” di avere sete; non c’era tempo per pensarci, e ora siamo tutti alle soglie di un incendio interno (povere gole!). Ai bagni, o presunti tali, si riesce a trovare un po’ d’acqua potabile, ma più che bere ci “tuffiamo” letteralmente dentro i lavandini, alla disperata ricerca di una “doccia” refrigerante che refrigerante non sarà mai; dai rubinetti esce acqua “calda”. E poi, non appena fuori al sole, bastano due minuti scarsi per essere punto e a capo.
Ci sono molte scritte spray anche qui nei bagni, tra cui quelle immancabili contro gli atalantini (che, pare, riscuotano ben poca simpatia, in giro per l’Italia … chissà come mai!… ) e contro un certo Zaganel che non ho ben capito chi o cosa sia. Mi pare di ricordare, però, d’aver visto in TV uno striscione spallino con questo nome (oggi non c’è), quindi potrebbe trattarsi di un club cosiddetto “perbenista”, del tipo anti-ultras che si trovano un po’ ovunque (come il nostro CCCB, per intenderci), di quelli che concepiscono lo stadio come un teatro o poco più. La conferma viene dalla scritta “Zaganel merda”, peraltro molto frequente, accompagnata sempre da altre scritte tipo: “Incitiamo la squadra” oppure “Tifiamo la Spal”; mi pare quindi che la polemica interna sia piuttosto chiara.
Volano anche i 15 minuti dell’intervallo, dopodiché il Pescara rientrato in campo si dimostra subito deconcentrato al massimo grado; né potevamo aspettarci niente di diverso, data la situazione. Come, del resto, siamo totalmente deconcentrati noi tifosi che, a questo punto, potremmo dare tranquillamente le spalle al campo, per interessarci solo delle centinaia e centinaia di radioline, ovvero dei collegamenti con i campi di Cagliari, Modena e Bergamo dove, più di prima, stiamo giocando la nostra “vera partita”; questa di Ferrara di fatto non esiste più.
Men che meno esiste dopo soli tre minuti, quando Nobili è di fatto “costretto” a segnare il quarto gol quasi di controvoglia, al punto che non esulta nemmeno. Anche il pubblico pescarese, “en pendant” con Nobili, esulta con grande moderazione; del resto, a che serve sprecare energie per un allenamento? È la radio ciò che interessa davvero! Stiamo vivendo un pomeriggio che ha davvero dell’incredibile anche a livello emotivo. Te lo giuro, non sappiamo cosa pensare, non sappiamo cosa fare; nemmeno fossimo tutti sotto ipnosi. Nessuno di noi crede che la domenica possa finire in questo modo, non so se per reale timore o per scaramanzia ma, allo stesso tempo, stiamo “morendo” al solo pensiero che fra 40 minuti potremmo festeggiare la nostra prima Serie A, proprio dentro questo stadio, purtroppo lontani dalla nostra città e in totale analogia a quanto accaduto tre anni fa (a Latina); vogliamo assolutamente credere ai “corsi e ricorsi” che esistono anche nel calcio.
Fatto sta che l’ennesima “botta” tanto temuta arriva al 50° esatto. Sono passati solo 2-3 minuti dal gol di Nobili e, nel giro di alcune decine di secondi, prima segna il suo secondo gol Virdis, poi la “super-mega-galattica” Atalanta sblocca il risultato con Bertuzzo, contro un Rimini andato a Bergamo già attrezzato e abbigliato per un rinfrescante week-end tra le verdeggianti montagne della Val Camonica. Sono ovviamente due vere mazzate, perché ci tolgono la Serie A diretta: a questo punto, è spareggio a tre.
Il tifo, di entrambe le tifoserie, si azzera del tutto, poiché lo stadio ferrarese diventa un gigantesco impianto stereo concentrato sui campi di Cagliari, Modena e Bergamo, al punto che hanno portato una radiolina anche nelle due panchine, di Cadè e Suarez … tanto per capire a che livello di tensione siamo arrivati. E i risultati in campo si vedono subito: il Pescara “cammina” e presta molta più attenzione alla panchina (dove c’è la radio) che non al pallone. La Spal idem, ma se finora non era riuscita neanche ad avvicinarsi alla nostra area di rigore, ora ha quattro clamorose occasioni da gol, non riuscendo a trasformarne in gol neanche una, nonostante il nostro “prego, s’accomodi” a dir poco sfacciato; roba da “Ufficio Inchieste”.
Siccome l’intervento della “caritas” pescarese è ormai sin troppo evidente, accade quanto segue, e poi dimmi tu se questa è una partita di calcio:

  • al 55° c’è un netto fallo di mani in area pescarese, talmente netto da far pensare che sia stato commesso di proposito, ma l’arbitro nega il sacrosanto rigore alla Spal, forse proprio perché la volontarietà è … troppo plateale;
  • passa un solo minuto e Prunecchi pensa bene di trasformarsi in difensore (poi, quando avrà tempo e voglia, ci spiegherà il perché) e atterra in piena area il loro attaccante Pagliari, peraltro in maniera talmente comica che farebbe scandalo anche al Rampigna, durante una partita degli Allievi;
  • è ovviamente rigore, ma non basta neanche questo perché Paina, uno dei migliori centravanti della Serie B e rigorista infallibile, manda incredibilmente la palla sul palo.

Dopo dieci minuti di “tamburello”, tipo “luglio a Marechiaro”, va in scena la seconda parte di … “Oggi le comiche”:

  • azione-fotocopia che vede di nuovo protagonista Prunecchi, ancora lui, ancora in piena area di rigore (nostra), ancora pronto ad atterrare un giocatore spallino nella maniera più goffa e ridicola che si possa vedere su un campo di calcio. Dunque, abbiamo capito perché Andrea è retrocesso a fare il difensore;
  • a questo punto, io personalmente chiamerei subito i Carabinieri, perché i nostri stanno davvero rasentando la presa per il culo, ma l’arbitro non se la sente di concedere un secondo rigore a distanza di pochi minuti e fa finta di non vedere;
  • passano sì e no cinque minuti e Paina si presenta solo … anzi, “lo presentiamo” (noi) solo davanti a Piloni, concedendogli di fatto un rigore in movimento, ma calcia incredibilmente fuori;
  • altri cinque minuti, o poco più, ed è sempre Paina che in area respinge un bolide del suo compagno di squadra Gibellini, sicuramente destinato in porta. Con la difesa pescarese impegnata a prendere il tè di metà pomeriggio con i pasticcini, e a fumare beatamente qualche sigaro.

Ci rendiamo conto?
I maggiori attaccanti delle due squadre, Prunecchi e Paina … praticamente una P2 … stanno “vergognosamente” facendo a gara a chi la combina più grossa, andando ben oltre il sospetto di “combine”, perché davvero non è possibile vedere queste scene su un campo di Serie B; perlomeno non in modo così provocatorio. Insomma, ci sarebbe da scompisciarsi per il ridere, se non fossimo nel pieno di uno sconcertante tragicomico calcistico: stiamo falsando la partita in maniera talmente “sporca” da far irritare persino la tifoseria spallina, comprensibilmente ferita nella dignità e tradita proprio dal suo giocatore-bandiera. Senza contare, poi, il portiere spallino Orazi (omonimo del nostro Angelo), da sempre considerato di buon livello, ma che oggi ha “spaperato” davvero alla grande.
Sì, perché l’altro punto della questione è proprio questo: la Spal, a livello di singoli, è una signora squadra, che potrebbe tranquillamente stare al nostro posto in classifica. Solo che noi abbiamo Cadè, e loro in panchina hanno Suarez … tutta qui la “piccola” differenza.
Manca poco che i tifosi pescaresi comincino a tifare Spal … tant’è vero che partono diversi applausi fragorosi per quelle rarissime loro azioni nella nostra area. In realtà, stiamo seriamente rischiando il sonno collettivo, ma a svegliarci di soprassalto ci pensa la solita, terribile radiolina: altrove sta succedendo di tutto! A Cagliari, l’Ascoli accorcia (2-1) con un rigore di Zandoli, a Modena ha pareggiato (1-1) il Monza con gol di Buriani, e a Bergamo c’è il raddoppio dell’Atalanta, ancora con Bertuzzo che, di fatto, chiude la partita.
Tutto in soli 60 secondi!
Questa volta il boato è degli spallini, perché con questi risultati sono salvi, mentre ora siamo noi ad avere un calo di morale: in questo momento è spareggio addirittura a quattro per due posti!… cioè il peggior epilogo tra tutti quelli possibili.
Ma il “thriller” è tutt’altro che finito. Anzi, ha tutte le sembianze d’essere appena iniziato. Pochi minuti ancora, e il contro-boato è tutto nostro, di quelli da mettere a rischio di crollo l’intero stadio: ha cla-mo-ro-sa-men-te pareggiato l’Ascoli!… Ancora con “Zando-gol”!… immediatamente e inaspettatamente eletto a nostro idolo del giorno. Il “grande” Cagliari, quello dell’invidiabile freschezza atletica e del gioco smagliante, prende due gol in casa nel giro di qualche minuto, da una squadra già in vacanza sin da aprile!… Complimenti vivissimi a Toneatto e al suo preparatore atletico! E non possiamo dimenticare un caloroso saluto al nostro super-amico Franco, naturalmente. All’atto pratico, non è cambiato molto, perché siamo comunque allo spareggio “a tre”, ma vuoi metter la soddisfazione di vedere Toneatto e Virdis fuori gioco?
Grande soddisfazione, non c’è dubbio, ma la vera “fine del mondo” è sempre in agguato, praticamente dietro l’angolo, e ancora una volta si materializza nel giro di pochissimi minuti. Senza tregua!… Senza un solo attimo di tregua … da togliere materialmente il respiro:

  • dagli-e-dagli, Paina-non-Paina, il gol spallino “finalmente” arriva, salutato da un applauso pescarese che supera di gran lunga la sfiatatissima esultanza ferrarese;
  • il Modena torna in vantaggio sul Monza! Ed è di nuovo “gioia e disperazione” allo stato puro, dentro la stessa “casa”: la Spal “torna” in Serie C, mentre noi “torniamo” in Serie A senza spareggi;
  • stiamo quasi “distruggendo” lo stadio con la nostra incredula esultanza, quando veniamo immediatamente gelati, direi fulminati all’istante, da un altro intervento radiofonico;
  • al Cagliari è stato appena concesso il rigore “di rito”.

L’immancabile rigore. Il “dovuto” rigore. Il “sacrosanto” rigore.
Ma, pur certi che anche questo “rigore quotidiano” per il Cagliari sarebbe prima o poi arrivato, nessuno di noi riesce minimamente a nascondere la rabbia feroce; t’immagini come possiamo sentirci in questo momento? Di sicuro, non potrai mai immaginare come ci sentiamo 15 secondi dopo!… Perché il boato che si innalza al cielo non è quello del Sant’Elia, ma ancora una volta è tutto nostro: Virdis lo ha sbagliato! E’ il mozzicone di sigaretta gettato a terra dentro una polveriera: t’assicuro che se il rigore l’avesse sbagliato (per esempio) il Monza, la soddisfazione non avrebbe mai raggiunto questi livelli “paradisiaci”.
Riprendiamo forza come non mai, convinti come siamo che questa è una mazzata da cui il Cagliari difficilmente si riprenderà. Questo è un segno del Destino! Questa è la prova che la Giustizia Divina esiste, eccome! Dai 7.000 pescaresi a Ferrara si leva un incredibile, impensabile coro compatto: “A-sco-li-A-sco-li-A-sco-li”(!) che, ci puoi giurare, difficilmente avrà eguali anche dentro lo stadio ascolano. Io stento a credere a quello che sto vedendo e sentendo: restiamo quasi indifferenti al quarto gol di Nobili, applaudiamo il gol della Spal, tifiamo Ascoli … non c’è dubbio: stiamo impazzendo, o forse lo siamo già.
Dieci minuti alla fine. La tensione è all’inverosimile perché siamo di nuovo sospesi tra un sogno che si sta avverando a pochi metri dal traguardo e l’incredulità del “troppo bello per essere vero”. Mai dieci minuti sono stati così pochi e così “troppi” allo stesso tempo. Nessuno osa dire niente, dentro lo stadio è “severamente vietato parlare di Serie A”, ma si ha la netta, chiarissima, impressione di una bomba ad orologeria che sta per scoppiare da un momento all’altro.
Tutto il campionato racchiuso in dieci minuti.
Dieci minuti che stanno materializzando il nostro massimo desiderio, quello che non avremmo mai osato credere possibile sul serio: Serie A diretta e a spese del Cagliari … Cosa si può desiderare di più, dalla vita? Inutile guardare l’orologio, inutile sentire la radio: il senso di impotenza è totale davanti a lancette che non si muovono mai e ad una radio che ti fa prendere un colpo ad ogni parola che diffonde.

Mancano sei minuti alla fine

Un 84° che passerà alla storia come il minuto più nero del nostro campionato. Talmente nero da spazzare via persino il 90° di domenica scorsa, per incredibile che possa sembrare: hanno appena fischiato un altro rigore a favore del Cagliari.
L’ottavo nelle ultime otto partite.
Il primo pensiero è quello di uno scherzo “provocatorio”, una delle solite notizie false che si spargono in queste occasioni, perché tutti ma proprio tutti ci rifiutiamo di credere che si possa arrivare a superare il limite della decenza in un modo così sfacciato. No … non è uno scherzo. Ma per fortuna, giusto un attimo prima che qui a Ferrara accada qualcosa di veramente spiacevole e irreparabile, la radio diffonde una precisazione che si rivela di “vitale” importanza: l’arbitro del Sant’Elia è tornato si suoi passi, su intervento del guardialinee, e ha trasformato il rigore in punizione dal limite dell’area. L’ennesima punizione dal limite dell’area, di cui la squadra sarda sta usufruendo in quantità industriale ormai da un po’ di tempo in qua … Vogliamo dire “dall’arancia” in poi? Diciamolo pure, che non sbagliamo di sicuro; basta rileggersi con attenzione le cronache degli ultimi due mesi. Ma rileggerle con vera attenzione, mi raccomando. Sì, perché troppi rigori potrebbero dare nell’occhio, magari generare qualche … “sospetto”, e allora nel “progetto di soccorso rossoblù” viene inserita una buona quantità di punizioni dal limite, calibrate e distribuite con scientifica attenzione in modo che passino più o meno inosservate e non diano adito a cattivi pensieri. Di fatto, con tiratori come Ferrari e Virdis, queste punizioni diventano veri e propri “rigori arretrati”, per certi versi più produttivi dei rigori stessi.
E infatti: mentre il precedente rigore “vero” è stato sbagliato da Virdis, ora Brugnera tocca lateralmente per Ferrari che scaglia un’autentica “bomba” imparabile. Nel senso che se anche pari, poi entri in porta con tutta la palla. Ora è il Sant’Elia ad esplodere come una polveriera, lo sentiamo distintamente dalle radioline e per bocca di un invasato Ezio Luzzi che sin dal primo minuto di gioco sta gridando come un ossesso ad ogni minima azione cagliaritana, foss’anche un innocuo fallo laterale battuto all’altezza del centrocampo che il buon Ezio descrive come fosse un quasi-gol. Nemmeno un vero ultras rossoblù arriverebbe a tanto; e il perché di questa scarsissima imparzialità è tutto da capire … si fa per dire, poiché la capiamo benissimo.
La situazione rischia di degenerare perché, mentre il nostro nervosismo sta superando il livello di guardia, gli spallini non trovano niente di meglio da fare che sfogare la loro delusione con insulti e prese in giro verso di noi, salutando il gol del Cagliari con un applauso e un “TToooooh!” generale verso di noi.
Probabilmente, i tifosi di casa vogliono così vendicare le nostre esultanze ai gol del Modena, senza però rendersi conto che, a parte l’estremo infantilismo di questo atteggiamento, stanno mettendo in atto la peggiore delle provocazioni possibili verso la nostra smisurata “cascetta” di questo momento; per cui, dal rischio del sonno collettivo al tumulto di massa il passo è brevissimo. Inizia immediatamente un tentativo massiccio di scavalcare la rete che separa Distinti e Gradinata Ovest, allo scopo di “parlarne a quattrocchi” con gli spauriti spallini, ma per fortuna l’intervento di Polizia, Carabinieri e, soprattutto, di pacieri pescaresi riesce a scongiurare il peggio. E’ chiaro però che il dopo partita fuori lo stadio si annuncia molto più bollente dei 45 gradi che ci saranno in questo momento a Ferrara.
Nel frattempo, arriva il 91°, minuto in cui “facciamo segnare” anche il secondo gol alla Spal, ma non interessa proprio nessuno, a cominciare proprio dalla Spal, per la quale la frittata è ormai definita in tutti i suoi particolari.

Non per niente, i tifosi di casa stanno sfollando già da diversi minuti, e chi di loro resta lo fa solo perché letteralmente ammaliato da questa incredibile altalena di risultati ed emozioni, mentre noi pescaresi, quanto mai disinteressati alla partita … se così vogliamo ancora chiamarla … siamo di nuovo tutti addosso a qualsiasi cosa somigli vagamente ad una radio, a quella scatoletta metallica o plastica dalla quale ogni secondo che passa potrebbe uscire la “parola magica” che ti cambia la vita; fino all’ultimo secondo c’è una speranza cui nessuno vuole rinunciare.
I Distinti, come pure la Tribuna e la Curva Est, sono stati trasformati in una serie di capannelli, proprio come quelli delle piazze, ognuno caratterizzato da urla, imprecazioni, sudore, facce irriconoscibili diventate maschere di tensione e di lacrime che non tutti riescono a trattenere. Perché si piange? Non si sa. Si ha comunque il bisogno di farlo.
E mentre la partita di Ferrara inizia e finisce in perfetto orario, a Cagliari, Bergamo e Modena … chissà come mai!… stanno ancora dai 6 ai 9 minuti indietro!… ma guarda un po’, a volte, il caso!…
Da parte nostra, recuperiamo comunque le forze sufficienti per salutare la nostra meravigliosa squadra e ringraziarla ancora una volta di quanto fatto fino a oggi, contro tutto e tutti. Non so come finirà, ma c’è da essere a dir poco orgogliosi di una squadra, di un allenatore e di un Presidente che sono attaccati alla Maglia Biancazzurra quasi quanto noi tifosi; anzi, per qualcuno di loro toglierei sicuramente il “quasi”. È un saluto solamente simbolico, niente più che simbolico, perché come noi restiamo tutti sulle gradinate così tutta la squadra (panchina compresa) resta in campo, in religiosa attesa che lo speaker dello stadio ferrarese inizi a dare i risultati finali. Sono solo la conferma di ciò che sapevamo già: Spal in C, noi agli spareggi, senza più alcuna speranza di “aver capito male” o di essere vittime del solito scherzo idiota; purtroppo, è tutto vero.

Serie B 1976/77, classifica finale pre-spareggi

Siamo tutti, ma proprio tutti, come impietriti dalla realtà: gli spareggi! Quel vero e proprio “terno al lotto” di cui finora avevamo solo letto sui giornali o visto qualcosa in TV. Quel “crepacuore applicato al calcio” che abbiamo sempre creduto dovesse riguardare gli altri. E invece, adesso tocca a noi, anche a noi, e nella maniera più terribile: spareggio a tre! La sola idea delle inenarrabili e prolungate emozioni cui andremo incontro ci paralizza l’anima già da stasera.
Non vogliamo crederlo, ma è così.
E quindi, canti, balli e abbracci di poco prima hanno lasciato il posto a gesti di stizza anche piuttosto ruvidi: chi tira calci a qualunque cosa gli capiti davanti, chi sfonda un tamburo con un pugno, chi rompe il batacchio della grancassa sbattendolo violentemente sui gradini, chi toglie lo striscione con una tale violenza nervosa da strapparlo quasi. E cose di questo genere che non possono essere evitate nel momento in cui rifletti più o meno “a freddo” (si fa per dire) sul campionato: abbiamo dominato in lungo e in largo in casa con l’Atalanta, abbiamo passeggiato a Ferrara con molta più tranquillità di quanto non si faccia normalmente in corso Umberto o lungo la Riviera, abbiamo dimostrato in tutti i modi di essere la squadra più forte, e poi … domenica scorsa l’allucinante salvataggio di Rocca, oggi un rigore e mezzo al Cagliari … a sei minuti dalla fine!
Come fai a non essere nero, quando vedi che stanno facendo di tutto per strapparti di mano una Serie A già in pugno? Come facciamo a lottare alla pari contro Destino e “poteri forti”? Come fai a dire semplicemente. “il calcio è questo, va accettato”?
Ma “cosa” devo accettare?… “co-sa”?…
Forse l’accidente che gli prende, la seconda che lo trittica e la terza che se lo porta? A lui e tutta la sua schifosissima razza incancrenita?
Accettare sportivamente?… Ma cosa?… Cosaaaaaaa?…
Il dopopartita è un attimo. Perché non può e non deve durare più di un attimo quest’aria funerea che avvolge tutta Ferrara, oggi divisa in due schieramenti poi beffardamente riuniti dal Biancazzurro e dall’umore nero come la mezzanotte, ognuno per motivi suoi, ma che non cambiano la sostanza di questo fine pomeriggio, così incredibilmente contrastante con l’ambiente di appena due ore fa. Così contrastante con ciò che stavamo assaporando fino a 6 minuti dalla fine. Solo 360 secondi da quel maledetto triplice fischio finale.
Perciò, via di corsa!… sui treni e sui pullman, come a voler scappare quanto prima possibile da una realtà che non “doveva” essere così. Che adesso “doveva” essere tutto l’opposto, come tutto l’opposto doveva essere quel fine pomeriggio del 9 giugno 1974; un’analogia così forte da fare spavento e, al tempo stesso, più che sufficiente per riaccendere il fuoco dentro ognuno di noi. Perché finirà allo stesso modo, vedrai. Cascasse il mondo, finirà allo stesso modo.
È l’argomento principe di tutto il viaggio, direi della “fuga”, verso casa. Ce ne stiamo pian piano facendo una ragione: si va allo spareggio con le due più “intoccabili” mai transitate in Serie B negli ultimi vent’anni. Dunque, noi poveri derelitti, meschini, indifesi e calpestati pesciaroli partiamo sicuramente da “meno 1”, ma proprio per questo la carica interiore che ne consegue è “atomica”, e il grido di battaglia è unanime, è uno solo: “Nessuna pietà per nessuno”.
Ora vedremo se al Cagliari continueranno a dare rigori e punizioni dal limite anche di fronte alla marea Biancazzurra che invaderà il campo neutro, qualunque e dovunque esso sia. Ora vedremo se l’Atalanta erigerà un altro muro di cemento armato anche in uno spareggio, e se ai loro pupilli Pizzaballa e Rocca riuscirà nuovamente il “miracolo dell’elasticizzazione”.
Questa volta ce la vedremo per davvero nel pieno di “mors tua vita mea” senza alcuna via di scampo per nessuno..
È in arrivo non già una serie di spareggi vietatissima ai deboli di cuore, ma una vera e propria resa dei conti con le due squadre più “provocatorie” del campionato, benché ognuna a modo suo. Ed è una resa dei conti che … sul campo … il Pescara affronta in chiarissima posizione di forza sotto ogni punto di vista: forma atletica, morale, calore dell’intero ambiente, seguito della tifoseria … è tutto a nostro favore; la partita di Ferrara ha “parlato” chiaramente, ed è stata solo un’anteprima.
Cari Toneatto e Rota, mettetevi l’anima in pace sin da ora!… Non vi daremo scampo.
Se gli spareggi si giocheranno “solo sul campo” …

Al nostro ritorno non mi aspetto di trovare una Pescara “sottosopra” d’entusiasmo, vuoi per l’epilogo e l’ora tarda in cui arriviamo, vuoi perché la “crema” della tifoseria sta tornando da Ferrara. E invece, mi devo subito ricredere. Davanti la stazione centrale ci sono non meno di 2.000 tifosi, e altrettanti sono sparsi da qui alla Riviera, tutti “armati” di bandiere, trombette e quant’altro sia tipico di un festeggiamento non ancora del tutto concluso. Sì perché, al contrario dell’umore nero che ha avvolto l’immediato dopopartita a Ferrara, qui a Pescara hanno iniziato subito a festeggiare quella che, giustamente, va considerata una grande vittoria. Qui a Pescara hanno capito molto prima e molto meglio di noi quanto era difficile vincere contro la disperazione spallina, perciò quanto vada festeggiata questa grandissima vittoria, indiscutibile segno di una forza da “bulldozer”. Perciò, gli spareggi restano comunque una conquista, affatto scontata poiché poteva finire anche molto-ma-molto peggio di così, e ora saranno gli altri che dovranno pre-occuparsi del Pescara, non il contrario.
Se gli spareggi si giocheranno “solo sul campo” …
Stanno aspettando il ritorno del treno, ma appena vedono arrivare i nostri pullman ci corrono incontro come si fa verso chi torna da un’impresa eroica. Non siamo ovviamente noi gli eroi, ma siamo coloro che i veri eroi li hanno visti e li hanno fiancheggiati minuto dopo minuto, in una vera guerra del “soli contro tutti”: contro la Spal, contro il Cagliari, contro il Monza, contro l’Atalanta, contro la radio, contro i “grandi sapienti del Nord”, contro le macchinazioni “di palazzo”, contro l’invidia, contro il malocchio, contro il “già scritto” … contro qualsiasi altra cosa ti venga in mente in questo momento.
Riconosciamo diversi amici che sono stati a Ferrara in automobile, perciò arrivati a Pescara un po’ prima di noi, altri che purtroppo non sono potuti partire per i motivi più disparati, ma anche molti nostri … genitori venuti a “rassicurarsi”, poiché addirittura “spaventati” dall’incredibile clima di festa e tensione che anche la radio aveva diffuso qualche ora fa.
Ci tocca scendere dal pullman molto prima di raggiungere l’Excelsior, essendo impossibile proseguire, e la prima nostra preoccupazione è quella di andare a sistemare il materiale nel retro del bar (siamo già d’accordo con i gestori sin da ieri), mentre tutti gli altri si uniscono ai tifosi venuti ad aspettarci per formare una gigantesca sfilata festante lungo tutto Corso Umberto. Ma, nella confusione generale, si è inspiegabilmente (o inevitabilmente?) perso un tamburo, ed è proprio il rullante della costosissima batteria messa a disposizione dal signor Manzo. Panico totale!… Non tanto per il suo valore venale quanto, soprattutto, per l’immenso valore affettivo; e ora, chi glielo dice a ‘Ngiulin’? Dopo una mezz’oretta, proprio quando ci stiamo rassegnando e spremendo il cervello alla ricerca di una scusa convincente con cui giustificare lo smarrimento, rivediamo il tamburo a bordo di una delle tante macchine strombazzanti lungo corso Vittorio Emanuele. Pensiamo d’aver risolto l’immane problema, ma non appena gli occupanti della 500 ci vedono si danno alla fuga attraverso vie secondarie; a restituire lo “strumento di festa” non ci pensano nemmeno.
Poco dopo è previsto il ritorno del treno e, naturalmente, il grosso della sfilata si porta in stazione dove peraltro c’è già una folla tale da trasformarla per l’ennesima volta in una succursale dell’Adriatico … l’Adriatico delle grandi occasioni, naturalmente. Succursale che si comporta come tale non appena l’altoparlante annuncia che … “Treno riservato sportivi Pescara è in arrivo sul binario 1. Allontanarsi dal binario 1, treno in arrivo” … Allontanarsi? Ma ringrazia Dio che non ci “entriamo dentro”, al binario 1!… Perché il marciapiede è decisamente troppo piccolo, tutta la stazione è troppo piccola per Pescara (non solo per la sua tifoseria). Il tifo che si leva è davvero da stadio, e sembra quasi che l’altoparlante stia facendo una radiocronaca, con tanto di sottofondo.
Si ripetono le stesse scene di quando è tornato il treno da Vicenza, ma questa volta, vuoi il diverso orario, vuoi la deliziosa temperatura, vuoi l’importanza superiore del momento, le feste si espandono per tutto il centro città fino a notte fonda …. o forse sarebbe meglio dire mattino presto? Sono già le tre passate, ma sembra di essere a mezzogiorno, tanto è il movimento veicolare e pedonale in ogni strada; uno spettacolo imperdibile, proprio perché irripetibile nel suo genere. Insomma, contrariamente allo sconforto provato alle 18,45, si sta rafforzando di minuto in minuto la convinzione che gli spareggi sono non costituiranno un problema per il Pescara e tanto meno per Pescara; sarà semmai un’occasione in più per prolungare la Festa.
Se si giocheranno “solo sul campo” …
Noi reduci di Ferrara, però, cominciamo a essere stanchi davvero e decidiamo di andare a casa, benché i caroselli per le strade non accennano a diminuire né per quantità né per qualità; dicono che aspettano il ritorno della squadra per portare giocatori e Cadè in trionfo. E allora, c’è da chiedersi cosa accadrà (… come sicuramente accadrà!… ) in caso di promozione, se solo per una vittoria, pur importante, viviamo tutto questo. E mi sto chiedendo anche per quale cavolo di motivo siamo tornati a casa, se è impossibile dormire … meravigliosamente impossibile fino alle 5, quando il continuo frastuono di clacson, trombe, spari e tamburi si spegne, e Pescara ritrova il suo consueto silenzio notturno.
Notturno?… Ma quale “notturno”, se è già sorto il sole!?…

Lunedì, 20 giugno 1977
I giornali di stamattina sono un vero spasso: pagine e pagine da “gustare” in ogni singola parola, per una serie di motivi che puoi facilmente immaginare; dipende tutto da quale quotidiano sfogli.
La Gazzetta dello Sport, per esempio: classifica come “assolutamente normali” le vittorie di Cagliari e Atalanta, senza una sola parola di commento sulle modalità con cui queste vittorie sono arrivate; in particolar modo quella sarda. Tutto “assolutamente normale”! Molto meno normali vengono invece giudicate le partite di Ferrara e Modena, per le quali la “nordica preveggenza” aveva assicurato due pareggi senza alternative … Tu dovesti vedere, anzi leggere, questa pagina: trasuda lacrime da tutte le parti, al punto da essersi … bagnata in più parti. Lacrime per l’impensabile (???) sconfitta del Monza: la squadra più spettacolare del campionato, la squadra in forma psico-fisica smagliante, la squadra “sicura” promossa (insieme al Vicenza) addirittura già da diverse settimane. La squadra che, invece, molla (dunque tradisce) proprio all’ultimo chilometro, in vista del traguardo. Veramente difficile da mandar giù, vero “amici in rosa”?
Ma lacrime forse persino più amare e copiose vengono versate per l’imprevisto “passeggio” del Pescara sul tappeto erboso di Ferrara, che ha lasciato di stucco (per dirla diplomaticamente) tre quarti dell’Italia calcistica. E già pregusto l’acido rosicare durante tutta questa settimana entrante.
In contrapposizione, c’è il Corriere dello Sport che, manco a dirlo, “utilizza” le centro-meridionali Pescara e Cagliari per combattere il Nord globalmente inteso, nel caso specifico rappresentato proprio dall’Atalanta e dal Monza, oltre che da Milano quale sede “rosa”. E quindi, ecco servito il titolo cubitale in prima pagina: “Vicenza in A, Cagliari e Pescara quasi”. Come si vede, l’Atalanta non esiste proprio, se non come pietra d’inciampo di cui sbarazzarsi al più presto. Ovviamente, ci fa immenso piacere, ma è un pronostico a dir poco “di parte”, se solo si considera che sulla carta proprio l’Atalanta è la più forte, in quanto a potenziale tecnico dei singoli.
La dichiarazione di Caldora è una di quelle da scolpire su pietra ed esporre nella sala stampa dell’Adriatico: “Grazie a tutti. A tutta la squadra, ai 7.000 tifosi, a tutti gli altri che non sono potuti venire. È una giornata che resterà indimenticabile per tutta la vita. Adesso meno che mai possiamo tradire le attese dell’intero Abruzzo, perciò andremo di sicuro in Serie A, anche senza … rigori”.
E subito dopo s’informa: “Per questa frase rischio la squalifica”?
Non meno emozionata ed emozionante è la dichiarazione di Cadè: “Siamo entrati in campo e ci siamo guardati in faccia stupefatti per chiederci se avessimo per caso sbagliato stadio. Siamo a Ferrara o a Pescara? Semplicemente incredibile”!

Il quotidiano “Stadio” del 20/06/1977

Sto per scoppiare a piangere per la commozione, ma per fortuna esiste l’antidoto: basta andare a leggere le pagine degli altri quotidiani e lo stato d’animo si capovolge immediatamente.
Qui Cagliari. Ci dicono che anche il presidente Delogu stia ancora piangendo come un bambino, ma per tutt’altro motivo. E tanto per rimanere in tema di bambini piagnucolanti, mette subito le mani avanti e chiede Roma come sede unica per tutte le partite di spareggio!… Anzi, per influenzare la scelta della Lega, cioè per far “capire al palazzo” come sarebbe un peccato mortale rinunciare al Cagliari in Serie A, il nostro amico sbandiera ai quattro venti di cosa è capace il pubblico sardo: “In Cagliari-Ascoli abbiamo avuto ben 41.000 paganti, che insieme agli 8.500 abbonati hanno fruttato un incasso complessivo di 135 milioni! Roba da prime cinque posizioni in Serie A”.
Bene, ma allora sarebbe il caso che Delogu ci desse anche le seguenti spiegazioni:

  1. Qual è il vero motivo delle vostre lacrime? Contro una delle squadre più demotivate di questo rush finale (Ascoli) avete vinto a sei minuti dalla fine, per di più con il bisogno di un rigore … e mezzo a dir poco dubbi (come al solito, del resto …) e non vi basta? Sono lacrime di gioia per il “miracolo” appena compiuto, o di cascetta allo stato puro per il risultato di Ferrara?
  2. Spareggi tutti a Roma? E come mai non avete chiesto direttamente Cagliari? Sarebbe un’occasione più unica che rara per far conoscere alle tifoserie concorrenti le inimitabili bellezze della Sardegna, magari dopo un’allegra e rilassante “mini-crociera” sul Tirreno.
  3. 50.000 spettatori al Sant’Elia? Verissimo, e nessuno vuole mettere in dubbio i meriti della straordinaria tifoseria rossoblù, ma … Ma forse vi siete dimenticati di specificare il “come” questi 50.000 si sono radunati allo stadio: tifosi che siete andati a chiamare “casa per casa”, paese per paese (… alla chietina maniera, insomma) e, per essere un po’ più sicuri di convincerli, avete pure dimezzato i prezzi. Se facessimo la stessa cosa a Pescara, non basterebbe il Circo Massimo di Roma.

E poi Virdis che, subito dopo aver appreso degli spareggi, dichiara: “In A vanno sicuramente Cagliari e Atalanta, il Pescara non ce lo vedo” … Forse perché ancora nessuno gli ha detto che gli occhiali sono stati inventati da un pezzo.
Qui Bergamo. Rota non si fa alcun problema nell’ammettere la sua incredulità per l’impresa compiuta dal Pescara, soprattutto per la facilità con la quale è andata in gol ed ha annientato la pur disperata Spal, riducendola da subito a pecorella smarrita. Invece, non è incredulo proprio per niente nell’apprendere “come” il Cagliari ha battuto il vacanziero Ascoli, ma … si sa che la lingua batte dove il dente duole, no? E quello “pescarese” è un dente che duole moltissimo … sempre di più con il passare delle ore … sempre di più … sempre di più …
Come si vede, ormai qualsiasi piagnisteo va bene per portare acqua al proprio mulino. A Cagliari piove poco, splende il sole, si può gustare il “porceddu” col Cannonau e c’è un mare da sogno. A Bergamo c’è la “città alta”, si guadagna molto e si campa più a lungo. A Monza c’è il palazzo reale, la Formula Uno e … la monaca!… Como si specchia 365 giorni all’anno nel lago di manzoniana memoria, è la patria di Alessandro Volta e ha l’opulenta Svizzera a quattro passi contati … Insomma, tutto fa brodo. Tranne che a Pescara. A Pescara c’è solo il brodetto, ma anche le pecore (???) con cui fare lirrustell”, il pesce che puzza dopo tre giorni, la zincarìa, il traffico paralizzato, le fognature otturate, i passaggi a livello sempre chiusi, il porto insabbiato e chi più ne ha più ne metta. Ma c’è anche una squadra che continua a stare in silenzio e a lavorare a testa bassa; e nessuno lo dice. Poi vai a guardare i risultati delle ultime quattro giornate, soprattutto le modalità con cui sono stati ottenuti, e come d’incanto ti spieghi tutti i “perché” di questo mondo.
Nel frattempo, qualcuno di questi “perché” comincia a venire fuori, anzi a tracimare con irruenza, nonostante si sia fatto di tutto e di più per … rinforzare gli argini con sacchi di sabbia, a loro volta utilissimi per … insabbiare, appunto. È il caso de Il Messaggero, che non riesce più a trattenersi e sbotta con la seguente frase che (al solito) riporto rigorosamente alla lettera: “Ma quanti rigori e quante punizioni a favore del Cagliari, in questo finale di campionato! Dopo che i “gazzettieri” lombardi avevano definito “strani” i nostri risultati a Novara e Lecce, come mai non definiscono altrettanto “strano” il 3-2 del Cagliari sull’Ascoli? E del gol che ha sbloccato Atalanta-Rimini, vogliamo parlarne con un minimo di attenzione?”.
Mi sembra che non ci sia niente da aggiungere, no?
Insomma, a distanza di pochissime ore, il trionfo di Ferrara sembra già lontanissimo e una tensione indicibile si sta impadronendo di tutta Pescara che, come suo consolidato carattere, oscilla tra la sicurezza di farcela e la paura di perdere in un attimo tutto il lavoro di un anno. Sì, perché ora puoi avere tutte le sicurezze di questo mondo, ma sappiamo bene che basta un non niente, un pelo, un granello di sabbia, per far cadere tutto il castello, e con il “vento” che tira … di peli e di granelli ce ne sono sin troppi nell’aria.
In ogni caso, giunti a questo punto anche Marinelli (come già Caldora) non vuole neanche pensare a un epilogo negativo e, anzi, fa una serissima promessa di voto: se il Pescara andrà in Serie A, si recherà in bicicletta a San Bartolomeo di Carpineto Nora (suo paese natio); potranno aderire tutti, calciatori e tifosi compresi. Il primo a iscriversi è Walter Mungo, supertifoso ed ex stopper biancazzurro di tanti anni fa, uno degli innumerevoli giocatori biancazzurri che, giunti a Pescara, non hanno più lasciato la città e hanno deciso di restarci a vivere definitivamente.
Cadè, invece, da oggi pomeriggio s’è praticamente trasferito in sede, dove addirittura risponde al centralino! Non ci credi? Prova a chiamare la Pescara Calcio e vedrai chi ti risponde! Il perché è presto detto: vuole avere tutto sotto controllo, sino al più piccolo particolare, che poi piccolo non è mai, perciò sta in via Campania a tempo pieno, anzi ben oltre il normale orario d’ufficio.
Le conseguenze degli imminenti spareggi cominciano a farsi sentire anche tra i giocatori: Mosti deve rimandare le nozze, già programmate per metà luglio, Galbiati si è “fatto venire” la febbre per non partire con la Nazionale Militare (impegnata nel Mondiale in Siria), Cesati e Di Michele dovevano arruolarsi al C.A.R. proprio stamattina, ma hanno cercato e trovato la raccomandazione giusta per rinviare la partenza a metà luglio.
Finito il campionato regolare, è però anche tempo di bilanci, e a stilare quello del Pescara c’è da divertirsi sul serio, specie tenendo conto di come fino a poche settimane fa persino Lecce e Como riscuotessero più credito dei biancazzurri!… Sai com’è!?… la cacarella fa brutti scherzi a tutti e, logicamente, produce anche ragionamenti di “emme” …
Dunque, oltre all’altissimo numero di punti in classifica (normalmente, con 49 si vince il campionato di Serie B senza problemi), il Pescara primeggia in:

  1. Miglior attacco con 48 gol, contro i 46 del Monza e del “PaoloRossi” Vicenza. Con tanti carissimi saluti all’amico de L’Unione Sarda, che giusto l’altra settimana aveva bollato gli avanti biancazzurri come “leggerini e alle prese con inconvenienti psicologici”.
  2. Migliore differenza reti: + 19, contro il + 18 della “super-galattica” (e milionaria) Atalanta.
  3. Maggior numero di vittorie fuori casa: 5, al pari del Vicenza.
  4. Nessuna sconfitta interna, al pari di Monza, Ascoli e Samb.
  5. Migliore difesa fuori casa, con soli 17 gol subiti, al pari dell’Atalanta.
  6. Miglior incasso di tutti i tempi in Serie B: 1.040.638.000 di lire!… (relativo alle sole 19 partite di campionato) contro il precedente primato stabilito appena l’anno scorso dal Genoa con 1.017.776.000 di lire.
  7. Migliore condizione atletica: le altre non si reggono più in piedi (vedi Cagliari e Atalanta soprattutto), noi corriamo più ora che a inizio campionato e potremmo tranquillamente giocare per almeno un altro mese.

Né mi pare di importanza secondaria osservare che il Pescara infligge a Vicenza, Taranto e Lecce la loro unica sconfitta interna di tutto il campionato, peraltro interrompendo (in tutti e tre i casi) un lungo periodo di imbattibilità.
A proposito di stadi infuocati: Samb e Taranto si contendono il primato di Serie B in quanto a multe per le loro gare casalinghe. Non ho fatto il conteggio preciso, ma è sicuro che procedono spalla a spalla e sempre con la stessa, identica, motivazione: “atteggiamento intimidatorio del pubblico nei confronti di squadra ospite e terna arbitrale, accompagnato da ripetuto lancio di oggetti in campo e sparo di mortaretti” (parole testuali del testo emanato dalla Commissione Disciplinare).
L’abbiamo detto già tante volte che questo “sistema”, per così dire, è un tantino antisportivo, ma tocca ripetere ancora una volta la stessa conclusione concreta … che è molto diversa dalla conclusione filosofica: la Samb ha conquistato 27 punti su 37 nelle partite al Ballarin, e il Taranto ha fatto anche di più, conquistando 30 punti su 37 al Salinelle dove, come si sa, ha perso solo con noi. Significa che senza il “fattore casalingo”, le due simpatiche “sorelle rossoblù” sarebbero rovinosamente retrocesse. Come è accaduto, per esempio, alla Spal e al Novara di quest’anno, o al Parma dell’anno scorso: tre squadroni (almeno sulla carta), tre tifoserie civilissime che non sono costate una lira (di multa) alle rispettive Società, ma … ma purtroppo, mentre le scarsissime Samb e Taranto restano in Serie B, loro si vanno a fare “succulenti” derby con il Riccione l’Omegna e il Forlì.
Sull’Almanacco del Calcio ci sarà scritto tutto questo. Il resto … solo chiacchiere che, in quanto tali, sono state già portate via dal vento.
Se però è vero che il Pescara ha mancato la promozione diretta a causa di sfortune nere a non finire (dal miracolato Dal Poggetto al salvataggio di Rocca, ne abbiamo viste di tutti i colori), è altrettanto vero che ci saremmo potuti ritrovare addirittura fuori dagli spareggi, se non avessimo usufruito anche di qualche evento fortunato. E non mi riferisco allo 0-2 subìto dal Cagliari per via dell’arancia, prima di tutto perché avremmo comunque spareggiato con la sola Atalanta, e poi perché di domenica in domenica è stato dimostrato sempre più chiaramente che proprio quello 0-2 ha poi fruttato ai sardi una vergognosa e “invisibile” serie di “aiutini”, l’uno più decisivo dell’altro. Come dire: per due punti tolti dalla Disciplinare, il “palazzo” ne ha poi restituiti perlomeno otto. Quindi, e a differenza di quanto continuano a piagnucolare sull’Isola, il Cagliari va agli spareggi non “a causa” ma “grazie” all’arancia; niente e nessuno potrà mai convincermi del contrario.
Le nostre vere fortune sono dunque altre:

  1. Il ritiro di Gigi Riva, con il quale invece il Cagliari avrebbe vinto il campionato con cinque giornate di anticipo, e anche la classifica dal secondo al quinto posto sarebbe stata conseguentemente diversa.
  2. Abbiamo usufruito di due campi neutro, con Rimini e Ascoli, che ci hanno fruttato tre punti su quattro. Non abbiamo la controprova, ma dubito fortemente che questo bottino sarebbe arrivato lo stesso giocando al “Romeo Neri” e soprattutto al “Del Duca”.
  3. L’appendicite di Di Somma, che ha costretto Cadè a trasformare Galbiati in un libero, rivelatosi da subito il più grande libero mai visto in Maglia Biancazzurra. Senza contare che se Galbiati fosse rimasto centrocampista avrebbe giocoforza causato l’esclusione di uno tra Repetto, Orazi e Nobili, ed è un’ipotesi cui è meglio non pensare nemmeno, se vogliamo evitare una violenta crisi cardiaca.

Tre indiscutibili “fortune” di cui noi tifosi biancazzurri, sempre tendenti a scovare e “riflettere” solo le negatività di casa nostra, faremo bene a tenere presente in futuro.
Ogni medaglia ha sempre due facce. Non dimentichiamolo mai… (Qui per la prossima puntata).
Gabriele (“Gaby”) Orlando
[estratto dal (mio e vostro) diario del PESCARA RANGERS]
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