Da TARANTO a PASQUA e la svolta dei PESCARA RANGERS (1/4), di “Gaby”
06/04/2023
07/04/2023, ZEMAN pre TARANTO – PESCARA: boh…E-mo?
07/04/2023

Giovedì 31 marzo 1977 – Link alla prima parte

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(…) ce la stiamo facendo sotto?
Sì, ce la stiamo facendo sotto.
Una sola riflessione sorge spontanea, ed è la solita: perché tutti temono e (allo stesso tempo) ammirano questo genere di “dodicesimo” in campo, mentre se poi a Pescara si crea anche solo la metà di quell’ambiente ostile, si viene subito bollati come “delinquenti-facinorosi-rovina del calcio-vergogna della città”?
Me e ve lo chiedo da anni, ma la risposta non arriva mai.
Intanto, oggi la “notizia dell’anno” è di ben altro genere: dopo “lunga-lunga-lunga e attenta-attenta-attenta meditazione”, l’avv. Barbè (capo della Giustizia Sportiva), ha in-cre-di-bil-men-te accolto il reclamo del Lecce relativo alla trasferta di Cagliari: vittoria per 0-2 a tavolino, tre milioni di multa e diffida del campo al Cagliari. Non un solo tifoso italiano ci avrebbe scommesso una lira, ben conoscendo quale grado di “protezione” accompagna il Cagliari, ma qualche domanda sorge spontanea:

  • perché per un verdetto che per qualsiasi altra Società italiana sarebbe stato emesso in tre giorni, per il Cagliari c’è voluto quasi un mese?
  • perché questo genere di incidenti (con violenza fisica) è sempre stato punito con minimo tre giornate di squalifica, mentre il Sant’Elia se la cava con multa + diffida?
  • perché il Sant’Elia viene di nuovo diffidato, se era già diffidato (a causa del tentativo d’invasione in Cagliari-Monza)? Cos’è … una “diffida della diffida” inventata appositamente per gli “orfanelli di Gigi Riva”?
  • cosa deve succedere ancora, affinché il Sant’Elia sia squalificato? Forse che invece di un’arancia sia lanciata in testa agli avversari una bomba a mano?
  • ci sono ancora dubbi su questo vergognoso … “occhio di riguardo” verso il Cagliari?

Così, la classifica subisce un vero scossone, con la squadra giallorossa che ci aggancia a 33 punti mentre il Cagliari retrocede a 28 punti, e per i sardi le cose “sembrerebbero” mettersi piuttosto male, poiché sei punti dal terzo posto sono davvero tanti, anche potendo contare su un calendario decisamente favorevole … e non solo il calendario. Ma a Pescara l’entusiasmo per questo inaspettato e favorevole sconvolgimento in classifica è abbastanza limitato, perché si è subito fatta strada una convinzione comune: l’inevitabile 0-2 a tavolino sarà ricompensato dieci volte tanto, da qui in avanti, e la mancata squalifica del Sant’Elia ne è la prova provata.

Venerdì, 1 aprile 1977
Designati gli arbitri per domenica: a Taranto mandano “nientepocodimenoche” Rosario Lo Bello, tanto per capire ancora meglio in quale considerazione “particolare” viene tenuta questa partita. A Pescara, però, ben pochi credono che questo nome sia anche garanzia di indifferenza e fermezza davanti alla bolgia infernale che ci attende. Comunque, sempre meglio lui che un pinco-pallino qualunque, nel qual caso … ha ragione Tony Giammarinaro quando afferma che “In certe trasferte conviene non presentarsi nemmeno, così si risparmiano soldi, stress, fegato e … Dignità. E se si accetta di andare, è solo per evitare il conseguente punto di penalizzazione che poi, nella lotta al vertice (o per la salvezza), potrebbe costare molto caro”.
Sottoscrivo parola per parola; punteggiatura compresa.
Quasi superfluo precisare che, a livello di tifoseria, l’organizzazione della trasferta a Taranto è ridotta ai minimi termini, per ovvi motivi: al pullman organizzato dall’agenzia Carinci si sono aggiunti (notizia di ieri sera) quelli del CCCB e dell’Excelsior, sempre con la stessa quota di 7.000 lire, evidentemente perché questa volta non ci sono “sponsor” disposti a scommettere su una trasferta del genere … ovvero a risarcire la ditta di trasporti con l’acquisto di un nuovo pullman … L’unica particolarità è che l’Excelsior riduce la quota a 5.000 lire per gli aderenti alla sezione giovanile del “Pescara Rangers”.
Mah!… Forse mi sbaglio, ma penso che anche in questo caso, per parafrasare Giammarinaro, sarebbe stato molto più onesto e dignitoso disertare del tutto la trasferta, piuttosto che presentarsi in 150-200 e sparire letteralmente dentro lo stadio tarantino. A meno che non si vada a titolo di “viaggio turistico” per vedersi la partita dal vivo, ma allora il discorso “tifo” non c’entra niente.
Lo stesso CCCB ha anche prodotto l’ennesima “perla” (da quando è presieduto da Stracca), sotto forma di un allucinante comunicato:

“Gli spiacevoli episodi verificatisi al termine dell’incontro con il Brescia hanno sollecitato una presa di posizione da parte dei dirigenti del CCCB che stigmatizzano e censurano l’atteggiamento di alcuni pseudo sportivi che hanno espresso giudizi poco lusinghieri su alcuni componenti della formazione biancazzurra. Lo stato d’animo dei giocatori, indubbiamente non dei più sereni per la inattesa conclusione della partita contro la squadra lombarda, non ha retto a tale bravata. La vicenda, in relazione alla sua portata, ha avuto un eco spropositato e pertanto, nel desiderio di ridimensionarla, i veri sostenitori del Pescara condannano duramente questi facinorosi riconfermando, ove ce ne fosse bisogno, il loro attaccamento e costante incitamento alla società, in tutte le sue componenti. Il CCCB invita tutti a stringersi attorno ai colori biancazzurri per non lasciare nulla di intentato per il conseguimento di prestigiosi traguardi”.

Benissimo. Potreste cominciare proprio voi a “stringervi concretamente attorno alla squadra”, non prima di essere andati a vedere sul vocabolario d’italiano l’esatto significato di “concretamente”, magari per scoprire che è l’esatto contrario di “a chiacchiere”. Cominciate voi a darci l’esempio, a farci vedere “come si fa” a stare concretamente vicini a tutte le componenti della Società. E perché parlate di “Società” e non più direttamente di “squadra”? Chi e cosa dobbiamo sostenere, noi tifosi? Nobili, Cadè, Prunecchi e tutti gli altri, o … gli abitanti di via Campania 41, primo piano, interno “a”? E come mai il vostro “concreto stare vicini” si risolve in un solo pullman per Taranto (peraltro nemmeno pieno del tutto), a fronte di quasi cento Clubs aderenti?
La vera delusione, semmai, viene proprio dall’Excelsior, dove il signor Manzo ha affisso due distinti manifesti, di cui il primo aderisce in toto al comunicato del CCCB, ovvero è pieno zeppo di frasi fritte e rifritte per dissociarsi dagli incidenti del dopopartita col Brescia; in particolare, dall’assalto all’ingresso di Maratona e dagli insulti e minacce verso Piloni e Nobili. Insomma, anche secondo l’ex presidente del CCCB un “bravo” tifoso “deve” evitare ogni forma di contestazione per non esasperare gli animi e, dunque, non peggiorare la situazione. Come dire: la squadra ha giocato da cani? Qualche giocatore sta dando l’impressione di remare contro? Pazienza!… Il tifoso “deve” pagare il biglietto, “deve” fare il tifo e alla fine, qualunque sia stato lo spettacolo in campo, “deve” tornarsene a casa muto e rassegnato.
In poche parole, si propaganda il “tifoso-pupazzo” ma poi, allo stesso tempo, si ammirano le tifoserie del “Salinelle”, del “Ballarin”, dello “Zaccheria”, del “Vestuti” e via dicendo
Datevi una regolata!… se ne siete capaci. Perché mi sa che i veri “pu-pazzi” siete voi.
Per fortuna, il secondo manifesto è di tono esattamente opposto, e tutto tendente a rinfocolare l’entusiasmo con l’esposizione di un programma generale per … addirittura!…. tutte le rimanenti trasferte di questo campionato. pullman per Taranto e Terni, pullman o possibile treno speciale per Novara (secondo i risultati), uno o più voli speciali per Cagliari, pullman o treno speciale anche per Lecce(???), voli speciali per Palermo, oppure nave-crociera di tre giorni (si parte al sabato e si torna al lunedì) in collaborazione con l’agenzia Cagidemetrio, già ideata l’anno scorso e poi … “naufragata” a causa dei risultati negativi della squadra. In proposito, è stata già prenotata la “Tintoretto”, più grande e moderna rispetto alla nostra “Tiziano”. Infine Ferrara, trasferta per la quale non ci sono vie di mezzo: o non va nessuno perché non servirà più a niente (tocchiamoci tutto quello che c’è da toccare), oppure è sicura una vera invasione, da organizzare a suon di treni speciali e centinaia di pullman.
Quando si tratta di “accendere” la tifoseria, il signor Manzo si conferma inarrivabile; un vero e proprio maestro. Infatti, letto il secondo manifesto, un po’ tutti abbiamo subito dimenticato il primo per ri-cominciare a sognare ad occhi aperti.
Così vanno le cose a Pescara, “in saecula saeculorum”.

Domenica, 3 aprile 1977
Sono le 16,30 di un bellissimo pomeriggio primaverile. Sta per iniziare il secondo tempo di tutte le partite, e solo ora riusciremo a sapere qualcosa del Pescara, grazie a “Tutto il calcio minuto per minuto”, una trasmissione radiofonica che, pur avendo raggiunto un incredibile successo, si ostina anacronisticamente a trasmettere solo il secondo tempo delle partite. Il silenzio assoluto sui primi 45 minuti equivale a far “morire” di crepacuore almeno mezza Italia calcistica!…. e oggi, più che mai, anche noi Biancazzurri stiamo toccando con mano questo rischio.
La tensione è talmente alta che anche l’ormai familiare sigla d’apertura finisce per emozionarci oltre ogni dire, e lo storico spot pubblicitario (“Stock ’84”) che l’accompagna diventa esso stesso motivo per una fitta al cuore. Davvero difficilissimo da descrivere.
A casa, con me e Ciro, c’è anche Maurizio “lu ruman”, venuto da noi appositamente per sostenerci a vicenda in un momento di così alta tensione, ma i conduttori di “Tutto il calcio … “, pur senza volerlo, peggiorano ancora di più le cose perché, nel dare i risultati dei primi tempi della “B”, saltano proprio Avellino-Como e Taranto-Pescara, i cui risultati del primo tempo … “non sono pervenuti”. Come sarebbe a dire “non sono pervenuti”? A ventitré anni dal Duemila, la Radio di Stato ha ancora problemi nel farsi comunicare un risultato di calcio da una città capoluogo di provincia? È sconcertante!
Naturalmente, sono attimi in cui si pensa di tutto, compresa la sospensione della partita … magari perché un oggetto lanciato in campo ha colpito il guardialinee, o addirittura per invasione di campo … In poche parole, stiamo sognando a occhi aperti uno di quei 0-2 a tavolino che, per quanto poco sportivo sia, farebbe resuscitare i morti. È però un sogno destinato a restare tale, e lo sappiamo bene, per cui occorre armarsi di infinita ed inumana pazienza per attendere il prossimo collegamento dai “campi di Serie B”; all’incirca tre-quattro minuti che, manco a dirlo, non passano mai. Proprio come quando siamo fisicamente allo stadio: perché questo maledetto orologio non cammina? Non è rotto, le batterie sono nuove … perché le lancette sono ferme sempre nello stesso posto?
Il secondo collegamento arriva, e questa volta i risultati sono “pervenuti” tutti. La voce di Bortoluzzi assume a tutti gli effetti il valore del giudice appena uscito dalla camera di consiglio per leggere la sentenza in tribunale: “A Taranto, Taranto zero Pescara … “. Abbiamo cominciato a saltare per aria come cavallette impazzite, a correre su e giù per il corridoio (fortunatamente abbastanza lungo da permetterci scatti da veri centometristi), a fare gesti inconsulti e urlare frasi sconclusionate, a far morire di spavento i familiari presenti in casa, ormai convinti che ci stessimo sentendo male.
Infatti, stiamo davvero malissimo, ma di gioia. Non c’è bisogno di aspettare il completamento della frase per capire che il Pescara vince; per 1-0? Per 2-0? Non importa. Importa solo che stia vincendo; il resto … si vedrà.
Vinciamo per 1-0, quindi un risultato ancora “matematicamente” risicato e quanto mai in bilico, ma io sento un bisogno irrefrenabile di sfogarmi, altrimenti scoppio letteralmente, e così mi precipito fuori dal balcone per lanciare un urlo “da stadio” che avrebbe annichilito anche Tarzan (… tanto è domenica e non c’è nessuno per strada …). Invece, l’emozione è talmente forte che non mi esce nemmeno un sibilo dalla gola, mentre mamma è passata dallo spavento iniziale al rincorrermi per tutta la casa con la “ciambella” in mano, minacciando di rompermela in testa se non la smetto immediatamente.
Il momento più brutto inizia proprio ora, come del resto sappiamo benissimo: se non passano mai 2 o 3 minuti, figurarsi 45 … o 40 che siano!… Quindi, ora ho una sola preoccupazione che definirei di vitale importanza: trovare il modo più efficace per arrivare vivo alla fine di questa partita. Questa vittoria assume diecimila significati, tanto pratici quanto morali, e dobbiamo “assolutamente” fare di tutto e di più per conservarla fino al termine. Con qualunque mezzo.
Ancora peggio (semmai fosse possibile) è il terzo collegamento con “i campi della Serie B”, poiché è preceduto dall’annuncio più sinistro che caratterizza da sempre questa trasmissione: “In Serie B sono cambiati due risultati” … Una frase che ho sentito dire dalla stessa voce decine e decine di volte con indifferenza quasi totale, e che invece oggi mi sta paralizzando. Cosa vuoi pensare, in questo momento? Si gioca a Taranto, la squadra biancazzurra attraversa un periodo piuttosto buio, la fortuna non è mai stata dalla nostra parte … Puoi solo pensare: “Ecco, è giunta l’ora! Fine del sogno”.
Abbiamo il cuore in gola. Talmente in gola che quasi riesco a sentirne il sapore. Ma nel più profondo della nostra anima c’è sempre la speranza che non muore mai, quella che sino all’ultimo decimo di secondo ti suggerisce di aspettare, prima di trarre conclusioni affrettate: ci sono dieci partite in gioco, e i risultati cambiati sono solo due … Di fatti, a Taranto non è successo niente. Una gioia inenarrabile, eppure destinata a durare poco, perché arriva inesorabile il quarto collegamento e la storia si ripete: “In Serie B sono cambiati altri due risultati” … C’è da morire sul serio, e io non ce la faccio più. Non è possibile che ogni minuto duri un’ora!… ma soprattutto (te l’ho detto tante volte), non è possibile morire così giovani e per una partita di calcio.
Al quinto collegamento annunciano addirittura: “In Serie B sono cambiati alcuni risultati”.
“Alcuni”?… Che significa “alcuni”?
Stando a questo maledetto e infernale aggeggio, comunemente chiamato orologio, mancano sei minuti alla fine della partita, siamo arrivati vivi fin qua non si sa grazie a quale Santo, e tu mi vieni a dire che sono cambiati “alcuni” risultati? Mi devi dire “quanti” ne sono cambiati!… e soprattutto “quali” … non “alcuni” …
Ciro si è momentaneamente allontanato, secondo me di proposito per non collassare all’istante, mentre io e Maurizio siamo impietriti nel vero senso del termine: ci guardiamo in faccia come due statue con occhi sbarrati e il battito cardiaco azzerato … “A Brescia, terzo gol dei padroni di casa, che ora conducono 3-0 sul Rimini. A Catania, Catania-Novara 3-2 … “.
Sia ringraziato il Cielo: non c’è Taranto di mezzo!…
Ma Bortoluzzi non restituisce la linea al campo collegato, e prosegue … Prosegue? Come sarebbe a dire “prosegue”? Ma sono cambiati “alcuni” risultati o è cambiata “tutta” la Serie B?
“A Taranto …”,
Oddio, no!…. No-no-no-no!… Perché proprio ora? Perché non prima? Perché a sei minuti dalla fine? Perché ci viene fatto un male così atroce?
“A Taranto, Taranto zero … “.
Non lo so cos’altro ha detto, perché cominciamo a gridare come due ossessi … anzi tre, visto che Ciro è tornato … anzi quattro, perché nel frattempo è arrivata anche mamma completamente in preda al panico e ormai rassegnata a dover chiamare l’ambulanza con una certa urgenza. Non è necessario sentire il seguito dell’aggiornamento, perché a noi interessava solo che “Taranto zero”, il resto diventa totalmente secondario (???). E comunque, il raddoppio del Pescara è chiarissimo.
Io mi ritrovo fuori dal balcone senza sapere come, e riprendo a urlare in maniera assolutamente inumana, infischiandomene dei vicini e di quel che potranno pensare, mentre Ciro e Maurizio sono già scesi di corsa giù per le scale, saltandole quattro a quattro, e subito li raggiungo per correre all’Excelsior, con la speranza di sapere qualcosa di più preciso; magari grazie anche all’adiacente redazione de “Il Messaggero”. Ma proprio nei pressi della tabaccheria di Achille troviamo un tifoso che è riuscito a sintonizzarsi su Radio Pescara, da dove trasmettono la radiocronaca in diretta, per la verità un po’ arrangiata, ma abbastanza chiara per avere la conferma del risultato: 2-0 per noi, secondo gol di La Rosa; il primo è stato di Prunecchi.
Dunque, in Italia non esistono solo Graziani-Pulici: i “gemelli del gol” ce li abbiamo anche noi.
La Rosa, bollato come lo “scarto degli scarti”, l’aizzatore degli spogliatoi, quello che veniva mandato in tribuna persino a Brindisi, un “ex” giocatore venuto a Pescara solo per racimolare gli ultimi milioncini …
Prunecchi, il più grande “bidone” nella storia del Pescara, il fantasma, il “dodicesimo avversario”, l’inutile goleador del giovedì, quello che in campionato non segna neanche con la matita, quello che è rimasto a Pescara perché non lo ha voluto nessuno, neanche regalato …
E siccome ora mancano solo tre minuti alla fine, ormai è fatta; deve essere fatta per forza. Tre minuti che ovviamente non passano mai, ma l’annuncio della “partita terminata” arriva inesorabile, e in quel momento ho la sensazione che mi sia stato appena tolto un masso di due quintali dal petto.
Non ci posso credere! Ma davvero non ci credo: abbiamo vinto a Taranto! E sto provando una gioia superiore persino a quella del 16 giugno 1974 (allora era tutto previsto), una gioia chissà se eguagliabile in futuro; se oggi avessimo vinto la Coppa Rimet non sarei estasiato fino a questo punto!… Abbiamo vinto in uno stadio dove tutte le altre concorrenti hanno perso o pareggiato “a culo”. Sognavamo ad occhi aperti due punti in questa doppia trasferta, e ora i due punti li abbiamo già stasera!
Mi viene da piangere, e forse lo sto facendo senza accorgermene. Non tanto per la favolosa, fantasmagorica vittoria sul campo più difficile della Serie B, ma soprattutto ripensando ai gufi di questi giorni, ai giornalisti locali e nazionali che non ci hanno mai dato una lira di credito per la promozione in Serie A; anzi non ci hanno mai considerato.
Mi viene da piangere ripensando ai veri tifosi del Pescara che oggi possono gioire come ben raramente capita nella vita di tifoso. Questa non è solo una difficilissima vittoria in trasferta, questa è la pietra attorno alla quale “gira” tutto il campionato del Pescara, forse ancor più che la vittoria di Vicenza. Da questo momento in poi tutto cambierà. Non sappiamo come, ma di sicuro tutto cambierà. Da stasera in poi anche il Pescara “esiste” … Alla faccia zezza di tutti voi luridi gufi, che vi state tirando alla grande il nostro botto.
Mo’ tiret’v sta mappa di cujun’!…
E non è tutto! Perché Taranto-Pescara è in schedina, perciò un bel po’ di gente deve rosicare di brutto nell’ascoltare il risultato a “Novantesimo minuto”, e deve prenderlo “dolcemente” in quel posto quando si accorgerà di aver mancato il “tredici” (o anche il dodici”) proprio a causa di La Rosa e Prunecchi.
Tooooohhh!
È l’atroce condanna di ogni gufo, inesorabilmente destinato a schiattare vita natural durante, in esatta contrapposizione con la nostra gioia, che stasera proviamo anche per tutti i tifosi Biancazzurri delle altre città abruzzesi, sempre più numerosi e calorosi. Il mio pensiero è tutto per loro, perché che io “muoia” per il Pescara è persino logico, ma se uno di Roseto, Ortona, Vasto, Popoli, Atri o Sulmona “muore” per il Pescara ha sicuramente qualcosa in più. Anche di me.
All’Excelsior è (naturalmente) festa grande. Grandissima.
Mai vista tanta gente (ci sono praticamente tutti). L’entusiasmo si taglia a fette, e si sta già pensando alla trasferta di Terni. Proprio oggi la Ternana ci ha fatto un favore grosso come un palazzo: ha battuto il Lecce 2-0 perciò, non solo ha dato una bella botta ad una nostra concorrente, ma domenica prossima potrebbe anche accontentarsi di un pareggio, nella sua seconda gara casalinga consecutiva; pareggio che a questo punto starebbe benissimo anche a noi. Peccato per il risultato dell’Atalanta: ha fatto un inaspettato colpo gobbo a Modena, dove invece “doveva” perdere, ma pazienza! Non si può avere tutto dalla vita.
Adesso noi della combriccola abbiamo tutti lo stesso problema: convincere le nostre famiglie a lasciarci fare questa trasferta di Terni. Impresa che si presenta da subito molto più ardua delle precedenti, per non dire senza speranze perché, a parte i noti ostacoli (la nostra giovanissima età, i soldi che non abbiamo, eccetera), i soliti “cretini di professione” hanno già messo in giro l’assurda voce (priva di ogni riscontro) secondo la quale Terni sarebbe una trasferta pericolosissima (???); tra questi anche Ettore, che ha mezza parentela proprio a Terni e sull’argomento ha già influenzato papà. Come se non bastasse, domenica prossima è Pasqua, e andare in trasferta il giorno di Pasqua … ti lascio immaginare il “pensiero” dei nostri genitori.
Beh … comunque sia, sin da stasera noi della combriccola ci uniamo in un “giuramento”: a Terni ci andremo! Con le buone o con le cattive. Il Pescara ha bisogno di avere al suo fianco quanti più tifosi possibili, e noi ci saremo. Voi genitori potrete minacciare “abbuffarci” di mazzate quanto volete, ma non cambierà niente: le minacce se le porta il vento, le mazzate passano, il Pescara resta.

Lunedì, 4 aprile 1977
TeleAdriatica (TVA) vince l’ennesima “guerra” (da quando è nata ne ha una a settimana …) contro chi ne vorrebbe la sparizione, questa volta contro la Rai che gli la contesta concorrenza sleale in termini di telecronaca delle partite. La sentenza assume due importantissimi risvolti: innanzitutto, farà giurisprudenza per tutte le TV private in Italia; e poi perché proprio grazie ad essa ci godiamo l’impresa di Taranto – infatti regolarmente trasmessa oggi pomeriggio – e tutte le altre che (siamo certi) ci saranno da qui in avanti.
Una cronaca registrata che ci ha fatto vedere tutto quanto accaduto in campo, e dunque una vittoria tecnicamente molto meno “impossibile” del previsto, ma soprattutto quanto accaduto intorno al campo che, al contrario, è stato molto più “impossibile” del previsto.
Tanto per cominciare, c’è il “succulento antipasto” del pre-partita poiché, come forse molti sanno (per esperienza diretta) il “Salinelle” di Taranto è uno dei pochissimi stadi in Italia dove il pre-partita diventa ancor più importante della partita stessa. E infatti: mentre i giocatori biancazzurri fanno riscaldamento dentro gli spogliatoi (farlo in campo sarebbe follia pura) vengono avvicinati da alcuni personaggi che li minacciano senza mezzi termini: o perdono la partita oppure saranno guai seri. Dunque, non siamo al livello della Serie D gironi G e H, ma ci manca davvero poco.
Quanto ai tifosi Biancazzurri, tutto come previsto: si sa che sono circa 200 (tre pullman e diverse auto private … non l’avrei mai detto), ma dentro lo stadio di loro non c’è traccia. Spariti, o per meglio dire fatti sparire (visivamente e sonoramente) senza tanti complimenti, a cominciare dalle bandiere, dalle sciarpe e dallo striscione che hanno ingenuamente provato a esporre: tolto e strappato in meno di dieci secondi; un secondo striscione è rimasto arrotolato e proprio per questo è tornato a casa sano e salvo. Hanno comunque potuto vedere la partita, ovvero restare dentro lo stadio, e questo dev’essere considerato un vero “privilegio”.

Stadio Salinelle, Taranto (foto: Gaby Orlando)

Te l’ho detto, e lo ripeto con crescente convinzione: ci sono situazioni in cui è meglio restarsene a casa; la Dignità vale molto più di un inutile eroismo.
In contrapposizione alla completa assenza del tifo Biancazzurro, quello tarantino è più infernale del solito, basato in gran parte su quel rumorosissimo ritmare “For-za-Ta-ranto-For-za-Ta-ranto” che urlano a squarciagola battendo i piedi sui gradoni in legno dello stadio; sarà per questo che non hanno mai usato i tamburi: non ce n’è bisogno!… Tutto lo stadio è un unico settore “ultras” (Tribuna compresa … che anzi è peggio di quella leccese; e ho detto tutto!… ). Tutto lo stadio è un unico immenso “tamburo”. E così, anche se gli spettatori sono 12.000 in totale, dal di fuori si ha la netta impressione di avere davanti il Maracanà tutto esaurito, tanto è il frastuono procurato.
E poi il fischio d’inizio della partita. Che per il pubblico locale è anche il fischio di un “altro” inizio: quello dell’assalto alle reti di recinzione e del contemporaneo lancio di oggetti all’indirizzo di qualsiasi essere vivente non abbia la maglia rossoblù, in particolar modo dal lato dei Distinti (definizione quanto mai beffarda).
A bordo campo ci sono decine e decine di Celerini che, però, davanti a queste scene non si scompongono neanche di un centimetro, se non per voltarsi dall’altra parte. Del resto, a pensarci bene, cos’altro potrebbero fare? Stanno lì per “tentare” di impedire l’invasione di campo, ma per il resto … si può solo far finta di non vedere ciò che dentro quella fossa è diventato del tutto “normale”.
Non solo carabinieri e celerini. A bordo campo ci sono anche decine e decine di persone in borghese: in piedi, seduti, accovacciati, ma soprattutto disposti lungo tutto il perimetro del campo, con una “organizzazione geometrica” quasi perfetta.

Gente a bordo a campo(!) tra schieramenti di celerini

Non si sa chi siano, non si sa per quale motivo “ufficiale” siano là, non si sa perché nessuno li inviti gentilmente a uscire. Nemmeno l’arbitro. Un arbitro che, per tutto il resto, dimostra sin dal primo minuto il “peso” del suo nome: non si fa intimorire affatto, anzi fischia senza alcun problema numerose punizioni dal limite a favore del Pescara, cioè quella sorta di “rigore arretrato” che altri 9 arbitri al suo posto si guarderebbero bene dal concedere.
Sta di fatto che, soprattutto dopo il gol di Prunecchi, una grossa fetta del manto erboso è letteralmente impraticabile. Tra le altre cose, si possono contare otto scarpe, il che significa che un po’ di gente tornerà a casa a piedi scalzi; e, se vogliamo, questo particolare rende facilmente individuabili i “lanciatori”, ma stai pur certo che nessuno oserà dire loro niente; né ora né mai.

Una delle scarpe gettate in campo contro guardalinee e giocatori del Pescara

Alla fine del primo tempo, mentre le squadre rientrano negli spogliatoi, La Rosa viene colpito ad una gamba da una radiolina, per di più davanti agli occhi di tutti (terna arbitrale compresa), ma il giocatore biancazzurro non fa la benché minima sceneggiata per tentare di ottenere uno 0-2 a tavolino a quel punto praticamente sicuro, specie dopo il freschissimo precedente dell’arancia in Cagliari-Lecce. E, a dispetto dei “suggerimenti” che gli arrivano dai compagni di squadra (“Buttati a terra e non rientrare in campo, nel secondo tempo!…”), Giacomo rassicura tutti: “La vinciamo lo stesso, sul campo però”.
La Rosa … “ex” attaccante già tramontato … il “rifiuto umano” … lo “spacca-spogliatoio” …
La Rosa, quello che ora ha lo 0-2 a tavolino consegnato su un piatto di platino e che, invece, decide di rientrare in campo e segna il gol del raddoppio. Proprio lui. E a conclusione di un’azione da manuale che … udite-udite … costringe l’intero stadio ad applaudire a scena aperta!… cosa che da queste parti accade sì e no una volta ogni 5-6 anni. In altri termini, abbiamo costretto il pubblico tarantino a riconoscere apertamente la superiorità biancazzurra, e proprio nel momento di maggiore tensione ambientale: quello in cui (un po’ come accade al “Ballarin”) la tifoseria jonica profonde il massimo “sforzo” per recuperare il risultato. Dunque, un Pescara talmente “grande” da sgretolare un ambiente intimidatorio che in Italia forse non ha eguali.
Il loro allenatore Seghedoni … chi si rivede!… quello che dopo la partita dell’andata aveva detto: “Il Pescara si è salvato dalla sconfitta perché è una squadra di picchiatori, altrimenti avremmo vinto senza problemi”, ora è costretto a rivedere di molto il suo “gentile” pensiero da vecchio ex inacidito, e non può fare a meno di ammettere: “Grande amarezza per la prima sconfitta interna, ma il Pescara è una macchina perfetta, la migliore squadra vista qui a Taranto”.
Da una “squadra di picchiatori” alla “macchina perfetta” nel giro di quattro mesi?
Per finire, qualche riga dedicata a tutti i tifosi biancazzurri (me compreso, sia ben chiaro) che si sono lamentati dello “scarso” pareggio preso sul neutro di Ancona contro l’Ascoli.
Ieri era in programma il derbyssimo Ascoli-Samb, giocato regolarmente al Del Duca grazie al noto accoglimento del reclamo ascolano e alla riduzione della squalifica. Ebbene: 25.000 spettatori!… anche se 5.000 erano di San Benedetto: vinto dall’Ascoli (1-0), molto più nettamente di quanto non dica lo striminzito risultato finale. È abbastanza chiaro, ora, l’enorme vantaggio che abbiamo avuto noi, nel giocare in campo neutro, ovvero praticamente in casa? È abbastanza chiaro “cosa” ci attendeva al Del Duca? È abbastanza chiaro quanto “pesa” e vale quel punto?
Semmai, un’altra domanda sorge spontanea: come mai i “sambini” vanno in 5.000 ad Ascoli e nemmeno in 5 a Pescara? Capisco la rivalità “marchiGGiana” (sempre quella con le due “g”) che, essendo imparagonabile con qualsiasi altra, rende quel derby un evento unico, ma almeno 500 (la decima parte) sarebbe lecito aspettarseli all’Adriatico, no? E non venite a dirmi che influisce la distanza chilometrica, trattandosi di 68 km. contro 33 km. Né mi pare che Ascoli possa definirsi una trasferta “tranquilla”, tantomeno per i “sambini”. E allora?
Beh, io una mezza idea in proposito ce l’avrei …

Martedì, 5 aprile 1977
Il Tempo di oggi titola: “Lezione di tifo da Taranto”.
E quindi mi pare logico che una “sinistra” curiosità mi spinga a leggere oltre, per meglio capire in cosa consista questa “lezione”. Cosicché, ci tocca leggere il seguente articolo: “Il Pescara ha dovuto lottare contro due avversari: uno in campo e uno sugli spalti, ai limiti dello scontro fisico, per via del ripetuto lancio d’oggetti d’ogni genere e di scarpe di tutte le misure. A Taranto sono bastati poco più di diecimila spettatori per trasformare lo stadio in una vera e propria “fossa dei leoni”, con incitamento martellante, assordante e ai confini dell’intimidazione, nonostante la squadra di casa navighi in una tranquillissima metà classifica, senza infamia e senza lode. Mentre il Pescara, in piena lotta per agganciare il terzo posto, non è stato salutato dallo sventolio di una sola, che sia una, bandiera biancazzurra”.
Visto?
Ennesima conferma di una stampa locale che, a Pescara, ha ancora qualche difficoltà a fare pace con sé stessa: il “casino” di Taranto è una “lezione” (peraltro, sono totalmente d’accordo), il “casino” a Pescara è una “vergogna”. Mistero che, chissà!… se un giorno verrà mai svelato… (continua a leggere qui su 40mila.it).
Gabriele (“Gaby”) Orlando
[estratto dal (mio e vostro) diario del PESCARA RANGERS]
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5257 giorni di PRESIDENZA SEBASTIANI

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