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Con l’occasione del match Pescara-Catanzaro, pubblichiamo il contributo di un utente su un ex di ambo le parti: Bruno Pace (Pescara, 16 giugno 1943 – 7 febbraio 2018) – 
Un ah!…m’arcord di Bruno Pace.
Un personaggio pescarese che si è fatto onore e conoscere nel mondo del calcio, ma che prima della scomparsa si poteva incontrare sul lungomare durante le sue passeggiate mattutine o in qualche sala biliardo. Imprevedibile nel gioco del biliardo come lo era stato nel gioco del calcio. In tutte e due i casi, la cosa principale per Bruno era divertirsi.
La maggior parte dei tifosi pescaresi lo hanno conosciuto, diventato ormai famoso, per la sua attività di calciatore e allenatore di serie A, ma negli anni ’60 era difficile che un giocatore pescarese doc facesse carriera in qualche squadra di serie A. Allora, io voglio raccontare la sua parte non famosa, ma da giocatore in erba, quando lo si poteva incontrare sui campetti di periferia per interminabili partite con dei palloni che sembravano dei “citroni”.
Ci si sfidava, allora, tra Parrocchie o zone della città. Ricordo che lo incontrai la prima volta, nel 1956, in occasione di una partita che giocammo in “casa” nei pressi dello scavo della fornace Forlani in via Caravaggio – dove attualmente passa la ferrovia – contro la squadra di Porta Nuova, appunto coi fratelli Pace. Bruno aveva 13 anni, essendo nato nel 1943, e già allora faceva risaltare le sue qualità naturali di “scartatore”. Insieme a lui giocava anche suo fratello minore, Giorgio, che gli era degno e a volte superiore nel gioco. Riuscii a fermarlo perché, essendo più anziano di circa tre anni, feci risaltare il mio fisico più formato e prestante, anche se lui fisicamente (alto e magro) era più dotato rispetto ai suoi coetanei.
L’anno dopo ci rincontrammo, al campo Rampigna, per una partita ufficiale della lega giovanile. Alcuni miei compagni più anziani che giocavano nella Mezzanotte mi portarono a fare un provino e il presidente “sor Remo Lanzara”, rimasto soddisfatto, mi acquistò per zero lire e una coppa di caramelle. Negli anni ’50 l’attività calcistica giovanile si poteva iniziare al compimento dei 14 anni. Giocavo da libero per la mia statura, mentre Bruno aveva trovato una squadra di Porta Nuova e precisamente quella dei preti di Don Orione di Via Aterno. Per la sua bravura giocava da attaccante. La partita terminò 1-1 con un mio gol e per la Don Orione… di Bruno Pace. Quel giorno fece solo un gol perché con qualche calcio di troppo – che gli lasciarono il segno – o trattenute (per poco non gli sfilai i pantaloncini) riuscii a limitare il suo “score”. Aveva un dribbling ubriacante con le sue finte, per cui riusciva a superare tre o quattro avversari come birilli. Io, per fermarlo, non guardavo il pallone ma il movimento del suo corpo; e con le buone o le cattive maniere, a volte ci riuscivo, anche placcandolo con le braccia in modo rugbistico. Lui, spazientito mi disse: «Gravi’, così non si fa» ed io per tutta risposta replicai: «Bru’, mi devo arrangiare per non farti fare altri gol». Fu l’ultima volta che lo incontrai da avversario. Era già un fenomeno a livello giovanile e perciò, a soli 18 anni, fu inserito dal Pescara nel proprio organico, dove ritrovò ragazzi molto promettenti come Prosperi e Romoli, che pure avevo incontrato da avversario quando giocavano con l’Ursus.

A proposito di Bruno Pace ricordo però una partita del “Pescara riserve” contro il Vasto allo stadio Adriatico: Bruno era il centravanti. Era una brutta giornata e la partita si giocava sotto una fitta nevicata con visuale ridotta dalla tribuna. A un certo punto, intravidi Bruno Pace ricevere un pallone nei pressi dell’area avversaria. Con uno stop a seguire, dribblando tre o quattro avversari come birilli, fece sedere il portiere entrando in porta con il pallone. Il poco pubblico non poté fare a meno di applaudire. Quel gesto fu uno stralcio di alta classe, che rischiarò la brutta giornata invernale per rimanermi in mente in modo indelebile, dall’anno 1960. Un po’ come il gol di mano di Maradona all’Inghilterra ai mondiali del 1986.
Dopo, ci perdemmo di vista, perché andò a giocare a Bologna, Prato, Padova; e poi ritornò a Bologna, dove si affermò giocando 112 partite da ala tornante, capace di veloci affondi e di precisi assist.
Dentro e fuori lo spogliatoio era noto per i suoi scherzi e per il suo carattere estroverso e un po’ anarchico. Per questo modo di fare mi ricorda ancora tanto Meroni, sfortunato giocatore bohémien del Torino.

Racconto un altro aneddoto, di quando giocava con la compagine bolognese, allenata da Oronzo Pugliese.
Un sabato sera con tutta la squadra era al cinema in attesa di una importante partita del giorno dopo. Era seduto dietro all’allenatore e aveva cercato di fumarsi una sigaretta. Oronzo Pugliese, sentito l’odore e visto il fumo, si voltò all’improvviso per colpirlo con una sberla ma, Bruno, con una mossa repentina, si abbassò dietro lo schienale della poltrona e lo schiaffo colpì un suo compagno di squadra incolpevole seduto al suo fianco, fra le risate degli altri giocatori.

Negli anni ’70 ci siamo incontrati a Torino, prima con lui da giocatore del Palermo e poi del Verona dell’allenatore Giancarlo Cadè. E nel 1982, con Bruno da allenatore del Catanzaro. Quando ci incontrammo e salutammo a Torino prima dell’incontro col Palermo, si tirò su il pantalone dicendomi: «Gravi’, guarda, c’è rimasto ancora il segno». Era il segno del calcio che gli sferrai durante la partita Mezzanotte-Don Orione. Gli risposi: «Bru’, eri già troppo forte». Mi invitò alla partita, che terminò a favore del Torino per 5 a 2. Si consolò con due bicchierini di Genzianella che gli avevo portato da Cuneo.

Germanodacuneo

P.S.: nel ringraziare Germanodacuneo per il suo contributo, precisiamo che il contenuto rappresenta sempre e solo un’espressione dell’autore e non impegna il punto di vista del sito 40mila.it. Cogliamo inoltre l’occasione per ricordare a tutti i tifosi biancazzurri che questo sito “appartiene” ai tifosi stessi della Pescara Calcio: sono pertanto benvenute proposte di ulteriori contributi. A tal fine, è possibile utilizzare la mail di contatto info@40mila.it (anche raggiungibile dal link nel menù principale in alto).

 

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3 Comments

  1. draculone ha detto:

    Per la gioia di Alex, W GLI AMARCORD

  2. tusciabruzzese ha detto:

    Spesso non vedo differenze tra queste belle pagine scritte da “normali” tifosi (un altro esempio notevolissimo sono quelle di Gaby di qualche giorno fa) e gli articoli di giornalisti. Al che ne traggo conferma che il giornalismo è diventato nel 95% dei casi un triste ricettacolo di quanti altro non sono riusciti, loro malgarado, a concludere nella vita e si buttano nel mestiere residuale che chiunque può fare e, anzi, tanti che non lo fanno lo farebbero molto meglio!
    Rari i giornalisti di spessore, di approfondimento, d’inchiesta, che amino sul serio il loro lavoro, ormai. Troppo spesso si legge che neanche trascrivono bene una conferenza stampa! bad
    Tanto di cappello al patriarca del tifo biancazzurro!
    hi

  3. antateavanti ha detto:

    Bel racconto complimenti a Germano
    Fra i tanti aneddoti raccontati dallo stesso Bruno Pace in una delle tante interviste c’è quello esilarante che riguardava Cresci se ricordo bene il nome di un suo compagno di squadra nel Bologna il quale venne invitato dall’allenatore a fare le giocate con entrambi i piedi in certi frangenti di gioco e lui rispose candidamente: mister ma io non sono Ambiguo (…voleva dire Ambidestro) 🤣🤣🤣