LE PAGELLE DI PESCARA-SPEZIA
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21/10/2019

Ah!… m’arcord di ERIBERTO (2a parte)

Eriberto Mastromattei

Oggi 20 ottobre cade la ricorrenza della perdita di una storica “scheggia di Pescaresità”: ERIBERTO Mastromattei, un eclettico personaggio di Pescara; un personaggio non da quando era diventato famoso e sulla bocca di tutti ma già dal principio degli anni ’50 per le sue molteplici stravaganze e pericolose imprese. 
Anche 40mila.it lo ricorda, dedicandogli la pubblicazione di un articolo di un suo utente,
in due parti (link alla prima parte). Eccone la seconda: 

d) La paranza sbarca e scende… in campo

Perché ricordo proprio il 1959? È stato l’anno di quando ho sostenuto gli esami di stato per ottenere il diploma di geometra, presso l’Istituto Tecnico “Tito Acerbo”, del Preside Michele Balice, chiamato Zì Michè. Proprio in quell’anno si disputò il “1° Torneo dei piedi scalzi” che si svolgeva sull’arenile della spiaggia, in corrispondenza dell’attuale stabilimento balneare Istria. Il campo era tracciato sulla sabbia. Aveva misure regolamentari e le porte erano munite di reti. Le squadre erano formate da giocatori delle varie zone di Pescara. Quella del rione di Zanni aveva in porta Gabriele Cantagallo che poi giocò anche in serie A con Spal e Bologna. Ricordo pure Pasqualino Massacesi. Quella del rione di Sant’Antonio era capitanata da Monticelli Francesco con la sua Isabella, una simpatica ragazza, sempre presente seduta sul muretto per vedere lui e la partita. Quella del rione di via Venezia/Porto capitanata da Marinaro. Infine, ma non la meno forte, c’era quella del rione di piazza San Francesco – sponsorizzata dal pastificio Spiga – dove si distingueva Piero Ruscitti, che è stato un difensore difficilmente superabile e anche padre del più conosciuto Davide Ruscitti: più conosciuto, quest’ultimo, solo perché più recente, avendo fra l’altro giocato – come miglior giovane emergente – in serie B col Pescara di Giovanni Galeone nel 1999/2000. Inoltre, vi facevano parte Augusto D’Agostino (che è stato uno stimato tecnico d’atletica leggera), Franco “Zicofà” (morto troppo giovane) e Luigi Di Felice detto “Gino la mopa” (che si allenava a indurire “li ditun” – gli alluci – dei piedi battendoli contro il muro, per poter meglio calciare il pallone con la punta del piede, senza alcun problema). Quelle erano le quattro squadre composte di validi giocatori, che facevano o avevano fatto parte di compagini del campionato dilettanti. Per questo avevano la possibilità di mettere ai piedi, per meglio calciare il pallone, le cavigliere. Le cavigliere erano un lusso e chi poteva calzarle, era una persona benestante o figlio di papà! In quel torneo le squadre erano formate da 13-14 giocatori, ma non era ancora in vigore la norma per fare le tre sostituzioni. Io, e così parecchi altri giovani, eravamo desiderosi di giocare ma, purtroppo, eravamo senza una squadra con la quale far parte e divertirci.
ERIBERTO, conosciuta la situazione, intervenne ad hoc e fece una sua squadra con noi “rimasugli”. Per un motivo che dirò in seguito, la nostra squadra era sempre la più applaudita, sia all’inizio sia alla fine di ogni partita, anche in caso di una sonora sconfitta.

Per ERIBERTO interessante era partecipare, non vincere!

Eravamo la squadra più giovane e simpatica. Ricordo che nella squadra giocavano anche due miei cari amici d’infanzia: Michele Di Rocco (che purtroppo ha lasciato questa vita terrena in giovane età) e Gabriele Franciotti.
Le altre squadre arrivavano sul campo a piedi. Quelle un po’ più lontane giungevano pochi alla volta e con ogni mezzo. La nostra squadra era stata chiamata “Albatros” come lo stabilimento balneare (ricordate?), che ormai era diventato una bella struttura in muratura (e in seguito sarà migliorata con l’aggiunta di due campi da tennis e uno di calcetto).
La nostra squadra con la scritta Albatros sulle magliette di color arancione giungeva sul campo in un modo singolare, a bordo di una paranza. Sì, proprio con una vera barca a vela latina! La squadra saliva sulla paranza per salpare dallo stabilimento “Albatros” di ERIBERTO e, con lui al posto di comando, dopo un tratto di circa quattrocento metri sbarcava in riva al mare – con l’acqua alle ginocchia e correndo verso l’arenile – per fare l’ingresso in campo. Gli applausi della moltitudine di persone presente alla partita, assiepate sul muretto, erano tutti per noi.
Al termine della partita – dopo esserci sciacquati un po’ con l’acqua di mare – si faceva il percorso inverso e, giunti allo stabilimento, ERIBERTO ci premiava con una bottiglietta di birra Peroni da 33 cl, anche se si tornava con una sonora sconfitta. Io ho giocato con la sua squadra di calcio, ma lui non sapeva neppure come mi chiamassi, anche perché ero troppo giovane e solamente un calciatore dell’Albatros in prestito dal Calypso. Non poteva conoscere tutti se non facevi parte, almeno, del suo clan. Il mio stabilimento era il Calypso, dove mi recavo in spiaggia solo perché abitavo da quelle parti, vicino alle scuole delle suore Ravasco. ERIBERTO, era ammirato da tanti, per la sua “multiformità”, ma non poteva conoscere tutti: solo gli eletti che gli erano attorno. Per me ragazzo era già una gratificazione giocare ed ero lusingato per il solo gravitare nei pressi del suo raggio d’azione. In parole semplici: vederlo da vicino.

L’ammirazione per ERIBERTO, per tutto quello che s’ingegnava a fare era totale. Lo si ammirava e basta!

Prima di terminare desidero aggiungere una nota personale e di colore. Dopo una partita, al ritorno a casa, mia madre mi aveva apostrofato: «Mi sembravate tante Gina Lollobrigida, con quelle magliette arancioni troppo scollate. Ho visto la partita da dietro il muretto, senza farmi vedere». Per la verità le magliette non erano a girocollo, ma scollate. Con l’utilizzo e inzuppate dal sudore – il sole di luglio, nel primo pomeriggio, faceva tanto sudare – si allargavano talmente che ci lasciavano quasi scoperto il petto. Per fortuna non mi ero accorto della presenza di mia madre che mi avrebbe, senz’altro, deconcentrato.
Ora, per motivi di lavoro, dal lontano 1970 abito a Cuneo, ma quando – più giovane – ritornavo a Pescara e, passeggiando sul lungomare, mi fermavo presso il suo stabilimento, notavo sempre innovativi miglioramenti. Inoltre, lo trovavo sempre affaccendato. Quando era libero dai suoi molteplici impegni, lo vedevo impegnato in qualche accanita partita di doppio di tennis con i suoi amici e nello stesso tempo avversari. Durante la partita, ogni tanto, dava spettacolo con una finta arrabbiatura o con una sceneggiata per una palla contestata e il punto assegnato all’avversario. Quando non era impegnato, lo si poteva vedere in sella al suo inseparabile motorino e col megafono in mano a strillare sempre qualcosa a qualcuno, pure se con tono mai serioso. Cercava di prendere, quando poteva, la vita sempre con allegria. Era anche un buon commediante.

ERIBERTO sono onorati di averti conosciuto. Riposa In Pace.

Con ERIBERTO è scomparso un pezzo della Pescara più genuina. Si è perso un autentico personaggio, seppure stravagante e un emblema della “Pescaresità”, che molti giovani non potranno farsi vanto di aver conosciuto, come al contrario è successo a me.
Nelle tre circostanze, che ho descritto, ho voluto far risaltare alcune caratteristiche della figura di ERIBERTO. Il suo grande coraggio e l’inventiva nella prima, la sua spericolatezza e la fantasia nella seconda e nella terza la sua bontà e il bernoccolo per gli affari. È stato più che generoso con noi allestendo la sua squadra di calcio a proprie spese. Sapeva benissimo che, inserendo il nome del suo stabilimento balneare sulle nostre magliette, si sarebbe fatto pubblicità gratuita e non occulta, ben evidente e alla “luce del sole”.
Posso avallare che ERIBERTO è stato un precursore, meglio dire, un vero pioniere della pubblicità sportiva.

Anche la città di Pescara è cambiata, credo in meglio perché il progresso avanza, ma stritola tanti sogni di quei personaggi che vorrebbero restare sempre dei Peter Pan. Si può ancora tuffarsi e fare il bagno nel fiume? Sciare in città in caso di nevicata abbondante? Disputare le partite di calcio con undici giocatori sulla sabbia occupando tutto lo spazio dal muretto fino alla battigia? O andare a fare delle passeggiate ed escursioni sulle verdi colline? No, ma in illo tempore era possibile: ed erano dei momenti di svago e di unione per tutti, e a buon prezzo.

e) Che bel panorama dal colle del Telegrafo!

Nel 1860, il Re Vittorio Emanuele II, nel percorso per incontrarsi a Teano con Giuseppe Garibaldi, giungendo sulla collina pescarese e precisamente sul Colle del Telegrafo, da cui si dominava il territorio dell’odierna città di Pescara, fu ascoltato esclamare: «Oh che bel sito per una grande città».

Veduta di Pescara dal Colle del Telegrafo

Scelto da molti pescaresi, in passato, come meta preferita per il Lunedì di Pasqua, il Colle del Telegrafo divenne una vera e propria terrazza sulla città, con una vista decisamente suggestiva, affacciata sul capoluogo adriatico e il suo mare. Il Re aveva avuto una buona vista e sarebbe stato orgoglioso della sua premonizione.
Tutto ciò non è più possibile perché il fiume è inquinato, la collina che sovrasta Pescara è diventata un formicaio di palazzi e ville, la spiaggia una lunga striscia – quasi senza soluzione di continuità – di sdraio, lettini e ombrelloni.

Termino dicendo che la città di Pescara ha fatto parecchi progressi dal lato economico e industriale, ma nello stesso tempo questi progressi hanno fatto sparire tante belle cose che non costavano niente e che non torneranno mai più. Penso che quelle belle cose possano tornare, per farle conoscere ai più giovani, solo tramite i racconti di chi le ha vissute in prima persona. Spero di esserci riuscito.
Tutto quello che ho cercato di ricordare non è stato frutto di un sogno, come si potrebbe pensare, ma di tutto quello che ho potuto vedere e di conseguenza ricordare, in un modo più veritiero possibile. I ricordi possono aiutare a vivere meglio la vita e la vita serve per ricordare le cose buone e anche, purtroppo, quelle cattive.

Le cattive, speriamo, sempre di meno!

 

germanodacuneo

P.S.: nel ringraziare l’utente germanodacuneo per averci inviato il suo contributo, cogliamo l’occasione per ricordare a tutti gli utenti che sono benvenute proposte di articoli. A tal fine, è possibile utilizzare la mail di contatto info@40mila.it (anche raggiungibile dal link nel menù principale in alto).

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38 Comments

  1. nemicissim0 ha detto:

    Johnny, se ti riferisci a Jambo, mi pare che sia stato dichiarato fallito un paio di mesi fa, dopo aver cambiato parecchie gestioni (tra le quali una Caldora, Cirotti cullù delle moto ecc., tutti ovviamente precedenti all’ultimo gestore fallito).
    Se invece ti riferisci al Tartarughino (ex “eriberto” vero e proprio), è tornato a vedere un pò di luce da pochissimo tempo, dopo essere stato praticamente abbandonato per anni. Ma nulla rispetto ai fasti degli anni 80-90.
    Insomma, brutta fine per entrambe le creazioni del mitico Eriberto.

  2. 40mila.it ha detto:

    Johnny, non conosciamo la risposta, ci spiace. Chissà se qualche utente ne sa di più…

  3. Max1967 ha detto:

    Johnny se non mi sbaglio lo stabilimento non lo gestiva più da prima…..

  4. johnny blade ha detto:

    Ieri sera ne parlavo coi miei..
    Ma ora chi gestisce lo stabilimento?

  5. 40mila.it ha detto:

    germanodacuneo, grazie a te! Continueremo a pubblicarne good

  6. germanodacuneo ha detto:

    correzione: Pescara

  7. germanodacuneo ha detto:

    Sono contento che i miei ah!…m’arcord vengono pubblicati, non tanto per me, ma per far conoscere ai tanti giovani tifosi la storia di un pescara che non c’è più e di quei personaggi che hanno onorato la città. Grazie a tutti.

  8. Draculone e mo’ migne. Cussù non se ne va fino a quando stiamo in B o fini a quando la cupola non decide di non pagare i debiti e quindi che è ora di fallire

  9. draculone ha detto:

    Buongiorno, se n’ è andato?

  10. antateavanti ha detto:

    Affermato . Non Affamato

  11. antateavanti ha detto:

    Hai ragione jonnhy…me lo chiedo anch’io da anni. Per esempio un Toto costruzioni se volesse potrebbe farci diventare una grande società….alla base penso ci voglia grande passione poi competenza con bravi collaboratori e la voglia di lasciare un segno positivo alla tua gente al tuo territorio …da imprenditore milionario solido e affamato non puoi solo prendere devi anche dare…vedo molto egoismo, Io se fossi un figlio di un riccone pescarese sarei fiero ed orgoglioso di sentire a distanza di anni dalla gente parlare bene ed essere riconoscenti verso il mio genitore
    Ma io …sogno e sono ingenuo

  12. johnny blade ha detto:

    No.. volevo sapere se era nu sceicc o che..se lecce trova un imprenditore o se un imprenditore di lecce prende la squadra, a nu perche ngi cac nisciun?

  13. pescarese1976 ha detto:

    Jo’ con tutta sinceritatezza ni li sacc, ma di sicuro caccos di bon li sta pruva’ a fa…dalla C alla A in un anno e mezzo.

  14. johnny blade ha detto:

    Chi è il presidente del lecce?

  15. pescarese1976 ha detto:

    Oh mo pi favor smittetil di lamentarvi, i numeri parlano chiaro, ieri non meritavamo di perdere. Ma lo Spezia cosa ha fatto più di noi? Na cippa, sol du gool, Kastrati non ha fatto una sola parata o mi sbaglio? Se l’arbitro non avesse annullato il gool di Brunori adesso staremmo a parlare di un altro risultato. Quindi: se, se e se questo concetto pasasse nei paesi dei balocchi e degli asini LU BICICLITTAR è Sindaco e LU FARMACIST l’assessore dello sport rofl

  16. tusciabruzzese ha detto:

    Ci giocavo a tennis (e fatto tornei) su quei campi di Eriberto: certe volte arrivava e faceva certe scene che era impossibile restare concentrati
    laugh

  17. pescarese1976 ha detto:

    Sto vedendo Milan-Lecce, io se fossi un lecese mi srntirei orgoglioso della mia squadra atr chi cazz dash CI VO LI IUCATUR AYR CHI CAZZ no li mezz cazett come ci ha abituati LU BICICLITTAR e LU FARMACIST

  18. vitabiancazzurra ha detto:

    Repoman la tua ironia se di ironia si tratta non fa sorridere ed è pure senza senso ….non voglio credere che provi un po’ di invidia perché sarebbe molto deprimente…io quello che scrivo l’ho vissuto davvero non mi devo inventare niente se magari pensi il contrario sono problemi tuoi ma nn mi prendere per i fondelli …hai sbagliato persona

  19. draculone ha detto:

    Poche chiacchiere e soprattutto mai abbassare la guardia, SEBASTIANI VATTENE

  20. Quello the original sci cool

  21. Repoman ha detto:

    E io chi pinzev ca di Cillon ci ni stev un sol beee cool

  22. ilfigliodel36 ha detto:

    E oggi per giocare a calcio sulla spiaggia d’estate, ai ragazzi danno qualche metro quadrato dopo le 7 di sera, se ti va bene cry

  23. pescarese1976 ha detto:

    Omo de panza omo de sostanza laugh sott la panz ci sta sempr caccos chi ciavanz rofl

  24. draculone ha detto:

    Germano gran bel racconto e stima incondizionata, ma oggi come oggi, quando sento parlare di stabilimenti balneari, di squadre allestite e sponsorizzate solo per farsi pubblicità e poi avere dei ritorni personali, mi rendo conto che gli anni passano ma allo stesso tempo è come se si fosse fermato. SEBASTIANI VATTENE

  25. pescara ha detto:

    Grande Eriberto, grande Germano! ‘Pescaresità’ siete voi! Chapeau hi

  26. Repoman ha detto:

    Bel racconto
    Conobbi Eriberto nei primi anni 80 quando frequentavo gli stabilimenti Miramare Croce del Sud e dintorni…. VITA CI CREDO, COMA DIC PESCARESE1976 NGHI SA PANZ, FI PRUVINC rofl

  27. pescarese1976 ha detto:

    Oggi a casa di nio cognato mi sono imbattuto con uno cretino che qualche mese fa abbuttev lu pett e sparev cazzat a più non posso ricordando sistematicamente i suoi passati di ultrà e non faceva altro che accusare e offendere chi si fosse staccato dalla NORD. Volete sapere cosa diceva oggi pomeriggio? Esattamente il contrario, accusava la NORD e portava avanti le tesi di chi accusava la NORD. Mio cognato conoscendo bene il vizio della BESTIA e cioè IO, mi ha preso per un braccio e mi ha distaccato da stu mbabit. Se non lo avesse fatto gli mettevo la testa nel water e gli facevo barba e capelli. Cosa ho scritto questa mattina? È ufficialmente aperte il revisionismo storico, i camaleonti sono pronti a cambiare pelle. rofl

  28. johnny blade ha detto:

    Cillóoo sicuramente a livello sociale.

  29. Non solo li mammuccitt di mo , prima c’erano valori , buon senso e tanta umanità …
    Si dice che il mondo è andato avanti , invece per me è solo tanto peggiorato in tutti i sensi

  30. VECCHIA GUARDIA ha detto:

    QUESTA È LA VERA PESCARA!
    NO LI MAMMUCCIT’ DI MO’

  31. pescarese1976 ha detto:

    Germano sei una gran bella persona, genuina e sincera. Sei una risorsa importante per quedtobforumo, imploro la Redazione a far si che il nostro Germano sia tenuto sempre più in considerazione. Grazie ancora Germano. friends

  32. pescarese1976 ha detto:

    Grazie Germano!

  33. nemicissim0 ha detto:

    Mitico quando minacciava pioggia, la gente in spiaggia iniziava a smobilitare e lui, all’altoparlante: FERMI TUTTI, TUTTI AI VOSTRI POSTI, È SOLO UNA NUVOLA DI CONDENSA! E dopo due secondi, uragano.

  34. vitabiancazzurra ha detto:

    Bel racconto
    Conobbi Eriberto nei primi anni 80 quando frequentavo gli stabilimenti Miramare Croce del Sud e dintorni…
    La sera coi tornei estivi di tennis (altra sua intuizione furono i campi in terra rossa dove stanno tuttora…una rendita tutto l’anno e un attrazione specie in quel periodo dove si svolgevano quotati tornei nazionali i di “classificati” ) andavo spesso a guardare le partite del fratello della mia fidanzata tra i giovani più forti d’Abruzzo e non solo all’epoca e c’era sempre un clima speciale nello stabilimento e un appartenenza …una pescaresita come giustamente si scrive qui ormai perduta ai giorni nostri…Eriberto era un animatore innato e sempre pieno di iniziative anzi quelle più riuscite le organizzava in quattro e quattr’otto …spesso però l’ho visto passare da fragorose risate a dei vaffa facili verso chi gli faceva girare i 🎾🎾

  35. johnny blade ha detto:

    No comment! Grazie Germàaa!