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A Pescara si vince … correndo! Coppa Acerbo: aneddoti e curiosità

Bernd Rosmeyer su Auto Union Type C, XII Coppa Acerbo, 1937

Dopo la vittoria con il Pordenone, con la squadra che nel secondo tempo correva più degli avversari, la pausa del campionato ci dà spazio per ricordarci che a Pescara, da sempre, si vince … correndo!

Degli aspetti sportivi della Coppa Acerbo (rinominata nel dopoguerra Circuito di Pescara, Gran Premio di Pescara, 4 Ore di Pescara, 12 Ore di Pescara), tutti sappiamo più o meno qualcosa: vincitori illustri (Ferrari, Nuvolari, Moss, Fangio, Rosmeyer, Ascari, Varzi…), splendidi manifesti art-deco dei migliori illustratori dell’epoca (Grassi, Dudovich, Codognato…), filmati trionfalistici dell’Istituto Luce.

Vi parlo quindi di qualche aspetto della corsa meno conosciuto dal grande pubblico, ma più legato alla storia cittadina: il circuito.

Di forma triangolare, si snodava tra i comuni di Pescara, Spoltore, Cappelle e Montesilvano: con i suoi massacranti 25,5 km, a tratti anche sterrati, da percorrere venti volte, è ancora oggi il più lungo mai utilizzato per una gara di Formula 1, per il cui campionato la corsa fu valida nell’edizione 1957.
Percorrendo virtualmente il tracciato, emergono alcuni aneddoti e curiosità: io mi ricordo questi, ma se ne avete altri, postateli nei commenti!

Piazza Duca degli Abruzzi
La partenza/traguardo era situato in Piazza Duca degli Abruzzi, esattamente dove viene posto oggi quello del Trofeo Matteotti. La palazzina, tuttora esistente, che chiude a nord la piazza (quella, per intenderci, con il tabaccaio all’angolo e la pasticceria Taresco) è ancora detta dai più anziani del luogo “la Giuria”: ospitava infatti il direttore di gara ed i commissari. Lungo viale Bovio, da piazza Duca sino alla scomparsa Villa Sabucchi (popolarmente nota all’epoca come “lu comò arvuticat” per via delle quattro torrette angolari che sembravano i piedini di un comò all’aria…) si trovavano i “punti di rifornimento”, gli attuali box.

Il manifesto della prima edizione

Villa De Landerset
Nella splendida residenza all’inizio di via del Santuario, ove le vetture svoltavano a sinistra per immettersi sull’attuale via Enzo Ferrari, era spesso ospite dei proprietari il nobiluomo pennese Diego De Sterlich-Aliprandi: questi fu tra i primi organizzatori della corsa, e vi prese anche parte più volte. Ancora oggi, c’è chi giura che, aggirandocisi nei pressi della villa nella notte del 14 agosto, si può udire un potente rombo di motore: è il Marchese De Sterlich che mette a punto la vettura la notte prima della gara.
Via Enzo Ferrari
Il futuro fondatore della Casa automobilistica più famosa del mondo vinse, su Alfa Romeo RL, la prima edizione della Coppa il 13 luglio 1924, in coppia con il meccanico Eugenio Siena. E fece vincere anche l’ultima, la “4 Ore di Pescara” del 1961, a Lorenzo Bandini e Giorgio Scarlatti, al volante di una Ferrari 250 Testa Rossa.

Enzo Ferrari ed Eugenio Siena, vincitori della Coppa Acerbo 1924 su Alfa Romeo RL

Via del Circuito
Il nome dice tutto: primo rettilineo importante prima di affrontare le curve in direzione Spoltore. Durante gli anni trenta, la via doveva costituire – secondo il costume dell’epoca – l’ingresso trionfale in Pescara, ed era fiancheggiata da eleganti edifici pubblici in stile razionalista: molti dei filmati dell’Istituto Luce che mi è capitato di vedere, relativi alla corsa, furono girati per ragioni di propaganda proprio in via del Circuito.
La Esse di Cappelle
Un banale lastrone di marmo piatto raffigurante una vettura da corsa preannuncia oggi, per chi proviene da Spoltore, l’ingresso a Cappelle sul Tavo, il tratto più difficile e pericoloso del tracciato. Non ho mai capito se la famigerata Esse di Cappelle fosse la doppia curva dove si trova il monumento oppure quella che caratterizza la strada proprio al centro del paese. Sta di fatto, che alla Esse il pubblico si assiepava per vedere da vicino i bolidi e i piloti in azione. Tra le prime case in mattoni del paese, su alcuni dei vecchi muri sono ancora visibili i solchi prodotti dai galletti fermaruota dei piloti più aggressivi, come Tazio Nuvolari e Bernd Rosmeyer, che stringevano le curve al limite dell’impatto. La scritta a pennello “Viva Fagioli” tuttora leggibile sulla facciata di una casa non si riferisce ai legumi, ma al vincitore delle edizioni 1933 e 1934.
Il “Chilometro Lanciato”
Superata Cappelle, le auto si immettevano sulla via Vestina di Montesilvano, che ancora oggi in molti chiamiamo “chilometro lanciato”. Perché? Perché in quel rettilineo, con le vetture spinte al massimo, si rilevava la velocità pura sul chilometro. Il tratto cronometrato terminava dalle parti della gelateria 490: considerati gli impianti frenanti dell’epoca e l’enorme massa/peso delle vetture, si preferiva lasciare ai piloti un ampio margine per rallentare prima della curva finale, posta un km più avanti, di fronte alla stazione di Montesilvano.
Poco prima della gelateria 490, sulla destra per chi viene verso il mare, una piazzetta con un piccolo giardino ed una targa sul muro della chiesa ricordano Guy Moll, che in quel tratto perse la vita in un incidente dalla dinamica mai interamente chiarita, durate la Coppa del 1934. Ufficialmente, fu causa dello schianto un guasto alla sua vettura, ma molti riferirono invece di un tragico errore di un pilota doppiato, che non si avvide del sopraggiungere alle sue spalle dell’Alfa Romeo del giovane asso francese.

Per mera curiosità, e tanto per ricordare che le corse non erano cosa per “bimbominkia” depilati ma per gente col pelo sullo stomaco, il record di velocità sul chilometro lanciato appartiene al campionissimo argentino Juan Manuel Fangio, che lo fissò nel 1950 a 310,314 kmh. FREEEECHETE!

… a Pescara, per vincere bisogna correre!!!

Nemicissim0

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24 Comments

  1. antateavanti ha detto:

    Indiano …..mi meraviglia il tuo menefreghismo culturale, ma sei sioux o comanceros ? E l’hai pagato il bollo al cavallo per il 2019 ?

  2. INDIANO ha detto:

    A me di Pomponi and company ni mi ni fregh pinnind, io voglio che il Pescara calcio sia l’onore di questa città. Purtroppo al momento non è tale e questo mi fa molto incazzare

  3. nemicissim0 ha detto:

    Beh, quello che ci sta dietro l’ufficialità della vicenda Pomponi può sicuramente essere l’intento speculativo. In definitiva, ancora oggi a Pescara si abbattono edifici classici per far posto a scaldabagni bianco lucido (proprio in questi giorni, se ne va una palazzina anni 30 sulla riviera). In definitiva, lo stesso Pomponi, creatore del teatro, era un affarista che per tal motivo lo costruì. Il vero scandalo, a mio avviso, non è l’abbattimento di una cagata architettonica che tutto sommato, quando fu abbattuta, aveva solo 40 anni, ma il fatto che da allora non ne è stato ricostruito uno.

  4. Max1967 ha detto:

    Sul Pomponi concordo con Antateavanti….lo hanno abbattuto per farci i palazzi. Poi qualcosa lo ha impedito, come successo in altre zone di Pescara, ma ormai il danno esra stato fatto purtroppo.

  5. Nemicissimo scusa se rispondo solo ora .
    Si la chiesa di villa carmine è la piu antica di montesilvano sicuramente , risale circa al 1100 -1150
    Il perchè hanno messo la targa di moll li non lo so , ma il punto dell’incidente è stato prorio nel punto dove ho spiegato , e ricordo da bambino che in quel punto vi era una croce in ferro battuto a ricordo , tra via danubio e via fosso foreste , poi con i lavori di ammodernamento ( se cosi si possono chiamare ) quella croce è sparita.

  6. antateavanti ha detto:

    Caro Nemicissimo non discuto sulle tue conoscenze e della documentazione in tuo possesso che attesta quanto affermi sul Teatro Pomponi situato dove ora c’è un…fiorente Parcheggio . Ma sappiamo molto bene che quando ci sono interessi “superiori” si fa passare per vino andato a male delle botti di nettare pregiato che però rendono poco….a me gli anziani hanno raccontato che fino a pochi mesi prima di essere demolito era operativo alla grande il teatro,sopratutto con le operette e il varietà in voga all’epoca ed era meta dei più famosi attori dell’epoca dal giovane Toto’ a Macario etc etc con serate sempre gremite di pubblico. La verità magari non è una sola…la sa forse chi amministrava all’epoca questo comune…per me rimane una zezzità …se mettiamo era pericolante lo si poteva ristrutturare… teatri molto più noti e grandi in tutta Italia in quello stile hanno avuto dei restyling periodici nei decenni. Abbattere e non ripristinare un luogo multiculturale come un Teatro in una città tra l’altro già molto impoverita e privata all’epoca causa bombardamenti di quei non numerosi edifici storici . E’ un dellitto. Se manca la volontà manca tutto.

  7. 1936 ha detto:

    Denoto troppa leggerezza nel dire che è stata allestita una buona squadra, dal ragazzi molta calma bisogna dare continuità

  8. 1936 ha detto:

    Buonasera a tutti. La velocità è data dalla formula spazio/tempo, nello specifico equivale al tempo che impieghiamo a percorrere 44 punti per la salvezza

  9. Repoman ha detto:

    Una macchina ed un pilota vanno veloce e vincono se hanno dietro un team

  10. ilfigliodel36 ha detto:

    È vero che bisogna andare veloci per vincere. Fino al primo tempo infatti, contro il Pordenone la manovra era un po’ “lenta”😁

  11. pescara ha detto:

    @draculone: chissà, speriamo solo che Zauri sia un buon pilota. Mi pare che la Società gli abbia messo in mano una macchina ben fornita di optional 😄

  12. draculone ha detto:

    Tuscia, secondo me, invece, non sono stati fatti assolutamente carichi di lavoro leggeri. Vedremo da metà campionato in poi

  13. nemicissim0 ha detto:

    Antateavanti, la vicenda Pomponi non è semplicemente liquidabile come “vergognosa”: il teatro era ormai fatiscente e al limite del crollo, e comunque piccolo, antiquato ed insicuro, e fu quindi inevitabile abbatterlo, essendo antieconomico il suo recupero (ho i documenti di tutto, e chissà se un giorno non ne faró un articolo). Quello che è vergognoso è che da allora non si è mai ricostruito un teatro. Evidentemente quel tipo di spettacolo e di cultura non ha mercato, a Pescara.

  14. Repoman ha detto:

    Antateavanti, il termine “palazzinaro” è stato affibbiato a qualcuno, ma non riesco a ricordare a chi

  15. draculone ha detto:

    Complimenti, bellissimo articolo. Mo’ ne aspetto uno su Sebastiani ” capostazione di Alanno”

  16. antateavanti ha detto:

    Mi associo alle congratulazioni per l’articolo sulla F1 di una volta….pensate voi cosa potevamo essere adesso. Una sede internazionale di un circuito di auto da corsa ! ovviamente chiuso non urbano. Si può intuire la difficoltà dal punto di vista finanziario ma sembra che le palate di soldi le hanno avute solo per costruire intensamente solo palazzi che tuttora esistono e dal dubbio gusto . Spiace rilevare che storicamente Pescara e dintorni sia stata quasi esclusivamente terra di conquista per speculatori palazzinari in nome di quel progresso…che poi a distanza di anni ha mostrato il suo pessimo lato B(tanto per dire qualcosa a riguardo, strade strette e marciapiedi spesso piccoli fatti solo in seguito e grave carenza di garage per sfruttare al massimo la cubatura degli appartamenti) voi direte che c’entra con la Coppa Acerbo ? Dal dopoguerra in poi a livello politico i vari sindaci e i loro governi, gli imprenditori, potevano e dovevano amare molto di più la loro città che gli ha dato lustro e ricchezza ad esempio investendo in manifestazioni come quella in tema o elevare ad alti livelli lo sport nostrano….Conoscete la storia del teatro Pomponi vergognosamente abbattuto? Per come la vedo io, nella tua terra devi dare oltre che (solo) prendere ,ma capisco che non esiste mentalità di questo tipo…non è nel dna locale, ancora oggi.

  17. tusciabruzzese ha detto:

    … beh, visto che si vince “correndo”, vorrei chiedervi: non pensate che la nostra squadra abbia corso fin troppo bene finora?
    Quel che voglio dire è che sia con il Mantova (dove segnammo negli ultimi minuti), sia ad Empoli (dove reggemmo più a lungo degli empolesi dal punto di vista fisico, avendogli preso il campo già a partire dal 65esimo circa) e da ultimo contro il Pordenone, non siamo apparsi appesantiti da carichi di lavoro tanto quanto gli avversari …
    Non è che abbiamo fatto una preparazione non poi così pesante?
    Anche in F1 si corre di più con il serbatoio vuoto o solo semipieno! 😉

  18. nemicissim0 ha detto:

    CILLON, grazie per i dettagli sulla tragica fine di Moll: una serie di testacoda e il botto contro un muro😭. Ho visto le foto della macchina incidentata: i danni non erano gravissimi, quindi immagino che il poveraccio sia stato sbalzato fuori dall’abitacolo. Il punto dell’incidente lo facevo più indietro, all’altezza della chiesa di Villa Carmine (che, tra l’altro, mi pare sia la chiesa più antica tuttora esistente nella zona di Pescara)

  19. Bell’articolo👏
    Concordo con nemicissimo che le corse di allora erano per uomini col pelo sullo stomaco , il chilometro lanciato era brecciato quindi a quelle velocità si puó immaginare con quale coraggio e fatica i piloti riuscivano a tenere la vettura .
    Del pilota guy moll mi ha raccontato tante volte mio zio che , all’epoca ragazzino , era sul bordo della strada a vedere la corsa , racconta cosi : a nu cert punt a quand s’abbijat a vidè nu polveron e la machin che faceij cocc e cul cocc e cul fin a quand a si najt m’bacc a lu murett e dapú dentr a lu foss.
    Il punto esatto dell’impatto è dove c’è quella rotondina piccola che precede , andando verso cappelle , la rotonda grande del bingo .

  20. INDIANO ha detto:

    Ni centr nind nghi lu Piscar ma un articolo che merita i miei complimenti! Brav a chi l’ha scritto e sempre FORZA PESCARA

  21. MiticoTom ha detto:

    Che bell’articolo. Complimenti a chi lo ha scritto

  22. AppressAluPscar ha detto:

    COMPLIMENTSSIMI! Accurata ricerca storica, belle curiosità: alcune le sapevo, altre mi sono nuove. Continuate così!

  23. Baka ha detto:

    Bellissimo articolo. Complimenti all’autore.

  24. biancazzurri ha detto:

    CORRERE E SUDARE LA MAGLIA! QUESTO E’ QUEL CHE CONTA! HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!