LA CONSACRAZIONE (4/5): beati noi… che siamo PESCARESI!
22/11/2022
TURRIS-PESCARA 2-3: I BIANCAZZURRI PRENDONO I VOTI
22/11/2022

Link alla puntata precedente.

Anche l’ambiente della Tribuna d’onore è molto più assimilabile a una Curva ultras che non al salotto v.i.p. tipico di queste occasioni; quasi “peggio” di domenica scorsa a Napoli.

Il presidente Gianni Capacchietti (a sinistra) e il sindaco Alberto Casalini (a destra), in Tribuna.

Renzo Di Properzio, Salvatore Galeota, Vincenzo Marinelli

Una vera “valle di lacrime” … di infinita Gioia, naturalmente. E quindi, anche “duri” (in apparenza), come il sindaco Alberto Casalini, Gianni Capacchietti, Renzo Di Properzio, l’ex presidente Salvatore Galeota, oggi non riescono a nascondere la loro commozione, se non dietro gli occhiali scuri che, al contrario, la rendono ancor più visibile.
Anche Angelillo piange a dirotto come un bambino, smentendo in un solo minuto tutta la sua fama di “duro” e di “angelo dalla faccia sporca”. Pugni al cielo in segno di vittoria su tutto il fronte (non solo di questa partita, evidentemente) e, a chi lo provoca facendogli notare gli ottimi e decisivi risultati ottenuti dal suo vice Malatrasi, risponde con la più scontata delle ironie: “E’ vero, il mio contratto è scaduto ieri, 30 giugno, perciò la promozione è tutta di Saul”.
In questa “valle di lacrime”, e di … occhiali scuri, che è diventata la Tribuna d’onore bolognese, ci sono anche Marinelli, Filippo De Cecco e Capacchietti, del tutto incapaci di rimettersi seduti dopo l’esultanza sfrenata per il gol di Nobili; quello della Serie A sicura. Si agitano come anime perse nel peggiore dei gironi danteschi, e urlano in continuazione frasi sconnesse, non si sa verso chi e cosa. Ma chi, come loro, è reduce da “Trani” … e dal Ballarin di quest’anno, capisce perfettamente “chi e cosa”. Intorno a loro, un po’ tutti fanno altrettanto: si è formato spontaneamente un vero gruppo ultras in giacca e cravatta, al quale manca solo qualche tamburo e un paio di fumogeni … ma sono sicuro che se li avessero non esiterebbero ad usarli come stiamo facendo noi.
Metà secondo tempo. Per il Monza arriva la mazzata tra capo e collo, quella finale: espulso Vincenzi, autore di un violento fallo di reazione (scarpata in faccia a Pavone). È il segno inequivocabile di cascetta totale o, per meglio dire, il gesto simbolico con il quale tutto il Monza alza e sventola bandiera bianca. Un giocatore che “avrebbe” dovuto marcare Nobili e … ‘ngià capit’ nind!… allo stesso modo in cui tutta la sua squadra ‘ngià capit’ nind già dal momento in cui è sbucata dal sottopassaggio.
Semmai, farei notare cosa significa essere un vero campione di nome Bruno Nobili: non solo gioca divinamente, segna gol memorabili, è rigorista infallibile ed è assolutamente capace di trascinare tutta la squadra, ma ha la non trascurabile abilità … chiamiamola così … di far innervosire il suo diretto avversario, accompagnandolo per mano fino all’inesorabile espulsione; per informazioni, rivolgersi a Casagrande del Cagliari e a un’altra decina di sventurati colleghi.
Partita finita con 20 minuti d’anticipo, vale a dire 20 minuti di festa supplementare, e sono i migliori in assoluto perché espressi davanti agli avversari. Davanti a tutti gli avversari: quelli in campo, quelli nello spicchio della Curva San Luca, quelli in Tribuna d’onore, quelli in tribuna stampa, quelli davanti alla TV, quelli che sono rimasti dentro il “palazzo” per gustarsi via cavo l’auspicato trionfo monzese … Davanti a tutti gli avversari che invece devono tornarsene a casa con il fegato fracicato da questo “carnaval” beffardamente trasmesso in diretta nazionale … e a colori, affinché tutti siano costretti a conoscere e ri-conoscere quali sono i veri Colori della Festa.
Tutto il contrario avviene in campo, dove va in scena una gigantesca melina del Pescara, con ogni passaggio sottolineato da 40.000 “Olè!”, anch’essi rivolti non già ai poveri undici biancorossi in campo, quanto piuttosto a tutti i suddetti avversari fuori dal campo; dunque, sono “Olè!” dal sapore fortemente ironico e strafottente. Monza e monzesi talmente annichiliti da fare tenerezza, poiché non sono solo vittime di una partita “già scritta” alle ore 18,00, ma soprattutto sono il “mezzo” per un altro tipo di partita che tutto l’Abruzzo sta giocando fuori dal campo.
Forse è proprio in conseguenza di questa tenerezza che falliamo in maniera clamorosa il terzo gol per ben tre volte in cinque minuti. Peccato davvero, perché il 3-0 ci starebbe tutto, ma lo stiamo vistosamente risparmiando a questi sventurati non so bene in base a quale atto di pietismo, se solo si pensa al punto rubatoci nella partita d’andata, ai gestacci di Marconcini e all’ingiustificabile inciviltà del pubblico monzese.
Vabbe’ … siamo “Forti e Gentili”, e lo dimostriamo ad ogni occasione. Come si conviene a chi è superiore sotto ogni punto di vista.
Mancano dieci minuti alla fine, e del momento festosamente “sbracato” ne approfittano gli ultras bolognesi che, colti improvvisamente dal moto d’orgoglio tipico dei “padroni di casa”, decidono di attuare quanto non è stato possibile finora: in un attimo, quattro di loro (tra cui una ragazza) strappano dalla cancellata lo striscione For Ever Ultras degli interisti e fuggono verso l’uscita più vicina, magari facendo affidamento sull’indescrivibile confusione del momento per non essere notati. Invece, ce ne siamo accorti tutti, a cominciare dagli interisti che, pur in minoranza, reagiscono furiosamente.
La scazzottata è inevitabile, anche perché gli interisti danno ormai per perso lo striscione e, naturalmente, hanno in mente un solo pensiero: la vendetta, ovvero contro-fregare il For Ever Ultras bolognese. Peraltro, stanno incredibilmente per riuscirci quando il nostro massiccio intervento li dissuade da un gesto che scatenerebbe un casino senza fine. Allo stesso tempo, altri di noi e degli Ultras (tra cui un inviperito “Cammellone”) rincorrono i quattro bolognesi fin fuori lo stadio, li raggiungono e … con le “buone” si fanno restituire lo striscione nerazzurro, poi riconsegnato ai legittimi proprietari.
Forse i bolognesi non avevano capito bene, per cui è necessario rispiegarlo: siamo dentro la loro Curva, e non lo nega nessuno, ma per oggi questa è “casa nostra” e, quindi, fino a stasera dovranno essere gli altri … tutti gli altri, a doversi adeguare alle nostre regole della civile convivenza.

Festa e suspense in Curva Andrea Costa, aspettando il fischio finale. In primo piano, al centro, il grande Ivo Melatti “chiama” e dirige alla sua maniera il tifo dei “paralizzati” dalla tensione.

Con la partita ridotta a sgambatura defaticante del sabato mattina, sarà bene indirizzare le nostre attenzioni verso qualcosa di ben più serio. Per esempio, osservare attentamente che in Tribuna d’Onore … e dintorni … non si ripeta neanche in parte la vomitevole sceneggiata di due anni fa: quello squallido e vergognoso “colpo di stato” calcistico mai visto in Abruzzo, contro Armando Caldora; il miglior Presidente mai avuto dalla Pescara Calcio. Forse avremmo dovuto portare anche un cannocchiale, per assicurarci che i nostri dirigenti, dopo la cascata di lacrime festose, siano rimasti tutti al loro posto. Hai guardato bene? Possiamo star sicuri che nessuno di loro sia sceso anzitempo negli spogliatoi, per iniziare a litigare sulla prossima Presidenza?…
Ma questa volta (si dice in giro) il sindaco Casalini si è portato un fucile a canne mozze che nasconde abilmente sotto la giacca; dunque, abbiamo buone ragioni per star tranquilli.
Fino a domattina.
È tempo della Festa e della Commozione, ma anche quello giusto per far scorrere nelle nostre menti il classico film di quest’annata, magari per soffermarsi su “certi” suoi fotogrammi in particolare che un po’ troppa gente ora sta facendo finta di dimenticare.
Per esempio, quell’intervista rilasciata lo scorso fine anno da Helenio Herrera che, da “grande mago” del calcio qual è sempre stato, preannunciò: “In Serie A vanno sicuramente Cagliari, Udinese e Monza, in assoluto le tre più forti. Il Pescara? Spero di sbagliarmi, ma calerà alla distanza”.
Infatti … siamo talmente calati alla distanza che al Monza oggi lo abbiamo ridicolizzato molto più di quanto non dica il 2-0 finale, gli abbiamo risparmiato la goleada per pura pietà e, in campionato, gli abbiamo preso 3 punti su 4; ma tutti hanno visto come ci fu sottratto quel punto in casa loro, altrimenti sarebbe stato “cappotto”.
Sto anche ripensando alla furibonda contestazione di Pescara-Spal, che per noi della Nord aveva il solo scopo di dare una bella stritticata alla squadra dormiente e che invece fu così acidamente giudicata da tutta la “sapiente” stampa scritta e parlata, in questi casi (e solo in questi casi) più che mai unita nel bollarci come “la rovina prezzolata del calcio pescarese”. Dissi (e scrissi) che ne avremmo riparlato a giugno, per verificare tutti assieme gli effetti di quella “incomprensibile” contestazione.
Benissimo. Giugno è arrivato, ed è anche passato; vogliamo parlarne?
Né si può fare a meno di dedicare “a chi so io” questa seconda Serie A in due anni (impresa riuscita finora solo alla Ternana ’72-‘74). Per esempio:

  1. a tutti quelli che si sono tirati il Pescara durante i nove mesi di campionato;
  2. a tutti quelli che, in particolare, hanno goduto come rognose cagne in calore dopo la mazzata del “Ballarin”;
  3. a quei quattro poveracci delle “colline teatine”, sfortunate vittime di un Destino amaro, che hanno di nuovo fatto sfilare la bara biancazzurra lungo i vicoli del loro paese franoso e franante verso la valle del … Pescara … (persino la Natura vi porta a Pescara … );
  4. a tutti gli altri “cosiddetti abruzzesi” che la bara biancazzurra l’hanno fatta sfilare metaforicamente nel loro misero cervello, impoverito e fracicato dall’eccesso di bile prodotto da un fegato ormai ridotto ai minimi termini;
  5. a tutti i “dotti e sapienti” del giornalismo locale, che da 24 mesi in qua si divertono a ricoprire di insulti e offese la Curva Nord, pubblicamente e ripetutamente definita la “vergogna di Pescara”;
  6. a TUTTI quelli che … L’INVIDIA VI S’ARMAGN.

È proprio a tutti voi che dirigo … no, nessun “manico d’ombrello” e nessun “adeguato appellativo”, ma solo il mio più profondo senso di pietà e compassione, accompagnato da un’informazione quanto mai necessaria e umanamente doverosa: non allarmatevi se i vostri villaggi preistorici sono rimasti sprovvisti di Maalox (causa “super consumo”), perché le farmacie pescaresi ne sono stracolme e saranno ben liete di mettere le proprie scorte a disposizione dei bisognosi. Venite gente!… venite da tutte le parti … Pescara sarà di nuovo la vostra salvezza esistenziale.
Per l’ennesima ma non ultima volta.
E continuerei ancora a lungo, molto a lungo, se il mio “riepilogo” non fosse interrotto dal melodioso triplice fischio dell’arbitro che, insieme alla partita, chiude anche la cronaca di questa giornata assolutamente storica per Pescara e per il tifo Biancazzurro.
Non andrò oltre, perché la lingua italiana, pur essendo la più variegata e completa del mondo, non ancora dispone degli aggettivi idonei per descrivere ciò che sta accadendo e che accadrà chissà per quanti giorni ancora.
Ma non è questo il punto.
Al di là di una Serie A strameritata, ciò che oggi riportiamo con noi a Pescara è qualcosa di inaspettato e straordinario, proprio nel senso di extra-ordinario, e sta fuori dal campo di gioco.

Un flash sulla gigantesca invasione festosa di fine partita. Al centro (sulla cancellata della Curva Andrea Costa) si noti in bella mostra lo striscione Ultras fregato ai “sambini”.

Zucchini … Pavone …. Repetto … Nobili … e tutti voialtri della “Pescara in campo” … siete semplicemente immensi, destinati a restare incancellabili (e forse inarrivabili) Bandiere del Calcio Pescarese, ma … scusate … oggi i veri protagonisti siamo noi della “Pescara sugli spalti”. Non abbiatevene a male. Oggi, la storia e la ribalta sono della nostra Curva Nord, di noi dodici ragazzotti sognanti e di Angelo Manzo, “padre” non solo metaforico di questo gruppo che in origine è partito in appena 50 … o forse 48 … “invasori” di quel settore in Tribuna superiore, dove (come da facilissima previsione) ci siamo trovati da subito allo scontro frontale con un pubblico che pretendeva di farci stare seduti, che non sopportava il rullare dei tamburi, che voleva chiamare i vigili del fuoco quando abbiamo acceso la prima fiaccola e che minacciava l’aggressione fisica quando una bandiera sventolante copriva la visuale della partita per tre secondi. Una vera e propria battaglia (non solo domenicale) durata mesi e mesi, anzi diventata sempre più accesa col passare delle partite.
Abbiamo dovuto sopportare pochi ma pesantissimi “sbianchi” al primo impatto con le più grandi tifoserie d’Italia, tanto in trasferta quanto purtroppo anche in casa. Sì, con tutte le giustificazioni materiali e morali di questo mondo, ma restano pur sempre “sbianchi” difficilissimi da ingoiare a qualsiasi età, figurarsi quando hai si e no 16 anni.
Abbiamo dovuto superare non poche contrapposizioni ideologiche interne al nostro gruppo, che più di una volta sembravano irrisolvibili, ma anche tra noi e lo stesso signor Manzo (come lo abbiamo sempre chiamato, in segno del dovuto rispetto) che, insieme al suo “clan”, ha tentato in tutte le maniere possibili e immaginabili di instradarci verso un’idea di “ultras” a dir poco folkloristica e paesana, per noi impossibile da prendere in considerazione anche in minima parte. Indimenticabili le accesissime litigate con ‘Ngiulin’, e poi Renato, Ettore, Michele, Luigi “il tesoriere”, Valerio Santilli, Ugo “scucuzza”, Peppino Montebello … litigate (e relativi argomenti) che oggi fanno solo sorridere, ma a quel tempo ci avevano portato a mezzo passo dalla rottura definitiva. Invece, siamo stati tutti bravissimi a capire che ciascuna delle due parti avrebbe dovuto fare un passo di avvicinamento verso l’altra. Perché se è vero che senza di noi il Pescara Rangers sarebbe stato tutt’altra cosa di un gruppo “ultras”, è altrettanto vero che senza Angelo Manzo noi “troppo giovani” non saremmo andati da nessuna parte; nonostante la nostra ferrea ma insufficiente Volontà.
E alla fine, la “goccia che scava la roccia” ha tirato fuori dal signor Manzo tutto l’ultras inconscio che è sempre stato in lui sin dai tempi della rivolta per Pescara Capoluogo. Né poteva essere diversamente, quando si è sostenuti da un autentico Amore per Pescara, e quindi per qualsiasi realtà porti questo Nome: calcio, cinema, pallanuoto, politica, Giochi senza Frontiere o torneo di “tressette” che sia.

Prima di tutto, Pescara.
Prima di tutti, Pescara.

Oggi dobbiamo solo ringraziare quelle difficilissime giornate, delle quali non butterei via un solo minuto, perché è proprio grazie al loro inestimabile ed insostituibile insegnamento “sul campo” che siamo cresciuti con una velocità impensabile a noi stessi, diventando adulti sulle gradinate degli stadi prima ancora che sulla carta d’identità. È solo grazie alle battaglie “sul campo” che oggi il Pescara Rangers è la realtà davanti agli occhi di tutti.
Siamo partiti in 50, dicevo, ma siamo arrivati in 2.000, non più ragazzini, ma a nostra volta “padri” di una Curva che genera:
• Ammirazione;
• Rispetto;
• Timore.
Tre identità che non ci appiccichiamo noi addosso per auto-proclamazione, ma che ci vengono pubblicamente riconosciute dalle tifoserie (grandi e piccole) di tutta Italia, non a caso oggi presenti da ogni dove in Curva Andrea Costa per omaggiare la Nord dell’Adriatico.
Sono passati solo tre anni da quel numero del Guerin Sportivo che pubblicava a tutta pagina una meravigliosa foto della Curva Maratona, all’indomani del miglior derby torinese mai giocato (in campo e sugli spalti) dal dopoguerra a oggi. E voi tutti, amici miei carissimi, sapete che non ho mai nascosto la mia ammirazione verso la perfetta organizzazione e “forza” delle due tifoserie torinesi, secondo me (e non solo) le migliori in assoluto del mondo “ultras” italiano.
Ho ritagliato quella foto, l’ho ingrandita, l’ho copiata su un foglio da disegno e, armato di pennelli e colori, ho sostituito il granata con il bianco e l’azzurro, per poi attaccare il foglio sulla “tribuna” di cartone appositamente realizzata per il mio campionato di Subbuteo … Una scusa come un’altra per sognare in Biancazzurro ciò che tutti noi eravamo convinti fosse destinato a restare solo un sogno, bellissimo quanto si vuole ma niente più che un sogno. E invece …

Ciro
Fabrizio “caiola”
“individuo X”
Maurizio “lu ruman”
Riccardo “Grassi”
Sergio “il venezuelano”
Stani “bomboletta”
Stefano “vastese”
Tino “delle B.G.”
Vittorio “facciagialla”

… avete visto? Ce l’abbiamo fatta.
Non si contano le volte che, sbattendo il muso contro qualcosa ben più grande di noi, ci siamo detti: “Ma addò cazz ci prisindem”. Era però solo l’incazzatura o lo sconforto del momento; e oggi ce l’abbiamo fatta, grazie alla nostra cocciutaggine tutta “pescarese” che ci ha permesso di andare Sempre Avanti!…. senza mai arretrare di un solo centimetro.
Adesso la Curva Maratona è diventata davvero Biancazzurra, ma senza dover fare ricorso a fogli da disegno, tubetti di tempera e pennelli, perché non si tratta più di una fantasia.
Adesso la Curva Maratona siamo noi.

Gabriele (“Gaby”) Orlando
[estratto dal (mio e vostro) diario del PESCARA RANGERS]

P.S.: nel ringraziare “Gaby” Orlando per il suo contributo, precisiamo che il contenuto rappresenta sempre e solo un’espressione dell’autore e non impegna il punto di vista del sito 40mila.it. Cogliamo inoltre l’occasione per ricordare a tutti i tifosi biancazzurri che questo sito “appartiene” ai tifosi stessi della Pescara Calcio: sono pertanto benvenute proposte di ulteriori contributi. A tal fine, è possibile utilizzare la mail di contatto info@40mila.it (anche raggiungibile dal link nel menù principale in alto).

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