LA CONSACRAZIONE (3/5): tutti venuti a conoscerci!
22/11/2022
LA CONSACRAZIONE (5/5): prima di tutto… PESCARA!
22/11/2022

Link alla puntata precedente.
Manca un quarto d’ora al fischio d’inizio quando, all’improvviso, dentro lo stadio cambia tutto.

Il cielo s’è finalmente deciso a smetterla con le spruzzate di pioggia intervallate di un quarto d’ora, gli scontri verbali tra tifoserie “sembrano” finite e lo speaker sta per annunciare le formazioni delle due squadre … Ma, in confronto a quanto sta per accadere, le due ore appena trascorse possono essere tranquillamente paragonate a una assemblea annuale dei Testimoni di Geova.

L’ossessionante pubblicità si è interrotta di colpo. Lo speaker sta per annunciare le formazioni delle squadre … C’MON BOYS!… (striscione a due aste, centro curva).

Non so se per pura casualità, o (ben più verosimilmente) in base ad un preciso programma, le formazioni delle squadre vengono “strillate” proprio alle 18,00 in punto, cioè quando (in contemporanea) dal sottopassaggio degli spogliatoi rispuntano le due squadre.
Pensavamo d’aver visto tutto a Terni e Bologna del 1977, e invece il “bello” doveva ancora arrivare.
Stiamo vivendo in prima persona la Trascendenza sulla Terra.
Ora la “macchina” del tifo è in piena azione in tutti i suoi particolari e travolge qualsiasi cosa, vivente e non, che s’imbatte sul suo cammino. Distinti, Curva Andrea Costa, Tribuna, i due spicchi in Curva San Luca … è tutto un gruppo ultras, che tifa da ultras in ogni suo componente perché, come puoi facilmente immaginare, ne resta inesorabilmente coinvolto e travolto anche chi è venuto a vedersi la partita con animo “sportivo” più o meno neutrale; secondo me persino i bolognesi stanno innalzando al cielo il loro “Olè”, battendo le mani e canticchiando qualcosa.

Lo spicchio biancorosso al centro della Curva San Luca, con gli striscioni Brigate Biancorosse (sulla cancellata, a sinistra) e Commandos Tigre sulla balconata. In tutto, si contano appena 14 bandiere …

Il gruppo monzese, preso di per sé, non sarebbe affatto male, anzi è un vero miracolo della Natura rispetto a quanto esprimono nel loro stadio, ma in mezzo a questo sventolio e frastuono stanno riducendosi a “sparuta rappresentanza”; molto più sparuta di quanto i numeri non dicano già con cinica chiarezza. Del resto, cosa potrebbero mai fare contro 40.000 fiamme ardenti? Niente. Né loro né qualunque altra tifoseria al loro posto. Infatti, da persone intelligenti quali (forse) sono, accendono il solito fumogeno arancione, sventolano qualche bandiera sparsa là e qua e restano muti a guardare; ogni altra cosa detta o fatta sarebbe inutile. Totalmente inutile.
Tutt’attorno a loro, 40.000 distillati di Amore e di Orgoglio allo stato puro.
40.000 grida aventi un solo significato:

Beati noi!… che siamo PESCARESI

Due momenti della balconata “Rangers” in Curva Andrea Costa

Al contrario dello “shock paralizzante” che s’impadronì del Pescara due anni fa contro l’Atalanta, questa volta l’avvio biancazzurro è tanto furioso quanto … invisibile, a causa di fiaccole e fumogeni a decine e decine in ogni settore (anche in Tribuna!… ), e che per almeno cinque minuti avvolgono l’intero stadio in una nebbia fittissima; roba da sospensione immediata. Ascoltiamo però i mini-boati di chi riesce comunque a “intravedere” qualcosa, ed è abbastanza per capire che il Pescara sta fallendo un gol dietro l’altro, purtroppo proprio sotto la Curva monzese … monzese si fa per dire.
Al 6° minuto (quando la nebbia si allenta almeno un po’) Zucchini sta per calciare una bomba che sicuramente sfonderà la rete, ma viene subito atterrato in piena area. Niente rigore, perché l’arbitro Bergamo è coperto e non ha visto. Onestamente è vero, ma due domande sorgono spontanee:
1. come può un arbitro internazionale farsi trovare coperto?
2. e se anche volessimo pietosamente “umanizzare” questa gravissima mancanza, i due guardialinee che ci stanno a fare?
Dopo due minuti, gran tiro di Repetto, Di Michele riprende la respinta di Marconcini e colpisce in pieno la traversa.
Il Monza è stordito da capo a piedi. E noi ora davvero non abbiamo più il pur minimo dubbio: li sfranichem’!
Si continua di questo passo per 40 minuti, durante i quali ci chiediamo non so quante volte come sia possibile stare ancora sullo 0-0. Finché, proprio al 41° arriva la risposta: non è possibile stare ancora sullo 0-0! Pavone schiaccia in rete da pochi passi un perfetto cross di Repetto, di quelli che devi solo depositare dentro la porta senza particolari sforzi.
Vantaggio stra – meritat – issimo, fin’anche atteso con straordinaria “normalità”, ma ora che è arrivato … il rombo di tuono che scuote il Comunale bolognese fa da colonna sonora a una marea di visi cianotici, vera e propria tavolozza cromatica delle infinite sfumature comprese fra il viola e il blu cobalto. Non c’è un solo tifoso biancazzurro che abbia conservato le sembianze umane; a questo punto, devo presumere che anch’io sono uno di quelli, pur non potendomi vedere.
L’intervallo arriva che stiamo ancora impazzando su e giù per le gradinate, senza aver visto un solo secondo della partita giocata nei successivi 4 minuti. Della quale, detto sinceramente, a questo punto non ce ne importa un accidenti. Intervallo che, perciò, si rivela una vera manna dal cielo per la nostra salute, tanto più perché ci arriviamo come meglio non si potrebbe, cioè con un doppio vantaggio: quello del gol segnato e quello del poter controllare la partita senza l’affanno di dover segnare al più presto; affanno che, per l’appunto, lasciamo molto volentieri nelle mani del Monza.
Grazie all’attrezzatissimo stadio bolognese, dove anche sotto le Curve ci sono telefoni pubblici a gettoni (!!!), il signor Manzo, Erminio e Santilli ne approfittano per chiamare i (pochissimi) familiari rimasti a Pescara: ci dicono che sono già iniziati i primi caroselli che stanno intasando gli incroci principali, nonostante tra pochi minuti inizierà la diretta Rai del secondo tempo.
Alla faccia della scaramanzia!
Semmai, c’è da chiedersi “chi” stia facendo questi caroselli, visto che non un solo tifoso, sportivo o “curioso” è rimasto a casa; forse i nonni ultraottantenni e invalidi? I ragazzini orfani? Le mogli (finalmente) “in libera uscita”?… Non si sa.
Il secondo tempo inizia con la prevista reazione rabbiosa del Monza, che ha capito di dover tentare ora (o mai più) il riequilibrio del risultato. E in effetti, passiamo un brutto quarto d’ora (che purtroppo questa volta non è solo un modo di dire) perché il Pescara è visibilmente in difficoltà e il pareggio sembra poter arrivare da un momento all’altro. Non nascondo affatto che lo stadio è a dir poco preoccupato e per qualche minuto si sente addirittura … il tifo monzese … tanto per rendere l’idea dell’ansia calata sul Comunale.
Ma proprio l’attacco in massa del Monza lascia spazio a pur sporadici contropiedi biancazzurri, e uno di questi (al 61°) si conclude con un preciso tiro da fuori area di Nobili deviato in gol da difensore brianzolo Giusto, non si sa fino a che punto in maniera determinante perché la traiettoria sembrava destinata in ogni caso a terminare la corsa dentro la porta.
Non tenterò nemmeno di descriverti l’indescrivibile che sta avvenendo in campo e attorno al campo, ma ti inviterei a soffermarti su questo particolare: dopo che a San Benedetto del Tronto ha disputato la peggiore partita della sua carriera, Nobili è al terzo gol consecutivo; tre autentici capolavori inseriti dentro tre partite giocate alla perfezione (Pistoiese in casa, Foggia a Napoli, e appunto oggi). Tre partite che coincidono con la squalifica di Angelillo, e quindi con Malatrasi in panchina.
Sarà un caso?
Se è un caso o meno non lo sapremo mai (anche se io personalmente una mezza idea ce l’avrei), ma di sicuro sappiamo che adesso è fatta per davvero perché il Monza, qualunque sia la sua reazione, non potrà mai recuperarci due gol in meno di mezz’ora; a meno che non glieli regaliamo noi. In verità “certi” Pescara visti durante il campionato sarebbero capacissimi persino di perderla, ma quello di oggi è senza pietà.
Quanto ad un eventuale “pericolo-arbitro”: sfido qualunque “Menicucci” a “farsi notare” dentro questa bolgia infernale. Sfido qualsiasi “Michelotti” di turno a fare lo “splendido” dentro uno stadio la cui via di fuga verso gli spogliatoi sta proprio sotto la nostra Curva. Sfido ogni “Casarin” in circolazione a barattare la propria pelle con i “trenta denari” offerti dal “palazzo”.
Tranquilli: delle giacchette nere conosciamo ormai ogni più bassa e becera prostituzione … con tutto il rispetto per le vere prostitute … ma nessun “servo del palazzo” è stupido fino al punto di sfidare questo stadio.
Chiunque abbia parlato di tifo prima di questa partita, non sapeva di cosa stesse parlando; date retta a me. Ma il Comunale bolognese ancora una volta regge benissimo la “tellurica” sollecitazione statica prodotta dai 40.000 indemoniati e oltre 50 tamburi rullanti, ad ennesima dimostrazione che una volta gli stadi li costruivano davvero a regola d’arte.
E quindi, di pari passo con il Monza, anche l’arbitro Bergamo si rende conto che è giunto il momento di sparire dalla scena, peraltro facilitato da una partita che, verosimilmente, si è già chiusa e non ha più niente da dire.
Domanda al volo: lo stesso arbitro Bergamo si sarebbe comportato con la stessa imparzialità, se la stessa partita fosse stata giocata davanti ad un pubblico completamente rovesciato nelle proporzioni e nel tifo? La risposta l’attendo soprattutto da quei “dotti e sapienti” tuttora convinti che l’ambiente non influisca più di tanto su quanto accade in campo. La risposta l’attendo da quei (tanti) presidenti tuttora convinti che la propria squadra possa tranquillamente vincere una partita anche senza l’apporto della tifoseria. La risposta l’attendo anche da quei (non pochi) “maestri di vita” secondo cui allo stadio si va con educazione oxfordiana, rispetto “a 90°” per l’avversario, fratellanza e indifferenza verso il risultato finale.
Chiedete ai monzesi cosa ne pensano. Chiedeteglielo ora!… in questo preciso istante.
Fatevi spiegare dai monzesi (o chi per essi) quant’è bello – stupendo – meraviglioso essere educati, rispettosi, fratelli e indifferenti verso il risultato ma … prenderlo soavemente in quel posto e giocare di nuovo in Serie B …
In attesa di chiederlo ai tifosi, puoi divertirti a sbirciare in Tribuna stampa, dove la reazione dei giornalisti monzesi, e lombardi in generale, è tanto diversificata quanto divertente.
C’è il classico polentone, con la testa a forma di panettone (rima assolutamente voluta), che senza alcun ritegno si lamenta a voce alta: “Ma adesso, in Serie A dobbiamo sorbirci anche questi qua? Non bastavano i napoletani”? Frase che si commenta da sola, perfettamente degna della faccia di merda appartenente a chi l’ha pronunciata. Il quale, tra le altre cose, dev’essersi svegliato solo ora da un letargo di almeno due anni, se è vero com’è vero che ci sta considerando una matricola della Massima Serie e non si è accorto che in Serie A ci siamo già stati appena 12 mesi fa. Probabilmente perché tutta la sua meschina vita è un unico, lungo, interminabile letargo.
Bravo … continua a dormire beato, che perlomeno non fai una lira di danno.
Io ho sempre saputo che il sole cocente in testa fa brutti scherzi ma, a quanto pare, anche la nebbia non scherza, specie quando s’infiltra nelle orecchie e arriva fino al cervello.
È consolante (per il decoro morale dell’Italia, s’intende) constatare che esiste anche il polentone sensato, il quale accetta con rassegnazione la realtà e ammette: “Mostruoso! In tanti anni di giornalismo non ho mai visto un tifo del genere. Questo è il vero ‘dodicesimo’ che ti fa vincere in ogni caso la partita”. Bene. Come vedi, amico mio, nella vita non si finisce mai di imparare, nemmeno quando si hanno i capelli bianchi e credevi di poter insegnare.
Clicca qui per finire di leggere.

Gabriele (“Gaby”) Orlando
[estratto dal (mio e vostro) diario del PESCARA RANGERS]

P.S.: qui per commentare questa pagina.

 

 

 

40mila.it

 

Condividi su:

Comments are closed.