Positivo un giocatore del Venezia: la squadra in isolamento fiduciario
16/06/2020
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ALLENATORI PASSATI E FUTURI

Eusebio Di Francesco

Mentre circolano conferme sull’ipotesi che Hugo CAMPAGNARO possa allenare una squadra giovanile del Pescara per la stagione 2020/21, altri allenatori “crescono” o raccontano:

Marco SANSOVINI: “Avevo iniziato la carriera con tre infortuni molto gravi: a 20 anni ho subito due rotture del crociato e una del menisco. Le premesse non erano per niente buone, invece sono riuscito a fare il professionista per vent’anni realizzando il sogno che avevo da bambino: fare il calciatore”.
“L’arrivo a Pescara è stato l’apice e la svolta della mia carriera. Venivo da qualche annata buona, ma niente di che. Quel primo anno a Pescara con LERDA in panchina mi ha dato la spinta definitiva. Ero fuori rosa a Grosseto e mi ero messo d’accordo per andare in C2 a Giulianova: era tutto fatto. Il giorno prima di firmare, il mio procuratore mi propone di venire a Pescara per fare la C1. Sapevo che non c’era una società solida, anzi, però non ho pensato ai soldi ma solo alla maglia. Sono arrivato a fine mercato e il campionato era già iniziato. Dopo un punto nelle prime tre partite, all’Adriatico contro la Samb sono finalmente in panchina. Nel finale, entro e segno, sotto la nord, all’ultimo minuto. E’ lì che inizia tutto. E di quella squadra ho un gran bel ricordo: dovevamo solo salvarci, invece diventammo forti e compatti. Per un punto di penalizzazione non entrammo nei play-off: sono ancora convinto che, se fossimo andati agli spareggi, avremmo potuto vincere il campionato… Per fortuna ci sono riuscito nel 2010 con DI FRANCESCO”.
“Con ZEMAN ho toccato il punto più alto della mia carriera. Voleva che giocassi esterno nel tridente e non lo facevo bene: per niente, o almeno non come diceva lui. Mi rendevo conto, tanto che in un’amichevole estiva a Città Sant’Angelo toccai un pallone in 90’. Pensai che forse non avrei potuto farlo e stavo pensando di andare via. Ma il boemo aveva sempre valorizzato tutti i suoi attaccanti, perché non avrebbe dovuto farlo con me? E restai. Una seconda scommessa su me stesso. Mi dissi: ‘Stai qui fino a gennaio, resetta, ascolta ed esegui. Ed è andata bene”.
“La serie A è il grande rammarico. Avrei potuto forzare la mano e restare dopo la promozione, ma con ABBRUSCATO, CELIK, VUKUSIC e JONATHAS rischiavo di restare fuori a guardare, tra panchina e tribuna. Solo dopo si è capito invece che avrei potuto avere molte chance di giocare in quella stagione…”.
“Che fatica rivedere le immagini della A persa al Dall’Ara. Ancora oggi mi arrabbio. Eravamo superiori al Bologna, erano stanchi e ci temevano. Eppure, loro sono andati in A, perdendo anche una partita [nei play-off – ndr], e noi no, pur non avendo mai perso nei play-off”.
“Il gol che è rimasto nel cuore è quello di Gubbio, con ZEMAN. Era una giornata difficile. Avevamo ripreso la marcia ma serviva continuità per stare al passo di Torino e Verona. Prendemmo penso 6/7 pali: la palla non entrava. Sbloccarla a dieci minuti dalla fine è stato fondamentale. Ho calciato con tutta la rabbia che avevo”.
“Dovrei citare decine di persone amiche, ma mi fermo a GESSA, BOCCHETTI, CASCIONE, ZANON, SODDIMO, POMANTE e VITALE. E poi OLIVI e PETTERINI tra i più simpatici con cui ho mai diviso lo spogliatoio”.
“Quel che sono diventato per il tifoso a Pescara non me lo sarei mai aspettato. Sono un tipo tranquillo e a volte anche schivo, non vado a cercare amicizie per forza. Questo dà ancora più valore al legame che si è creato, perché significa che è affetto vero, ed è contraccambiato. Mi sono trasferito qui con la famiglia, perché tutti noi ci siamo legati alla città: è la nostra casa. Spero di rivestire un ruolo un giorno: è il mio obiettivo;

mi piacerebbe molto tornare a lavorare con il Delfino sul petto.

Ho rapporti ottimi con il presidente e con tutti i dirigenti. Se la società vorrà, io ci sarò”. “Fare l’allenatore è una possibilità…”.

Eusebio DI FRANCESCO: “Poco prima del mio subentro a CUCCUREDDU era un periodo in cui mi si avvicinavano alcuni giocatori della prima squadra per dirmi se mi sarebbe piaciuto allenarli: ma io dicevo sempre che ero venuto per allenare nelle giovanili. Quando accettai, dopo una chiamata di SEBASTIANI, mai avrei pensato alla promozione: non ero partito per quel presupposto. Quell’anno erano stati presi tanti giocatori di categoria superiore ma c’era una situazione non facile, per classifica e morale: c’era tanta pressione sulla squadra. Io riuscii a creare rapporto con loro, prima di tutto umano e lavorativo. Ci furono momenti di difficoltà, ma andai per la mia strada credendo di poter recuperare punti al Verona: da -8 fino a sfiorare la B diretta. Ci furono solo 2 sconfitte ma salutari, di crescita. La grande forza fu nell’equilibrio generale, quello che vorrei sempre da una mia squadra. Mi piace attaccare, ma farlo con equilibrio per riprendere subito a difendere insieme: attaccare e difendere tutti insieme. La squadra l’aveva acquisito nell’ultimo mese e mezzo. Un aneddoto: eravamo in ritiro per le ultime partite e c’era Flavio Bottarini che portò allo staff un chilo di gelato. I camerieri per errore lo misero al tavolo dei giocatori: feci finta di niente ma mi misi a guardare… Nessun giocatore osò prendere una sola pallina di gelato: sapevano che non si poteva sbagliare nulla. Nelle ultime gare, ai play-off, sbagliammo poco e niente: fu un periodo eccellente. Ero tranquillo, sicuro delle potenzialità: ci sentivamo forti. Nell’ultima gara, tenemmo la partita in mano: eravamo solo noi la squadra che poteva vincerla. Anche dopo il gol di GANCI, difendemmo con grandissima sicurezza e tranquillità”.
“Di VERRATTI ricordo che si allenò pochissimo per problemi al ginocchio. Però, in una partitina, mentre giocava, io sorridevo: vedevo il talento di questo piccoletto che dribblava tutti con facilità unica. Usciva da situazioni di difficoltà impressionante con una gestione palla che pochi avevano al mondo. Mi impressionò per questo. Aveva sempre giocato trequartista: pian piano lo misi esterno nel 4-4-2; poi, lo abbassai ulteriormente quando acquisì capacità tattica e di lettura”.
“INGLESE lo allenavo in Berretti: un ragazzo caratterialmente introverso, ma con grandi mezzi. Faceva l’esterno nel 4-3-3 o 4-2-3-1. Ha trovato una dimensione da centravanti: lo feci debuttare perché lo vedevo bene ed anche per dare un segnale ai miei attaccanti dopo le due sconfitte: non guardavo in faccia a nessuno”.
“L’anno dopo, in B, potevamo fare qualcosa in più, ma il primo anno c’è adattamento. La Società mi aveva chiesto una salvezza tranquilla ed è quello che abbiamo ottenuto”.
“Dopo, il presidente mi offrì tre anni di contratto, ma essendo io di qui pensavo di aver fatto quello che dovevo fare a casa mia e mi sentivo di osare. A Lecce andò male, ma fu un’esperienza importante. Consigliai a DELLI CARRI e al Presidente d’incontrare ZEMAN e feci con DELLI CARRI la prima chiamata, in vivavoce. ZEMAN disse:

Pescara? Mi piace, ne possiamo parlare’”.

40mila.it

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7 Comments

  1. johnny blade ha detto:

    Ma è sicuro al 100% che ripartono i campionati?

  2. nemicissim0 ha detto:

    L’ho sempre pensato e l’ho detto anche in questo forum: il gol a Gubbio – dopo 752 pali, traverse e parate – ha spianato la strada per la serie A. Adesso ho la conferma anche da chi lo ha fatto. Sansovini uno di noi!

  3. johnny blade ha detto:

    Vabbó avem capit.
    Campagnaro parcheggiato alla Primavera.
    Solita roba..
    Che noia.

  4. solozemanegaleone ha detto:

    Caserta andrà al Palermo
    Che ha tempo per fare le trattative noi dobbiamo prima salvarci

  5. 40mila.it ha detto:

    AGGIORNAMENTO –
    A proposito di “chiacchierati” futuri allenatori biancazzurri, Fabio Caserta, 41enne allenatore calabrese della Juve Stabia, ha dichiarato: “Evidentemente è stato apprezzato il mio lavoro e il semplice fatto che una società come il Pescara abbia anche solo lontanamente pensato al sottoscritto, e che sia uscito il mio nome accostato alla panchina abruzzese, mi riempie d’orgoglio”.

  6. antateavanti ha detto:

    San….So…Vi…Ni !!!
    Tanti bei gol con la nostra maglia atteggiamento sempre grintoso in campo,che è quello che piace ai tifosi.Voglio sottolineare secondo me il gesto tecnico più eccelso fatto da Marco col gol al Varese in casa l’anno di ZZ …andate a rivederlo su YouTube,chi ha giocato a pallone anche nel condominio sa che con una rete di questa fattura in serie A a un attaccante gli avrebbero dedicato una trasmissione intera.Su Di Francesco onestamente non mi ha mai entusiasmato…ma l’ascesa in carriera parla per lui.

  7. hugobiancazzurro ha detto:

    Non lo sapevo degli infortuni del sindaco da giovane. Noi adesso troppo presto diciamo che sono rotti. Per esempio credo che Pucciarelli avrà un grosso impatto.