AI TEMPI DEL CORONAVIRUS (29): FALSA… RIPARTENZA
30/04/2020
LA RIVOLTA DEL PALLONE (1/2), di Gaby
01/05/2020

Venerdì, 16 maggio 1969 – 
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(…) se Lamberti denuncia il tentativo di “combine” compie senz’altro un grande gesto di onestà sportiva, oltre che di amicizia verso Di Maggio, ma rischierebbe di creare casini al suo Trapani e, ancor più, ai due giocatori, per i quali la carriera potrebbe finire qua.
Sceglie perciò di aspettare e vedere come vanno le cose sul campo, ovvero di verificare se davvero dovesse accadere qualche “stranezza”, per poi regolarsi di conseguenza.

Domenica, 18 maggio 1969
Trapani-Casertana finisce proprio con la vittoria dei campani (0-1), con rete segnata a soli sette minuti dal termine dall’ala sinistra Minto grazie ad un ridicolo pallonetto che avrebbe parato con una mano sola qualsiasi portiere degli “Allievi”. Non solo, ma De Togni risulta il peggiore in campo e Selmo il migliore … guarda a volte il caso!…
A questo punto, l’allenatore del Trapani, Lamberti, sbotta e, per incredibile che possa sembrare nel mondo del calcio, sceglie Onestà e Amicizia. Quindi, disinteressandosi completamente di tutte le conseguenze negative per il suo Trapani, telefona al presidente tarantino Di Maggio e lo mette al corrente di ogni cosa.
Il quale Di Maggio ora si trova davanti allo stesso imbarazzo, perché se sporge denuncia mette nei guai Lamberti; se sta zitto la sua squadra lo prende in quel posto. Così, anche lui decide di guadagnare tempo e aspettare la fine del campionato, poiché una eventuale promozione del Taranto salverebbe di fatto capra e cavoli e la “combine” finirebbe insabbiata. Nel frattempo, però, inizia una sorta di indagine per proprio conto, muovendo un po’ di “amicizie giuste” sparse là e qua, con l’intento di mettere insieme le prove sufficienti, da tirare fuori in caso di necessità.

Domenica, 22 giugno 1969
Si conclude il campionato di Serie C, e la Casertana vince il girone C con soli due punti di vantaggio sul Taranto, cioè proprio i due punti che, nella convinzione di tutti, sono quelli della vittoria “comperata” a Trapani.
Ora a sbottare è il presidente tarantino Di Maggio che, accecato dall’ira, denuncia tutto e tutti. Ed è una denuncia che ha tutte le sembianze della sigaretta accesa in una polveriera.

Giovedì, 10 luglio 1969
Svolti i primi e necessari accertamenti, la Lega Semiprò convoca e interroga De Togni, che dapprima ammette l’accaduto, poi ritratta, poi ci ripensa e ritratta di nuovo. Passano sette giorni e il giocatore del Trapani ritratta di nuovo, questa volta mettendo tutto nero su bianco in una lettera inviata direttamente alla Commissione d’Inchiesta, ma dopo qualche giorno ritratta la ritrattazione e riconferma, finché si arriva ad oggi senza sapere se … confermerà la ritrattazione, oppure ritratterà di nuovo la conferma … Boh!
Il perché di questa “simpatica indecisione” mi sembra facilmente immaginabile, ma intanto i tempi del processo sportivo si annunciano tutt’altro che brevi.

Sabato, 30 agosto 1969
Nel frattempo che Togni si decida, il “cervellone” della Lega ha compilato i Calendari, quindi anche quelli di Serie B con la Casertana, e di Serie C con il Taranto, cioè secondo i verdetti sportivi al momento ufficiali.
Di per sé, la Lega non mostra alcun dubbio nel ritenere valida la prima versione di De Togni, ovvero che tutte quelle successive siano state manomesse da pressioni esterne, e la stessa lettera di denuncia sarebbe stata scritta sotto “dettatura”, per cui accoglie in toto le richieste della Commissione Disciplinare ed emette la più logica delle sentenze:
– radiazione per il giocatore casertano Selmo, colpevole diretto dell’illecito;
– radiazione per il giocatore trapanese De Togni, colpevole di aver accettato l’offerta di illecito, invece di denunciarlo immediatamente alla Disciplinare;
– squalifica per Lamberti fino al 31 marzo 1970, sempre per ritardata denuncia;
– squalifica per Di Maggio fino al 31 maggio 1970, per ritardata denuncia e per aver condotto indagini autonomamente;
– sei punti di penalizzazione all’U.S. Casertana, da applicarsi nel campionato in oggetto.
Per cui, la nuova classifica della Serie C girone C 1968-69 è: Taranto 54 punti, Casertana 50 punti. Il Taranto è promosso in Serie B.
In questa occasione si viene a sapere che le denunce per illecito – sul tavolo dell’Ufficio Inchieste – sono addirittura tre, riguardanti tre partite consecutive della Casertana assolutamente decisive per l’esito del campionato:
– la già nota Trapani-Casertana;
– lo scontro diretto Casertana-Taranto della domenica dopo, quando l’arbitro designato (Panzino) sarebbe stato “avvicinato” prima della gara;
– la successiva trasferta Marsala-Trapani che, guarda caso, a distanza di soli 15 giorni (e di 30 km.) si rivela la copia esatta della trasferta a Trapani, poiché la Casertana vince ancora col minimo scarto (0-1), ancora con una rete dell’ala Minto, ancora a pochi minuti dalla fine … quando si dice, a volte, il caso!
Però, a differenza di Trapani-Casertana, le altre due denunce vengono archiviate perché non ci sono prove. In ogni caso, è evidente che la Commissione Disciplinare e la Lega hanno tenuto conto di un comportamento casertano a dir poco “sospetto”, e la durissima sentenza per l’illecito di Trapani ha tutta l’aria di essere un “conto unico”.
Di conseguenza, le partite di campionato già in calendario per la Casertana (Serie B) e il Taranto (Serie C) vengono sospese, in attesa del sicuro ricorso e della sentenza definitiva, ma è chiaro che la regolarità dei due campionati è definitivamente compromessa, soprattutto se la penalizzazione dovesse essere confermata e le due squadre si dovranno scambiare di posto con squadre preparate per campionati molto diversi.

Lunedì, 8 settembre, 1969
Essendo fin troppo facile prevedere una reazione quanto meno “movimentata” della Tifoseria casertana, la Lega preferisce inviare la comunicazione ufficiale della condanna direttamente alla Questura di Caserta, sulla quale viene così scaricata tutta la responsabilità del da farsi. La quale Questura, infatti, cerca di guadagnare più tempo possibile bloccando il documento in un cassetto, in attesa di trovare la soluzione migliore, ma è ovvio che non può tacere in eterno.
A risolvere il vero e proprio “stato di paralisi” ci pensa il RadioGiornale di mezza mattinata, che alle 10,40 di oggi diffonde la notizia con inconsueto clamore, dandogli precedenza persino sulla guerra in Vietnam, sulla recentissima morte di Ho Chi Minh (2 settembre) e sull’oceanico sciopero generale che fra tre giorni paralizzerà l’Italia intera.
Non sono passati neanche dieci minuti e due intere città sono in strada, seppure per motivi opposti e beffardamente accomunate dai medesimi colori rossoblù. Mentre Taranto si blocca da cima a fondo per via di festanti caroselli imbandierati, a Caserta inizia una manifestazione di protesta che sin dalle primissime battute non promette niente di buono.
Per di più, la Giunta comunale casertana si riunisce d’urgenza e, invece di studiare una soluzione per buttare acqua sul fuoco, approva una incredibile delibera con la quale invita la cittadinanza a manifestare il proprio sdegno (se così vogliamo chiamarlo …) con tutti i mezzi consentiti. Cioè, butta interi serbatoi di benzina sul fuoco. E infatti, le centinaia e centinaia di manifestanti (appoggiati da tutto il resto della popolazione) prende alla lettera quel “con tutti i mezzi consentiti” e in brevissimo tempo gli incidenti si scatenano da un capo all’altro della città.
Il primo obiettivo diventa la stazione ferroviaria, letteralmente assaltata nel tardo pomeriggio con la distruzione di qualsiasi cosa s’incontra sul proprio cammino, per poi dare alle fiamme l’intera ala di destra e un carro merci fermo sul binario tronco. Si cominciano ad avere perciò serie preoccupazioni anche per la prospiciente Reggia che, ovviamente, costituisce un obiettivo sin troppo “invitante” per queste occasioni. Infatti, come facilmente prevedibile, la prima minaccia proveniente dai rivoltosi è anche la più tragica in assoluto: “O ci ridate immediatamente la Serie B, o diamo fuoco alla Reggia”; e tutti sanno che c’è sempre qualcuno capacissimo di farlo davvero.

Martedì, 9 settembre 1969
Le speranze che la notte potesse portare consiglio e calmare gli ardori vanno totalmente deluse, perché non solo gli incidenti vengono favoriti dall’oscurità, ma stamattina è molto peggio di ieri perché altre centinaia e centinaia di estremisti politici sono arrivati da fuori provincia, e anche da fuori regione, per aggiungersi alla tifoseria casertana. I primi assalti prendono di mira il palazzo degli Uffici finanziari e il Provveditorato agli Studi, ma non vengono risparmiate neanche le redazioni dei giornali e gli istituti di credito, per cui gli scontri con le Forze dell’Ordine si susseguono nelle strade e piazze del centro.
In ogni caso, per quanto violenta sia stata questa reazione, si pensa di poterla tenere sotto controllo con la prospettiva del ricorso ed eventuale appello alla CAF; due passaggi giudiziari che un po’ tutti a Caserta considerano “cosa fatta” per l’accoglimento del reclamo e il proscioglimento dell’U.S. Casertana. A Taranto, ovviamente, sono convinti dell’esatto contrario, e non fanno esplodere i festeggiamenti solo per pura scaramanzia.

Venerdì, 19 settembre 1969
La “Rivolta del pallone” (com’è stata ribattezzata) non accenna ad affievolirsi, tanto per dimostrare (semmai ce ne fosse bisogno) che non si tratta di uno sfogo momentaneo. E purtroppo arriva altra benzina sul fuoco … un po’ in tutti i sensi … quando viene comunicato che il primo ricorso della Casertana è stato respinto. Di nuovo tensione altissima in entrambe le città, sempre per motivi opposti, naturalmente, in attesa della CAF che metterà la parola “fine” … se fine si può dire, considerando quel che di certo accadrà poi a Caserta (se condannata) o a Taranto (se il ricorso della Casertana dovesse essere accolto). E questa volta in via definitiva.
Il “giorno del giudizio” è oggi.
Le due città sono praticamente paralizzate dalle rispettive popolazioni scese in strada e radunate in capannelli attorno ad una radio, unica fonte da cui poter apprendere qualcosa, se non in diretta perlomeno con un certo anticipo. I “RadioGiornali” del Primo e del Secondo Canale si susseguono ogni mezzora, però nessuno di essi riesce a dare notizie utili. Siamo arrivati all’ultima edizione, quella delle 22,30, ma il ritornello è sempre lo stesso: “La CAF è impegnata in una riunione-fiume, e nulla finora è trapelato”.

Sabato, 20 settembre 1969
Domani si gioca la seconda giornata dei Campionati, sia in Serie B sia in Serie C, ma a Caserta e Taranto il tempo è sospeso, come se fosse rimasto “fermo” a più di due mesi.
Ieri sera tutti sono andati a dormire convinti che questa mattina arriverà senz’altro la sentenza definitiva, vera e propria “liberazione” da un incredibile e forse ineguagliabile stato d’ansia per le due città.
Invece, era passata da poco la mezzanotte quando è arrivata la sentenza della Disciplinare, ovviamente diffusa già dai primi “RadioGiornali” di questa mattina: l’appello della U.S. Casertana è stato respinto. Restano perciò anche i sei punti di penalizzazione.
Ora, la Casertana, che aveva allestito una squadra per la Serie B, disputerà il campionato di Serie C girone C secondo il calendario del Taranto, mentre il Taranto disputerà il campionato di Serie B secondo il calendario della Casertana, e con una squadra preparata per vincere la Serie C, giacché non viene concessa alcuna proroga di Calciomercato.
A Taranto, dove non si nutriva alcun dubbio sul verdetto della CAF, parte subito l’annunciata “settimana rossoblù”, con l’intera popolazione coinvolta, chiusura di uffici e fabbriche, campane a festa in tutte le chiese, le sirene del porto che ululano all’impazzata e caroselli di auto a tutte le ore del giorno, per sette giorni consecutivi.
A Caserta, invece, scoppia la fine del mondo. E manca davvero poco che questa espressione non resti solo metaforica.

Lunedì, 22 settembre 1969
I circa 1.000 rivoltosi iniziali sono diventati più di 5.000 nel giro di queste ultime 48 ore, sia perché è scesa in piazza tutta la “crema” della tifoseria rossoblù, sia perché continuano ad infiltrarsi estremisti politici, sempre pronti ad approfittare di queste occasioni per manifestare la loro lotta contro lo Stato e chiunque lo rappresenti. Nel caso specifico, si tratta di estremisti di Sinistra in arrivo un po’ da tutto il Centro-Sud. E i risultati extra-calcistici si vedono subito.
Principale obiettivo è ancora la stazione ferroviaria, dapprima paralizzata con sit-in e massi disposti sui binari, poi di nuovo incendiata in più punti. Momenti di altissima tensione si hanno soprattutto quando arriva il “direttissimo” Roma-Taranto che, con estrema scelleratezza, non è stato deviato su altra linea e ora si trova nel bel mezzo di un vero e proprio assalto “stile far west” per dare la caccia ai passeggeri tarantini. È chiaro che questi viaggiatori non c’entrano niente con la “guerra” in atto, anzi è molto probabile che gran parte di essi non sappia nemmeno di cosa si stia parlando, ma in questo momento ogni tarantino diventa in automatico il rappresentante della città; proprio come le Forze dell’Ordine sono i rappresentanti di uno Stato da combattere.
Scatta inesorabile il “pagherete caro, pagherete tutto” (famoso slogan di questi anni), e le cose si mettono malissimo sia per il treno sia per i circa 150 agenti di PS accorsi sul posto, ma subito fatti oggetto di una sassaiola terrificante e costretti ad asserragliarsi all’interno della stazione. La salvezza arriva grazie alla Celere (chiamata con estrema urgenza da Napoli, Nettuno e Bari), ai manganelli e ai lacrimogeni, che però niente possono in tutti gli altri luoghi cardine della città, totalmente messa a soqquadro da scontri di inaudita violenza tra Forze dell’Ordine e dimostranti, con barricate erette mettendo di traverso auto e furgoni rovesciati, mentre un po’ ovunque ci sono incendi causati da cassonetti dell’immondizia dati alle fiamme. Assaltata e distrutta la sede provinciale della D.C., che politicamente è “fumo negli occhi” per i militanti di estrema Sinistra, e calcisticamente è accusata dai tifosi di non aver fatto abbastanza per difendere i diritti della Casertana.
Si riesce ad evitare con grandissima fatica che anche Questura e Prefettura facciano la stessa fine, ma i danni sono comunque gravissimi ed è ancor più grave la distruzione di documenti, sia a causa di incendi sia a causa dell’acqua buttata per spegnerli. Completamente distrutta anche la redazione de Il Mattino (l’unica risparmiata finora), accusata di essere … “filo-democristiana”.
L’allarme rosso diventa ancora più rosso nel momento in cui si torna a temere fortemente per la Reggia. Tutte le porte, i portoni e le finestre vengono sbarrate come meglio si può, per impedire il lancio di molotov dall’esterno, ma l’edificio e il parco sono vulnerabilissimi in più punti e se malauguratamente anche solo una decina di persone dovesse riuscire nell’intento di penetrare all’interno sarebbe una tragedia infinita, a cui è meglio non pensare.
Dai vari assalti si sta salvando solo il Municipio, proprio perché l’intera Amministrazione, con il sindaco Salvatore Di Nardo in testa, si è schierata sin da subito dalla parte dei tifosi rossoblù, e ora rafforza questa sua posizione facendo girare per la città un’auto comunale con altoparlante (di quelle usate per annunciare i comizi elettorali) che addirittura incita alla rivolta anche quel po’ di popolazione rimasta alla finestra. E per completare l’opera, tutti i dipendenti comunali hanno dichiarato una settimana di sciopero, seguiti a ruota dai colleghi della Provincia.
In televisione, alla Radio e sui quotidiani nazionali non si parla e non si scrive d’altro. Addirittura, il sindaco Di Nardo viene intervistato in diretta dal Telegiornale delle 20,00 e posso assicurarti che, in confronto, il capo ultras casertano fa la figura dell’educando modello, appena diplomato al “Ravasco” col massimo dei voti. Roba da non credere.

Mercoledì, 24 settembre 1969
A Caserta è impossibile entrare e uscire con qualsiasi mezzo, essendo tutto bloccato, e quindi la popolazione si trova a dover fare i conti con lo scarseggiare sempre più allarmante di alimenti, benzina e quant’altro, proprio perché i rifornimenti sono fermi fuori città o, nella maggior parte dei casi, sono tornati indietro. E i pochissimi camioncini che trovano il modo per arrivare in centro compiono di fatto un’impresa totalmente inutile, in primo luogo perché i negozi di prima necessità (alimentari, fornai, macellerie e fruttivendoli) hanno raccolto in massa l’invito del Sindaco e sono tutti chiusi da giorni in segno di protesta, in secondo luogo perché vengono assaltati e rovesciati in mezzo alla strada per farne barricate, mentre tutti i prodotti trasportati diventano “proiettili” da lanciare contro le Forze dell’Ordine; dalle barbabietole alle bottigliette di latte, tutto torna utilissimo all’occorrenza.
Ebbene, nonostante si sia prossimi a un’incredibile carestia, non c’è un solo abitante che si lamenti. Anzi, dalle finestre e dai balconi delle vie principali piovono in continuazione vasi di fiori, secchiate di acqua bollente, sedie e bottiglie piene di urina addosso alle Forze dell’Ordine perché, come già gli estremisti del calcio e della politica, anche la gente comune sta cogliendo al volo questa irripetibile occasione per “comunicare” allo Stato tutto il proprio atroce, profondo e secolare malcontento.
Per cercare di porre fine a questa impressionante escalation di violenza cieca, si escogita l’ennesimo disperato stratagemma: per le vie principali della città viene fatta girare un’altra auto con megafono, questa volta per annunciare che la sospensione di tutte le partite di campionato in programma per il Taranto e la Casertana sarebbe dovuta alla “sicura” e straordinaria intenzione di rivedere il verdetto disciplinare. Naturalmente, non è vero, e infatti non ci crede nessuno, al punto che anche l’auto con megafono viene rovesciata e incendiata come tutte le altre, e il “poveraccio” alla guida fa appena in tempo a scappare (tra l’altro, ripreso da una telecamera del Secondo Canale, casualmente nei pressi).

Giovedì, 25 settembre 1969
Dopo due settimane di incidenti, e quattro giorni di guerra civile, il ritorno alla calma è ancora lontano, nonostante un impiego di Forze dell’Ordine senza precedenti nel calcio: 3.000 uomini inviati dal Governo Nazionale; a conti fatti un agente ogni 20 abitanti, donne, vecchi e bambini compresi! E non sarebbero serviti a niente chissà per quanto tempo ancora, se il sindaco Salvatore Di Nardo (tornato sui suoi passi), il vescovo, mons. Vito Roberti e il presidente della Casertana, “don Peppe” Moccia non si fossero esposti in prima persona con accorati discorsi pacificatori.
In particolare, il presidente Moccia si affaccia al balcone della sede sociale (al civico 140 di corso Trieste) e, pur senza microfono, inizia a urlare per far capire alla folla sottostante che la sentenza della CAF non verrà mai cambiata, per nessuna ragione al mondo; perciò, la violenza in atto serve solo a danneggiare l’immagine di Caserta. Occorre invece essere fiduciosi sul prossimo trionfale campionato, che la Casertana vincerà di sicuro, pertanto la Serie B è solo rimandata d nove mesi; una sorta di “gravidanza” da vivere orgogliosamente.
Tripudio della folla rossoblù e proclamazione del “cessate il fuoco”.
Ma il bilancio finale è sconcertante, il peggiore del dopoguerra in Italia per incidenti urbani: danni per un miliardo di lire (!!!), che in pratica significa città da rifare, 30 militi delle Forze dell’Ordine in ospedale, peraltro in condizioni piuttosto serie, 40 dimostranti fermati, altri 67 arrestati e portati a Poggioreale. Tra l’altro, hanno fatto vedere in televisione questi 67 che, mentre varcano l’ingresso del carcere napoletano, continuano a gridare “Serie B-Serie B”, applauditi da tutti gli altri detenuti.
Sono finiti gli incidenti, ma non le feroci polemiche perché, per incredibile che possa sembrare, ora inizia la rivalsa politica dell’opposizione che, approfittando dei “fatti di Caserta”, torna ad attaccare il Governo e la Lega Calcio attraverso la stampa scritta e parlata, entrambi accusati di aver sottovalutato le conseguenze di una sentenza disciplinare così dura, e quindi avrebbero dovuto insabbiare il “caso-Trapani” (???). In poche parole, questi signori ci stanno dicendo e insegnando che si possono “comperare” tutte le partite di questo mondo, e anche un intero campionato se necessario, poi basta minacciare una rivolta urbana per un miliardo di danni e tutto passa in cavalleria.
Spero solo che l’abbiano detto per scherzo, ma … temo di no.
Gabriele (“Gaby”) Orlando 

Serie C, Girone C, 1969/70

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