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DA TOM ROSATI AL TETTO D’EUROPA: CHIACCHIERATA CON FILIPPO GALLI

Pescara 1982/83 - Seduto, secondo da destra, Filippo Galli

Abbiamo raggiunto, per una delle “chiacchierate” di 40mila.it con gli indimenticati protagonisti della storia del Pescara, Filippo Galli, difensore che esordì nel “calcio dei grandi” con la nostra maglia nella stagione 1982-’83 ed era destinato – una volta rientrato nelle fila del Milan – ad una brillante carriera. Di lui, ci ha sorpreso la lucidità e la precisione nei ricordi di una stagione così lontana, della quale evidentemente conserva volentieri la memoria.

Filippo, come finì al Pescara a “farsi le ossa”?
Ebbi la fortuna di avere un interlocutore importante in occasione di questa scelta: Gianni Rivera. All’epoca era vice presidente del Milan, e mi indirizzò a Pescara piuttosto che a Vicenza – che era un’altra società che mi aveva cercato – perché il Pescara puntava ad una pronta promozione e vi avrei trovato un ambiente giusto per farmi le ossa e mettermi a confronto col calcio professionistico. Accettai quindi Pescara, malgrado fosse più lontana da casa, e lì trovai subito come principale interlocutore Tom Rosati: c’era anche il presidente Marinelli, ma fu principalmente Tom quello che mi accolse a Pescara.

Che reazione immediata ebbe? “Ma dove diavolo sta Pescara”?
(Ride)…no, no, in geografia ero bravo, sapevo benissimo dove fosse Pescara… Devo dire che io non ho mai avuto l’ossessione di fare il calciatore professionista, ho tenuto a suo tempo a finire gli studi e conseguire la maturità, ma mi si presentava davanti questa opportunità e ho deciso di provare questo passo. Sono quindi partito per Pescara con grande entusiasmo e voglia di mettermi alla prova.

Che ricordo ha poi della città di Pescara di quel tempo?
Posso raccontare un episodio divertente: noi abitavamo tutti, per volere di Tom Rosati, in un hotel a Francavilla al Mare. Io avevo appena preso la patente e mi ricordo che la prima volta che sono venuto in macchina in centro, al momento di parcheggiare ero così preso dall’emozione che non ci sono riuscito e me ne sono tornato in albergo… questa è la mia prima esperienza con il centro di Pescara!

Ha ricordi e impressioni su quella che era la tifoseria biancazzurra?
Era una tifoseria accesa, che voleva a tutti i costi tornare in serie B. Era un qualcosa di dovuto, di scontato, tant’è vero che in occasione di una sconfitta in casa – non ricordo esattamente con chi (Reggina o Casertana, uniche sconfitte casalinghe stagionali – n.d.r.) – ci fu una aspra contestazione; ma devo dire che durante la stagione la tifoseria ci fu sempre vicina e ci sostenne. Ricordo che c’era il club “Donne Biancazzurre” della signora Nella Grossi, che veniva sempre con il marito Achille, poi venuto recentemente a mancare. Ci seguivano ovunque, sentivamo il sostegno della città.

Veniamo alla squadra: Siro D’Alessandro, detto “Lu gazzusare”, che poi diventerà il “pupillo” dell’allenatore Tom Rosati… Lo ricorda?
Ho un ricordo bellissimo di Siro. Lui, come anche altri giocatori d’esperienza – Repetto, Bartolini – mi sono stati molto vicini. C’era poi un altro giocatore, che non aveva tanti anni più di me, forse tre o quattro, con cui avevo legato: Ioriatti. Ma gli stessi Polenta e Cerone erano persone con le quali si era creato un ambiente familiare: è stato facile entrare nel contesto di quella squadra.

Le capita ancora di sentirsi con Giorgio Repetto, all’epoca suo compagno di squadra ed oggi con un ruolo nello staff tecnico-dirigenziale del Pescara?
Ho avuto occasione di sentire Giorgio qualche anno fa, ma poi ci siamo persi. In ogni caso, certi rapporti, anche se si allentano, rimangono vivi, anche se non c’è un contatto personale assiduo. Repetto rimane per me una persona che mi ha aiutato e mi ha saputo sostenere nei momenti difficili di quel periodo.

Cosa ricorda dell’allora presidente Marinelli? Impressioni positive e negative incluse…
Impressioni negative? Beh, a quell’epoca ero molto giovane e magari qualcosa mi sfuggiva, però di Marinelli posso solo dire del bene: era uno presente, sempre propositivo ed anche divertente quando s’incazzava per prestazioni sottotono o punti lasciati per strada. Ma poi l’incazzatura passava, perché il rapporto con i giocatori era fraterno, e questo contribuiva a stemperare qualsiasi tensione. L’ho successivamente incontrato a Coverciano, quando era accompagnatore delle Nazionali, e mi sono sempre trovato bene con lui. Ma anche con gli altri dirigenti dell’epoca: De Cecco, Taraborrelli e gli altri, di cui forse mi sfuggono i nomi ma dei quali ho ben presenti i visi!

E cosa ci dice del DS Manni?
Manni era un autentico lord. Era attento e “delicato” nelle sue manifestazioni, e spesso si scontrava con la rudezza e l’essere molto diretto di Tom Rosati… Meglio non raccontare (ride) di un incontro con la squadra nel quale Tom fu piuttosto “colorito” nelle espressioni… Ma l’ambiente era fatto anche di questi siparietti divertenti, che ci aiutavano a ricompattare il gruppo nei momenti di maggior tensione e a ritrovare il clima giusto per fare le cose per bene.

Com’era la Serie C? Quali le differenze con oggi?
Difficile fare un confronto. Era una serie C impegnativa, dove c’erano giocatori di categoria, di esperienza, e si andava in campi “difficili”: Salerno, Rende, Taranto… Ricordo Chimenti che usciva qualche minuto prima della partita a fare riscaldamento: si esibiva nelle famose “biciclette” e il pubblico di Taranto diventava matto… Queste cose, io che ero un ragazzino, le vivevo per la prima volta. Anche quando siamo andati a Pagani, il campo era “caldissimo”, col pubblico che faceva sentire la propria pressione su quelli che giocavano: è stata una palestra importante.

Ricordi di quella stagione, sia belli che brutti?
Ci sono tanti ricordi. Quella sconfitta in casa, dove ci fu una contestazione contro la squadra, ma anche il ricordo dei tifosi che ci seguivano anche nelle trasferte più difficili. Specie in Campania, avevamo la Salernitana, la Paganese, la Nocerina… trasferte difficili anche dal punto di vista logistico, perché non era agevole raggiungere quelle località. Eppure i tifosi ci seguivano ed era una cosa bella. Ricordo la fortuna di vivere in quell’hotel sul mare: il fatto di avere una finestra che guardava sul mare era appagante, mi rilassava. Ricordo i ritiri, quello pre-campionato mi pare nelle Marche, e poi quello fatto a metà stagione a Roccaraso: la società fece di tutto per riconquistare la serie B, perché era considerato un obbiettivo da raggiungere a tutti i costi. Ricordo piacevolmente il rapporto con tutti i compagni: oltre a quelli nominati prima, c’erano Sauro Massi, Costaggiu, Lombardi, Caputi…era una squadra con dei giovani e dei giocatori di esperienza che avevano grande spessore umano.

Il tweet con il quale Filippo Galli si congratulava con il Pescara il 9 giugno 2016

Segnò a Pescara i primi 2 gol della sua carriera professionistica: li ricorda ancora? Ce li descrive?
Li ricordo sì, accidenti… se non sbaglio furono due gol di testa (anche perché poi, nella mia carriera, ne avrò segnati uno o due di piede), e tutti e due tra l’altro contro portieri di scuola Milan, Navazzotti della Nocerina e Incontri della Ternana!

Com’era Tom Rosati?
Per me non fu solo un allenatore ma quasi un padre. Ricordo come se fosse ora che mi aiutò anche dal punto di vista contrattuale: non che i soldi fossero importanti, perché ero all’inizio della carriera, ma io presi 8 milioni e 400 mila lire netti (10 milioni e 800 lordi) al mio primo campionato di serie C, e fu proprio l’allenatore ad aiutarmi ad ottenere questo contratto. Io non sapevo quanto prendessero gli altri, e non mi interessava… Tra l’altro, io arrivavo con una pubalgia incredibile, che mi trascinavo dalla fine della stagione precedente al Milan, e che mi aveva impedito anche di giocare la finale di ritorno della Berretti contro il Bari. Arrivai a Pescara con qualche postumo, ma non saltai nemmeno un allenamento: mettevo ghiaccio sul pube tra un allenamento e l’altro, il cuscino tra le gambe… All’improvviso questa pubalgia sparì come d’incanto dopo la fine del ritiro e forse fu il segnale che quella doveva essere una stagione positiva.

Come si è evoluto il suo ruolo dal 1982 ad oggi? Cosa Le chiedevano i vari allenatori?
Io nascevo come marcatore, come difensore classico di un tempo. Bisognava marcare l’uomo, portarsi avanti sui calci piazzati, il compito era questo. Allora non si parlava di “costruzione da dietro”, il difensore non aveva questo compito che invece oggi è molto richiesto. Tornando al Milan ebbi la fortuna di lavorare con Liedholm, col quale imparai i rudimenti della zona, anche se lui mi utilizzò spesso nella marcatura dei vari Platini, Maradona, Brady… questi giocatori di qualità. Con l’arrivo di Sacchi passai alla zona: anche se avevo a fianco Baresi, che aveva compiti di costruzione del gioco e di far partire l’azione, anche per me c’era qualche richiesta in più di partecipazione in questo senso. Ma direi che quello che mi ha sempre connotato è stata la grande attenzione al compito: e questo mi ha aiutato nell’avere rapporti sempre positivi con tutti gli allenatori che ho avuto.

Come fu che approdò al Watford di Vialli alla bellezza di 38 anni? Che esperienza personale e professionale fu?
Al mio terzo anno al Brescia, la firma del contratto arrivò all’ultimo momento, perché Mazzone mi voleva nel suo staff tecnico pensando che io fossi invece arrivato “alla frutta” come calciatore (ride). Tuttavia, mi accordai con il presidente Corioni per giocare anche quella stagione, nella quale poi disputai 25 partite, facendo un’ottima annata… L’anno successivo, si riproposero le medesime perplessità circa una mia ulteriore permanenza: quando mi chiamarono dal Brescia per propormi un rinnovo, io ero ormai in partenza per l’Inghilterra, avendo trovato l’accordo con il Watford. Il contatto con gli inglesi era avvenuto quando Caricola, che lavorava con Vialli, mi chiamò per avere informazioni su Igli Tare, allora centravanti del Brescia, che interessava al club britannico. Io spiegai che tipo di giocatore era Tare e che secondo me per il calcio inglese andava benissimo, perché tecnicamente bravo e forte fisicamente, presente su tutte le palle e che faceva salire la squadra. Alla fine non lo presero per problemi legati alle regole allora vigenti in Inghilterra per l’ingaggio di giocatori stranieri. Al termine della chiamata, Caricola mi disse che stavano cercando anche un centrale difensivo, e io gli feci la battuta: “guarda che il Brescia non mi rinnoverà il contratto, quindi se volete io ci sono…”. Ma la buttai lì proprio come una battuta… e invece, pochi giorni dopo, mi chiamò Vialli e trovai l’accordo in un minuto al telefono. Raggiunsi la squadra e iniziai questa nuova avventura al Watford: avevo sempre amato il calcio inglese e per me era un sogno che si avverava.

Era lei che finiva con lo spiegare a Vialli la fase difensiva, no?
(Ride) Beh, è chiaro che la mia esperienza in qualche modo fu sfruttata da Vialli: era un allenatore molto attento a tutti i reparti e, quindi, anche alla fase difensiva. Tant’è vero che il progetto, che poi non ebbe seguito perché facemmo una stagione piuttosto deludente a livello di risultati (terminando a metà classifica), era quello per cui lui, oltre al ruolo di allenatore-manager, si sarebbe occupato degli attaccanti, Ray Wilkins si sarebbe occupato del reparto di centrocampo e io, l’anno successivo, mi sarei dovuto occupare del reparto difensivo come allenatore-giocatore, perché in Inghilterra si poteva rivestire questo ruolo. La cosa però non andò in porto e rientrai in Italia, concludendo qui la carriera.

Vialli paragonato a Sacchi?
Vialli basava il suo calcio su un’organizzazione attenta dei reparti. Non voleva ammetterlo, ma credo che Sacchi fosse un suo riferimento, sotto certi aspetti. Probabilmente, se avesse continuato con la carriera avrebbe avuto occasione di sfruttare queste capacità…

Qual è il suo attuale ruolo in FIGC, di cosa si occupa?
Lavoro nel settore tecnico guidato da Demetrio Albertini e sono responsabile del corso per direttori e responsabili dei settori giovanili. Abbiamo tenuto un corso tra novembre e dicembre 2019 al quale ha partecipato anche Geria del Pescara. Da anni, la UEFA richiedeva alla nostra Federazione l’organizzazione di questi corsi. Io ho la responsabilità dei contenuti, delle docenze e della strutturazione. In più, faccio parte della sezione per lo sviluppo del calcio giovanile, sezione anche questa del settore tecnico, che si occupa di cercare nuove soluzioni per la formazione dei giovani calciatori e prima ancora delle figure adulte che si occupano di calcio giovanile.

Ritiene giusto, come detto da alcuni, che il ruolo della serie B sia essenzialmente quello di crescere le giovani promesse?
Io credo che ogni club abbia il dovere di lavorare sul proprio settore giovanile, perché la produttività del vivaio significa diminuire i costi dati dall’acquisto dei giocatori e dai loro contratti. Se cresci un giocatore nel tuo settore giovanile e riesci a portarlo in prima squadra, il costo che sostieni è minore. Poi, ci saranno club che hanno come obbiettivo di approdare in serie A e che manterranno i loro giocatori più promettenti perché hanno dei costi sostenibili o perché fanno in modo che i loro bilanci siano comunque sostenibili. Altre società, invece, necessiteranno di cedere i giocatori per i quali ricevono richieste e che aspirano a squadre e categorie di maggior prestigio: in tal caso, il giocatore può essere di aiuto anche finanziario al club che l’ha formato. Io credo che ogni piazza ha una proprietà con obbiettivi diversi. Per me, forse perché lavoro nell’ambito giovanile, è fondamentale che tutti capiscano l’importanza di tale settore; anche perché lavorare in questo ambito significa lavorare in stretta collaborazione col territorio, con le istituzioni scolastiche e universitarie. E si innescano tante relazioni ed attività che poi ricadono in maniera positiva sulla realtà locale.

Ha rapporti con il presidente del Pescara Sebastiani?
Lo conosco di fama e per averlo visto un paio di volte, ma non ho rapporti con lui. Sembra che da anni stia facendo un buon lavoro. E’ chiaro che a Pescara la piazza ambisce ad un ritorno in serie A, ma non è facile…

 

Filippo Galli ha iniziato la propria carriera nel Pescara, nella stagione di serie C 1982-’83 culminata con la promozione ed il pronto ritorno tra i cadetti della compagine biancazzurra, guidata da Tom Rosati. Rientrato al Milan dal prestito, ha vestito la casacca rossonera dal 1983 al 1996, collezionando 217 presenze e 3 reti e vivendo da protagonista le stagioni più vincenti del club. Nel suo palmares figurano, tra l’altro, cinque scudetti, tre Coppe dei campioni/Champions League e due Coppe intercontinentali. Ha vestito, successivamente, le maglie della Reggiana e del Brescia, per poi misurarsi con il calcio inglese all’età di 38 anni, nelle fila del Watford di Gianluca Vialli. Nel corso della sua carriera, ha affiancato capitani quali Franco Baresi, Roberto Baggio e… Siro D’Alessandro detto “lu gazzusar”!

 

 

40mila.it


 

 

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26 Comments

  1. Max1967 ha detto:

    Lapa le compravendite di questa società sono uno dei misteri di Fatima…

  2. pescarese1976 ha detto:

    Il Pescara Calcio è diventata una società di Driver dove la finanza ed il gioco delle 3 carte la fa da padrone laugh1

  3. lapa ha detto:

    Domanda a voi di 40mila.it che mi sembrate più informati di cotanta stampa….ma si può sapere a quanto ammontano le vendite diSebastiani ?? Su Kastrati quanto ha guadagnato ?? Ops….guadagnato . Perche nessuno lo scrive ….anche un cifra data in pasto che so . Tanto questi ci dicono un quarto della verità

  4. vitabiancazzurra ha detto:

    Bella intervista….complimenti all’intervistato e all’intervistatore ….scusate la ripetition😂
    Certo un signorino padano beneducato anche di piede gli è servito molto farsi le ossa in quella squadra di marpioni con un allenatore non certo anglosassone…..😏

  5. pescarese1976 ha detto:

    La sua storia, cioè quella di Galli, racchiude gli anni più belli della mia gioventù. Vivevo la CURVA NORD come fosse casa mia. Caserta? Fu una vera apoteosi. Grazie Filippo

  6. pescarese1976 ha detto:

    Come al solito un bravo ai ragazzi di 40mila.it che intervistano 😉 mai scontati e sempre professionali come dovrebbero essere GLI ZERBINISTI

  7. AppressAluPscar ha detto:

    Ultima a Caserta, gol di Sauro Massi, promozione e fiumana di pullman e macchine imbandierate di ritorno. A Castel di Sangro gente in strada a salutare. Io c’ero. Poi, ho seguito con affetto la carriera di Filippo Galli al Milan, ha meritato tutti i successi ottenuti, in un’epoca in cui era difficile emergere tra tanti campioni.

  8. Max1967 ha detto:

    E chi se lo scorda quel campionato…GRANDE FILIPPO!

  9. OccasionaleOmaggio ha detto:

    Tom Rosati, con a fianco Edmondo Prosperi. Due grandi tecnici, il primo per temperamento, il secondo per capacità di trattare coi giovani. Ingratamente allontanato dal Pescara, dove avrebbe meritato ruoli di assoluto rilievo.

  10. nemicissim0 ha detto:

    Ha addirittura un suo sito internet…

  11. nemicissim0 ha detto:

    Pacchiarotti, rimasto famoso per aver subito il primo gol di Maradona in gare ufficiali in Italia

  12. tusciabruzzese ha detto:

    Davvero antateavanti, non me l’aspettavo… Forse voleva svezzare Filippo galli a suon di “pezzamate”
    laugh

  13. antateavanti ha detto:

    Singolare e direi signorile il gesto di Rivera che gli consiglio’ di venire a Pescara dove qualche anno prima il Gianni si prese in testa il famoso sasso tiratogli dagli spalti tra i distinti e la curva Nord….

  14. germanodacuneo ha detto:

    Ricordo bene Filippo Galli, perché in quel periodo nel Pescara c’erano due Galli nel pollaio. Filippo, difensore (28 partite) e Giuseppe, attaccante (31 partite). Buona serata a tutti i tifosi del Delfino.

  15. E alla sua destra Bartolini

  16. Sci è pacchiarotti

  17. biancazzurri ha detto:

    Tinivate da dummannargli de li capill di lu bionde Ma chi è quel belli capelli? pacchiarottti mi stanno a dì.. E’ cusci?

  18. Grande Filippo Galli , quessi erano giocatori con le p…e quadrate e gestiti da grandi allenatori come il Grande Tom
    Chiunque è stato a Pescara ha sempre dei bei ricordi sia per la città che per la tifoseria, il quale sapeva benissimo quando era tempo di carote e quando invece era tempo di bastoni

  19. Chiara a tutti la differenza tra squadre che………….. puntano alla serie A e ………….altre che vendono i giocatori promettenti? …..Filippo grazie per aver ricordato a sebastiani che è chiaro che la piazza di pescara ambisce alla serie a ……….

  20. Fighissimo da giovane e gran bell’uomo adesso, oltre che eccelso calciatore. D’altronde I trofei vinti in carriera parlano da soli. Bella intervista

  21. Repoman ha detto:

    Coma si l’arcord Pescar a ferr e foc pi na scunfitt. Mo’ sa us a fa li cumunicat cool

  22. johnny blade ha detto:

    Grande Filippo Galli. Un campione.
    Umile persona. L’ho visto in treno a dnovembre da Roma.
    Ricordo gli allenamenti che si facevano all’Alcione.

  23. draculone ha detto:

    CAMPIONE ASSOLUTO. GRANDEEEEE

  24. pescara ha detto:

    Sono pezzi di storia per noi biancazzurri! Molto interessante rileggerli e compimenti alla memoria di Filippo Galli: stessa ludicità, in campo e fuori. Uno dei più grandi campioni che abbiano indossato la nostra casacca.

  25. nemicissim0 ha detto:

    Ottimo Filippo Galli, fa piacere che non si sia dimenticato praticamente di nulla, per quanto riguarda la sua pur breve parentesi da noi. Forse si è dimenticato il nome dell’hotel, che “dovrebbe” essere l’Alcione (quello col grande parco-giardino davanti).

  26. tusciabruzzese ha detto:

    Un articolo per me davvero unico: ricordo benissimo del suo arrivo (mi fece un po’ effetto che arrivasse in C dal Milan) e dell’impatto positivo che ebbe su quell’annata vincente! Era già preciso e ordinato in campo, non facile da superare. Poi ebbi occasione di conoscere anche alcuni suoi aspetti privati e ne ho sempre tratto un’ottima impressione. La classe e l’intelligenza non solo in campo ma come persona. E in quell’annata difficile, noi alla Nord partimmo un sordina, tra difficoltà, contestazioni durissime per la retrocessone in C e delusioni, per poi ridiventare una marea mano a mano che i risultati positivi arrivarono