


Fedele Mancini allenatore Pescara Calcio U-16
Ancora e proprio lui, centrocampista in A con il Profeta e Mister del Pescara under-16:
IL MANCINI ALLENATORE – PRESSIONI, AGGIORNAMENTO, MODULI ED EX-CALCIATORI –
Riprendiamo il filo della nostra prima chiacchierata sui giovani nel calcio che conta, ma spostiamoci man mano sempre più sul Fedele Mancini allenatore. Nella tua esperienza di allenatore delle giovanili, esiste davvero quel fenomeno dei genitori che si mettono a bordo campo e se la prendono col Mister perché non fa giocare il figlio o lo fa giocare in un ruolo piuttosto che in un altro, o che inveisce contro l’arbitro, gli avversari, pur trattandosi magari di una partita dei “pulcini”?
“Da spettatore, in quanto avevo dei figli e li ho seguiti, ti dico che tutto ciò avviene. Nella Pescara Calcio col Direttore Geria [Giuseppe Geria, Direttore Generale Settore Giovanile – ndr] e con Di Battista [Antonio Di Battista, Direttore Area Tecnica ndr] si fanno degli incontri con i genitori, dove i genitori vengono a fare… i genitori: assistono, cercano di aiutare, di coinvolgerli nella partita, ma di viverla da spettatori. E’ normale poi che una parola può venir fuori… Per quanto mi riguarda, con me nessun genitore si è mai permesso, ma perché ci sono delle regole che vanno rispettate. Io dico sempre che se un giocatore è bravissimo e merita di stare già al Real Madrid, non starebbe a giocare ancora alla Pescara Calcio. Per cui, dato che si vede che non merita di stare già al Real Madrid, il genitore dovrebbe invece essere orgoglioso se un suo ragazzo è almeno alla Pescara Calcio; e poi si deve fidare di tutto lo staff tecnico. Ma purtroppo questo – in tutta Italia – succede: ogni tanto escono notizie di genitori anche di ‘pulcini’ e ‘primi calci’ che litigano, perché probabilmente c’è la loro frustrazione di buttare sui figli i loro sogni che non si sono realizzati nel passato e la speranza che i loro figli diventino calciatori. Ma forse
ne arriva al successo uno… su centinaia di migliaia di ragazzi all’anno”.
Dal punto di vista tecnico, mentale, fisico e tattico, quali sono le differenze tra la preparazione giovanile ai tuoi tempi e quella di oggi?
“Il calcio, negli anni, si è evoluto sotto l’aspetto della metodologia e del perfezionamento degli allenamenti. Questo ha costretto gli allenatori – in maniera positiva – a un costante aggiornamento. Una differenza notevole è che prima, finito l’allenamento, i ragazzi andavano in parrocchia, a giocare in mezzo alla strada; invece adesso, dopo quelle due ore di allenamento, c’è poco tempo da dedicare al miglioramento anche al di fuori di quel contesto. Io la vedo in questa maniera: diciamo che
il progresso ha fatto imborghesire un po’ anche queste nuove leve del calcio”.
Il tuo modulo preferito? E perché?
“Se dovessi tornare ad allenare i “grandi”, il mio modulo preferito sarebbe il 3-4-3 o 4-3-3. Col 3-4-3 occupi tutto lo spazio e puoi essere pericoloso in tutte le parti del ‘corpo’, fermo restando che io i moduli li vedo sempre nella fase difensiva. Allenando i giovani, invece, li metto a conoscenza di tutti i moduli per interpretare il calcio: difesa a tre, a quattro, a cinque… perché poi, nel mondo dei grandi, loro dovranno avere più conoscenze possibili. Durante l’annata, io scelgo un sistema di gioco che faccia rendere al massimo i ragazzi, perché allenando io i giovani, non devono essere loro a mettersi al mio servizio, ma devo essere io al servizio loro. Devo trovare il metodo di allenamento e di gioco che possa valorizzare al massimo i ragazzi e non me stesso”.
Come s’impara oggi il mestiere di allenatore? E trovi ancora qualcosa che è rimasto valido fin dai tempi in cui giocavi tu?
“Sicuramente l’esperienza da calciatore, l’aver vissuto lo spogliatoio, l’essere stato in mezzo al campo ti aiuta… A titolo di esempio, io sono ragioniere ma non ho mai esercitato e quindi non so come portare avanti un’azienda… Invece, è normale che essere stato calciatore aiuta molto un allenatore. Poi ci sono dei percorsi da seguire e vari esami: io ho fatto quello del settore giovanile e poi fino ad allenatore dell’Interregionale. Quindi ho conseguito a Coverciano l’abilitazione ‘UEFA A’ (Allenatore Professionista di Seconda Categoria – ndr), che mi permette di fare il ‘secondo’ fino in serie A e di allenare in serie C. Poi ho deciso di non prendere altro. Uno che voglia fare l’allenatore oggi deve poi costantemente aggiornarsi: ci sono molti corsi a tale scopo, bisogna relazionarsi con altri allenatori, andare a vedere allenamenti in tutte le categorie. Posso dirti che io ho imparato anche da allenatori di Eccellenza, di Prima Categoria, perché l’esercizio va estrapolato e poi rimodulato in base alle proprie esperienze e le proprie esigenze. Insomma, c’è un percorso di studio, di scuola, dove devi prendere dei diplomi, e poi
c’è sempre la strada del campo, dell’esperienza – io lo chiamo ‘l’occhio’ – che ti aiuta a diventare più bravo.
Io ho allenato i grandi, ora alleno i giovani: ormai, nella mia testa, so che devo allenare i ragazzi e quindi ho un modo di interpretare il calcio nel senso che mi metto io al servizio dei ragazzi e cerco anche di essere psicologo, molte volte”.
Qual è stata la “partita della tua vita” da allenatore?
“Da allenatore, sono tante le soddisfazioni: la maggiore quattro anni fa, quando con i ‘Giovanissimi 2001’ abbiamo battuto l’Inter a domicilio, 3-2 a Milano nei quarti di finale dei ‘Giovanissimi nazionali’ – partita che ci ha permesso di arrivare nelle prime otto d’Italia. E’ stata una grandissima soddisfazione perché per la prima volta il Pescara, a livello Giovanissimi, è entrato nell’élite, nella final eight del calcio italiano”.

… continua presto … con la TERZA PARTE:
IL MANCINI GIOCATORE – JUNIOR, SLISKOVIC, PAGANO, GALEONE, CATUZZI E IL TIFOSO PESCARESE
Link alla parte precedente: “I” MANCINI E L’ACCESSO DEI GIOVANI AL CALCIO CHE CONTA.
Tabellino Roma U16 – Pescara U16, 11ª giornata Campionato U16 2019/2020, 17 Novembre 2019.
Highlights Pescara U16 – Napoli U16, 10ª giornata Campionato U16 2019/2020, 10 Novembre 2019.


19 Comments
Abbiamo un gran bel settore giovanile: un altro merito di quello che chiamate “cullù”. Ultimo esempio è Borrelli. Con la sua cessione ci pagheremo un altro anno d’iscrizione in B
MANCINI RESTA, CULLU’ VATTENE
Cullù vattene!
Bello e impegnativo allenare e plasmare i giovani…gli allenatori diventano maestri di vita come lo sono gli insegnanti …quindi hanno un ruolo di grande responsabilità morale …possono arricchire la formazione e la maturità non solo calcistica degli adolescenti…coi grandi maestri avuti Mancini saprà trasmettere i lati positivi …ossia bastone e carota (:pardon:)
Cullù vattene , rovina di Pescara
Uno spaccato interessante sul “dietro le quinte” del calcio maggiore. Bella testimonianza diretta di cose e fatti che non sono sotto i riflettori. Ottimo Mancini, leggo con interesse.
Venerdì alle 21
Oh ma iuchem venerdì, sabato o lunedì? (:rofl:)
Felice a si quadrar na fregh di zampatun e fall corr
Forza Pescara
Forza Pescara
Il cambiare modulo in base a quello che si ha è utile sia all’allenatore che ai futuri giocatori
Interessante sapere che anche Mancini “dichiara” i moduli a seconda di come la sua squadra si dispone in fase difensiva
(:acute:)
È giusto imparare da giovani calciatori tutti i moduli perché puoi spesso cambiare allenatore nella vita e così sei già pronto a situazioni diverse
Felici mancini, ragazzo equilibrato ha detto delle cose sacrosanti, quindi meria apprezzamento e rispetto. Evviva la sincerità
Bei tempi quelli in cui “finito l’allenamento, i ragazzi andavano in parrocchia, a giocare in mezzo alla strada”: però, è anche vero che oggi a scuola esagerano di compiti, come se contasse solo la scuola nella formazione adolescenziale
Grande Mancini quando fa capire che, se il ragazzo sta ancora a Pescara e non gioca già al Real Madrid, un motivo ci sarà (:good:)
Ogni genitore è convinto di avere un Maradona in casa (:dash:)
Forza ragazzi!