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Pescara: l’epopea, tra storia e fantastoria

Un coltissimo insegnante di Greco e Latino del Liceo classico di Pescara era solito utilizzare questa similitudine per spiegare agli studenti i concetti di epica ed epopea:
“Vedete ragazzi, l’epica è un racconto, da epos, parola. Na freca di chiacchiere insomma.
Mentre l’epopea è ben altro! Voi non potete ricordare la prima volta del Pescara in serie A …

… le trasferte da migliaia di persone, con le macchine, con il treno, le bandiere, gli striscioni, la sensazione di qualcosa di irripetibile. Ecco: quella è l’epopea”.

Dopo più di vent’anni ricordo quella spiegazione appassionata come se fosse ieri.

Da digiuna del calcio, prima di sposare un tifoso, non avevo mai riflettuto sull’ epopea della piccola squadra di provincia, e ancor meno sulle coincidenze storiche che precedono la vicenda calcistica del Pescara. Eppure, dopo aver assecondato la mia (insana) passione per l’archeologia e averne fatto una professione, posso serenamente affermare che il prof non aveva torto.

Alla piccola squadra, più volte innalzata agli onori della massima serie, sembrano fare eco le vicende dell’antico Vicus Aterni, poi rinominato Ostia Aterni: in origine piccolissimo borgo di pescatori, nato addirittura nell’età del Bronzo, si trovava però nella posizione adatta per essere a suo modo implicato, anche se non sempre da protagonista, nei maggiori processi storici che interessarono la costa abruzzese in età antica.

Fin da un’età precedente la romanizzazione, scrittori greci e latini la identificano come porto connesso a Teate Marrucinorum, ovvero Chieti  … notizia che, alla luce della profonda e continua rivalità tra il Pescara e il Chieti, sancita non di rado a suon di sfottò (e di sardelle), ha un che di ironico.

Per il porto di Pescara, comunque, già a partire dall’età ellenistica passava una quantità di gente e di merci, e si sa che dove c’è transito di popoli e merci vengono veicolate anche idee nuove: che appartenesse ad un popolo in particolare, oppure che fosse – secondo la testimonianza di Strabone – approdo comune a Marrucini, Vestini e Peligni (che vi giungevano attraverso l’Aterno-Pescara, allora navigabile fino alle gole di Popoli), possiamo immaginare Ostia Aterni come una realtà piccola ma in costante fermento economico e culturale.

Ne cogliamo un riflesso nei rinvenimenti archeologici in aree come Colle del Telegrafo o Campo Rampigna, in cui non mancano materiali notevoli e addirittura di pregio, o nelle testimonianze di  “idee di importazione” come il culto di Iside.

Le città costiere, dal nord al sud dell’attuale Abruzzo – da Truentum, Martinsicuro, a Histonium, Vasto, passando per Hortona e l’ancora poco nota Buca – erano in più un importante collegamento con l’altra sponda dell’Adriatico, in particolare con Dalmazia, Istria, Illiria.

E’ normale, viste le premesse, che Roma abbia poi fiutato l’affare e si sia aperta la strada fino alla costa abruzzese, sfruttando la viabilità naturale (inizialmente) e poi, con la modestia che la distingueva, creando l’equivalente di una maxi-autostrada come la Tiburtina Valeria Claudia, che fu completata a tappe, prima fino al territorio peligno e poi prolungandola fino appunto a Pescara.

Quanta influenza abbia avuto in quell’occasione la prospettiva del futuro ritorno del Pescara in A, con conseguenti trasferte all’Olimpico (e sardelle anche fuori regione), la Storia lo ignora.

 

Tinuviel82

P.S.: nel ringraziare l’utente Tinuviel82 per il suo contributo, cogliamo l’occasione per ricordare a tutti gli utenti che sono benvenute proposte di articoli da parte loro. A tal fine, è possibile utilizzare la mail di contatto info@40mila.it (anche raggiungibile dal link nel menù principale in alto).

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16 Comments

  1. pescara ha detto:

    Non sarà facile tornare a percorrere la via Tiburtina direzione Olimpico, ma sento che succederà ancora. Il problema rimarrà però quelli della ripartizione dei diritti TV: non possiamo battere l’Impero con le fionde

  2. Complimenti Tinuviel82 👏👏👏

  3. biancazzurri ha detto:

    Volevo dire a Tinuviel82 che è un peccato che sia già sposata😁😁😁😁😁😁😁

  4. Aternum ha detto:

    Se si parla di archeologia ….col mio nick come non essere d’accordo !!!!!

  5. Tinuviel82 ha detto:

    Nemicissimo0 non si hanno certezze. In passato confusa anche con Ortona, oggi ci sono degli studi che avanzano l’ipotesi che Buca sia l’odierna Petacciato in Molise. Ma mancano conferme sia documentali che supportata dalla cultura materiale.

  6. nemicissim0 ha detto:

    Tinuviel, complimenti. Buca dove stava? A cosa corrisponderebbe oggi?

  7. draculone ha detto:

    Ora capisco perché a Pescara ha sempre avuto successo gente dedita all’azzardo. Complimenti per l’articolo

  8. tusciabruzzese ha detto:

    Molte grazie Tinuviel. Chissà se giocavamo i play-off nei dadi😁. Oggi invece ci giochiamo a dadi i play-off😒

  9. Tinuviel82 ha detto:

    tusciabruzzese sono stati ritrovati oggetti per il gioco tipo i dadi, ma per il passato non esiste idea di sport di tipo moderno ma le abilità fisiche erano legate alle armi.

  10. AppressAluPscar ha detto:

    Bell’excursus, torniamo proprio alle origini. Certo, pensare che eravamo in provincia di Chieti e lo siamo rimasti in parte fino al 1927 è una tragedia. Ma la storia ha le sue ragioni: il colle era una posizione privilegiata nei secoli passati, sia per difesa dagli uomini che dalla natura. Poi hanno fatto il filobus…

  11. tusciabruzzese ha detto:

    Tinuviel82, si è ritrovato qualcosa sulle attività ludiche del passato nella nostra zona? Sport? Giochi?

  12. Kimura ha detto:

    Questo racconto piacere a Kimura.

  13. Admin Supremo ha detto:

    Grazie a te Tinuviel82

  14. Maiella ha detto:

    Sardelle fuori regione……ahahahahahah

  15. Tinuviel82 ha detto:

    grazie per averlo pubblicato….Forza Pescara

  16. pescara ha detto:

    Ora si che la Via Tiburtina ha trovato la sua ragion d’essere! 😁👏😉