IL PESCE D’APRILE ANTICIPATO
01/04/2024
FARE i tifosi – ESSERE il “proprietario” (§2): la “Tifoseria”
03/04/2024

Riceviamo e pubblichiamo –

  • Si dice in giro che il presidente di una Società calcistica ne è anche il “proprietario” perché, oltre alla faccia, ci mette i soldi. E’ davvero così?
    Se il presidente fosse davvero il proprietario, bisognerebbe allora capire come mai i vari Galeota, Capacchietti, Taraborelli, Scibilia e tutti gli altri non si siano portati via con loro la Pescara Calcio al momento di lasciare la presidenza; magari per tramandarla agli eredi, come si fa normalmente per qualsiasi bene patrimoniale. Invece, si sono trovati nella condizione di dover rivendere la Società (come del resto capita ad ogni altro presidente sportivo), vale a dire: hanno dovuto restituirla.
    Farei notare il significato di obbligo che ha quel “dovuto”, giacché non esistono alternative, se non quella di sciogliere il Club, oppure di portarlo al fallimento; ma qui si entra in tutt’altro discorso.
    Ancor più importante è il verbo “restituire”, che quindi ci dice un evidente dato di fatto: la Società calcistica non era del presidente “prima” e non lo è nemmeno “dopo”, ma gli è stata data momentaneamente “in amministrazione” per conto della città, quindi della Tifoseria; che sia per un anno, tre anni o venti anni, ma pur sempre momentaneamente.
    In tal senso, può essere utile un paragone elementare, che però evidenzia una differenza di fondo. Quando io vado in un negozio per acquistare un qualsiasi oggetto, lo scelgo, lo pago e lo porto a casa. Poi, arriva il momento che non mi serve (o non mi piace) più, e allora lo ripongo da qualche parte oppure lo butto via, ma non posso tornare in negozio per restituirlo perché, una volta pagato, quell’oggetto è diventato definitivamente mio, e nessuno può obbligarmi su cosa farne.
  • E’ però chiaro che il presidente per “passione” non esiste più, ma tutti lo fanno (più o meno esplicitamente) per “mestiere”, e quindi con l’unico scopo di trarne benefici personali.
    Non si può impedire a nessuno di scegliere e svolgere la “professione” di presidente calcistico; è un legittimo diritto, ci mancherebbe altro! Ma quel presidente deve sapere che non può prendersi la libertà di fare “il bello e il cattivo tempo” con una realtà che porta in giro per l’Italia:
    1. il Nome di una città (o comunque riferito alla città);
    2. i Colori del gonfalone cittadino (tranne casi particolari);
    Significa che una squadra di calcio è uno dei più grandi veicoli per l’immagine e l’Onore di una città.
    Per essere più precisi, quando undici giocatori scendono in campo con il Nome di Pescara e la maglia Bianca e Azzurra, non giocano per sé stessi, e nemmeno per la Pescara “di pietra”, fatta di strade, palazzi, piazze, parchi, ponti, spiaggia, ferrovie e tutto il resto. Quella squadra gioca per la Pescara “vivente”, e per tutti coloro che in Essa si riconoscono, dove quel “per” sta a dire “in rappresentanza” e “a favore” di un Popolo. Tant’è vero che esistono numerose squadre, come Pro Vercelli, Pro Patria, Pro Sesto … e in Abruzzo abbiamo avuto la Pro Lanciano, la Pro Vasto … nella cui denominazione c’è quel “Pro” che significa proprio “a favore di” … “per conto di” … “in sostituzione di”.
  • Però, nemmeno possiamo pretendere dal massimo responsabile che le cose vadano sempre per il verso giusto.
    Infatti, nessun tifoso di buon senso lo chiederebbe, e tanto meno lo pretenderebbe. Ma un conto è incappare sfortunatamente in un’annata storta che, come ben sappiamo, ci può stare e (prima o poi) capita a tutti. Tutt’altro conto è programmare l’annata finalizzandola solo a interessi personali, e quindi con totale disinteresse verso la classifica e l’Onore della città. Chi ha queste mire, tanto meschine quanto (purtroppo) ricorrenti, può sempre prendere esempio da un qualsiasi cittadino che decide di aprire un’attività commerciale: acquista o affitta un locale, lo arreda “a sua immagine e somiglianza”, gli dà una denominazione che lo rappresenta, organizza l’inaugurazione e inizia ad acquistare all’ingrosso per poi rivendere al dettaglio. Cosa impedisce di utilizzare lo stesso schema anche nel calcio?
  • Non è un po’ troppo azzardato ipotizzare che una Società possa essere trasformata ‘davvero in “attività commerciale”?
    No, perché di fatto lo è già. E nessuno lo nasconde più, come dimostrano certi Direttori Sportivi quando affermano: “Non siamo noi a voler vendere i giocatori migliori, ma sono gli altri che ce li chiedono” … Quale differenza c’è tra questa impostazione societaria e un negozio? Un Direttore che vende qualsiasi giocatore gli venga chiesto, senza alcuna opposizione, non sta forse svolgendo la funzione di negoziante?
    Ma, a parte questa deprimente realtà, nella Storia del Calcio sono esistite diverse esperienze, delle quali possiamo ricordarne le tre più significative in cui c’è un presidente che “si mette in proprio”.
    Nel 1959 Angelo Massimino, in disaccordo con l’allora “C.C. Catania”, rileva una piccola Società dei Dilettanti Sicilia, la rifonda con la denominazione di “Massiminiana” (in teatrale aderenza al suo cognome), gli abbina i colori “giallorossi”, ottiene l’autorizzazione per giocare al “Cibali” e, nel giro di sei anni, arriva in Serie C (girone C), ponendosi a tutti gli effetti come seconda squadra di Catania; ne sa qualcosa anche il Pescara di quegli anni (solo due nostre vittorie in otto incontri).
    Nel 1975 Antonio Sibilia fa la stessa identica cosa: in rotta con la “U.S. Avellino”, rileva dai Dilettanti il Mercogliano, lo rinomina “Irpinia” e gli assegna polemicamente gli stessi colori Biancoverdi dei “Lupi”. Dopo due anni l’Irpinia arriva in Serie D, ci resta per 5 anni consecutivi e la scalata verso “l’incontro” con l’Avellino si interrompe solo perché “il Presidentissimo” viene sopraffatto da problemi di salute.
    Percorso del tutto analogo è quello di Antonio Morra Greco che, sempre nel 1975 (… guarda caso …) si mette in testa di fondare “l’altra” squadra di Napoli, cioè dell’unica metropoli italiana che ancora non ha il derby stracittadino. Compra il derelitto “Ponticelli”, lo riconverte in “Campania” (sull’esempio della “Lazio” a Roma) e riesce ad avere il permesso per giocare al “San Paolo”. Arriva in Serie C nel 1980 e ci resta sei anni, mancando per un soffio la Serie B nel 1983, quando giunge ad un solo punto dalla coppia di testa Pescara-Empoli.
    Tre grandi personaggi del Calcio Italiano, peraltro abilissimi operatori al Calciomercato, che si sono inventati una propria squadra mossi da orgoglio personale e spirito di rivalsa, pur sapendo di poter contare solo sulle proprie (limitate) forze economiche e qualche spicciolo derivante dagli incassi allo stadio, giacché non esisteva nessun tipo di “altra” entrata. Al tirar delle somme, sono state (come da facile previsione) esperienze di durata relativamente breve, ma sufficiente per togliersi soddisfazioni di vario genere e per realizzare diversi “affari”, senza mai dare alcun fastidio alle Tifoserie del Catania, dell’Avellino e del Napoli. Soprattutto, senza mai disonorare il Nome delle rispettive città.
    Allora, se ci sono riusciti loro, a maggior ragione si può farlo oggi, potendo disporre di entrate e mezzi neanche paragonabili a quel passato. I vantaggi di questa “attività commerciale” sarebbero enormi, Per un verso, il “presidente-proprietario-negoziante” potrà godersi tutti i profitti e i successi che riuscirà a realizzare, senza doverli dividere con altri. Per altro verso, non dovrà rendere conto a nessuno di eventuali perdite e disfatte, perché al posto di una Tifoseria ci sarà una “clientela” che, in caso di insoddisfazione, si limiterà a non andare più “al campo-negozio”, ma non romperà mai le scatole con malumori, critiche e contestazioni di ogni tipo. Come si vede, un vero “paradiso” delle plusvalenze.
  • A proposito di Tifoseria … apro parentesi: perché utilizzi la “T”, cioè la maiuscola? ... (continua nella prossima puntata)
    Gabriele Orlando

P.S.: nel ringraziare “Gaby” Orlando per il suo contributo, precisiamo che il rispettivo contenuto rappresenta sempre e solo un’espressione dell’autore e non impegna il punto di vista del sito 40mila.it. Cogliamo inoltre l’occasione per ricordare a tutti i tifosi biancazzurri che questo sito “appartiene” ai tifosi stessi della Pescara Calcio: sono pertanto benvenute proposte di ulteriori contributi. A tal fine, è possibile utilizzare la mail di contatto info@40mila.it (anche raggiungibile dal link nel menù principale in alto).

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1077 GIORNI di SERIE C, 4525 di PRESIDENZA SEBASTIANI
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18 Comments

  1. 433offensivo ha detto:

    Magari possiamo battere Pontedera o Gubbio o Carrarese, ma quando incontreremo, se supereremo i primo due turni squadre ckme Benevento o Padova e Vice za xhe ho visto giocare…penso che non avremmo molte chance

  2. 433offensivo ha detto:

    Probabilmente la vittoria contro la Lucchese e la buona prestazione a Cesena, stanno illudenti alcuni che la squadra possa ancora mirare alla promozione mediante i playoff…

  3. nemicissim0 ha detto:

    Johhny: 4…SEBASTIANI VATTENE

  4. johnny blade ha detto:

    Alcuni aforismi di Confucio (quello vero)
    1
    “Solo i più saggi o i più stupidi degli uomini non cambiano mai.”
    2
    “Non fare del bene se non hai la forza di sopportare l’ingratitudine.”
    3
    “La mente dell’uomo superiore ha familiarità con la giustizia; la mente dell’uomo mediocre ha familiarità con il guadagno.”
    4
    ….

  5. johnny blade ha detto:

    Confucio ama il sacrificio.

  6. ilfigliodel36 ha detto:

    Mi ha detto mio padre che il signor Delli Carri Cosa ha detto che resterà ancora a Pescara se il presidente lo vuole e che rifarebbe le stesse cose e di non avere nulla da rimproverarsi. E che il suo unico rammarico è di non aver visto una formazione base perché ci sono stati troppi cambi e troppe scelte diverse durante il campionato. Sta accusando Zeman per i cambi di formazione? Signor Delli Carri lei chi avrebbe messo a centrocampo titolari fissi? Tunjov? Squizzato? De Marco? Franchini? E allora fissi in Tribuna? Tunjov? Franchini? Squizzato? Chiedo per un boemo

  7. lapa ha detto:

    Confucio domenica mattina ore 11 c’è il derby Villa Badessa Nocciano L’ingresso è gratuito ….cercano i tifosi giusti come te ….vai pure che ti danno la poltrona vip attaccato alla ringhiera arrugginita Poi ci racconterai le tue emozioni

  8. confucio ha detto:

    A Cesena la squadra ha lottato. Cascione sta facendo bene. Adesso mancano solo 4 partite. Dobbiamo entrare ai playoff minimo sesti. Sosteniamo la squadra per queste partite. Facciamoci sentire vicini. C’è tempo dopo per contestare.

  9. vitabiancazzurra ha detto:

    Noi la vediamo dal nostro punto di vista Giusto e Sacrosanto ma cinicamente bisogna ammettere che il ragggionniere è stato scaltro e astuto con i bilanci e il suo tornaconto Se la Covisoc ogni anno gli dà il lasciapassare per l’iscrizione se le banche gli tengono la spina attaccata se i vari gradi di giudizio nella vicenda Iananscoli non lo hanno scalfito di 1 cm vuol dire che nel suo campo il dottor Nocivo è un leader …con buona pace purtroppo di noi 4 Scemi

  10. tusciabruzzese ha detto:

    Belle le storie delle squadre Massiminiana, Irpinia e Campania qui raccontate!

  11. Max1967 ha detto:

    La contestazione è finita?
    Ah vero, adesso solo per la maglia ai playoff.

  12. draculone ha detto:

    Si è divertito a fare il fr… Io con il culo di un’intera città e regione. Quando i nodi verranno al pettine, il tuo sarà della stessa dimensione del sistema fognario del Poggio

  13. johnny blade ha detto:

    Il cane fa fatica a camminare da solo. Portarlo a pisciare oramai è una sofferenza. Sta storia purtroppo deve finire in un modo o nell’altro.

  14. tusciabruzzese ha detto:

    ULTRAS SPURGOASSOCIATI SRL!
    #A_DIFESA_DI_UNA_FOGNA!!!

  15. UK_Dolphin ha detto:

    Esattamente. Si possiede un’azienda con i clienti fidelizzati a vita, ed integrate inscindibilmente nel territorio. Il cui scopo sarebbe di portarla a crescere fino al massimo delle potenzialità investendo. Oggi vale 3, domani in B 12 e fra qualche anno in A 60. Qui invece e’ avvenuto il contrario, presa in corsa verso la promozione in A e poi progressivamente spolpata scientificamente fino a lasciarne un guscio vuoto.

  16. Harken ha detto:

    Il punto del discorso di Gabi è condivisibile pienamente e si può dire anche altro.

    Certamente una srl di una squadra di calcio non è assolutamente paragonabile con una srl di altro genere, in primo luogo perché alcune regole legate ai bilanci sono leggermente differenti. Ma forse l’aspetto che maggiormente differenzia una srl di calcio da una srl qualsiasi è il rapporto con quei soggetti che si dovrebbero definire come clienti, vale a dire fruitori dei beni/servizi che produce la srl in questione.
    C’è un qualcosa in più e di profondamente diverso tra i due tipi di clientela, che si vede sotto precisi aspetti:
    – Il cliente della srl non ha un rapporto esclusivo excludendi alios, cioè se sceglie quella srl può benissimo acquistare beni e servizi identici da una srl diversa la volta dopo.
    – Lo scopo della srl di calcio non è generare utili, ma conseguire risultati sportivi.
    – I clienti della srl commerciale non vivono l’esperienza in modo pieno e se ne infischiano di questioni come i bilanci, gli amministratori delegati, etc. Gli interessa che il prodotto/servizio sia il più economico e di maggiore qualità possibile.
    – I clienti della srl sportiva finiscono anche in galera per difenderne l’onore da altri clienti di altre srl sportive. Non mi risulta ci siano mai state risse o altro tra clienti della edilmarmi srl e della spurgoassociati srl…

    Il quid pluris è che nel calcio il rapporto che lega il cliente con la srl è denominato FEDE, con precisi connotati mistico-religiosi totalizzanti.

    Aggiungo anche un’altra cosa. Quando si dice “nessuno fa calcio per non trarne utili/guadagni” si associa erroneamente l’idea che i soldi della società (es. tramite le plusvalenze dei calciatori migliori) possano finire nelle tasche del presidente, sebbene ciò sia impossibile (e se accade, ci sono conseguenze di natura penale). Escludendo il caso unico di un presidente disoccupato che viene pagato dalla società per il suo ruolo perché di fatto quello è il suo lavoro, il “guadagno” deve essere considerato nel valore della società stessa: maggiore è forte il marchio (diffusione, numero di vendite del merchandising, etc.), maggiore è il valore delle strutture sportive (hotel, convitto per i giovani, campi di allenamento, etc.), maggiore è il valore dei singoli calciatori, maggiore è la categoria dove gioca la squadra, tanto più alto sarà il valore delle quote di chi possiede la società (es. la pago 1, investo 10 e la rivendo a 20, ho guadagnato 9).

  17. nemicissim0 ha detto:

    Ad oggi, nemmeno Venezia è riuscitata tutelare commercialmente il proprio nome… quindi, mi asptto ancora per molti anni sentire il nome della nostra città collegato liberamente a nomi di imprese quali Pescara Calcio, Pescara Letami, Pescara Spurgo ecc. ecc.

  18. tusciabruzzese ha detto:

    Mi pare d’aver già scritto da qualche parte la folle (… ne sono consapevole) idea che ogni attività commerciale con scopi di lucro (ad es. la Delfino Pescara 1936 è una SPA) comprendente nella propria denominazione sociale il nome di una Città dovrebbe essere sottoposto ad approvazione quinquennale dell’uso di tale nome (ed altri elementi distintivi della città medesima) da parte del Consiglio Comunale della cittadina stessa.
    Insomma, diventerebbe una Delfino Sebastianese 2012 SpA! E non “macchierebbe” più sportivamente il nome della Città!