LA PAROLA SI E’ COMPIUTA – I battiti del Cuore Biancazzurro (10/e), di “Gaby”
12/07/2023
CAMPAGNA ABBONAMENTI 2023/2024
13/07/2023

Domenica, 3 luglio 1977 (continua) – 
Link alla parte precedente.
(…) Grazie Trani!
E grazie!… anche a tutti voi gufi di ogni dove, che vi siete tirati a sangue quella vergognosa e umiliante retrocessione. Infinitamente grazie!… per aver contribuito a regalarci questa immensa Gioia di cui voi potete e potrete solo sentir parlare gli altri, durante tutta la vostra penosa vita meschina.
Non saremmo qui senza le rivolte della tifoseria Biancazzurra che hanno costretto il “piattaro” a lasciare la presidenza nel momento più giusto. Se fosse rimasto, avrebbe senz’altro confermato Tom Rosati per programmare (come da esplicita dichiarazione) l’ennesimo campionato transitorio, con un programma di minima. Dunque, non saremmo qui senza i “teppisti-prezzolati-delinquenti di professione-rovina del calcio” che assaltarono ripetutamente il cancello di maratona per chiedere (e ottenere) quella decisiva svolta societaria.
Grazie “piattaro”!
Non saremmo qui senza la punta del piede di Rocca, a trenta secondi dalla fine. Se Zucchini avesse segnato, saremmo andati in Serie A senza spareggi, e giornate come quelle di Terni e Bologna non avremmo potuto viverle mai, neanche nella nostra fantasia, poiché non esiste fantasia in grado di generare Emozioni inaccessibili alla mente umana. Invece, le abbiamo vissute in prima persona, le abbiamo “viste-sentite-toccate-odorate”, e ora potremo raccontare che “Io c’ero. E so cosa significa”.
Grazie Rocca!
Non saremmo qui se allo spareggio di Terni avessero mandato un arbitro davvero in buona fede, nel qual caso avremmo fatto polpette del Cagliari e, dopo quanto accaduto a Genova, la partita di Bologna avrebbe assunto significati minimi, non certo tali da richiamare 30.000 abruzzesi impazziti di entusiasmo.
E così, chi ha riso grazie all’arbitro Gino Menicucci oggi piange di disperazione autentica, perché gli tocca tornare a calcare i campi di Monza, San Benedetto del Tronto e Rimini. Mentre chi ha pianto per causa di Menicucci oggi ride di Felicità, perché si appresta a calcare i manti erbosi di Napoli, Milano e Torino. Ride di Felicità perché domani costringerà l’avvocato Agnelli a dire: “Domenica si gioca a Pescara”. Costringerà Rivera ad informarsi sul suo marcatore all’Adriatico. Costringerà romanisti e laziali a occuparsi (e pre-occuparsi) della trasferta a Pescara. E saranno tutte partite di campionato, non amichevoli, non di Coppe Italia, come invocava proprio 10 anni fa il giornalista Federico De Carolis, l’unico … sottolineo “unico” ad aver capito per tempo le potenzialità di Pescara.
E avremo Bearzot sulle tribune dell’Adriatico, per visionare giocatori “azzurrabili”. Il Totocalcio “dovrà” mettere il Pescara in schedina tutte le domeniche. La Panini “dovrà” fare una figurina “grande” per ogni singolo giocatore del Pescara, dedicandoci due intere pagine del suo album.

Album Panini 1976/77 e 1977/78

“Novantesimo Minuto” e la “Domenica Sportiva” commenteranno le azioni di Nobili, Orazi, Repetto e Zucchini ogni santa domenica, non solo in occasione dei big-match. La Gazzetta dello Sport “dovrà” titolare “Pescara” entro le prime tre pagine, probabilmente con un forte attacco di acido gastrico ma “dovrà” farlo.
Grazie Gino!
E … Grazie “palazzo”!
(ma ti prego vivamente di non fare subito la rima … Educazione e rispetto per gli sconfitti …)
Non posso ignorare, però, che ogni medaglia ha il suo rovescio anche nel calcio. E allora, se da una parte era doveroso il “grazie” per tutti coloro che hanno fatto il nostro Bene, è altrettanto doveroso rivolgere un pensiero a chi, invece, ha tentato in tutte le maniere di fare il nostro Male. Ci rivolgiamo a loro per mezzo di una parolina semplicissima, composta da appena tre lettere: “Toh” che, però, necessita di un deciso ed immodificabile gesto di accompagnamento, comunemente usato per indicare l’esatto punto del braccio dove gli inglesi appendono l’inseparabile ombrello. Un gesto necessario, senza del quale il significato “dinamico” di questa parolina perderebbe buona parte della sua … “profondità” … Non so se hai presente …
Sarà bene che tutti l’abbiano ben presente, perché ne ho pronta un’intera collezione, per l’appunto messa da parte in tanti anni di accurato collezionismo.
Toh!… innanzitutto a Capocasale, l’allenatore Biancazzurro che il 1 aprile 1971, in preda ad una crisi “cascettara”, dichiarò: “Pescara è un ambiente impossibile, dove non si costruirà mai niente di buono”.
Toh!… al quel simpaticissimo presidente della Pro Vasto (mi pare Enzo Savelli, se ricordo bene) che il 25 aprile 1971 dichiarò: “La partita (amichevole) col Cagliari (fresco vincitore dello Scudetto) è un episodio passeggero, un sogno. La realtà del Pescara si chiama Serie C, da giocare con noi, con il Chieti e con tutte le altre”.
Toh!… al fruttivendolo, alias Enzo Falini “sedicente allenatore n. 1” che, a seguito delle nostre violente contestazioni, il 19 gennaio 1972 dichiarò: “Se mi cacciate, io nel calcio ci resto ugualmente, il Pescara non credo”.
Toh!… al suo degno compare Vitaliano Patricelli, “sedicente allenatore n. 2”, al mattino integerrimo “impiegato comunale” a Montesilvano e al pomeriggio vero specialista nel mandare affanculo i tifosi in cerca di spiegazioni, perciò etichettati come coloro che “Non capiscono niente di calcio e saranno per sempre la vera rovina del calcio pescarese”.
Toh!… a tutte le cornacchie che, dopo Latina, gracchiarono: “Queste scene di entusiasmo sono solo una piacevole parentesi. L’anno prossimo v’armann’n in Serie C a zampat’in culo. Addò vulet’ij!?”.
Toh!… a tutti gli invidiosi schiattati che definirono la prima “Freccia Biancazzurra” per Reggio Emilia “un evento casuale, che non si ripeterà mai più”.
Toh!… a tutti i nostalgici di Tom Rosati che, alla prima occasione, hanno bollato Cadè come “Un mediocre! L’hanno cacciato pure da Bergamo e da Verona”.
Toh!… a Corrado Viciani, allenatore dell’Avellino, che il 13 marzo 1977 definì il Pescara … questo stesso Pescara … “Una squadra di cialtroni e picchiatori”.
Toh!… a tutti coloro che già in estate avevano “assegnato” il primo posto al Cagliari.
Toh!… a tutti i gufi della collina ovest, che all’indomani della retrocessione in Quarta Serie, godevano come criceti thailandesi e sentenziavano: “Il tifo Biancazzurro è finito per sempre”. E poi, caroselli di giubilo su e giù per le rue e le ripe paesane … il funerale … campanacci “a morto” e sghignazzate a crepapelle sulle nostre perenni ambizioni di Serie B.
Infatti, se notate con attenzione, in Serie B non ci siamo. Non ci siamo più!
Perché, è proprio dall’impareggiabile e indelebile Vergogna di Bitonto, Sant’Egidio e Putignano che siamo ripartiti per Roma, Torino e Milano … la senti, la rima?… Senti come ti rimbomba e ti martella dentro quella tua chicoccia vuota?
Addio brava gente, statemi bene!… e salutatemi con immutata simpatia Marsala, Matera e Latina, o magari Olbia, Riccione e Fano … come meglio preferite.
Vi amo!
Intorno a me sfollano festosi, lasciando affiorare sempre di più il grigio-cemento delle gradinate, e lo stadio sta lentamente piombando nel tipico “quasi” silenzio delle partite finite da un’ora, ma non potrà mai essere un silenzio assoluto, con quel che sta accadendo qua fuori. Oltre che sotto gli spogliatoi.
Io però continuo a “vedere e sentire” il Biancazzurro dei 30.000 ancora qui dentro, come se tutto il pomeriggio fosse rimasto scolpito su queste gradinate. E sono certo che se fra venti o cinquanta anni chiederai ai bolognesi, loro te lo confermeranno, con la stessa meraviglia e “partecipazione” di oggi.
Riccardo, Stani e Fabrizio devono venire a chiamarmi più di una volta, anzi a trascinarmi via di peso, per farmi capire che dobbiamo davvero andare, se non vogliamo restare chiusi dentro. Ma è esattamente ciò che voglio: restare chiuso qui dentro. Se c’è chi sceglie di fare l’eremita sul Tibet, e chi il missionario nel Congo Belga, anch’io posso decidere di restare per sempre nel luogo della mia Felicità.
Voi andate pure, se volete e se dovete, ma io resto qui.

Alla fine, devo accettare di uscire dallo stadio. Anche perché, essere là fuori mi confermerà che non è stato solo un sogno, e che davvero tutto è giunto a conclusione. Che la nostra sofferenza è finita e ora ci aspetta solo Gioia senza fine.
Senza fine, come i brividi di emozione e commozione che ci sta dando lo sventolio a perdita d’occhio delle Bandiere Biancazzurre, qua sotto al piazzale della torre di maratona come a 500 metri di distanza, a destra in mezzo agli atalantini come a sinistra lungo le vie del quartiere, dai finestrini di ogni auto targata “Abruzzo” come da tutti i bus urbani, stracarichi ai limiti del ribaltamento. In mano a gente che conosco e riconosco da anni, e che come me ha vissuto e sofferto ogni fotogramma di “quel” film Biancazzurro, e in mano a gente che non ho mai visto prima d’ora, e che quasi certamente mai più rivedrò. Mentre tutti i clacson, le urla, i canti, i suoni dei mille strumenti stanno diffondendo nell’atmosfera terrestre la più rabbrividente ed ineguagliabile colonna sonora che uno stadio possa produrre.
Tifosi che passano dal pianto al riso nell’arco di cinque secondi, dal riso al pianto in un lampo. Tifosi che si urlano istericamente “Serie A!” l’un l’altro, o addirittura contro un muro!… E altri che si sfogano: “In questo campionato ho speso almeno un milione di lire, tra biglietti, giornali, trattorie, autostrade e benzina per andare in trasferta … o per fare i caroselli … ma è stato il milione meglio speso in vita mia. Lo rifarei altre mille volte”.
Ci stiamo spargendo in tutte le direzioni, come una ragnatela.
Chi verso i caselli autostradali, chi verso la stazione, ma sono tantissimi coloro che (con le proprie auto) vanno in centro storico per festeggiare a Bologna, fino a tarda sera, con chiassosissimi cortei, brindisi a non finire nei bar e luculliane cene nelle pizzerie e trattorie tipiche, magari in allegra compagnia dei sempre più stupefatti, divertiti e coinvolti bolognesi. E i proprietari di questi locali si stropicciano le mani: affari d’oro in vista, e già li sento, con il loro inconfondibile accento, che ci (e si) augurano … altri cento di questi spareggi. E cià cred!…
In tutta Bologna risuonano i botti dei tappi che saltano e i tintinnii dei calici.
Eh già … i botti dello spumante e i tintinnii dei calici … ricordi? Ma ora non sono quelli del 18 giugno 1972, soprattutto non sono quelli degli altri. Perché noi non abbiamo addosso l’immane Maledizione di chi è condannato per tutta la vita a festeggiare meschinamente solo le sconfitte altrui. Noi abbiamo la Benedizione di poter festeggiare le nostre vittorie, sempre le nostre vittorie, solo le nostre vittorie.
Poi finalmente tutti in autostrada, vinti dal desiderio sempre più irrefrenabile di tornare a festeggiare a casa nostra. Con il risultato è il più scontato di questo mondo: tangenziale di Bologna bloccata nell’intero tratto in direzione sud, e autostrada bloccata da Borgo Panigale a Imola, al punto che gli automobilisti possono addirittura scendere per godersi il tramonto emiliano e mangiare un panino. Di fatto, l’A14 sembra Corso Vittorio Emanuele e viale Marconi del giugno 1974, e tale resterà fino a Pescara: 350 km. di Biancazzurro, proprio come all’andata, molto più che all’andata, perché ora auto e pullman sono tutti assieme.

Noi intanto siamo arrivati in stazione, dove il casino è totale perché al normale traffico di passeggeri, già di per sé tra i più sostenuti d’Italia, si aggiungono i nostri tre treni in contemporanea (e non uno alla volta, come stamattina), per cui diventa possibile accedere ai binari solo scavalcando le transenne lungo via Pietramellara oppure scendendo dal viadotto che sta sulla destra (quello di via Matteotti); mai come in questo momento il confine tra caos e festa è stato tanto sottile.
Dentro la stazione? Sui marciapiedi? Nei sottopassaggi? Una vera e propria succursale dello stadio, visivamente e sonoramente parlando. Ovunque c’è il Biancazzurro di bandiere, cappelli, maglie, sciarpe, foulard e ombrellini parasole. Ovunque senti parlare dialetto abruzzese. Ovunque si canta “Alè Pescara” che, naturalmente, dentro quattro mura diventa a dir poco assordante.

La copertina del disco del 1° inno (di Gaby)

Ovunque c’è un sorriso a 32 denti (chi li ha ancora tutt’e 32). Ovunque ci sono ubriachi di gioia … e non solo. E gli altri passeggeri? Spariti! Ci sono, come sempre numerosissimi, ma non si vedono, inghiottiti dalla marea abruzzese. In molti stanno perdendo il loro treno di linea, semplicemente perché non riescono a raggiungerlo, ma non si leva una sola protesta, contagiati dal nostro stesso entusiasmo. Pazienza!… si prenderà il prossimo, e l’attesa sarà quanto di più spassoso possa offrire una stazione ferroviaria. Quanto di più spassoso possa offrire la vita.
Solo l’altoparlante continua a lanciare disperati annunci ogni 30 secondi, implorando di agevolare il flusso e deflusso dei viaggiatori, ma è tutto inutile: materialmente impossibile.
Il nostro treno, che è stato il primo ad arrivare, questa volta sarà l’ultimo a ripartire, perciò abbiamo il privilegio di assistere alle altre due partenze; manco a dirlo, con oltre un’ora di ritardo.
Uno spettacolo!
Tu non puoi neanche immaginare cosa significhi vedere tre interi marciapiedi ricoperti da cima a fondo di festosissimo Biancazzurro mentre, in mezzo ad essi, un serpentone di 23 vagoni, di 276 finestrini imbandierati all’inverosimile comincia lentamente a scivolare lungo il binario 4, a snodarsi dietro i pilastri della pensilina, dietro i tabelloni pubblicitari, dietro i locomotori parcheggiati sui “tronchi” lato est. E sempre con la massima … “dovuta” lentezza comincia ad uscire dalla stazione. Finché sparisce vagone dopo vagone dietro i tralicci e le torrette di controllo. Vagoni dopo vagoni che sembrano non finire mai. Ogni volta che pensi sia l’ultimo, ne arriva subito dopo un altro … che non è l’ultimo.
Questi non sono treni. Questi sono la materializzazione dell’infinito.
E così, tra sparo di petardi, suoni di tutti i tipi, canti, mani battute con forza contro le fiancate dei vagoni, gente letteralmente “appesa” fuori dai finestrini, il primo tre è andato, nostra avanguardia nel riportare la Vittoria a Pescara. Una Vittoria ottenuta da soli, ma proprio da soli, contro tutto e tutti.
Contro tutti e tutto.
Contro tutto e tutti.
Allo stesso modo se ne va anche il secondo treno, lasciando sul posto le stesse medesime emozioni, lo stesso sbigottimento generale dei comuni viaggiatori e degli stessi Dirigenti Movimento, che pure ci avevano già visti arrivare.
E quindi, tocca a noi, quando ormai si è fatto buio a tutti gli effetti.
Un viaggio che si preannuncia interminabile, essendo facilissimo prevedere una serie infinita di soste per chissà quante “tirate” di freno a mano, e quindi per dare precedenza anche all’ultimo “Locale” con zero passeggeri a bordo. Ma non ce ne importa proprio niente, perché più interminabile è il viaggio e più festa sarà. E poi, per interminabile che voglia essere, a Pescara ci arriveremo, prima o poi, ed è l’unica cosa che conta davvero. Semmai … meglio prima che poi, visto che domattina alle 8,30 ho la seconda prova scritta della Maturità, e dieci ore prima io sto ancora a Bologna!
Bisogna essere pazzi … ma su questo non c’è alcun dubbio: pazzi di Gioia!… davanti alla quale l’esame diventa una formalità.
Nel frattempo, già pregustiamo il nostro passaggio a Rimini, ad Ancona, a San Benedetto … Sì, lo abbiamo già fatto questa mattina, ma era ancora il tempo della “speranza”, mentre ora è il tempo della “certezza”: la Serie A è nostra!… e viaggia con noi sui nostri treni. Pagherei non so cosa per stare in quelle stazioni durante il passaggio delle tre “Frecce”, l’una dietro l’altra, l’una più infinta dell’altra, per ascoltare cosa dicono i nostri amici, per vedere le loro facce, per assaporare il loro rosicare.
Un po’ alla volta, ora dopo ora, Bologna si avvia a riconquistare la sua normalità, ma il Nome di Pescara è passato per queste strade, per queste piazze, con tutta la sua “forza” e tutta la sua “gentilezza”; perciò, la città delle due torri non potrà mai più avere la “normalità” di prima.
È ormai mezzanotte, e noi siamo ancora fermi a Rimini. Sì, perché in un tratto di circa 100 km. le FF.SS. ci hanno già fatto fare già più fermate di un “Locale”; anzi, ci hanno appena avvisato che staremo fermi un quarto d’ora. Traduzione: almeno mezz’ora … se tutto va bene.

Lunedì, 4 luglio 1977
Con l’avvicinarsi dell’ora in cui è previsto l’arrivo del primo treno, l’affollamento della stazione centrale va assumendo sempre di più i caratteri dell’assalto, come e più per la partenza di … ieri mattina … poiché nessuno vuole perdersi lo spettacolo della “marea Biancazzurra” che sbarca portando a casa l’impresa compiuta. Sì, perché è proprio questo lo spirito con cui ci stanno aspettando: come i “30.000 testimoni” di ciò che Pescara e l’Abruzzo avevano sempre ritenuto impossibile, e che adesso si fa ancora fatica a credere realtà acclarata. Nemmeno fossimo Mosè che ridiscende dal Monte Sion con le Tavole della Legge consegnategli da Dio in persona; e non potrebbe esserci richiamo biblico più azzeccato.
Come del resto si conviene a chi sta scrivendo una nuova “Bibbia Biancazzurra”.
Così, ben presto i marciapiedi e i locali della nostra vecchia, cara ma quanto mai inadeguata “stazioncina” non riescono più a contenere i tifosi che, di conseguenza, non ci pensano su due volte e invadono i binari, in particolar modo accampandosi a mo’ di pic-nic sul primo e secondo, in pochi minuti totalmente ricoperti di gente e di bandiere.
Di fatto, significa paralizzare anche il normale traffico ferroviario, perché i treni in arrivo, per fortuna non molti a quest’ora della domenica, non possono entrare in stazione e devono essere giocoforza bloccati a nord e a sud. E siccome stiamo ancora con la vergogna del binario unico, la situazione degenera in maniera esponenziale col passare dei minuti, perché dapprima le stazioni di Francavilla e Montesilvano, poi quelle di Ortona e Silvi, sono a loro volta alla paralisi, tant’è vero che i treni notturni in arrivo dal Nord vengono fermati addirittura a Giulianova.
Si sta ripetendo quanto abbiamo già visto esattamente sette anni fa, in occasione della “rivolta per Pescara Capoluogo”, ma per motivi diametralmente opposti. Magari ne avessimo anche una al mese, di “rivolte” come questa di oggi!…
Lo speaker della stazione sta diffondendo decine di appelli, l’uno più accorato dell’altro, per cercare di sgomberare i binari, ma non c’è niente da fare; stasera non basterebbe l’Esercito. Si arriva persino a giocare la carta del patetico, gridando letteralmente attraverso gli altoparlanti: “Attenzione! E’ in arrivo sul binario uno il primo treno straordinario da Bologna, riservato sportivi Pescara, a bordo del quale c’è un infartuato da trasportare urgentemente in ospedale; potrebbe essere un vostro parente! Per favore, sgomberate i binari, andate a festeggiare fuori dalla stazione”. Cosa che, tra l’altro, potrebbe anche essere vera ma, per sconcertante che sia … non si muove nessuno.
Alla fine, il primo treno arriva davvero, sebbene con 110 minuti di ritardo e, “miracolo a Pescara!…” dopo meno di mezzora arriva anche il secondo treno.
No, in realtà non si tratta di un “miracolo ferroviario”.
Accade infatti, che il famigerato Compartimento FF.SS. di Ancona si vede costretto ad adottare il trattamento opposto di quanto fatto finora: invece di relegare i nostri tre treni ad “ultima ruota del carro” della circolazione, facendoli “camminare” solo se e quando “avanza tempo”, si decide improvvisamente di dare assoluta precedenza alle tre “Frecce Biancazzurre”, perché da Rimini in poi quelli del secondo treno e noi del terzo siamo letteralmente “sbottati” e, perso per perso, qualcuno ha iniziato a tirare il freno a mano ogni cinque chilometri a puro titolo di protesta verso un trattamento che farebbe schifo anche ai più luridi carri bestiame. Come dire: “noi arriviamo domani a mezzogiorno, ma voi passate una nottata che ricorderete come il peggior incubo di tutta la vostra vita lavorativa (e non)”. Tieni infatti presente che ogni blocco non si risolve prima di 15-20 minuti e anche i treni di linea che ci seguono sono costretti a fermarsi, per mantenere i previsti 5 minuti di distanza da noi. Non so se riesci ad immaginare la situazione.
Dunque, gli “amici” del Compartimento marchiGGiano hanno capito che prima si tolgono dai piedi “i pescaresi” e prima districano la matassa della circolazione sulla linea adriatica, ormai prossima alla paralisi totale anche per via dei tantissimi treni merci notturni in entrambe le direzioni.
E quindi, l’arrivo del secondo treno da un lato “fa respirare” la circolazione e chi la dirige, dall’altro lato finisce per bloccare Pescara anche a livello … pedonale, nel senso che se prima il traffico veicolare era completamente bloccato nel quadrilatero “Muzj-Riviera-fiume-ferrovia”, adesso non si cammina più neanche a piedi; scene possibili da vedere in “fac-simile” solo nell’annuale adunata a La mecca.
Intanto, si sono fatte le 3,30 del mattino e, nonostante tutte le buone intenzioni di questo mondo, noi del terzo treno siamo fermi a Giulianova da quasi mezz’ora. Il nervosismo sale pericolosamente, perché abbiamo fretta di tornare a casa a far festa con tutti gli altri, anziché stare fermi in mezzo all’indescrivibile malinconia e surrealismo di una stazione deserta in piena notte; il silenzio è tale da poter sentire distintamente persino quel sordo friggere dei lampioni al neon. Si sta facendo strada l’idea di scendere tutti e tornarcene a piedi fino a Pescara; di sicuro faremmo prima!… E t’assicuro che, al momento, non è una semplice battuta.

Il 3° treno da Bologna è arrivato da pochi minuti… (ved. orologio della stazione)

Nonostante il “miracoloso” intervento del Compartimento “anconese”, il ritardo accumulato supera ogni più negativo timore, e quando entriamo nella nostra “super-mega-galattica” Stazione Centrale (!!!) sono già le 4,03. A quest’ora, siamo sicuri di trovare la città già sbronza e a nanna, invece … rispetto a due-tre-quattro ore fa non è cambiato niente: non solo il “quadrilatero” è ancora stracolmo di gente e di auto, non solo sono arrivate in città vere fiumane di sportivi provenienti dall’intera costa abruzzese, dalla vallata del Pescara e da quella del Tavo, ma per strada e nelle piazze ci sono ancora le bancarelle di bandiere, magliette e trombe. Uno di loro ammette: “Prima vendevo calzini e mutande e gli affari andavano maluccio. Da qualche giorno vendo materiale Biancazzurro e gli affari vanno a gonfie vele”.
All’Excelsior c’è anche Antonio De Rosa, uno dei più famosi commercianti di tessuti a Pescara: non è potuto venire a Bologna con tutti noi, ma ora si gode la Festa passeggiando con grande emozione in mezzo alla folla, e rivela: “In 10 giorni ho venduto stoffe bianche e azzurre per un totale di 5 km”.
Altro che Carnevale di Rio!… Un manicomio!… Quelli di Rio de Janeiro farebbero bene a venire da queste parti, se davvero vogliono imparare come si fa. E non pensare che io stia esagerando, perché a Rio è tutto “artificiale”, costruito secondo programma precostituito e con attori e figuranti istruiti per l’occasione, mentre qui a Pescara è tutto rigorosamente spontaneo, grazie ad uno stato di Felicità che nasce dal cuore, non da copioni e sartorie “teatrali”. Capisci bene che, in tal senso, non c’è partita.
Ma la vera sorpresa è la grande partecipazione di donne, mai viste così numerose e così coinvolte nel festeggiare il Pescara. Tra queste, bellissima la signora di mezza età, grassoccia al punto giusto, “100% pesciarola” e conosciutissima da tutti. Sta in mezzo alla strada, saluta con la sua bandiera tutte le auto strombazzanti, ma ferma senza pietà ogni auto che, anche solo per un attimo, fa tacere il suo clacson (ammesso che non si sia fuso) e, con un’ingenuità straordinariamente finta, chiede all’autista: “Vu picchè nin sunet”?
Perciò, siamo tutti d’accordo nel restare ancora un po’ per contribuire a questa festa infinita. La stanchezza? Non si sa cosa sia. Sto pensando a tutta quella gente che dilapida un patrimonio e si fracica il cervello con “sostanze varie” per sentirsi sempre in piena forma, mentre a noi è bastata una partita di calcio (e tutto il suo impareggiabile contorno) per trasformarci gratis (… o quasi …) in veri leoni, e senza conseguenze sulla salute. Una bella differenza, no?
Del resto, ormai siamo al paradosso più totale, l’ennesimo di questa in-cre-di-bi-le annata. Secondo logica, dovremmo andare a dormire; e sarebbe davvero il caso!… Ma come puoi solo pensarlo, se i bar hanno già riaperto … o forse non hanno mai chiuso … e il cielo sta schiarendo, per preannunciare l’alba più bella, commovente e storica dal 1936 ad oggi?
Sono 48 ore che a Pescara non c’è più alcuna differenza tra il giorno e la notte.
Ma di sicuro l’alba del 4 luglio 1977 è qualcosa che ti incendia il cuore, per mille e più motivi.
Devo però capire che non posso andare all’Esame in queste condizioni, e almeno un paio d’ore di sonno “devo” farle. Utopia pura. Non chiudo occhio, naturalmente, e alle 6,30 sono di nuovo in piedi, per la pietà, misericordia e disperazione dei miei familiari. No, non devo ripassare i progetti, non devo preparare “l’armamentario” tecnico … niente di tutto questo (sul quale, tra parentesi, sono più che tranquillo e sicuro di me). Devo invece fare quanto di più logico ci sia in questo momento: andare all’edicola e godermi l’inebriante e inconfondibile “profumo” dei giornali appena “sfornati”, e ogni singola parola che i nostri amici “dotti e sapienti” (romani e milanesi) hanno scritto.. Capirai!… è dalle 19,21 di ieri che non aspetto altro.
La mia stessa idea, anzi “necessità”, l’hanno avuta in tanti, a quanto pare, e le vie cittadine sono già di nuovo affollate molto più che di solito a quest’ora. Un festosissimo “casino” senza fine, e affari d’oro per i bar e le edicole, con conseguente “tutto esaurito” di cornetti e quotidiani assicurato già entro le ore 8,30.

Torno a casa tenendo i quotidiani sottobraccio, ermeticamente chiusi, perché devo “titillare” con estrema calma pagina dopo pagina, anzi riga dopo riga, proprio come farebbe il più accanito ed esperto giocatore di poker con il mazzo di carte.
Secondo me, Il Messaggero e Il Tempo avrebbero fatto meglio ad uscire con un’edizione straordinaria. Già la prima pagina nazionale de Il Messaggero è tutto dire, visto che per metà è occupata dal titolo a caratteri cubitali: “Pescara promosso in Serie A insieme all’Atalanta”, ed un sottotitolo che non necessita di alcun commento ulteriore:
“Prima ancora della squadra, è la promozione del pubblico biancazzurro”.
Sullo stesso tema s’imposta il mega servizio de Il Tempo, che si differenzia dai “rivali” solo per piccole sfumature. Del resto, cosa vuoi interpretare o personalizzare quando una giornata così memorabile parla da sola?
I rispettivi inserti Abruzzo, poi, sono completamente dedicati all’impresa del Pescara e ignorano del tutto la politica, la cronaca, l’economia e le … pittilarìe di tutt’e quattro le provincie. Emozionante oltre ogni dire la prima pagina regionale, in entrambi i casi interamente occupata da una foto della tifoseria biancazzurra con su stampata una gigantesca ”A”, proprio come a voler essere quel manifesto che sicuramente ogni tifoso biancazzurro esporrà in camera sua, a capo del letto vicino al Crocifisso o al Volto della Madonna. Dunque, affari d’oro in vista anche per i … corniciai.
Un consiglio: almeno per oggi, sarà meglio andare in giro con una buona scorta di fazzoletti in tasca, perché ho l’impressione che ne faremo tutti largo uso.
Del resto, dimmi tu come si fa a non struggersi in lacrime (di gioia, ovviamente) quando ti trovi davanti a queste pagine, che (non mi stancherò mai di ripeterlo) sembrano appena uscite da un libro dei sogni. Pagine che ci stanno raccontando, dunque stanno trasmettendo alla storia, esattamente ciò che fino a pochi mesi fa noi vedevamo solo come una “cosa destinata ad altri”. E che invece adesso è anche “cosa nostra”.
Oppure quando leggi che il nostro presidente Caldora … Lo sai cos’ha fatto? Subito dopo la partita ha preso parte ai festeggiamenti negli spogliatoi, in sala stampa e poi in un ristorante insieme a tutti i Campioni Biancazzurri, ma giunti a tarda serata (e dopo una giornata del genere!…), invece di andare a dormire nello stesso hotel che ospita la squadra, si è cambiato d’abito, per mettersi più comodo, ed è salito in macchina per dirigersi a tutta birra verso Pescara. Che, come si sa, non è dietro l’angolo, nemmeno per chi possiede un’auto potente e veloce. Ai tanti che hanno cercato di fermarlo, mettendolo sull’avviso del pericolo-stanchezza e chiedendogli il perché di una tale pazzia, ha risposto: “Voglio festeggiare nella mia terra. In mezzo alla mia gente”.
Ecco chi è il nostro Presidente, colui che hanno eletto a “barzelletta d’Italia” solo perché parla un italiano vistosamente sgrammaticato. Colui che “certi suoi amici” di via Campania pensavano d’aver eletto a facile “presidente-fantoccio” rigorosamente al servizio del “vero presidente-ombra”. Poveri illusi!… Bravi: continuate pure a prenderlo in giro per come parla, continuate pure a “crederlo” una marionetta nelle vostre mani … Intanto, lui è e resterà per sempre

il Presidente della Prima Serie A Biancazzurra

mentre voialtri siete tutti destinati a sparire dalla nostra memoria nel giro di qualche settimana.
È però il Corriere dello Sport a proporre il titolo (a tutta prima pagina) più bello e soprattutto più emozionante, il titolo che tutta Italia potrà e dovrà sapere:
“Serie A Forte e Gentile”.
E poi aggiunge: “È difficile descrivere quello che succede a Pescara già a 10 minuti dalla fine perché sei come travolto da scene d’entusiasmo che si moltiplicano tutt’attorno, minuto dopo minuto”.
Anche in questo caso, non credo ci sia bisogno di ulteriori commenti. Né puoi esprimere alcun commento quando hai la mente in tilt, la vista appannata e un groppo in gola che quasi ti soffoca.
Sempre del Corriere dello Sport, mi sembrano interessanti le “note” del tabellino-partita, che quindi riporto citandole alla lettera:
“NOTE – Giornata di sole, temperatura caldissima, spettatori paganti 39.600, ma lo stadio è comunque gremitissimo da oltre 45.000 persone. Al 77° espulso Tavola per aver colpito con un pugno Galbiati. Prima del via lo stadio, interamente biancazzurro, applaude a lungo il presidente pescarese Caldora che fa il giro sulla pista d’atletica. Agli ingressi dello stadio sono state sequestrate diverse bottiglie e due pistole lanciarazzi ai bergamaschi; ci sono stati degli arresti. All’annuncio delle formazioni, grandi applausi dei tifosi pescaresi per la formazione atalantina, ma poi boati così violenti da far letteralmente tremare lo stadio all’annuncio di quella biancazzurra”.
Non l’ho scritto io, e nemmeno da Ivo Melatti. ma l’inviato romano del Corriere, che di certo non ha alcun motivo per “leccare” o tifare Pescara.
A proposito degli arresti, in realtà ne risulta uno solo: si tratta di un atalantino residente a Torre Baldone, fermato all’ingresso dello stadio e poi condotto in questura perché in borsa, con panini e bevande, aveva anche un coltello a mo’ di pugnale che (ha detto agli agenti) gli sarebbe servito per difendersi dall’aggressione dei tifosi pescaresi, data per certa da tutti gli atalantini.
Poveracci!… Saranno anche una “signora tifoseria” ultras, ma a livello morale e umano non hanno la pur minima idea di quanto noi “terùn” stiamo avanti anni luce! Un’altra galassia.
Restando in casa “lumbard”, apprezzo moltissimo il commento de L’Eco di Bergamo: “Non è in questa partita che Pescara e Atalanta dovevano dimostrare il loro valore, lo hanno fatto benissimo per tutto il campionato e nelle rispettive prime partite di spareggi, a Terni e a Genova”. E poi, a fine cronaca della partita, aggiunge: “Dopo due minuti di recupero, arriva il triplice fischio e succede di tutto. Succede ciò che nessun giornalista al mondo riuscirebbe mai a descrivere, neanche in parte. E quindi, noi non ci proviamo nemmeno”.
Poche parole che, però, sono un capolavoro di sportività e realismo, in cui qualche altra testata, di altre latitudini italiane, dovrebbe solo specchiarsi per prendere esempio.

A proposito … e senza fare nomi: qualcuno ha notizie da Cagliari?
Certo che ce l’abbiamo!… L’Unione Sarda ci fa sapere che la Società rossoblù, almeno in apparenza, si disinteressa totalmente della partita: Delogu è al mercato di Milano per vendere Virdis, Toneatto se ne sta nella sua casa di Siena, e gli altri dirigenti sono tutti al mare.
Davvero incredibile, la falsità d’informazione(???) che sta raggiungendo questo quotidiano: scrive che Delogu è a Milano mentre, come risulta da tutti gli altri quotidiani (sportivi e non) è stato regolarmente in Tribuna d’onore al Comunale bolognese, dove ha anche detto di voler assistere alla partita perché “La speranza è sempre l’ultima a morire”. Bravo!… Chi di speranza vive, disperato muore.
Molto più sportivo, realista e saggio (come suo solito) è Gigi Riva che, pur non essendo sardo di nascita, è l’unico a dimostrare vero amore verso la bandiera rossoblù, e per questo non si fa mai pregare due volte per dire “pane al pane e vino al vino” in faccia a chiunque, dirigenti e allenatori compresi, sempre e solo per il bene del Cagliari. Per l’occasione, non fa altro che ripetere quanto dice da tempo: “Restiamo in Serie B a causa di un’assurda tattica rinunciataria, culminata con la partita di Terni, dove dovevamo attaccare e vincere. Puntare a due pareggi, per poi aspettare che Pescara e Atalanta si scannassero tra loro era, e si è confermato, un sogno irrealizzabile. Questi spareggi mi hanno fatto soffrire molto più che per lo Scudetto. Ora non è da rifare la squadra, ma la Società, e se i tifosi organizzeranno proteste, io sarò il primo a scendere in piazza”.
Purtroppo, quello che tutti indicano come il suo erede naturale, tale Pietro Paolo Virdis, al momento non è degno neanche di lustrargli le scarpe, e lo dimostra l’ultima, clamorosa e risibile gaffe regalataci ieri, alla fine della partita: “E’ ingiusto decidere la promozione con spareggi così crudeli. Molto meglio sarebbe stato far valere la differenza reti”. Beh … a parte l’assurdità della proposta, a parte che poi magari, con la dovuta calma, ci spiegherà perché lo dice solo ora e non due settimane fa, ma il signor Virdis ha presente la differenza reti delle tre squadre? Evidentemente no, altrimenti si sarebbe accorto che il Pescara ha chiuso il campionato con un +19, l’Atalanta con + 18 e il Cagliari con + 13 … Prova ad indovinare quali squadre sarebbero andate in Serie A …
E questo, secondo un po’ tutti, sarebbe “l’astro nascente” del calcio italiano?
Al contrario della Società, la tifoseria cagliaritana si è invece riunita come non mai nei principali ritrovi del centro città, forse perché la sofferenza e la delusione vissute in compagnia fanno un po’ meno male (e qui concordo in pieno). C’è chi si ostina a recriminare sull’arancia, ancor più dopo che è stato recentemente identificato il lanciatore: un ragazzino di appena 12 anni!… C’è chi concorda con Gigi Riva nel prendersela con Toneatto e la sua tattica rinunciataria. C’è chi se la prende con questo presunto atteggiamento antisportivo dell’Atalanta che, non si sa in base a quale particolarissima legge, secondo i tifosi cagliaritani avrebbe dovuto “per forza” battere il Pescara … Ma dove sta scritto?
Fatto sta che al triplice fischio, nessuno si è scomposto più di tanto per un risultato (dicono loro) “secondo copione”!… Ah!… adesso è “secondo copione”!… Mentre fino a ieri mattina ci avete sfranicato gli zebedei con l’ossessionante storia di Mantova-Inter, di Atalanta-Catanzaro e di Verona-Milan.
Beh, a mio parere adesso “secondo copione” c’è solo quella parolina: “Toh!” accompagnata dal necessario gesto. Ma con tutto il cuore, v’assicuro. E tanti cari auguri per le vostre prossime trasferte a Varese, San Benedetto, Rimini e Taranto.

Sul fronte pescarese, insieme all’immancabile sindaco Alberto Casalini, in tribuna d’onore c’erano il prefetto Foti, l’assessore regionale Gaetano Novello, l’assessore comunale Nevio Piscione e il senatore D’Angelosante, che ha affermato candidamente: “Di calcio non capisco niente, sono qua solo per l’invito ricevuto e per l’irrefrenabile curiosità, ma emozioni come queste restano uniche nella vita”. E poi, c’era Abrugiati, Procuratore della Repubblica a Chieti, ma soprattutto gli ex Biancazzurri degli Anni Sessanta, presenti al gran completo: quelli che hanno dovuto subire i peggiori maltrattamenti (morali e fisici) da una Tifoseria Biancazzurra imbestialita dalle troppe delusioni e amarezze, quelli che proprio con questo loro “martirio” hanno preparato il terreno ad una simile, incredibile impresa. Chiunque altro, al loro posto, si sarebbe tenuto ben lontano da questa Festa, proprio in ricordo di quegli anni “difficili” (per usare un delicato eufemismo); e invece erano in prima linea.
Perché Pescara, nel bene e nel male, non la dimentica più nessuno.

Cadè è l’uomo più felice del calcio italiano, giacché vanno in Serie A il Pescara da lui allenato e l’Atalanta, squadra della sua città; cosa si può chiedere di più alla vita? Infatti, dichiara: “Come vedete, la Giustizia Divina esiste, eccome! Va in Serie A proprio chi l’ha meritata di più. Ora abbiamo il 50% di possibilità di conservare la Serie A e dobbiamo riuscirci ad ogni costo perché abbiamo dietro di noi non una sola città, ma due intere regioni: l’Abruzzo e il Molise confidano in noi e non possiamo tradire tali attese. La prima richiesta è quella di confermare tutta la rosa che ha trionfato, rinforzandola con un paio di punte ad alto livello”.
Nobili è il giocatore biancazzurro più polemico, quello che ha dovuto ingoiare rospi a ripetizione e oggi non le manda a dire a nessuno: “Siamo doppiamente orgogliosi, per aver vinto il campionato contro tutto e tutti, specie certi facili profeti. Non ci posso credere: persino oggi c’era qualcuno che stava aspettando il nostro capitombolo per dare il via allo spareggio-bis. Ora non dobbiamo deludere un pubblico verso il quale non esiste la giusta definizione e il giusto ringraziamento”.
E Santucci rincara la dose: “Campionato vinto senza aiuti esterni, anzi contro danneggiamenti sistematici e scientifici. Un grazie immenso alla Società, che ha saputo conservare tutti i giocatori migliori dell’anno scorso, e a Cadè che ha saputo tirare fuori il meglio del meglio da tutti noi, soprattutto da giocatori raccattati qua e là, troppo presto sottovalutati e accantonati dalle ‘grandi’ che, invece, continuano a spendere centinaia e centinaia di milioni per dannarsi l’anima. Non so quanti e quali altri allenatori avrebbero saputo fare altrettanto”.
Ogni riferimento non è puramente casuale, anzi …
Ma Pescara non sarebbe Pescara se non spuntasse all’improvviso una nota stonata anche in mezzo ad una Festa del genere. Sissignori, per assurdo ed incredibile che possa sembrare (agli osservatori esterni, non certo ai pescaresi), anche in questa memorabile occasione c’è qualcuno che ha deciso di farci andare di traverso la Serie A. È il classico “sfortunato nella vita”, colui che (meschino!), essendo abituato solo alla falsa felicità dei soldi, non conosce la vera Felicità del cuore e, dunque, non sopporta che questa venga vissuta dal suo prossimo. Nel caso specifico, questo sfortunatissimo figlio di Dio è il notissimo dirigente del Pescara che, come certi animali della jungla equatoriale, preferisce da sempre vivere nell’ombra.
In verità, già ieri a Bologna si erano sparse alcune voci, soprattutto per mezzo di tifosi pescaresi presenti in Tribuna che avevano visto ed udito alcune scene poco rassicuranti persino durante la partita e, soprattutto, subito dopo, cioè quando ogni essere umano “normale” venuto fin quassù pensava solo a festeggiare. A festeggiare e basta. Ma non “l’ombra vivente” che, tra un tappo di champagne e l’altro, in mezzo ad un mare di gente che piange e si abbraccia anche senza conoscersi, non perde un minuto del suo “prezioso” tempo per annunciare clamorosamente le sue dimissioni: “Me ne vado. Cedo le mie azioni perché il mio compito è finito. A inizio campionato mi sono impegnato con tutte le mie forze proprio nella speranza di questo finale. Ora, conquistata la Serie A, io e la mia famiglia ci ritiriamo, avendo portato a termine il compito”.
Naturalmente, non è vero niente, infatti non ha mai detto una sola parola in proposito, durante tutto il campionato. Quindi, è tutto palesemente premeditato, con l’unico fine di creare casino. Perché questo “signore” … dal comportamento altamente “signorile” … ha un notevole peso all’interno del Consiglio Direttivo biancazzurro, quindi è chiaro che sta volutamente aprendo una crisi societaria, clamorosa e allucinante. E la sta aprendo mentre tutti gli altri festeggiano un evento unico nella vita, quindi scegliendo il momento più sbagliato … o più “giusto” … che ci possa essere, fregandosene altamente della partita, della Serie A e di tutto il resto. I tifosi Biancazzurri? I 30.000 già appartenenti alla Storia? Nemmeno li vede, nemmeno li sente, tantomeno li pensa. Per lui, neanche esistono.
Te l’ho detto: visto che non può essere Felice lui, non devono esserlo neanche gli altri.
E infatti, a Pescara sono davvero in pochi a meravigliarsi. Anche perché è apparso da subito evidentissimo il legame tra questo vomitevole colpo di scena e l’inchiesta che il pretore Nicola Trifuoggi sta conducendo su illeciti urbanistici al Comune di Pescara (vedi 14 ottobre 1976). Per cui, il messaggio-ricatto indirizzato al sindaco Casalini è chiarissimo: o mi togli di mezzo questi “fastidi” giudiziari oppure ti lascio la Società in un mare di guai … due minuti dopo aver conquistato la prima Serie A della Storia Biancazzurra!
Io credo che “essere schifoso” si nasce. E’ proprio un fatto biologico.
Invece, il sindaco Casalini (che lo conosce fin troppo bene) la prende con giusta filosofia e ironia: “Fa così perché vuole diventare il nuovo presidente del Pescara per acclamazione”. Esattamente come fanno i bambini. Finora è rimasto a muovere “i fili” nell’ombra, ma adesso che si tratta di sedere in Tribuna con Agnelli, Fraizzoli, Boniperti, Anzalone e Ferlaino, di andare tutte le settimane alla “Domenica Sportiva” e tutti i giorni sui quotidiani nazionali … è chiaro che vuole uscire alla luce del sole. Del resto, se le sue dimissioni fossero vere, come mai (giorni fa) ha già incontrato Cadè per iniziare a programmare la prossima stagione? È chiaro che ha ragione Casalini; come sempre.
Marinelli cerca di smorzare i toni e, pur fradicio di gavettoni e spumante, dichiara: “Prima ancora di Cadè e questa meravigliosa squadra, ringrazio infinitamente Galeota e Tom Rosati che, con la loro insostituibile carica umana, ci hanno tirato fuori da un pericolosissimo baratro proprio nel momento più difficile di tutta la Storia Biancazzurra. Senza di loro, chissà dove saremmo, ora“.
Sottoscrivo (e sottoscriverò sempre) ogni singola parola e punteggiatura, perché questa è la verità assoluta, alla quale io aggiungerei il nome di Vincenzo Zucchini per quel gol del 9 giugno 1974. Tutto il resto è chiacchiera al vento.

Terminata la seconda prova scritta per l’Esame di Maturità (ho consegnato con un’ora e mezza di anticipo!… ), passo velocemente da casa per mangiare un boccone … ma molto velocemente … e poi di corsa a prendere il bus per Città Sant’Angelo, destinazione casello autostradale di Pescara Nord, dove si è già radunato un migliaio circa di tifosi, Rangers e Fedelissimi in prima linea. Accade infatti che proprio all’ultimo istante è arrivata una “soffiata” con cui Valerio Santilli ci conferma l’arrivo del pullman della squadra intorno alle 15,00 e, pur non avendo avuto il pur minimo tempo materiale per organizzarci, è bastato un non semplice passaparola (ancor più complicato data l’ora di un giorno feriale) per ritrovarci in numero più che decente.
I nostri Campioni, poco fa segnalati nei pressi del casello di Roseto, arrivano con puntualità svizzera, e subito il pullman viene circondato da auto, motorini e furgoncini festanti, a formare un corteo in cui dominano solo due colori, quelli del Cielo e del mare (quindi dell’immensità), e avente lo scopo di accompagnarlo e “coccolarlo” fino in centro città, esattamente come si fa con una sposa il giorno del matrimonio.
Del resto, il “matrimonio” tra tifoseria e squadra è molto più di una metafora.
Sarà tutto improvvisato, ma a quanto pare la voce si è sparsa a macchia d’olio e alla velocità della luce, se è vero com’è vero che lungo i 10 km del percorso la gente che si raduna a migliaia sui due marciapiedi è qualcosa di impensabile e festante al punto giusto, non solo grazie ai passanti e a coloro che scendono giù dai palazzi, ma anche per coloro che al nostro passaggio saltano fuori dai negozi, dai bar e dai locali. Potremmo dire una vera “Processione di San Cetteo”, ma penso sia più appropriato parlare di “Onori militari ai reduci vittoriosi di una guerra”; perché guerra è stata, a tutti gli effetti.
E non manca nemmeno la nota tragicomica … altrimenti non saremmo a Pescara.
Giunti a Santa Filomena, ci imbattiamo in un corteo funebre che a piedi si sta recando nella locale chiesa distante non più di 100 metri, per un funerale programmato alle ore 15,30; una coincidenza che più imbarazzante non si potrebbe. Ebbene, al nostro arrivo (ovviamente chiassoso e festante), quasi tutte le persone al seguito del feretro salutano con la mano e abbozzano anche più di un sorriso, del tipo: ora non posso fare di più, voi capite bene, ma darei chissà cosa per … cambiare corteo. Dire incredibile è dire troppo poco. Beh!… a questo punto spero solo che il defunto sia un anziano di 100 anni, ma temo che non potrà mai dire di aver vissuto la vita nella sua interezza, essendo deceduto ieri prima … delle 19,21.
Percorriamo viale Bovio praticamente a passo d’uomo, in mezzo a scene di estasi collettiva, come e meglio di quelle che si vedono in certi concerti “rock” alla TV. Finché giungiamo al passaggio a livello di viale Muzj, che naturalmente è chiuso; figuriamoci!… ci saremmo meravigliati del contrario. In genere, è motivo di bestemmie e maledizioni che “misurano” tutto il tempo di chiusura, dal primo all’ultimo secondo, ma questa volta non poteva esserci coincidenza migliore per raddoppiare le manifestazioni d’entusiasmo, con una partecipazione popolare che raggiunge livelli inimmaginabili a noi stessi … pur avendone già viste di tutte i colori, e anche qualcosa di più.
Il frastuono dei clacson, trombe, trombette e un paio di tamburi improvvisati si sente distintamente fino a corso Umberto. È il segnale che mette tutti in azione per preparare anche qui lo scenario adeguato all’evento. Infatti, una volta giunti all’imbocco di piazza Sacro Cuore, occorre quasi mezz’ora per giungere a piazza Salotto, tra scene vietatissime ai deboli di cuore e a quelli dalla lacrima troppo facile. Ti dico una cosa sola: dalle finestre e dai balconi stanno lanciando petali di fiori e confetti, come a formare un tappeto su cui far passare gli Eroi; immagino che qui ci sia lo zampino dello stesso Valerio e di Ugo “scucuzza”, con risultati hollywoodiani.
E pensare che il signor Manzo ci preannuncia: “Tutto questo non è ancora niente! Stiamo infatti pensando ad una colossale festa che, posso assicurare, se non ci saranno intoppi passerà alla Storia d’Abruzzo”. Ah, beh … se questo “non è ancora niente!” …
Del resto, basta guardare piazza Salotto: c’è un camion, su cui sono saliti decine di ragazzi con strumenti musicali di ogni genere, e un trattore completamente verniciato biancazzurro, con al traino un rimorchio sul quale ha preso posto una banda musicale più o meno “vera”. Poco più in là un camioncino, il mitico Fiat 682, trasporta una gigantesca damigiana di vino che sta offrendo ai passanti … i quali apprezzano con vistosa “euforia”.
E di nuovo, decine di bancarelle un po’ dappertutto, a vendere bandiere, sciarpe, sacchetti di coriandoli e trombette spray, con straordinario intuito commerciale. Avranno si e no la Quinta Elementare, ma il loro senso degli affari meriterebbe la “Laurea honoris causa” alla Bocconi: sono sempre dappertutto, al momento giusto.
Del resto, siamo a Pescara, dove tutto è “extra-ordinario”, e ciò che non lo è lo diventa. Anche i bancarellari. Anche il Corriere d’Abruzzo delle 14,10 (Radio 2) che (mi hanno detto) oggi ha aperto proprio con l’impresa del Pescara. Non era mai successo, prima d’ora, che il nostro notiziario regionale aprisse con lo sport e, soprattutto, proseguisse per oltre un quarto d’ora (servizi, interviste, cronaca, eccetera), di fatto occupando tre quarti del tempo a disposizione per narrare la favola Biancazzurra.
E poi il Tg1 delle 13,30 che parla del Pescara per quasi tutta la sua appendice sportiva, lo stesso aveva fatto mezz’ora prima il Tg2 e ancora di più fa il Tg del pomeriggio, poiché può anche trasmettere filmati e interviste.
Tutti i quotidiani pubblicano poi i nuovi quadri dei campionati, dalla Serie A alla Serie C e …
– No, non giochiamo più con la Juve Stabia, ma con la Juventus vera, quella di Causio, Bettega e Tardelli;
– No, non giochiamo più con l’Internapoli, ma con l’Inter vera, quella di Oriali, Facchetti e Altobelli. E anche con il Napoli vero, quello di Savoldi, Juliano e Chiarugi;
– No, non andiamo più a fare partitelle del giovedì a Torino di Sangro, ma giochiamo la domenica al Comunale del vero Torino … quello della Curva Maratona, di Pulici, Graziani e Sala.
Ci sentiamo … anzi siamo … i re del mondo.
Pescara oggi è il Nome che primeggia su tutta la stampa scritta e parlata, molto più del solito teatrino politico con Andreotti e Berlinguer protagonisti, prim’ancora della crisi in casa Fiat o di qualsiasi pettegolezzo di Gente e Novella2000. Siamo sul tetto d’Abruzzo, e l’Abruzzo (grazie a noi) è sul tetto d’Italia; un Orgoglio infinito, inimmaginabile eppure vero. Tutto vero.
La giornata si conclude con un altro momento, l’ennesimo e non certo l’ultimo, di emozione “speciale”: la telecronaca completa di Pescara-Atalanta, compresi i servizi del pre e post partita, trasmessa alle 19,30 da TVA. Ed è solo in questo momento che ci possiamo rendere conto fino in fondo di quale evento abbiamo vissuto, di quale evento siamo stati non già semplici spettatori ma protagonisti in prima persona, dal primo all’ultimo minuto. Una cosa da fantascienza! Sembra di assistere ad una spettacolare finale di Coppa dei Campioni tra due big europee, tipo Liverpool-Borussia Monchengladbach (3-1) giocata appena un mese e mezzo fa all’Olimpico di Roma, e allora viene spontaneo chiedersi se quelli siamo davvero noi. Se quella è davvero la tifoseria del Pescara. Se quello è davvero lo stadio che abbiamo riempito noi.
No, non è un video-montaggio. Siamo davvero noi. Bisogna che ce lo ripetiamo in continuazione, perché la consapevolezza di quanto accaduto non è affatto al 100%; tutt’altro.
La commozione, che accompagna tutta la trasmissione, esplode però al triplice fischio di Gonella, quando il giovane telecronista Enrico Rocchi inizia a gridare ripetutamente “Il Pescara è in Serie A-Il Pescara è in Serie A-Il Pescara è in Serie A” e subito dopo scoppia a piangere come un bambino. Ma non per un momento, per prolungato che voglia essere perché, col passare dei minuti, non accenna a calmarsi, anzi il suo singhiozzare diventa irrefrenabile e si vede costretto a sospendere la telecronaca. Così, la visione dei festeggiamenti in campo proseguono nel silenzio tipico del “muto Anni ‘50”.
Da quando seguo il Pescara, ho visto piangere solo due persone per le sorti Biancazzurre (al di là della tifoseria, naturalmente): Vincenzo Marinelli subito dopo la “tragedia” di Trani, l’unico dirigente in preda a vera disperazione, e ora Enrico Rocchi, fortunatamente per motivi opposti. Impossibile allora non ripensare a certi giornalisti di casa nostra (giusto 2 o 3, per fortuna) che da anni e anni vanno predicando l’incomprensibile teorema secondo il quale un cronista calcistico non deve mai essere tifoso della squadra che segue, in nome delle necessarie obiettività e professionalità. In altre parole, un giornalista dovrebbe cancellare ogni precedente passione e trasformarsi in un “pezzo di legno” senza la pur minima emotività; con la stessa freddezza di un robot. Cosa che, oltre ad essere di una bassezza morale più unica che rara, è anche impossibile. Grazie a Dio!
Sono gli stessi “dottori” che da sempre combattono ogni “voce grossa” fatta dai tifosi, bollati immediatamente come “rovina del Pescara” solo perché si azzardano a manifestare il proprio parere, tanto più il loro dissenso verso il comportamento negativo di una squadra e di una Società che, non dimentichiamolo mai!… mai!… mai!… esistono solo perché esiste una tifoseria, ovvero una città da rappresentare. Mentre (torno a ripetere) non è vero il contrario, perché una città esiste anche senza una squadra che la rappresenti.
Mi spiace, carissimi “dotti e sapienti” nostrani, ma il calcio popolato da pupazzi a batteria, che agiscono solo premendo gli appositi tasti colorati, non esiste; e non sarete voi a istituirlo. Rassegnatevi!
E mentre continuate a predicare le vostre insulse teorie, sempre più isolati e scollegati dalla realtà umana, noi tifosi continuiamo a preferire senz’altro le urla e le lacrime di Enrico Rocchi, la genuina passionalità di suo padre Rifredo come di Totò De Filippis, Federico De Carolis e Totò De Leonardis, o la “tendenza al bene” di Manlio Masci, di Lucio Lombardo e Aguinaldo Berti … tutte persone che, prima di essere giornalisti, si riconoscono Pescaresi di sangue e di anima e, in quanto tali, ciascuno a suo modo esprimono sempre e comunque l’Amore per il Pescara; nella gioia come nel dolore che il calcio purtroppo (o per fortuna) alterna con impietosa regolarità.
A differenza dei suddetti 2 o 3 “giornalai” (con tutto il rispetto per i veri edicolanti) che quel pomeriggio di “Trani”, del tutto incuranti della Vergogna in cui stavamo sprofondando, se la ridevano schifosamente sotto i baffi per il solo schifosissimo gusto di potersi poi pavoneggiare: “Ve l’avevo detto, io!…”.
Mo ridet’ mbacci’a que.
Gabriele (“Gaby”) Orlando
[estratto dal (mio e vostro) diario del PESCARA RANGERS]

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