“NELLA GIOIA E NEL DOLORE” (1/2), di “Gaby”
17/06/2023
SERIE C 2022/23: IL VERDETTO FINALE
18/06/2023

Domenica, 14 maggio 1972 (continua) – 
Link alla parte precedente.
Ho accesso la radio già alle 17,00, pur sapendo che tutta la prima parte di Domenica Sport (sul Secondo Canale) è dedicata alla Serie A e Serie B, bisogna perciò aspettare circa tre quarti d’ora … di ansia pura … per avere i risultati dei tre gironi di Serie C. E finalmente arrivano le 17,50 con questa benedetta elencazione dei risultati che parte, naturalmente, dalla prima partita del girone A, così mi tocca sorbirmi la vittoria dell’Alessandria nel derby con la Pro Vercelli, quella dell’Udinese che strapazza il Belluno, la capolista Lecco che ha clamorosamente perso a Verbania … e poi la Sambenedettese che ha vinto a Rimini, il Viareggio che perde a Ferrara, l’Olbia travolto a Empoli … ma chi se ne frega!?… E finalmente il girone C, quando ho già il cuore fermo ben sapendo che Avellino-Pescara è la prima partita del calendario.
Abbiamo perso 2-1. È una botta talmente forte (soprattutto per la nostra classifica) che il mio primo pensiero di auto-difesa è quanto mai convinto: non è vero! Il giornalista ha sicuramente invertito il risultato e, vedrai, domattina sul giornale ci sarà scritto che siamo noi ad aver vinto per 2-1. Come, del resto, è già accaduto in un recente passato per Pro Vasto-Pescara e per Savoia-Pescara (ma anche per la Max Meyer nel basket).
Non è vero. Il giornalista Rai si è sicuramente sbagliato, e io stasera potrò andare a dormire tranquillo.

Lunedì, 15 maggio 1972
Purtroppo, anche i giornali confermano che è tutto vero: abbiamo perso 2-1, dopo essere andati persino in vantaggio con De Carolis, per poi essere raggiunti dal gol di Zucchini a cui segue il raddoppio di Marchesi, tra l’altro i due migliori in campo.
E per farci capire meglio che non c’è nessun errore dei giornalisti, Il Messaggero oggi ci “regala” in prima pagina il titolo più semplice e micidiale: “Il Pescara in zona retrocessione”; peraltro scritto a caratteri cubitali, così lo vede anche chi ci “allusca” poco o niente. Del resto, la realtà parla fin troppo chiaramente: siamo finiti al terz’ultimo posto, a pari punti (29) con Potenza, Acquapozzillo (Acireale), Matera e Siracusa, con un solo punto di vantaggio sul Crotone, che tra l’altro è in minacciosa rimonta, e solo 3 punti di vantaggio sull’ex “morto” Martina Franca, invece tutt’altro che morto.
Davanti a questo bel quadretto, il nostro “magico duo” di allenatori, al secolo Falini e Patricelli, non sa fare di meglio che continuare a “sparare” le giustificazioni più infantili, patetiche e ridicole. Una continua presa in giro verso i tifosi, che però il Cielo punisce con puntualità, semplicità ed efficacia. Accade infatti che di ritorno da Avellino, l’automobile di Patricelli fonde il motore proprio in piena zona sperduta di montagna. Ogni ricerca di soccorso, o quantomeno di un passaggio, risulta vana perché i pochissimi automobilisti in transito si guardano bene dal fermarsi in un posto del genere, per di più a quell’ora, cosicché il nostro “super mister” è costretto a restarci per tutta la tenebrosa notte, accompagnato solo da un quarto di luna calante e dall’ululato dei lupi irpini … che, purtroppo per lui, non sono i giocatori dell’Avellino, ma più propriamente lupi veri che lo hanno già fiutato.
E poi dicono che la Madonna non esiste!

Martedì, 16 maggio 1972
Il Pescara è in mezzo ad una strada con tutte e due i piedi, ma i nostri due quotidiani locali (molto influenti sull’umore della tifoseria) reagiscono in maniera completamente diversa; ed è una differenza tutta da “studiare”, riflettere e capire. O forse è meglio far finta di non capire.
Da un lato, Il Tempo continua la sua disperata campagna “pro”, alla ricerca di una soluzione che, seppure per la cima dei capelli, possa salvare il salvabile. Dall’altro lato Il Messaggero che, invece, opta per una campagna “contro”, avente inevitabilmente la funzione di buttare benzina sul fuoco; a quale scopo … è tutto da vedere e capire, appunto. E così, oggi ci propone l’ennesimo scoop “sicuro” di calciomercato: Valerio Majo è stato già venduto alla Fiorentina per 60 milioni di lire; notizia ormai ufficiosa.
Ma … se la notizia è “ufficiosa”, perché la date per certa? E perché proprio in un momento così delicato del campionato? Adesso possiamo solo immaginare con quale “strepitoso” impegno Majo giocherà le prossime e decisive partite, sapendo di avere già la carriera assicurata. Tra l’altro, essendo il giocatore biancazzurro più martoriato dagli avversari, non è difficile prevedere che, davanti ad una notizia del genere, inizi a tirare indietro la gamba, piuttosto che farsela puntualmente massacrare dal marcatore di turno.
E siccome “qualcuno” ha deciso che questo è il momento giusto per sparare sulla Croce Rossa, eccoci servito ad hoc un altro “servizietto” con cui ci informano che il misterioso quotidiano leccese, protagonista del fantomatico scoop sulle “combine” del Brindisi, è la “Tribuna del Salento”. Fin qui niente di straordinario, se non fosse che il cronista leccese aggiunge i particolari della “strana” vittoria brindisina contro il Pescara; ma sarebbe meglio dire della “strana” sconfitta pescarese a Brindisi. Visto che la partita si stava trascinando su un ormai certo 0-0, quanto mai dannoso per il Brindisi (e oro colato per il Pescara), visto che la squadra di casa non riusciva a segnare neanche in superiorità numerica, grazie ad una sconcertante espulsione pescarese, e neanche su rigore (parato dal nostro Ventura su tiro dell’infallibile rigorista Renna), a 13 minuti dalla fine Simeoni approfittava di un innocuo tiro brindisino verso la porta per “far finta” di inciampare su se stesso in modo che, cadendo, non poteva fare a meno di toccare la palla con la mano in piena area di rigore. Anche se il tiro stava finendo fuori di almeno cinque metri. Secondo rigore per il Brindisi, che questa volta viene segnato, tra il giubilo impazzito della tifoseria brindisina, giacché nel frattempo arriva notizia che il Lecce ha perso a Siracusa; per cui, c’è il sorpasso in testa.
Ti stai chiedendo come fa il giornalista leccese a sapere tutto questo?… E come mai l’U.S. Lecce ci crede, al punto da inoltrare denuncia di illecito? Semplicissimo, ce lo dice lo stesso cronista leccese: “Ho solo riportato quello che mi hanno riferito i tifosi pescaresi, al termine di Pescara-Lecce (1-1) giocata lo scorso 7 maggio all’Adriatico” … Non so se s’è capito: questo signore sta facendo scoppiare uno scandalo, che risulterebbe letale per il Pescara, sulla base di … sfoghi dei tifosi (esasperati) dello stesso Pescara!
Davvero senza parole.
E siccome quando si spara sulla Croce Rossa bisogna farlo con la massima “precisione” possibile, lo stesso Messaggero aggiunge la ciliegina sulla torta: “Giocatori del Pescara senza stipendio da tre mesi” … motivo per cui metterebbero scarsissimo impegno in campo; con i risultati che sappiamo.
Pensi che sia finita? Nemmeno per idea … non dimenticare mai che siamo a Pescara, non in una città qualsiasi. E così, sul recente numero 19 del settimanale “7Giorni7”, Gianni Lussoso avanza un’ipotesi a dir poco inquietante sotto diversi punti di vista: la denuncia di illecito, fatta dalla Tribuna del Salento, non è conseguente ai particolari riferiti dai tifosi pescaresi, ma sono stati “suggeriti” (per così dire) dal noto giornalista pescarese che … “sta lavorando da tempo per lo sfascio del Pescara”.
Tombola!
Dunque, ricapitoliamo:

  • su Majo non ci si può più contare, essendo già della Fiorentina … anzi del Napoli, anzi del Palermo, anzi di chissà quale altra squadra;
  • Galeota “vende” partite a tutto spiano;
  • i giocatori stanno morendo di fame, perciò sono a loro volta costretti a vendersi le partite;
  • a Pescara abbiamo perlomeno una serpe in seno, forse anche più d’una.

Preferisco astenermi da qualsiasi commento, ma voglio comunque ricordare ai nostri amici giornalisti (a tutti loro) che … insieme al Pescara, a Pescara e ai pescaresi, in Quarta Serie ci finirete anche voi.

Mercoledì, 17 maggio 1972
Patricelli è (purtroppo) tornato sano e salvo dalla foresta irpina e, grazie ad un rarissimo momento di lucidità, prende atto della situazione, chiede e ottiene di essere “messo a riposo”. In realtà, si tratta dell’ormai diffuso “esonero morbido”, già adottato da Galeota con Tony Giammarinaro (dicembre 1967), da Guido Angelini con Collesi (gennaio 1970) e da tanti altri presidenti abruzzesi e non; ma la verità che si cela sotto tanta “morbidezza” resta un mistero. Falini invece viene dirottato al settore giovanile (ah, ne esiste uno anche a Pescara? Mai sentito nominare).
Come nuovo allenatore arriva Renato Tofani, ex del Taranto. Adesso? A cinque partite dalla fine? E mai come questa volta quel “dalla fine” ha un suono così macabro. Il fresco precedente parla comunque tutto a nostro favore, perché Tofani ha salvato il Taranto dalla retrocessione quando, proprio a cinque giornate dalla fine, la situazione dei pugliesi era persino peggiore di quella odierna a Pescara; aggrappiamoci anche a questa. Ma i Clubs Biancazzurri Sayonara e Lo Scoiattolo non sono per niente d’accordo, preferendo di gran lunga una gestione commissariale (che, confesso, non so casa voglia dire). In proposito, gli esponenti dei due Clubs hanno chiesto per dopodomani a mezzogiorno un incontro in Comune tra tifosi e sindaco il quale, essendo anche presidente onorario dell’A.S. Pescara, può benissimo prendere questo tipo di decisioni.
Una cosa è certa: in giro per i maggiori “covi” del tifo Biancazzurro (bar Adriatico, bar del Ponte, Excelsior, bar del Sole, Iurilli, San Donato) lo stato di “ebollizione” ha già raggiunto la terza tacca del “rosso”, e siamo ad un passo dal botto.

Venerdì, 19 maggio 1972
Come da richiesta (approvata), a mezzogiorno si svolge l’incontro in Comune tra il sindaco D’Incecco e la rappresentanza della tifoseria Biancazzurra avversa all’attuale Società … cioè tutta la tifoseria … mentre all’esterno si radunano non meno di duecento tifosi (nonostante l’ora e il giorno feriale), dietro uno striscione non troppo grande, ma quanto mai esplicito:
GALEOTA VATTENE
Allo stesso tempo, una volante della Polizia sta presidiando l’abitazione-studio dello stesso Galeota (l’ormai famoso villino in fondo a via Gobetti), essendo luogo ad altissimo rischio perché già da tempo messo “sotto tiro” dai tifosi.
I presidenti del Sayonara e de Lo Scoiattolo chiedono con fermezza il commissariamento perché Galeota, oltre ad essere ritenuto un incapace, agita lo spogliatoio e i risvolti in campo si vedono: mai come questa volta la retrocessione è un rischio concreto, anche se un po’ tutti continuano a ricacciarne indietro il solo pensiero, sicuri che alla fine accorrerà senz’altro un Santo in nostro aiuto. Tra San Cetteo, Sant’Andrea, la Madonna dei Sette Dolori e San Gabriele del Gran Sasso … dovrà pur essercene uno che ci dia una mano!… se non altro per pura solidarietà territoriale.
Non se ne viene a capo, e allora in serata la riunione si trasferisce direttamente a casa di Galeota, presenti anche il vice Marinelli, l’avvocato Cavallone e l’assessore Di Censo che accompagna il sindaco D’Incecco. Fuori, in strada, di nuovo almeno duecento tifosi “in attesa” e … due cellulari della Polizia con i lampeggianti accesi. Chi si trovasse ora a passare da queste parti ne ricaverebbe subito l’idea di una sommossa imminente, e purtroppo non andrebbe molto lontano dalla realtà.
Niente da fare. Galeota non si schioda di un centimetro e fa sapere: “Non posso dare nessuna risposta, se prima non sentiamo Testa e Cristini”. Sarà anche giusto, ma la tifoseria la prende malissimo. Innanzitutto perché non si capisce questa improvvisa e sorprendente importanza riservata ai due “soci fantasmi” (finora puntualmente ignorati), e poi perché c’è stato tutto il tempo di ascoltare il loro parere, durante questi ultimi giorni; cosa lo ha impedito?
La risposta, quanto mai spontanea, è la solita: è un altro tentativo di prendere in giro la tifoseria, né ti potevi aspettare niente di meglio da uno che frequenta sin troppo assiduamente Guido Angelini, cioè l’indiscusso e inarrivabile “re degli imbonitori”. Solo che qui non siamo a Chieti, e il dottore se ne accorgerà molto presto.

Domenica, 21 maggio 1972
Grazie a Dio!
Questa è l’unica possibile esclamazione che oggi può e deve levarsi verso il Cielo, perché è Grazie al Cielo se stiamo uscendo dal “fosso”. Abbiamo battuto il Messina, anzi direi che l’abbiamo travolto: 3-0, con gol di Majo, Paglialunga e De Carolis, non per niente i tre migliori della formazione, oltre ad aver colpito due pali e aver mancato un numero imprecisato di “gol fatti”. Insomma, siamo vivi!… ma anche fonte di infinito rammarico: il Pescara visto oggi potrebbe tranquillamente lottare con Brindisi e Lecce per la Serie B; altro che terz’ultimo posto!
Magia del nuovo allenatore Tofani? Magia della rabbia letteralmente iniettata nei giocatori dalla contestazione permanente dei tifosi? Magia della gioia per essersi liberati in un sol colpo di Falini e Patricelli? Lo vedremo da qui in avanti. Di sicuro, abbiamo visto un pre-partita decisamente diverso dal solito.
Già da molti anni è infatti d’uso che prima della partita un nutrito gruppo della Curva Nord si raduni davanti alla maratona per “accogliere” i giocatori del Pescara, poiché entrano tutti a piedi, ognuno per conto proprio, giacché molti di loro abitano nei pressi dello stadio e non hanno bisogno di usare l’automobile, altri devono comunque parcheggiare in viale Pepe (e dintorni) perché dentro il piazzale della maratona, tolti i mezzi del soccorso, della pubblica sicurezza, dei dirigenti e degli ospiti, di fatto non resta spazio. Quindi, è inevitabile un contatto diretto con i tifosi, che ha sempre il carattere dell’incoraggiamento. Addirittura, non di rado alcuni della “vecchia guardia”, come De Marchi, Simeoni, Di Carlo e De Carolis si fermano al bar Adriatico e siedono 5 minuti ai tavolini per parlare in confidenza con i tifosi di questioni (tecniche e non) che ai giornalisti non direbbero mai. Anche per questo, i tifosi sono sempre ben informati e possono regolarsi di conseguenza. Ebbene, oggi c’è un “gelo” da far spavento. I giocatori, dopo essersi mantenuti alla larga dal bar e dai capannelli sull’altro marciapiede, hanno varcato il cancello della maratona non già tra l’indifferenza generale, e sarebbe stato preferibile, ma tra un silenzio di tomba accompagnato da sguardi che, t’assicuro, in queste occasioni “parlano” molto più e molto meglio di ogni frase urlata; occhi “di sangue” che ti avrebbero mangiato vivo, se avessero potuto.
Stando al risultato finale, si direbbe che il sistema funzioni alla perfezione. Siamo tutt’altro che già salvi, ma intanto abbiamo staccato il terzetto Acquapozzillo-Matera-Siracusa e, soprattutto, abbiamo agganciato il Chieti a 31 punti; il che (tra le altre cose) significa zittire le ironie provenienti dalla “collina”, giacché ora siamo sulla stessa barca. Una classifica praticamente miracolosa, ripensando all’aria che tirava fino a stamattina, ma anche durante tutto il primo tempo della partita.

Mercoledì, 24 maggio 1972
Ancora Gianni Lussoso alla ribalta, questa volta per motivi completamente diversi dall’alta tensione di queste ultime settimane. Sul n. 20 del suo “7Giorni7” pubblica una clamorosa intervista al presidente neroverde Guido Angelini, mettendo così a segno un colpo tutt’altro che semplice.
Di fatti, telefonare a casa Angelini per prendere un appuntamento equivale solo rimetterci la spesa della telefonata, perché risponde sempre la stessa voce, con la stessa frase: “Il presidente non c’è, non torna a pranzo né a cena”. Nella sede del Chieti idem. All’Assessorato del Comune il telefono è sempre occupato, alla direzione di Villa Pini … neanche a parlarne. Resta una sola possibilità: lasciargli un biglietto sul tergicristallo dell’automobile parcheggiata sotto casa, con il quale invitarlo a telefonare per organizzare l’incontro. Cosa peraltro possibile senza grossi problemi perché Angelini, pur essendo nativo di Atri, pur essendo presidente del Chieti e di Villa Pini, pur essendo Assessore al Comune di Chieti … abita da sempre a Pescara; per la precisione in via Piave. Ogni chietino può trarre le più facili conclusioni.
Lo stratagemma di Lussoso riesce in pieno e “don Guido” lo chiama per fissare un appuntamento nella … sala d’attesa del suo dentista (!!!) poiché (dice) questo è il suo unico momento libero della giornata. Ma è un momento troppo breve per un’intervista seria, e allora … “seconda puntata” fissata all’indomani da Giorgio, il famigerato barbiere di via Palermo, tristemente famoso perché il suo salone funge anche da succursale del vomitevole “Milan Club Pescara”.
Una volta completata, l’intervista si rivela un vero capolavoro per quel che riesce a “tirare fuori” dalla nota riservatezza di Angelini, e può essere sintetizzata in almeno tre punti rigorosamente virgolettati.
Il primo: “La voce sul mio passaggio al Pescara è stata messa in giro appositamente per creare la reazione dei tifosi neroverdi, i quali dapprima invocano le mie dimissioni, anzi escogitano di tutto per costringermi a darle, e poi fanno immediato dietrofront non appena vengono a sapere che potrei passare al Pescara, arrivando persino ad organizzare una riunione (al Club Neroverde n. 1) dove farmi giurare in pubblico che non andrò mai in via Campania”.
Il secondo: “Chieti e Pescara si salveranno senz’altro, a spese del Crotone. Ma il vero problema dei biancazzurri è la stanchezza mentale di Galeota, il cui iniziale entusiasmo è di fatto azzerato. Con il pubblico che ha Pescara si potrebbe incassare cifre che renderebbero ininfluenti i contributi degli Enti; basterebbe solo presentare una squadra competitiva e l’entusiasmo sarebbe assicurato”.
Il terzo: “Amo Chieti perché è la città dove lavoro da 22 anni, e la S.S. Chieti è un po’ una mia creatura. Ma nel cuore ho il Pescara, e il giorno che mi metterò in pensione, la squadra biancazzurra mi avrà sugli spalti dell’Adriatico in qualità di tifoso”.
Cari cugini della “collina ovest”, mi sembra che abbiate sufficiente materiale per rifletterci su un mese intero; poi semmai ci fate sapere cosa ne avete concluso. Nel frattempo … cari saluti da via Piave.
Del resto, a pensarci bene, don Guido ha detto quello che sta già facendo da tanto tempo: non frequenta mai i ritrovi neroverdi (se non per motivi elettorali), mentre lo si vede spesso nei circoli Biancazzurri del centro città. Non segue mai il Chieti nelle trasferte, nemmeno in quelle più vicine, preferendo venire all’Adriatico per sedere in Tribuna d’Onore al fianco di Galeota, con cui parlare di affari. Questi sono dati di fatto, non opinioni, per cui c’è ben poco da discuterci su. Non per niente, a Pescara stanno addirittura organizzando un comitato che incontri Angelini e gli chieda ufficialmente di fare “il grande passo”.
Tanto per non rischiare di annoiarci.

Domenica, 28 maggio 1972
Galeota ha probabilmente parlato con i due “fantasmi” (al secolo, Testa e Cristini), visto che annuncia ufficialmente: “Cedo il Pescara per 50 milioni di lire in contanti, più il ricavato dalle cessioni di Majo, Palanca, Di Francesco (da riscattare) e un quarto giocatore a scelta. Mentre l’estinzione del mutuo federale resta a carico di chi subentra”.
A questa ottima notizia … ammesso che sia vera … ne segue subito un’altra non meno importante: dopo cinque sconfitte consecutive in trasferta, torniamo da Siracusa con un pareggio (1-1) che vale tanto oro quanto pesa, sia perché era uno scontro diretto in trasferta, sia perché s’è giocato in un ambiente molto più surriscaldato del solito: 4.000 tifosi indemoniati verso la terna arbitrale e verso il Pescara, affinché il Siracusa uscisse dalla gara con i due punti in tasca; con le buone o con le cattive. E infatti, dopo che gli ultimi dieci minuti trascorrono in mezzo a furiose contestazioni verso allenatore e squadra di casa, a fine gara scoppiano i prevedibili incidenti, con tentativi d’aggressione da tutte le parti, tifosi che cercano d’invadere gli spogliatoi e Forze dell’Ordine costretti a chiamare rinforzi dalle città vicine. Tra l’altro, tutti i giornalisti si trovano impossibilitati a svolgere il proprio lavoro perché, oltre ad essere essi stessi oggetto di minacce, trovano l’ingresso degli spogliatoi sbarrato per (evidenti) motivi di sicurezza, perciò niente interviste e niente cronaca dettagliata di quanto sta accadendo là dentro.
Il problema è purtroppo un altro: nonostante questo preziosissimo risultato, siamo sempre con un solo punto di vantaggio sul terz’ultimo posto, le domeniche passano, le partite diminuiscono e i risultati “strani” (scriverebbe la “Tribuna del Salento”) aumentano: il Crotone è andato a vincere sul campo del Messina, finora imbattuto, e l’Acquapozzillo strappa un incredibile pareggio a Trani, finora vero rullo compressore in casa.
Ma saranno tutte casualità …

Domenica, 4 giugno 1972
Dopo la trasferta di Siracusa, il Pescara resta in Sicilia per tutta la settimana, per la precisione all’Hotel Eden di Acireale, dove attendere la seconda trasferta consecutiva; un’abitudine organizzativa ormai consolidata, quando il calendario assegna una doppia trasferta a grande distanza. E quindi, con la squadra lontana, anche la settimana della Pescara Biancazzurra è stata piuttosto e “apparentemente” tranquilla.
Si vede che questa lontananza ha fatto bene alla squadra, se è vero com’è vero che strappa un altro 1-1 “a 24 carati” nel secondo scontro diretto consecutivo in casa dell’Acquapozzillo, cioè in uno stadietto (???) che, al confronto, quello di Siracusa appare un moderno campus americano. Basti dire che la squadra acese domina in lungo e in largo per 90 minuti, i calci d’angolo sono 10-1 per loro, il nostro Ventura è il migliore in campo, e il Pescara pareggia al 90° con l’unico tiro in porta di tutta la partita, scagliato da 40 metri … che sul campo di Acireale significa quasi da centrocampo … un po’ come si fa nel basket a fil di sirena. Il tutto, in mezzo ad un clima intimidatorio all’ennesimo grado, al punto che persino un arbitro emergente come Menicucci di Firenze fischia … anzi “deve” fischiare … a senso unico, e dopo il gol del nostro Marcolongo assegna cinque minuti di recupero, non si sa per quale motivo. Un recupero incredibile, senza precedenti in Serie C e molto probabilmente nemmeno in A e in B (io non ho mai sentito o letto niente di simile).
Forse la “giacchetta nera” fiorentina, quanto mai terrorizzata dalle crescenti minacce della tifoseria acese, aspetta solo che un giocatore di casa entri in area e si butti a terra, per assegnare immediatamente un rigore “riparatorio”, ma purtroppo per lui (e per gli amici etnei) in area pescarese non entra più nessuno, e quindi al 95° deve per forza fischiare la fine … per poi correre velocemente, molto velocemente, verso gli spogliatoi, giacché “piove a dirotto” e non si tratta di acqua piovana.
Dovremmo essere ben felici di questo doppio pareggio, per non dire entusiasti (chi non avrebbe firmato, alla vigilia?), invece siamo punto e a capo: anche le altre fanno punti … abbastanza “strani” (il Siracusa ha vinto a Torre del Greco!…), e la classifica è di fatto immutata: Matera e Chieti a 34 punti, Pescara, Cosenza, Crotone e Siracusa a 33 punti, l’Acquapozzillo a 32, il Martina Franca resta a 28, saluta tutti e se ne va in Quarta Serie insieme al già retrocesso Savoia.
Per di più, ci si mette (involontariamente) anche la nostra “sorella” Pro Vasto che ha clamorosamente battuto la vice-capolista Lecce. Di per sé, ne saremmo ben felici, ma ora il Brindisi allunga a +5 e, a due giornate dalla fine, è matematicamente promosso in Serie B. Cosa c’entra con i nostri guai? C’entra moltissimo, perché domenica prossima si gioca Chieti-Brindisi, ed è facile prevedere con quale “spirito battagliero” i neopromossi verranno al “campo” del Santa Filomena dopo una settimana di festeggiamenti.
Mentre mancano solo due “tragiche” partite.

Domenica, 11 giugno 1972
Dopo il mini capolavoro compiuto da Tofani (quattro punti con Messina, Siracusa e Acireale), arriva il terzo scontro diretto, quello con il Cosenza, per un finale “thriller” che nemmeno Hitchcock avrebbe potuto sceneggiare con tale perfezione.
E’ evidentemente occasione irripetibile per chiudere ogni discorso: si batte i “lupi silani” e arrivederci all’anno prossimo, ma la domenica non inizia con i presupposti migliori, perché all’Adriatico ci sono solo 4.000 spettatori ed è davvero difficile capire come mai gli altri 6.000 abituali abbiano deciso di restare a casa proprio in occasione di questi 90 minuti a dir poco-poco-poco decisivi. Un vero mistero, e spero che sia effettivamente tale perché, viceversa, non vorrei che fosse un tetro presagio.
Invece, era davvero un tetro presagio. Finisce 1-1, senza che si possa recriminare su alcunché: il Cosenza ripete ciò che noi abbiamo fatto a Siracusa e Acireale, il Pescara è completamente bloccato dal nervosismo, e l’arbitro dirige con assoluta normalità. Niente da dire, su tutto il fronte.
Niente da dire … per modo di dire!… perché la tifoseria Biancazzurra ha molto da dire, e a fine partita ci raduniamo in massa davanti al cancello di maratona, inizialmente per l’aspetto più importante del momento, cioè appurare i risultati delle altre concorrenti alla salvezza. Ma, nonostante il frenetico via-vai di telefonate, non si riesce a sapere niente di sicuro, e purtroppo inizia in contemporanea il vomitevole carosello delle voci incontrollate, messe in giro da personaggi ancora più vomitevoli, che la domenica vengono a fare “gli splendidi” all’Adriatico solo perché in casa loro non contano una beata ceppa. Purtroppo, data “l’elettricità emotiva” del momento, molti abboccano, e il nervosismo comincia a salire con andamento iperbolico. Volano insulti e urla verso tutto e tutti. Si sente anche a mezzo chilometro il baccano causato da manate, bastonate e calci sulla porta di ferro dell’ingresso, quasi a volerla abbattere. In tanti si arrampicano in cima alla recinzione per meglio urlare la loro sofferenza “guardando in faccia” i diretti interessati che stazionano all’interno del piazzale.
Ho l’impressione di trovarmi su un vulcano al quale stanno togliendo il tappo.
L’arbitro viene fatto uscire da un cancello secondario, a bordo di un cellulare, scortato da due auto della Polizia per evitare un eventuale inseguimento e assalto dei tifosi. Saggia decisione, perché fino a mezzora fa nessuno avrebbe avuto niente da dire sulla “giacchetta nera”, ma ora … tutto è improvvisamente cambiato, e l’accusano, anzi l’accusiamo, di aver permesso il gioco durissimo del Cosenza, mentre ha punito ogni più piccolo fallo del Pescara. Per cui, accade esattamente quanto temuto: “quelli della maratona” si accorgono della fuga in atto, inseguono il cellulare su cui si trova l’arbitro e lo bersagliano con una fitta sassaiola, della quale fanno le spese anche molte auto parcheggiate.
A questo punto, lasciato perdere l’arbitro (ormai andato), si torna a presidiare in massa la maratona. Si pensa che l’obiettivo ora sia il Cosenza che, infatti, deve uscire per forza da qua, non essendoci altri cancelli in grado di far passare il pullman. Invece, il disinteresse verso i calabresi è totale; silenzio assoluto.
Sono passate due ore, ma davanti alla maratona è ancora pieno di tifosi, forse più di prima, in attesa di apprendere i risultati altrui. E siccome, con le partite che iniziano alle 17, Domenica Sport non è più in grado di darli, bisogna affidarsi al consueto giro di telefonate, alcune delle quali ai confini del comico.
Che significa comico? Significa che si va in una cabina a gettoni, si chiama l’immancabile Bar dello Sport nella città interessata (il cui numero viene preso dagli elenchi della Sip) e, spacciandosi per un incallito tifoso emigrato al Nord, si chiede “cos’ha fatto” la squadra di casa. Abboccano tutti, ed è il mezzo più sicuro perché nessun bar sarebbe così “figlio di” da dare un risultato falso a un super-tifoso emigrato. Il giochetto riesce alla perfezione anche questa volta, e si possono finalmente sapere e diffondere i risultati veri, ben diversi da quelli dati per “sicuri” un’ora fa da quegli esseri vomitevoli con sembianze di finti tifosi, e dei quali a tempo debito si occuperà la Giustizia Divina.
Allora, Matera-Acquapozzillo è finita con un pareggio (1-1), mentre il Siracusa, dopo aver espugnato Torre del Greco, oggi ha schiantato il Crotone per 4-0, nell’ennesimo scontro diretto … Caspita, che “improvviso squadrone” è diventato quello siciliano!… Roba che se il campionato durasse un altro mese … Serie B alla grande!… Ma guarda un po’ quali “conversioni” possono avvenire nel calcio! Per il resto, inutile precisare che il Chieti ha “puntualmente” battuto il Brindisi “ubriaco” di brindisi e di festeggiamenti, così ora abbiamo Avellino e Chieti a 36 punti, matematicamente salvi, poi Matera e Siracusa a 35 punti (di fatto salve, grazie al calendario), Pescara e Cosenza a 34 punti, Acquapozzillo e Crotone a 33 punti. Da queste quattro uscirà la terza compagna di viaggio del Savoia e del Martina Franca.
Dalla possibile “festa della liberazione” all’incubo, il passo è stato breve; brevissimo.
Non abbiamo più neanche la forza di urlare, perché il panico sta prendendo il sopravvento minuto dopo minuto. Qua c’è gente che per tornare a casa ora avrebbe davvero bisogno di essere accompagnata, perché i bus urbani non ci sono più, mettersi alla guida significherebbe rischiare di finire la corsa contro un muro o una pianta, tornare a piedi significherebbe avere l’istinto di buttarsi dal primo ponte che si attraversa.
Esagerato? Se ora tu fossi qui, cambieresti subito idea sul significato di “esagerazione”.

Lunedì, 12 giugno 1972
Dopo il Brindisi e il Del Duca Ascoli, anche il Lecco ha raggiunto la promozione matematica in Serie B … beati loro! Città che hanno gli stessi abitanti della nostra Porta Nuova vanno a giocare un campionato serio e dignitoso, mentre noi … 132,500 abitanti (censiti tre anni fa), più altrettanti nell’immediato hinterland suburbano, con uno stadio invidiato da tutta la Serie B e mezza Serie A … siamo costretti a confrontarci con paesi e cittadine difficili da trovare sulla carta geografica, e stiamo addirittura rischiando il peggio del peggio!… Meglio sorvolare su questo discorso … almeno per ora … e decisamente meglio sorvolare anche sui titoli e le cronache dei giornali, non solo al riguardo del Pescara, ma non di meno sullo schifo assoluto di Chieti-Brindisi; più che denuncia per illecito, ci sarebbe da inoltrare una denuncia in Questura!
Solo un servizio de Il Tempo merita la massima attenzione. Ieri, a vedere Pescara-Cosenza, c’era pure l’allenatore Tom Rosati, che evidentemente ha superato del tutto i famosi attriti con Galeota risalenti a tre anni fa. All’interno di un’intervista rilasciata al volo, dichiara tra l’altro: “Iniziare un campionato senza programmazione, o con programmi confusi, porta inevitabilmente a questi risultati. Allenerei di corsa il Pescara, perché città, blasone e tifoseria meritano ben altro che una mediocre Serie C, anzi con una buona amministrazione pluriennale può arrivare anche in Serie A; vedi gli esempi di Cagliari e Ternana. Ma con l’attuale organizzazione non se ne parla neanche. Quando un edificio presenta gravi crepe e cedimenti delle fondazioni, è inutile continuare a puntellare i muri; occorre coraggio e piccone per abbattere tutto e ricostruire da zero”.
Se lo vogliamo capire. E se non lo vogliamo capire … tanto peggio per noi.

Giovedì, 15 giugno 1972
All’Excelsior e in altri ritrovi si parla solo ed esclusivamente delle partite in calendario domenica prossima, per analizzarle “millimetro dietro millimetro”, con la speranza di ricavarne un pur minimo motivo di ottimismo. Peggio che scalare l’Everest a piedi nudi. Oltre a un micidiale ed enigmatico Trani-Pescara, ci saranno Crotone-Casertana, Acquapozzillo-Lecce, Salernitana-Siracusa, e Cosenza-Turris; dunque, appare subito chiaro che siamo quelli messi peggio, per almeno due motivi.
Innanzitutto, giochiamo fuori casa, mentre Crotone, Acquapozzillo e Cosenza potranno far pesare (eccome!) il fattore campo. È vero che anche il Siracusa gioca fuori, ma quel punto in più vale un intero forziere di lingotti d’oro. Il secondo motivo è probabilmente anche il peggiore. Come già la Casertana, il Lecce, la Turris e la Salernitana, anche il Trani ha tirato i remi in barca da qualche settimana, non avendo più stimoli di classifica. Vuol dire che, da questo punto di vista, siamo tutti alla pari? Manco per niente! Figurarsi se quando c’è di mezzo il Pescara ne va una dritta! Accade, infatti, che proprio la settimana scorsa, i dirigenti del Trani hanno richiamato duramente la squadra, resasi colpevole di risultati deprimenti nell’ultimo mese e mezzo, e anche lesivi della dignità; anzi, la stessa Società ha pesantemente multato tutti i giocatori per scarso impegno e minaccia provvedimenti ancora più seri in sede di calciomercato. Gli effetti si sono subito visti: dopo aver regalato punti a destra e a manca, il Trani ha inanellato due nette vittorie consecutive in trasferta, la prima (piuttosto scontata) in casa del retrocesso Savoia e la seconda in casa del Potenza, con il quale esiste grandissima rivalità dai tempi delle lotte infuocate in Serie D.
Ecco, questo è il Trani che ci aspetta, mentre le altre se la spasseranno con squadre impegnate più con le prenotazioni nelle agenzie di viaggio che non sui campi d’allenamento.
Certo, classifica alla mano, ci sarebbe persino una possibilità di salvarsi pur perdendo a Trani, basterebbe cioè che almeno una tra Acquapozzillo e Crotone non vinca e, in tal caso, il Pescara sarebbe salvo grazie all’eccellente differenza reti, potendo contare addirittura su un +1 (clamoroso, per una “retrocedenda”) contro il –13 del Crotone e il –3 dell’Acquapozzillo. Ma secondo te, le attuali Casertana e Lecce in “versione balneare” saranno in grado di uscire imbattute da quelle due fosse? Utopia pura, vedrai.
Il Club Sayonara ci crede più di prima, e organizza un pullman per Trani al costo di 2.000 lire, ma temo che non riusciranno a riempirlo, poiché metà tifoseria non va a Trani essendo certa del necessario pareggio che … shta parlat’ … e l’altra metà vede più nero della mezzanotte, perciò si guarda bene dal farsi più di 500 km. in totale, che poi potrebbero trasformarsi nei 500 km. più “indimenticabili” della propria vita (tocchiamo tutto quello ce c’è da toccare).
Mentre in lontananza si comincia a sentire un sinistro e sordo gracchiare di cornacchie nere che aleggiano sopra le nostre teste … l’acido risolino che i gufi ci alitano dietro le spalle … i gemiti della goduria che i luridi diffondono nell’aria … Se non hai la specialissima “sensibilità di tifoso” non vedi e non senti niente di tutto questo, ma se sei tifoso “di cuore”, se sei tifoso fino in fondo all’anima, puoi percepire tutto distintamente.
Li senti?… Arrivano da tutte le parti. Ovunque volgi il tuo sguardo, ovunque indirizzi il tuo udito.
Ci stanno accerchiando.
Ma che male abbiamo fatto, per meritare tutto questo?

Domenica, 18 giugno 1972
L’abituale ritiro pre-partita è fissato all’albergo Jolly di Barletta, dove il Pescara si è recato ieri in treno poiché andare in pullman lungo queste strade significherebbe dover partire … il giorno prima.
Di buon’ora sono partiti per Trani anche i circa 200 tifosi … incredibile ma vero … che hanno riempito ben due pullman (non ci avrei scommesso una lira bucata), ai quali si aggiungono le auto private e una numerosa comitiva che invece ha scelto il treno di linea notturno, oltremodo conveniente grazie alla famosa “Tariffa III” (sconti comitiva per gruppi da 25 componenti in su). Lo scopo è quello di recarsi sin dalla mattinata nel ritiro pre-partita e stare al fianco dei giocatori con tutto il calore e l’incoraggiamento che una tifoseria riesce ad esprimere in un momento come questo.
Va tutto secondo programma, ma verso l’ora di pranzo, il presidente Galeota si dilegua, sparisce completamente dalla circolazione, senza provocare la benché minima sorpresa, poiché tutti hanno capito che … “ha un impegno urgente a Trani” … Capisciammè. Dunque, a Barletta si respira aria di grande fiducia e tranquillità, in attesa di un pomeriggio che, a questo punto, si annuncia poco più che formale.
Questo stato di fatto dev’essere rimbalzato a Pescara non già in tempo reale, ma addirittura … in anticipo, se è vero com’è vero che stamattina i giornali titolano: “A Trani per elemosinare un punto”. Se da un lato questa frase lascia intravedere più di una speranza, per altro verso è una vera pugnalata al cuore nel momento in cui ti sbatte in faccia la cruda e straziante verità: siamo ridotti all’elemosina calcistica nel senso più pieno del termine, per di più da chiedere in ginocchio a una squadra neopromossa.
Con esemplare applicazione del “mutuo soccorso”, ci facciamo tutti coraggio grazie all’iniziativa lodevole e “umanitaria” de Il Messaggero, che organizza l’ennesima cronaca diretta della partita attraverso il telefono portato direttamente in Tribuna a Trani, e agganciato alla presa telefonica SIP tramite apposita prolunga, anch’essa portata direttamente da Pescara. E dobbiamo ringraziare Dio che lo stadio di Trani ha una presa telefonica sotto la Tribuna!… cosa tutt’altro che scontata in altri stadi della Terza Serie. Insieme alla cronaca della partita, avremo anche gli aggiornamenti sugli altri risultati, per quel che sarà possibile. Poi, a fine partita, gli organizzatori rimborseranno i 90 minuti di “interurbana” al Comune di Trani e … non oso pensare quale sia la cifra, considerando che parliamo di uno scatto ogni 29,8 secondi … E meno male che è domenica! (tariffa festiva).
Una vera impresa organizzativa, a cui stentiamo a credere, ma che allieva di tantissimo la nostra angoscia e di cui saremo infinitamente grati … speriamo … a Il Messaggero e a tutti i suoi amici.
Perciò, appuntamento alle ore 17 sotto la redazione di corso Umberto n. 15, peraltro luogo già da tempo diventato spontaneo ritrovo domenicale con il Pescara in trasferta, ma anche occasione in cui i tifosi stringono amicizia con tutti i giornalisti del quotidiano, a loro volta tifosi Biancazzurri “dentro”. Il motto è sempre lo stesso: più insieme stiamo e meno soffriamo.
Già alle 16,30 ci sono non meno di 500 persone che discutono animosamente (direi che urlano proprio), un po’ per ingannare l’attesa, molto più per sfogare una tensione già a mille per noi ragazzi “alle prime armi”, figurarsi per loro che “vivono” il Pescara da anni e anni, se non decenni; sembra di essere allo stadio, e ne restiamo stupefatti. L’argomento principale, per non dire unico, è proprio il pareggio che … shta parlat’ … ma sull’argomento non c’è unanimità perché non sono pochi gli scettici, ovvero coloro che non riescono a vedere una persona come Galeota nelle vesti di “compratore”. Perché nel calcio “compratore” devi esserlo di tuo, altrimenti non lo diventerai mai, ed invece al presidente Biancazzurro si può rimproverare di tutto e di più, ma non certo una radicata onestà.
Le discussioni in merito si fanno talmente accese da sfiorare la rissa fisica, cosa peraltro facilissima in un ambiente del genere, e le 17,00 arrivano quasi senza accorgersene. Nel frattempo, il gruppone è praticamente raddoppiato di numero, trasformando la parte centrale di corso Umberto in una Curva vera e propria; e non è solo una metafora, visto che ci sono anche tre bandiere Biancazzurre e una trombetta del tipo-spray.
Dopo alcuni tentativi andati a vuoto, finalmente si riesce a stabilire un collegamento che, seppure non chiarissimo, è sufficiente per essere compreso.

Lo stadio di Trani negli anni ’70

L’improvvisato telecronista ci informa che sono presenti non più di 1.500 spettatori … presenti e basta, proprio perché lo stadio tranese oggi ha tutti i caratteri di un circolo tennis. Tra questi, si riconosce il gruppo degli oltre 200 tifosi pescaresi sistemati in gran parte nella gradinata dei Distinti, e una cinquantina in Tribuna. Insomma, ambiente assolutamente favorevole.
La partita inizia con 5 minuti di ritardo, ed è subito motivo per “leggervi” dentro un altro motivo di ottimismo: “Visto? Shta parlat’addaver’ …” poiché, terminando con 5 minuti di ritardo, ci si potrà regolare sui risultati altrui. Illusione pura: sugli altri campi interessati accadrà anche di peggio, vedrai.
Pescara in campo paralizzato dalla paura, Trani “alla camomilla”. Di per sé, sarebbe un’altra prova provata che Galeota ha davvero “parlato” col presidente del Trani, ma la tensione non scende di un solo millimetro, né scenderà prima del 90°; anzi dopo esserci accertati che il triplice fischio c’è stato davvero.
Al 10° minuto il primo sussulto, ed è di marca pescarese, ma De Carolis si mangia l’ennesimo “gol fatto” di questo campionato; un gol che avrebbe cambiato completamente la partita. Il punto è proprio questo: l’avrà fatto apposta per “non svegliare il can che dorme”? Sarà, ma ti farei sentire cosa sta accadendo qui: il cronista al telefono urla come un ossesso tutta la sua disperazione, e altrettanto stanno facendo tutti i presenti sui marciapiedi, dopo un boato di disappunto degno del più infuocato stadio meridionale.
Ti dico una sola cosa: qui c’è da mo-ri-re sul serio! È peggio, molto peggio, che allo stadio perché senti ma non vedi, perciò devi regolarti solo sul timbro e volume di voce del cronista che, di per sé, interpreta le fasi di gioco in maniera del tutto personale, è ovvio, quindi potrebbe anche non coincidere con la realtà in campo. Di fatto, ogni azione è un attentato al cuore, ma io e Ciro non abbiamo pensato neanche per un istante, neanche per scherzo, di andarcene; al contrario, e pur sofferenti, siamo completamente ammaliati da questa nuova e travolgente esperienza emotiva.
Passano alcuni minuti, non so assolutamente dirti quanti, e c’è un altro sussulto, seppure di ben altro stampo: il nostro terzino Moro, in preda ad un’inammissibile crisi nervosa, ne sta combinando di tutti i colori già dal primo minuto, finché reagisce in malo modo ad un normale fallo dell’avversario e finisce per scatenare una mini rissa in campo, a stento sedata dall’arbitro. È l’ultima cosa al mondo che doveva accadere, perché adesso il “can che dorme” lo abbiamo svegliato davvero. Il Trani mette da parte la camomilla e comincia a giocare sul serio. Niente di travolgente, intendiamoci, ma è chiaro che l’ha presa male e sta cambiando atteggiamento alla velocità della luce, con il risultato che per noi l’incubo non è più solo metaforico, ma lo diventa a tutti gli effetti: nel giro di pochi minuti prendiamo due gol e abbiamo tutti gli elementi per pensare ad una partita finita.
Siccome siamo bravissimi ad aggrapparci a ogni minimo appiglio, qualcuno fa notare che anche nel campionato 1964-65 eravamo nella stessa, identica, situazione: ultima partita decisiva a Roma, con la Tevere Roma, e anche allora andammo sotto di due gol, ma la grandiosa reazione del Pescara (allenato da Marsico) portò a ribaltare il risultato e a vincere la partita per 3-2 con tre gol di Misani, e salvezza conquistata per un solo punto; non si vede perché non possa accadere lo stesso anche oggi. Sì, potrebbe accadere, ma i miracoli non si ripetono con tanta frequenza, e purtroppo ce lo ricorda il Trani che, nel frattempo, ha segnato pure il terzo gol. Abbiamo giocato appena 30 minuti e perdiamo già 3-0, ovvero: “fine” della partita e del campionato in una botta sola.
Un massacro.
La tragedia in campo si riflette pari-pari in corso Umberto, dove accade di tutto; un “tutto” che solo la cinepresa di Federico Fellini riuscirebbe (forse) a raccontare. Non avrei mai creduto di vedere ultrasessantenni con occhi rossi e lacrime sulle guance per una partita di calcio. Li guardi da capo a piedi e capisci che non piangerebbero nemmeno al funerale del familiare più stretto, ma per il Pescara sì, senza alcun pudore. E non avrei ma creduto di assistere a scazzottate tra tifosi pescaresi solo per divergenze di idee su quel giocatore, o su quell’allenatore, o su quell’altro dirigente, invece sta accadendo anche questo.
Non è ancora tutto, purtroppo, perché dalla tragedia greca al tragicomico romano il passo è davvero breve.
Siccome quello che stiamo ascoltando dalla telecronaca, tramite altoparlanti, è “troppo impossibile”, un folto gruppo di tifosi riesce a farsi aprire la porta e invade letteralmente la redazione de Il Messaggero per chiedere (non certo con le buone) di “smetterla con questo scherzo di cattivo gusto” che non sta facendo ridere proprio nessuno; anzi, manca poco che qui finiscano tutti in ospedale o a Villa Serena.
Non è affatto uno scherzo, purtroppo, e lo si capisce definitivamente qualche minuto dopo, quando il cronista dice che Galeota sta abbandonando la Tribuna in tutta fretta. Come accade in questi casi, una parte del pubblico tranese prende a deridere pesantemente sia i biancazzurri in campo che quelli in Tribuna, per cui non è affatto escluso che il presidente biancazzurro si veda costretto ad andar via per questo motivo, ma qui a Pescara non possiamo sapere di certi particolari ambientali, e siamo tutti convinti che il “traditore”, completata l’opera, se la stia dando a gambe.
I giocatori del Pescara non ragionano più dal nervosismo e la partita sta per trasformarsi in una corrida. Anche perché, da una parte ci sono i giocatori del Trani che, emulando il gruppo dei suoi tifosi, sfottono e irridono in continuazione sull’imminente Quarta Serie, dall’altra parte il Pescara reagisce con falli sempre più violenti, al punto che sempre Moro dapprima “tira” a spezzare una gamba del terzino tranese Lorusso e poi, non contento, lo prende per il collo e lo sbatte contro la rete di recinzione. Se non fossero intervenuti immediatamente tutti i poliziotti in servizio d’ordine e le due panchine al completo, a quest’ora i ventidue in campo starebbero ancora là a darsele di santa ragione. È il 68° ed è giusto quel che ci voleva per far precipitare definitivamente la situazione: il pubblico locale è a dir poco surriscaldato, sadicamente eccitato come una biscia in calore alla sola idea di affossarci in Quarta Serie, mentre Moro, ovviamente espulso, deve essere accompagnato negli spogliatoi da due poliziotti, uno a destra e uno a sinistra, altrimenti non ci sarebbe mai arrivato sano … o più propriamente lo avrebbero accompagnato in Questura.
Al 78° c’è motivo per l’ultima delle più fantascientifiche illusioni: il Trani sostituisce senza alcun motivo (apparente) il portiere titolare e il bomber Franco Chimenti, cioè … guarda caso … colui che deve impedire i gol avversari e colui che i gol deve farli … Al loro posto entrano due giovanissimi assolutamente spaesati e gli inguaribili ottimisti di corso Umberto sono come resuscitati: “Essè!… Ti li so dett: shta parlat’! Da’ retta allo zio!”. Peraltro, nemmeno a farl’apposta, un solo minuto dopo Prosperi accorcia le distanze, facendoci esplodere in un boato come se fosse stato segnato il gol della vittoria. Pareggio all’orizzonte, è la convinzione generale.
Era e resta un’illusione fantascientifica. Non tanto e non solo perché mancano solo undici minuti, ma soprattutto perché … palla al centro, azione “trotterellata” del Trani, tiro innocuo di Lorusso, praticamente un passaggio al portiere, ma Ventura si fa passare la palla sotto le gambe, come non si vede neanche nei tornei estivi da Eriberto: gol del 4-1 e Amen!… Amen con la “A” … “A” come Anzi, ora dobbiamo incredibilmente e paradossalmente sperare che sia davvero finita qua perché, caso mai qualcuno non se ne fosse ancora accorto, stiamo compromettendo anche la differenza reti, cioè l’ultimissimo appiglio di salvezza rimasto.
Indirizziamo così tutte le nostre attenzioni sugli altri risultati, che pian-piano cominciano ad arrivare con cinica puntualità e ufficialità: il Cosenza e il Crotone vincono, come volevasi dimostrare, con le “spiaggianti” Turris e Casertana. Certo, anche il Trani era una “spiaggiante” fino a un’ora fa, ma … lasciamo stare, va … Il Siracusa perde a Salerno, ma ha comunque un punto più di noi, quindi se la gode in ogni caso. Resta solo l’Acquapozzillo di Acireale, che al 75° era ancora fermo sullo 0-0 con il Lecce, un risultato assolutamente “stellare” per il Pescara, che a questo punto sarebbe salvo per un solo gol di differenza (-2 contro il -3 dei siciliani).
Ansia a diecimila e … cardiologi di tutto l’Abruzzo che si fregano le mani.
La redazione de Il Messaggero chiama il bar di fronte il campo di Acireale per chiedere il risultato della partita, sempre con il giochetto del tifoso emigrato al Nord. Siamo tutti pronti a un’esplosione di gioia, proprio come i centometristi olimpionici che attendono lo sparo dello starter, ma una “drammatica paralisi” piomba su corso Umberto: l’Acireale ha vinto, con un gol segnato a due minuti dalla fine.
Non ci crediamo.
Siccome non può essere vero, siamo sicuri che dall’altra parte del telefono il barista siciliano ha riconosciuto l’accento “non siciliano” e ha messo in atto quanto di più sadico possa esistere nel mondo delle tifoserie. Non c’è altra spiegazione per un dramma collettivo … impossibile … irrealizzabile … inesistente.
Per sgomberare il campo dall’ultimo dubbio e finirla qua, quelli de Il Messaggero si decidono (finalmente!) a chiamare la loro redazione romana, con la quale andremmo sul sicuro. Niente da fare: neanche a Roma sono riusciti ad avere il risultato finale. Allora si prova a chiamare altri quattro bar di Acireale con le stesse modalità, dopo aver fatto letteralmente i salti mortali per trovare i loro numeri telefonici. Tutti e quattro confermano l’1-0 per l’Acquapozzillo.
Quattro mazzate terrificanti, l’una dietro l’altra.
Non solo, ma dall’altra parte del filo sprizzano ovviamente entusiasmo da tutti i pori, per l’insperata salvezza raggiunta, e ovviamente si aspettano le stesse manifestazioni festose anche da parte di noi “emigrati al Nord” nell’apprendere la “celestiale” notizia; ti lascio perciò immaginare (semmai fosse possibile) quale ulteriore situazione tragicomica viene a crearsi.
Non ci arrendiamo neanche davanti all’evidenza, e si fa l’ultimo tentativo, quello della “disperazione assoluta” che si sta materializzando in ogni centimetro quadrato di corso Umberto. Siamo paralizzati dall’angoscia, come se la sirena di guerra ci stesse avvisando di un imminente bombardamento in arrivo … e mai metafora fu più pertinente. Gli amici de Il Messaggero stanno chiamando la redazione di Catania, dalla quale arriva l’ennesima conferma, quella che il nostro cuore non accetta e non accetterà mai, quella che la nostra mente invece “sapeva” già da un quarto d’ora. Quella che evidentemente non puoi più mettere in dubbio.
La tragedia è davanti a noi.
La tragedia vera. Non quella calcistica. Non quella scritta con le virgolette.
La tragedia vera!
Ora tu dovresti essere qui, per ascoltare con le tue orecchie tono e volume di voce con cui il giornalista dà questo risultato al microfono! Non so chi esso sia, ma di sicuro non dimenticherò mai questo lamento singhiozzante, tanto flebile quanto assordante nella mente di ognuno. Uno strazio che spaccherebbe una pietra in quattro, figurarsi il nostro povero cuore già macellato da un campionato allucinante.
Metà delle persone presenti non hanno più semplicemente gli occhi rossi, ma scoppiano a piangere senza alcuna riserva. Chi in un pianto silenzioso, chi a dirotto come un bambino e senza vergognarsene minimamente, chi con il viso tra le mani, chi in mille altri modi che, però, hanno tutti in comune lacrime di vera e profonda disperazione. Non dolore, ma la sofferenza più profonda, miscelata all’angosciante consapevolezza di essere del tutto impotenti; non uno di noi potrebbe mai fare qualcosa per azzerare, annullare, cancellare quest’ultima mezzora di storia pescarese. Possiamo e dobbiamo solo subirla. L’altra metà continua a restare muta, sguardo fisso nel vuoto, non si capisce bene se verso un punto a caso, se verso il Cielo al quale chiedere “perché?” o se verso le finestre de Il Messaggero, in imperterrita attesa che qualcuno s’affacci per gridare: “Ci siete cascati come pere mature! È tutto uno scherzo!… E’ finita 0-0, siamo salvi!”.
Eccolo, il giornalista … si sta affacciando davvero. L’incubo peggiore della nostra vita è finito!… Ma quel signore si è affacciato solo per ritirare gli altoparlanti (sistemati sul davanzale). Subito dopo inizia ad abbassare la tapparella, con quel suo lento e inarrestabile cigolio, segno e simbolo di un sipario che si chiude su corso Umberto, oggi tristissima sintesi dell’intera città.
Mentre tutt’attorno il silenzio è tombale.
Finché le nostre orecchie non vengono squarciate dal sordo colpo della tapparella che, sbattendo con forza sul davanzale, si è definitivamente chiusa.

THE END
Se in questo momento cadesse uno spillo a terra, ne sentiresti distintamente il tintinnio.
Non un solo rombo di motorino. Non una sola sgasata di auto impaziente al semaforo. Non un solo vociare capriccioso del bambino a spasso con i genitori.
Solo un “presepe”. Con persone, case e strade vere, ma pur sempre un “presepe”.
Solo il leggero, innocuo ma quanto mai sinistro ululato del vento che fa rotolare lungo la strada una busta di plastica.
La Quarta Serie.
Tanto temuta e “nominata” da anni e anni, magari solo a titolo scaramantico, o più ragionevolmente per dare una scossa all’intero ambiente, ma da sempre (e fino a cinque minuti fa) ritenuta una “cosa impossibile” per Pescara. Invece è talmente possibile che ora la vediamo con i nostri occhi, la tocchiamo con le nostre mani, e le nostre narici ne possono addirittura avvertire la puzza nauseante.
È la vittoria dei gufi, direi un trionfo persino insperato a loro stessi. Il trionfo non già di quelli appollaiati sulle franose colline di Pescara Ovest e dintorni, peraltro impegnati a fare solo il loro “mestiere”, ma è soprattutto il trionfo di quella assurda decina di rapaci nostrani che, non si sa in nome di quale ancor più assurdo motivo, si sono tirati la Quarta Serie con crescente forza e concentrazione negli ultimi 4-5 anni.
Eccola!… E’ tutta vostra.
Alla fine, ce l’avete fatta. L’avete ottenuta, e ora potete goduriosamente ficcarvela in quel posto. Ma fino in fondo, mi raccomando, altrimenti non riuscireste mai a gustarne tutta l’inimitabile “fragranza”.
Tanto hanno detto, tanto hanno scritto e tanto hanno fatto che in Serie D ci siamo davvero. E sai qual è l’aspetto più sconcertante della questione? Che ora sono proprio costoro a disperarsi di più. Proprio come chi si presenta al funerale di colui che ha fatto ammazzare il giorno prima. Non puoi sbagliare nel riconoscerlo, perché il “mandante” sta sempre in prima fila del corteo funebre, ed è sua la corona più bella.
Luridi rifiuti del vostro stesso letamaio.
Intanto, lo shock in cui è piombato corso Umberto si sta dissolvendo velocemente, per lasciare il posto al contatto con la cruda realtà e ad una conseguente reazione che, a questo punto, si presenta a dir poco imprevedibile.
Un gruppo di tifosi, decisamente i più imbestialiti, si porta subito sotto la casa-studio di Galeota con il serissimo proposito di raderla al suolo. Ti sembrerà che stia raccontando un’esagerazione, lo capisco, ma io posso solo invitarti a venire qua e a vedere con i tuoi occhi; poi mi saprai dire. Il villino non viene (davvero) raso al suolo solo perché, nel frattempo, è stato preventivamente presidiato da due cellulari della Polizia e due “gazzelle” dei Carabinieri, per un totale di quindici uomini delle Forze dell’Ordine, peraltro con le armi spianate e le manette tintinnanti; ma sarebbe bastata mezzora di ritardo, o forse meno, e ora via Gobetti avrebbe un … ampio parcheggio in più. Allo stesso tempo, un altro gruppo di tifosi si porta davanti alla vicinissima “Somea”, l’azienda farmaceutica di Marinelli (di cui, mi hanno detto, è compartecipe anche Galeota) sita proprio in via Campania, guarda caso di fronte all’abitazione di Ettore. L’intento è quello di rompere le vetrate e buttare all’interno alcune bottiglie incendiarie, con tutto quel che ne seguirebbe. Proposito peraltro non particolarmente difficoltoso perché i locali si trovano al piano terra, ma i danni vengono di molto limitati per lo stesso motivo di cui sopra: le Forze dell’Ordine si erano preventivamente appostate già dopo l’1-0 del Trani, in previsione di sviluppi pressoché scontati.
Una reazione violentissima, e non certo a chiacchiere, che ha una motivazione molto precisa, persino semplice: voi avete distrutto noi, ovvero la Bandiera che ci rappresenta, e noi distruggiamo voi, ovvero ciò che vi rappresenta. In uno “scambio alla pari” che puoi discutere e disapprovare quanto ti pare, ma che al momento non fa una grinza. Se non sei d’accordo, vacci tu a dir loro in faccia che non bisogna comportarsi così perché … “tanto è solo un gioco!” … io non ci vado di sicuro. Anzi, se vieni a dirlo a me, ‘ddu zampat’alle palle non te le leva nessuno; stanne certo.
Come se non bastasse, arrivano notizie dal paese arroccato in cima alle franose colline di Pescara Ovest, poiché diversi pescaresi stanno tornando da lassù dopo il servizio festivo nelle varie caserme militari e nel locale ospedale. Ed è, come da facilissima previsione, un altro “serbatoio” di benzina sul fuoco. Sì, perché i campagnoli hanno pensato bene di inscenare immediatamente un corteo funebre, con una velocità tale da non lasciare alcun dubbio: era già tutto pronto sin dai giorni scorsi. Come, del resto, testimoniano i manifesti mortuari con cui hanno tappezzato l’intero paese:

Dopo lunga e incurabile malattia, presso lo stadio di Trani è deceduto
l’A.S. Pescara
Piangono lacrime inconsolabili Galeota, Marinelli e i pescaresi tutti.
Ne danno il triste annuncio gli sportivi di tutto l’Abruzzo.
Non fiori, ma opere di bene.

Vi state divertendo a far sfilare la bara ammantata dal drappo biancazzurro, lungo quella vostra umida e tenebrosa rua ottimisticamente chiamata “corso”? Vi state sollazzando abbastanza, con le note dell’improvvisata banda musicale che intona il Requiem (di cui siete inarrivabili esperti)? Vi state gustando il tintinnio dei calici, davanti a quella bettola che, con altrettanto ottimismo, definite Gran Caffè? Fate bene!… ve lo dico sinceramente, giacché non potete far altro. E’ la vita, una meschina e beffarda vita, che vi condanna in eterno a godere solo e unicamente delle disgrazie altrui, non potendo farlo per le inesistenti gioie di casa vostra. Ricordate però … ricordatelo sempre, che

I cani festeggiano sul cadavere del leone, credendo d’aver vinto.
Ma il leone resta leone, e i cani restano cani.

Si è fatta notte, in una Pescara che di festosità domenicale non ha proprio niente di niente; semmai tutto il contrario. In gran numero ci avviamo verso la stazione centrale, dove attendere il Direttissimo di tarda sera Lecce – Milano che, come da programma, dovrà riportare a Pescara i nostri “campioni”. Ai quali ci sembra giusto, persino doveroso, dare il “bentornati” e il “ringraziamento” di vero cuore per “l’impresa impossibile” appena compiuta.
Ma è un’attesa vana, perché la nostra “impagabile” Società sa benissimo “cosa” l’attende a Pescara, per cui si è organizzata di conseguenza. Così, da quel treno scendono solo viaggiatori comuni, mentre gli ortonesi Ciampoli e Majo sono scesi a Ortona, quelli che hanno casa a Pescara si sono rivolti alla Polizia Ferroviaria per chiedere e ottenere una fermata straordinaria alla stazione di Porta Nuova, altri sono tornati in macchina con alcuni tifosi “impietositi” (io, al loro posto, li avrei abbandonati in mezzo alle campagne arse e sperdute tra Poggio Imperiale e San Severo), e altri ancora sono rimasti nell’albergo di Barletta a loro spese, in attesa di organizzarsi per tornare direttamente nelle loro città di residenza senza passare da Pescara. Mai decisione fu più saggia perché, visto “chi” c’è in stazione e in “quale” stato psico-fisico si trova, domattina avremmo letto di Trani-Pescara nelle pagine di Cronaca (nera), anziché in quelle di Sport.

È finita!
È finita la domenica più amara e vergognosa del Calcio Pescarese.
È finita per la nostra Bandiera, si disperano i tifosi.
È finita la Storia, sentenziano “certi” giornalisti nostrani.
È finito tutto, gracchiano i corvi di ogni dove…

Invece…

è adesso che tutto comincia!

Gabriele (“Gaby”) Orlando
[estratto dal (mio e vostro) diario del PESCARA RANGERS]
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40mila.it

1029 GIORNI di SERIE C, 4477 di PRESIDENZA SEBASTIANI
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