Un Sebastiani al giorno … Toglie l’orticaria di torno?
09/09/2020
Proroga rimborso degli abbonamenti 2019/20
10/09/2020

IL NOSTRO 11 SETTEMBRE (2/2), di “Gaby”

Mercoledì, 7 settembre 1977 (continua) – 
Link alla parte precedente
(…) Sarebbe successo, tutto questo, anche con Caldora?
Non lo sappiamo (anche se possiamo immaginarlo), ma sappiamo di sicuro che con una dirigenza appena-appena “normale”, l’Adriatico sarebbe tranquillamente tutto abbonato, l’incasso finale sarebbe stato stellare, gli interessi bancari (per la cifra incassata subito) avrebbero coperto la differenza con la mancata vendita dei biglietti, e tutte le tifoserie ospiti si sarebbero attaccate al tram; ovvero avremmo giocato “per davvero” 15 partite in casa. Esattamente come accade proprio a Napoli da due anni a questa parte, dove hanno 72.000 abbonati su 80.000 posti, e i restanti 8.000 biglietti, messi in vendita il mercoledì, sono già finiti al venerdì mattina.
Si capisce così perché Ferlaino si è potuto permettere il lusso di spendere 2 miliardi di lire(!!!) per acquistare Beppe Savoldi, e la Juventus del duo Agnelli-Boniperti … no!
Quindi, in tutta onestà, cosa vogliamo rimproverare ai napoletani? Se ci fai caso, non stanno facendo altro che approfittare di una situazione favorevole. Stanno facendo esattamente quel che abbiamo fatto noi a Caserta, a Latina, a Reggio Emilia, a San Benedetto, ad Ancona (con l’Ascoli), a Ferrara, a Terni, a Bologna (naturalmente, non considero Chieti e Vasto) … e ora, inutile negarlo, ci tocca fare l’esperienza inversa.
È “fastidioso”, è molto fastidioso, ma credimi: ci farà solo bene. Al di là dell’indicibile e comprensibile cascetta del momento, questo “sbattere il muso” sarà di grandissimo insegnamento.

Giovedì, 8 settembre 1977
Biglietti finiti. Tutti.
La Pescara Calcio comunica di aver venduto, tra biglietti e abbonamenti:

  • 6.500 Curve Sud;
  • 5.000 Curve Nord (l’ingresso di maratona toglie 1.500 posti rispetto alla Sud);
  • 6.500 Distinti;
  • 8.000 Tribune;

per un incasso complessivo di 153 milioni di lire, di cui 115 derivanti dai biglietti e 38 quale quota abbonamenti (7.632 fino ad oggi). È dunque il nuovo record assoluto per l’Adriatico, che supera (di poco) quello di Pescara-Lecce del 9 giugno 1974.
Poi, naturalmente, devi aggiungere i circa 3.000 biglietti omaggio, viscidamente mascherati come “invito”, e almeno 1.000 accrediti vari.
Ma la “trovata” più incomprensibile … l’ennesima del “fantoccio con il registro sotto braccio” … è che la campagna-abbonamenti prosegue fino a domenica mattina! E quindi, in teoria (ma direi in pratica) gli spettatori potrebbero essere ben più dei 30.000 già sicuri … in uno stadio-cantiere!
Tra l’altro, appena qualcuno ha tempo e voglia ci spieghi dove e come si mettono 6.500 persone dentro una “curvetta” come la Sud dell’attuale Adriatico.
E quindi, ai ritardatari che vogliono assistere a Pescara-Napoli resta solo la scelta tra due opzioni: o fanno l’abbonamento “per sceicchi” oppure si rivolgono agli innumerevoli bagarini, nel frattempo arrivati da tutta Italia (persino da Bologna e Torino!…), e che sin da ieri popolano l’intero quartiere Stadio. Vendono le Curve a 5.000 lire e i Distinti a 10.000, ma c’è anche qualcuno che offre le Numerate a 40.000 lire, cioé:

  • il doppio del prezzo normale … “normale” per modo di dire;
  • una volta e mezza il costo della Monte Mario all’Olimpico, per la Finale di Coppa Campioni (giocata lo scorso 25 maggio),
  • 7.000 lire in più di un abbonamento di Curva.

Tanto per dire …
Il Comune comunica che, in occasione di Pescara-Napoli, sarà chiusa al traffico l’intera zona stadio, per un raggio di un chilometro, pertanto è del tutto inutile recarsi alla partita con la propria auto. Sarà invece potenziato il servizio urbano, con passaggi ogni 5 minuti.
Nel frattempo, ci sono due notizie al riguardo del recente Pescara-Cagliari (Coppa Italia).
La prima riguarda la multa di 250.000 lire che la Società dovrà pagare per “comportamento provocatorio dei tifosi ospitanti verso la squadra avversaria”.
Che significa?… Nessun cagliaritano è stato toccato con un dito, ci sono stati solo ripetuti cori di acido sfottò, come se ne sentono da sempre in tutti gli stadi del mondo, e adesso a Pescara è vietato?… Come a Oxford?… Come in chiesa?… Come in una chiesa antica, perché in quelle moderne …
La seconda riguarda gli incidenti del pre-partita, fuori dai cancelli, dei quali s’è saputo qualche particolare in più. Sono stati rivendicati dagli appartenenti al Circolo del Proletariato Giovanile che, rifiutandosi di sborsare certe cifre, hanno deciso di scavalcare in massa. Sono stati rincorsi dalla Polizia, bloccati e ricacciati fuori dove, però, si sono riorganizzati e hanno assaltano due ingressi, sfondando i cancelli e travolgendo il servizio d’ordine al grido: “No a spettacoli e divertimento solo per i ricchi”.
Dopodiché, hanno emesso un comunicato dove, tra l’altro, scrivono: “Il Comune distribuisce milioni a palate alla Pescara Calcio e al Congresso Eucaristico, ma non fa niente per lo sport giovanile e per i quartieri”. E infine, per Pescara-Napoli proclamano la cosiddetta “autoriduzione”, presentandosi agli ingressi con biglietto “ridotto”, pur avendo abbondantemente superato il limite d’età.
Beh, al di là del fondamento politico, mi pare impossibile dar loro torto.
È tempo anche di rinnovare i Direttivi dei Club Biancazzurri. Questa settimana è il turno di:

  • Porto Nord (presidente Domenico Americano);
  • Zanni (presidente Gianfranco Romano);
  • Casacanditella (presidente “ad interim” l’onorevole Antonio Del Duca);
  • Aurora (presidente Leonetto Nebuloso);
  • Sayonara (presidente Rino Puca);
  • Laser cb (presidente Egidio Calvarese);
  • D’Annunzio-Panthers (presidente Antonio Mancini).

Quest’ultimo è un neonato Club avente sede al Bar D’Annunzio di viale Gabriele D’Annunzio 244, e ricalca un po’ lo schema dell’Excelsior-Rangers, con il gruppo Panthers quale sezione giovanile del Club “adulto” D’Annunzio. Ci fanno sapere che questa nuova fondazione non si vuole opporre a noi, nella maniera più assoluta, ma è dovuta solo ad un modo diverso di tifare e stare vicini alla squadra.
Ribadisco che per noi va benissimo, non c’è problema. Preferiremmo senz’altro l’unione in un unico gruppo e settore, ma comunque è molto meglio la “diversità” dei Panthers che non la “nullità” del CCCB.
Esiste anche il calcio giocato, niente paura: esiste ancora.
Ce lo ricorda il Pescara, che oggi pomeriggio disputa la partitella di metà settimana a Chieti, contro il Chieti Scalo neopromosso in Eccellenza. Il presidente scalino Alfredo Jacovone è euforico, sicuramente per l’incasso, ma anche per il prestigio, a proposito del quale dichiara: “E’ per noi un’eccellente occasione per festeggiare il Pescara in Serie A. Siamo neopromossi anche noi, e questa amichevole ci porterà sicuramente fortuna”.

Venerdì, 9 settembre 1977
Notizie in pillole.
L’amichevole con il Chieti Scalo è finita 8-2 per noi, il che significa che gli scalini fanno più bella figura dei compaesani neroverdi … recentemente umiliati per 10-0 dalle riserve Biancazzurre.
Prima di ripartire, il presidente del Club Biancazzurro Caracas ha ufficialmente invitato il Pescara per una tournée in Venezuela tra un mese esatto, più precisamente nel periodo 6-12 ottobre che coincide con la lunga pausa di campionato per una doppia partita della Nazionale.
Ieri sera è stato inaugurato ufficialmente il Club “Donne Biancazzurre”, in verità fondato lo scorso aprile. La sede è in via Gioberti n. 21 (tel. 27294) e i soci fondatori (o fondatrici che dir si voglia) sono Nella Grossi, Elena Canale (presidentessa), Gaetana Cappellacci e Giuliana Pavone (entrambe vice), Simonetta Cetrullo (segretaria), Gabriella Sericola (tesoriere), Paola Napolitano e Iole Palombo (entrambe revisori dei conti), Maria Antonietta Poggiali e Gabriella Febo (consigliere).

Mentre il Napoli è già arrivato nel ritiro di Francavilla al Mare (Hotel Alcyone), l’onorevole Raffaele Delfino (M.S.I.) è su tutte le furie per il mancato ampliamento provvisorio dell’Adriatico, in tubolari da sostituire man mano con le strutture in cemento, che avrebbe ridotto di molto i pesanti disagi vissuti questa settimana, e che probabilmente continueranno anche dopodomani. In proposito, chiede l’immediato intervento presso la Rai per convincerla a trasmettere (almeno in Campania) la diretta della partita, al fine di scoraggiare tutti i napoletani senza biglietto che annunciano di voler venire ugualmente a Pescara.
Si tratta di un folto gruppo, quantificabile in circa 2.000 tifosi, già noto in tutta Italia da diversi anni perché segue puntualmente la squadra azzurra in ogni trasferta, anche loro con atteggiamento “proletario”:

  • non fanno il biglietto dello stadio, indipendentemente dal costo, per puro principio politico;
  • arrivano nella città ospitante al sabato pomeriggio in treno, anche in questo caso senza fare il biglietto (né i controllori possono fare granché, trovandosi di fronte gruppi di almeno 300 persone);
  • scavalcano di notte la recinzione dello stadio, dove restano nascosti fino all’ora della partita, quando escono allo scoperto in mezzo alla folla pagante.

Per cui, abituati a scavalcare cancellate invalicabili, come quelle di San Siro, dell’Olimpico o del Comunale torinese, la ridicola recinzione dello stadio Adriatico dovrebbe essere una vera passeggiata … in teoria!… Nella pratica la Questura, preavvisata per tempo dai colleghi di Napoli (e dai puntuali piagnistei di via Campania), farà presidiare tutto il perimetro dello stadio sin da domani pomeriggio con l’ausilio dei cani. Per cui … incidenti in vista, e (temo) anche piuttosto seri.
Riflessione finale sempre più amara. Abbiamo una Società di “palazzinari”, l’uno più accanito dell’altro, ma nessuno è stato capace di dire: lo stadio lo amplio io in tre mesi (come ha fatto Rozzi ad Ascoli).
Solo “prendere”. Sempre “prendere”. In ogni caso “prendere”. Da perfetti “im-prenditori” quali per l’appunto sono. E purtroppo, in italiano il termine “in-datori” non esiste. Per cui, quando si tratta di “dare” … tutti spariti, volatilizzati, evaporati, liofilizzati, trasparenti. Inesistenti.
Da voltastomaco.

Sabato, 10 settembre 1977
Si sta preparando una situazione che non mi piace per niente.
Dal primo pomeriggio stanno circolando per le strade di Pescara numerose automobili targate NA che, tra l’altro, aumentano col passare delle ore, e già in serata puoi trovarle un po’ dappertutto. Alcune di loro hanno anche la bandiera fuori dal finestrino (facilmente distinguibile dalle nostre per via della “N” al centro e dello scudetto circolare riguardante le due Coppe Italia vinte). Niente di straordinario: 2 auto qua, 3 là, 1 su. altre 2 giù … niente clacson, niente caroselli, ci mancherebbe altro!… ad ulteriore testimonianza che non c’è alcun intento provocatorio da parte dei napoletani, anzi arrivati con vero spirito vacanziero, magari approfittando di parenti in zona o dei mini appartamenti per il mare che molti di loro hanno a Montesilvano e Francavilla. Per cui, non dobbiamo nascondere i risvolti sicuramente positivi, se solo si pensa ai “bei soldini” che ci portano (per trattorie, pizzerie, bar e spesette varie), oltre che per l’apprezzamento verso la nostra area metropolitana, evidentemente meritevole di dedicargli un week-end di fine estate.
Tutto vero, per carità, ma questo “senso di morbida invasione” … questo subdolo “entrarci in casa”, ci avvolge come un serpente boa e, per quanto l’avessimo messa in preventivo, ora che si sta materializzando mette a dura prova la nostra capacità di tenere a bada ogni “reazione” spontanea.
Per la verità, la tifoseria Biancazzurra non sta certo a guardare. Abbiamo fatto un giro d’orizzonte un po’ in tutta la città e abbiamo potuto constatare che in tutti i ritrovi si lavora sodo per preparare a dovere l’attesissima “prima” di domani pomeriggio. Benissimo, ma la mia prima impressione non si è spostata di un solo centimetro: arriviamo a questo appuntamento molto impreparati e con una reazione decisamente tardiva. Per cui, ho l’impressione che a livello di tifo si metta molto male. Per noi, naturalmente.
Quanto a noi del Pescara Rangers, oltre allo striscione nuovo di 20 metri (che comunque ha già esordito in Coppa Italia), abbiamo riparato i tamburi rotti e domani li avremo tutti e otto. Inoltre, Michele “lu cinese” ci ha finalmente procurato i tanto desiderati fumogeni, fatti preparare appositamente da una ditta di Francavilla. Unico neo è che per questa volta dobbiamo accontentarci di quelli color viola, perché le polveri bianche e azzurre sono una vera rarità e vanno ordinate per tempo; basti dire che non li hanno nemmeno al San Paolo.
Sì, va tutto bene, ma … la cascetta cresce. Ora dopo ora.

Domenica, 11 settembre 1977
Una data storica, in cui Pescara è per un giorno il centro del mondo.
Da una parte, la squadra di calcio fa il debutto assoluto in Serie A, dall’altra si inaugura il Congresso Eucaristico, con la partecipazione (distribuita nei vari giorni) di Giulio Andreotti, Papa Paolo VI, tutti i cardinali, le massime autorità religiose d’Europa e la “crema” della politica italiana che … figurati se si perde quest’occasione per fare “battuage”!… Senza contare l’arrivo di 10.000 fedeli al giorno (stima per difetto) da tutta Italia.
È già dall’altro ieri che i quotidiani, i settimanali e qualsiasi altra cosa vendibile in edicola stanno regalando calendari di Serie A e poster del Pescara di tutti i formati, a colori come in bianco e nero; chi ha la pazienza di raccoglierli tutti può mettere su una vera collezione, di quelle che tra qualche decina d’anni potrebbero avere valore inestimabile. In più, ad arbitrare il nostro debutto è stato chiamato Paolo Bergamo di Livorno, quello del recentissimo spareggio Cagliari-Atalanta giocato a Genova; per cui, abbiamo un’occasione più unica che rara per ringraziarlo d’aver arbitrato (finalmente!…) senza sudditanza verso il “protettissimo” Cagliari; ed infatti, s’è visto com’è andata a finire.
Che i giornali locali presentino l’evento con una risonanza “extra ordinaria” è quantomeno logico, quindi ben più interessante è andare a vedere cosa scrivono (e dicono in TV) sul Pescara a livello nazionale.
I più, che per inciso sono i soliti “noti”, si divertono a sottolineare la nostra inadeguatezza tecnica al campionato e, chi più direttamente chi più velatamente, ci danno per retrocessi prima di iniziare … nonostante gran parte di loro non ci hanno mai visto giocare. Siccome questa storiella va avanti già da un mese e mezzo, ti dirò: mi comincia a sorgere qualche sospetto. Sì, perché se si limitassero a opinioni del tipo “salvezza durissima da ottenere, ma non impossibile” potrei capirlo ed essere persino d’accordo, ma mi chiedo: da dove viene tutta questa “sicura sicurezza” sulla nostra retrocessione?
C’è forse “qualcosa” che non sappiamo?
Tra questi “nuovi veggenti”, emerge e si distacca totalmente Maurizio Barendson che, pur non avendo nulla da spartire con Pescara, sul Corriere dello Sport pronostica: “Il quartultimo posto è ampiamente alla portata del Pescara, grazie ad un allenatore saggio come Cadè e a un pubblico meridionale nel senso migliore del termine”. Dunque, un vero signore del giornalismo perché, trovandosi a commentare per la prima volta in assoluto una squadra a lui sconosciuta, non si avventura scelleratamente a parlare di ciò che non sa, ma sceglie di incoraggiarla, mettendo in evidenza gli innegabili pregi, invece di seppellirla sotto una valanga di ironie, sberleffi e negatività d’ogni genere.

Un altro tipo di sberleffo, per certi versi molto più pesante, ci piove addosso ancor prima di aprire le pagine dei quotidiani: e a questo punto c’è davvero ben poco da meravigliarsi.
Tutti noi conosciamo lo stato di quiete che regna a Pescara ogni domenica mattina, diciamo all’incirca fino alle 9,00-9,30: un silenzio quasi totale, se paragonato agli altri giorni della settimana, rotto là e qua dal rombo di qualche moto o auto, da un isolato vociare o dallo scampanio delle chiese; poco o niente di più. E invece, questa mattina veniamo letteralmente svegliati da un inusuale e stranissimo carosello di auto, quando sono passate da poco le 6,00 … nientemeno che le 6,00 di una domenica mattina!
Uno sposalizio non può essere.
Un’iniziativa del signor Manzo nemmeno, perché ci avrebbe senz’altro fatto sapere qualcosa (non è il tempo delle sorprese).
Un carosello di “riscaldamento”, ad opera de I Fedelissimi? Non credo proprio, a quest’ora.
L’ennesima “trovata” teatrale di Zazzà? Sì, è un “mezzo matto”, ma non fino a questo punto.
Purtroppo, tutti i nostri timori trovano immediata traduzione in realtà: è un carosello dei tifosi napoletani!
Sì, va bene, niente di eccezionale: sono 6 auto in tutto con due bandiere e una sciarpa al vento, ma stanno scorazzando a più riprese su e giù per corso Vittorio Emanuele, così da dare l’impressione di essere dieci volte di più e di aver messo in atto una vera “presa del territorio”. Materialmente parlando non è così, ma è questa la sensazione che suscitano e, posso assicurarti, non è affatto “piacevole”.
Il passaparola (tramite citofoni) è immediato, e un po’ tutti noi del gruppo-capo ci ritroviamo all’Excelsior già alle 9,30 (con un’ora di anticipo su quanto concordato ieri). È necessario dunque analizzare con “calma”(???) una situazione che si sta facendo insopportabile.
Se fossimo tifosi adulti, forse … e sottolineo forse … la prenderemmo a ridere e con divertimento, ma alla nostra età il sangue ci sta bollendo e, non esagero affatto, in questo momento saremmo capaci di tutto pur di riportare la situazione alla “normalità pescarese” cui siamo abituati. Ma ti dirò di più: stiamo avvertendo con inusuale forza che c’è di mezzo l’Onore di Pescara, dove mai … e dico mai … una tifoseria ospite (di quelle pochissime che si sono fatte vedere) ha osato anche solo pensare di organizzare un carosello per le vie della città. Nemmeno i perugini di due anni fa, che pure avevano il nostro “permesso” per festeggiare la loro prima promozione in Serie A. Nemmeno i baresi del 1966-67, che erano ad un passo dal festeggiare il ritorno in Serie B.

I nostri padri hanno costruito per decenni, mattone dopo mattone, la storia di un Adriatico-bunker

e di una città senz’altro ospitalissima, ma sempre e solo con il massimo “rispetto” e con quell’ancor più grande “timore” che si deve quando si va in casa altrui. E oggi noi ci ritroviamo sulle spalle la pesantissima responsabilità di difendere una Tradizione (scritta non a caso con la “T”) che non può e non deve essere minimante intaccata. Tantomeno per causa nostra.
Non ce lo perdonerebbe neanche San Cetteo in persona. E Sant’Andrea “ci’abbenderebbe” i cani.
Dopo una mezz’oretta, dallo stadio arrivano alcuni dei nostri in motorino (specie quelli che abitano in zona e al Villaggio Alcyone), per riferirci che in giro da quelle parti si vedono quasi esclusivamente napoletani. Ciro e un amico di Sandro (ex Ultras) vanno a rendersi conto di persona, e al loro ritorno (dopo un’oretta circa) il resoconto è ancora peggiore; se possibile. Manca ancora molto a mezzogiorno, ma allo stadio ci sono già napoletani dappertutto: tifosi, semplici sportivi, bagarini, venditori ambulanti, sfaccendati, curiosi … chiunque e ovunque. E ne stanno combinando di tutti i colori. Nessuna violenza fisica, neanche minima, ma sfottono pesantemente i pochi pescaresi presenti, consumano nei bar e nelle tabaccherie senza pagare, fanno sventolare bandiere con la “N” in ogni angolo, improvvisano mini-sfilate in ogni via a suon di trombette, fischietti e tamburelli … ma soprattutto hanno letteralmente accerchiato lo stadio, pronti a spargersi in tutti i settori, com’è loro radicata e risaputa strategia, con la quale sopperiscono ad un tifo organizzato praticamente nullo.
Ciro ha anche provato ad attaccare … “discorso” … (diciamo così …) con alcuni di loro, più che altro per far notare che la Curva Sud è il nostro “momentaneo” settore, nonché delle Brigate Biancazzurre e dei N.A.B (in attesa che si completi l’ampliamento della Nord), e che quindi da quelle parti rischiano di brutto. Ma la risposta è un misto di incoscienza e strafottenza: “Non c’importa niente, noi andiamo dove ci pare”. E c’è da crederci, visto che l’anno scorso hanno avuto … non so nemmeno io come chiamarlo … di entrare senza porsi alcun problema anche in Curva Sud all’Olimpico e in Curva Fiesole a Firenze! Certo, dopo 10 secondi son dovuti scappare “alla Mennea”, prendendole di santa ragione in entrambi i casi, ma intanto ci sono andati; tanto per meglio capire con chi abbiamo a che fare.
A proposito, e i nostri Fedelissimi dove sono? Sì, proprio loro: Rudy, Gianfranco, Giovanni “d’la Marin”, Marcello “bumbular”, Marcello e Valerio Celsi, Pietro “lu’mbriacon”, Eugenio, Cenzino, Paolo “il brutto” e tutti gli altri del loro gruppo, sempre pronti a mettere le cose “in chiaro” con chiunque … oggi dove sono? È oggi che c’è davvero bisogno della loro “opera”, non con i 400 nocerini, i 350 foggiani o i 500 avellinesi … Dove sono ora?
Beh, c’è un solo modo per saperlo: andare a chiederlo direttamente nella loro sede di via Firenze, cosa che facciamo subito io, Fabrizio e Stefano “vastese”, con la viva speranza di trovare appoggio, anzi rinforzo, alla nostra ribellione “patriottica”.
Sarebbe stato meglio lasciar perdere.
Non solo non ancora arrivano tutti, neanche fosse una giornata qualunque, ma quelli che ci sono danno l’idea di fregarsene altamente e, anzi, accusano noi di essere fin troppo esagerati, per la serie: “E’ una giornata di festa calcistica, godiamoci la partita e lasciamo perdere tutto il resto. Chi ci ni frec’annù di li napulitan’!?…”.
Che cosaaaaa?…
Ho capito bene, o la cascetta a diecimila mi sta provocando anche le “allucinazioni uditive”?… Stiamo ad un passo dallo giocare “fuori casa”, stiamo per rischiare una storica e indelebile sopraffazione, stiamo per disfare in un solo giorno la pluridecennale “Sacralità dell’Adriatico”, e per voi è solo una giornata di festa?
Ma davvero ci apprestiamo ad affrontare le migliori tifoserie d’Italia con questo spirito?
Né il nostro Excelsior ci è di un qualche aiuto, perché tanto i “vecchi” quanto lo stesso signor Manzo (e tutto il suo clan) sembrano in piena sintonia di pensiero con I Fedelissimi; insomma, i “visionari” e i “troppo agitati” saremmo noi.
Noi?… Siete voi ad essere tutti in piena anestesia. Ma proprio tutti … e fra qualche ora ne avrete la più lampante delle dimostrazioni, che vi sveglierà tutto di botto.
Si sono fatte le 11,00 e, come programmato in settimana, tra poco ci avvieremo tutti insieme e a piedi verso lo stadio (i cancelli aprono alle 13,00 e la partita inizia alle 16,00), mentre il signor Manzo, Ettore, Michele “lu cinese”, Alvaro e Renato ci aspetteranno direttamente davanti alla Curva Sud con il furgoncino carico di tamburi, fumogeni, striscione e alcune bandiere … ammesso che la Polizia Stradale lo faccia passare (il signor Manzo è sicuro di si).
Manco a dirlo, di pranzare non se ne parla nemmeno.
Siamo all’incirca un centinaio, e fino al ponte vecchio tutto bene. Ma subito dopo, con viale Marconi inizia anche il caos più totale. Ma … in Comune non avevano assicurato la “chiusura al traffico” nel raggio di un chilometro? E allora, come mai le auto in circolazione sono il doppio del solito? Come mai tra esse ce ne sono decine e decine targate NA che entrano ed escono a piacimento dalla “zona chiusa”? Per non parlare poi del traffico pedonale! I due marciapiedi sono la riproposizione quadruplicata della Processione del Venerdì Santo e, man mano che ci avviciniamo allo stadio, la percentuale dei napoletani aumenta a dismisura.
Se non fosse per i palazzi, le strade e i negozi giurerei di trovarmi a Napoli. Non perché i pescaresi siano spariti, tutt’altro, ma perché i tifosi azzurri stanno mettendo in atto la loro vera specialità … che non è la pizza, come tutti credono, ma quella ineguagliabile arte di “moltiplicarsi” e spargersi, facendo credere di essere dieci volte di più di quel che sono davvero. Al contrario dei pescaresi, che invece stanno andando allo stadio con stranissima e inusuale tranquillità. Boh!…
Biancazzurro dappertutto, ma non si capisce più di chi … in un “minestrone” per certi versi fantascientifico e sconcertante allo stesso tempo.
Gli scontri verbali sono inevitabili, e anche molto accesi, ma decidiamo di non “abbassarci” a certi livelli, in tutta franchezza degni della peggiore Serie D girone G (quello campano, per l’appunto …), e quindi utilizziamo la potentissima e infallibile arma dell’ironia: applausi sonori ad ogni loro passaggio, ad ogni loro parola di sfottò, ad ogni loro arroganza. Come volevasi dimostrare, il risultato è assicurato: la maggior parte si zittisce all’istante, in preda ad un improvviso (e saggio) senso di vergogna, di fatto umiliati senza che noi pronunciassimo una sola parola. Ma c’è anche chi reagisce al contrario e, con un surplus acidità (di stomaco, immagino), comincia a inveire urlandoci in faccia: “Serie B!… Serie B!…”, pietosa e misericordiosa traduzione di uno strano suono che somiglia molto da vicino a: “Seriabbì!… Seriabbì!…”
In questo momento sto capendo molte cose.
Ad esempio, sto capendo come mai la Nord di Bergamo, la Filadelfia juventina e la Maratona granata siano le uniche tre Curve in Italia dove i napoletani non solo non possono mettere piede neanche con la fantasia, neanche per sbaglio, ma sono costretti a starne molto alla larga, se vogliono tornare a casa tutto d’un pezzo (vatti a leggere le cronache delle ultime trasferte azzurre a Bergamo e Torino). E quindi, a parte Torino, torno a chiedermi per l’ennesima volta cos’avremmo noi da invidiare ad una città come Bergamo. Risposta semplice-semplice: in teoria niente (anzi sarebbe l’esatto contrario), nella pratica tutto! A cominciare dalla necessaria e fondamentale esperienza in Serie A, per finire a quella capacità organizzativa che al momento noi possiamo solo fantasticare. Peraltro, e forse è il dato fondamentale della questione, Bergamo e Verona sono le uniche due città in Italia dove non esistono Club delle “strisciate” (Inter, Milan e Juve), né di qualsiasi altra squadra. A Bergamo e Verona si tifa solo Atalanta e Hellas, e se provi a chiederti il “perché”, troverai la risposta che ti apre un mondo di spiegazioni.

Arriviamo all’Adriatico … che ad un certo punto cominciava a sembrarmi irraggiungibile e … forse sarebbe stato meglio così: da restare sgomenti, ma direi increduli. Proprio nel senso che mi rifiuto di credere.
Ci fermiamo davanti al Sayonara, essendo l’unica “oasi” dei dintorni rimasta totalmente pescarese, così da riunirci tutti e fare massa con coloro che ci stavano aspettando sul posto. Fare massa si sta rendendo quanto mai necessario, nemmeno fossimo nella più “difficile” delle trasferte, perché a questo punto siamo convinti che sarà quasi impossibile raggiungere la Curva Sud senza dover nostro malgrado trovarci protagonisti di almeno uno scontro fisico. Ed è proprio per questo che siamo costretti a “armarci” pesantemente e preventivamente con … meglio non dire con cosa … Ti dico solo che se ci capovolgono e ci scuotono, dalle nostre tasche e dai tanti tascapani uscirebbe abbastanza materiale da poter aprire un negozio di ferramenta … tra i più forniti del Centro Italia. Ne avremmo fatto molto volentieri a meno, ma la sola idea di farci sopraffare in casa nostra è inammissibile su tutto il fronte, perciò: a mali estremi, estremi rimedi.
A maggior ragione perché si tratta di una sopraffazione morale, che riteniamo molto peggiore di quella materiale.
Per somma fortuna, è solo un falso allarme. I napoletani si guardano bene da “accendere fuochi”, non si capisce se per inusuale rispetto per la città che li sta ospitando, oppure perché non ci si cacano nemmeno (ma non credo che questa “filosofia” faccia parte del pensiero partenopeo). Dal canto loro, i pescaresi fanno altrettanto a parti rovesciate e, quindi, per incredibile che possa sembrare, non vola un solo schiaffo. Continuano gli sfottò da ambo le parti, ma sono di tono marcatamente folkloristico e non si va mai oltre. Dunque, arriviamo in Curva Sud passando davanti ai Distinti, un tragitto più o meno di 300 metri in tutto, durante il quale io personalmente vengo avvicinato da almeno dieci bagarini che mi offrono biglietti a “prezzi di realizzo”; o giù di lì.
Cose da pazzi!
Mai vista tanta gente ammucchiata fuori dai cancelli, ad aspettarne l’apertura. Al punto che, secondo me, l’obiettivo maggiore è quello di salvare i vestiti e … la pelle, ovvero non finire calpestati e soffocati; poi, semmai, quello di salire le gradinate e guadagnare i posti migliori. Tifosi con biglietto o abbonamento, tifosi venuti con l’illusione di trovare i botteghini aperti, tifosi in continua “contrattazione” con i bagarini, tifosi pronti a ri-scavalcare per la decima volta o entrare con qualsiasi mezzo, tifosi che si sono ormai arresi e sono venuti solo per curiosità.
Non esagero se ti dico che intorno allo stadio in totale ci saranno almeno 50.000 persone; un Adriatico contenente 50.000 spettatori oggi sarebbe tutto esaurito, fino all’ultimo posto in piedi.

Si sente parlare napoletano dappertutto, in ogni marciapiede, in ogni strada adiacente, in ogni bar, soprattutto perché loro schiamazzano, si urlano gli uni con gli altri come e peggio che al mercato del pesce, mentre i pescaresi, pur in netta maggioranza, assistono divertiti e in religioso silenzio … Tant’è che quando sento un vociare in dialetto abruzzese ho un moto di entusiasmo e di orgoglio … nemmeno mi trovassi in Australia. Ma quel che ci allarma per davvero (ed invece non dovrebbe meravigliarci affatto) è constatare come davanti ai cancelli della Curva Sud sia la stessa identica cosa. Di fatto, siamo circondati e, seppure in un conclamato clima di reciproca “sopportazione”, cominciamo a temere seriamente di avere grossi problemi a organizzare il nostro normale tifo.
È evidente, perciò, che la tifoseria napoletana è ben a conoscenza della Nord come “curva di casa”, ma non sanno (né potevano immaginare) che per quest’anno siamo stati costretti al momentaneo “trasloco” per via dell’assurdo piano con cui verrà ampliato l’Adriatico. Non mi pare affatto difficile prevedere che questo “inconveniente” (se vogliamo chiamarlo così) si ripeterà ancora “enne” volte durante questo campionato; specie al riguardo delle tifoserie maggiori.
Dunque, l’impatto con la Serie A si sta rivelando ben più problematico di quanto preventivato.
Certo, è pur vero che si sono verificate una serie di coincidenze tutte a noi sfavorevoli, come la “prima” proprio con il Napoli, per di più lanciato “a mille” nelle ambizioni di Scudetto, l’Adriatico in queste pietose condizioni, i casini societari, un CCCB nel pallone più totale, un Pescara Rangers ancora in fase di maturazione, la “bandiera bianca” de I Fedelissimi, il “gruppo Ivo” convinto che giocare con il Napoli o con la Turris sia la stessa cosa … e così via, ma ciò non toglie che stiamo rimediando uno storico “sbianco” per colpe unicamente pescaresi, delle quali si può fare una veloce sintesi:

  1. se questo “capolavoro” di dirigenza che ci ritroviamo avesse creduto davvero alla promozione in Serie A già dopo la vittoria a Vicenza dello scorso gennaio, si sarebbe messa subito in moto per preparare il progetto esecutivo dell’ampliamento, avrebbe appaltato i lavori e sin dal 4 luglio si sarebbe aperto il cantiere … con i fatti, non solo con le chiacchiere parlate e scritte sui cartelli;
  2. disgraziatamente, poteva accadere di non andare in Serie A? Non cambiava proprio niente, perché o rimetti tutto nel cassetto, in attesa che serva di nuovo (il progetto non scade come lo yogurt), oppure l’ampliamento lo fai lo stesso, e sarebbe stata la scelta di gran lunga più ragionevole, visto che l’Adriatico si era già rivelato troppo piccolo anche per la Serie B;
  3. al momento di redigere i calendari chiedi alla Lega di farti giocare 4 delle prime 5 partite in trasferta, e se sei una Società seria vieni accontentata senza problemi, essendoci di mezzo motivi di ordine pubblico tutt’altro che ipotetici. Se, invece, vieni riconosciuta come Società di “chiachijlli”, la Lega ti ride in faccia e ti dimostra quanto sei “chiachijllo” ammollandoti 3 partite in casa su 4, ovvero l’esatto contrario di quanto hai chiesto;
  4. per non tornare, poi, sulla galattica puttanata al riguardo della campagna-abbonamenti, che ha impedito un Adriatico interamente abbonato, quindi “chiuso” a qualsiasi problema ospite.

E potrei andare avanti all’infinito, con l’unico risultato di avvelenarmi definitivamente quel poco di sangue buono che mi resta.
Come si vede, è solamente con noi stessi che dobbiamo prendercela. E meno male che i napoletani stanno messi addirittura peggio di noi, in quanto a dis-organizzazione, altrimenti oggi ci avrebbero cacciati di casa senza neanche sforzarsi più di tanto. Uno “sfratto” che per oggi è fortunatamente rimasto solo un rischio, ma continuando di questo passo arriveremo ben presto a viverlo come dolorosissima realtà.
Perciò, tocca a noi, e solo a noi, cambiare passo. Prima di subito.
Una volta dentro lo stadio (ed è già un’impresa esserci riusciti … da vivi), abbiamo la prima sorpresa: i napoletani non sono i 10.000 preventivati, tantomeno i 20.000 che sembravano (o che erano davvero?) qua fuori fino a pochi minuti fa, ma 5-6.000 al massimo, cioè giusto quelli in possesso di biglietto. Dunque, tutti gli altri non sono riusciti a “saltare” – proprio nello stadio che appariva più “alla portata” dell’intera Serie A – per via di una cancellata esterna semplicemente ridicola. Va tutto a onore e merito della Questura pescarese.
Come loro solito, si sparpagliano un po’ in tutto lo stadio formando decine di gruppetti da 2-300 persone ciascuno, e proprio in Curva Sud sembra esserci il grosso del tifo partenopeo, quello “pseudo-ultras” con gli striscioni del Blue Lions, di un altro gruppo illeggibile e delle sezioni Pagani e Scafati; per il resto, 3-4 tamburelli di scarsa rilevanza, qualche bandiera, i soliti fischietti e niente più.
Una pena assoluta.
Il vero (e ben peggiore) problema morale per noi è quello subdolo che sta accadendo nei Distinti, quindi in “casa Fedelissimi”. Questi ultimi sono riusciti a conservare il loro settore abituale (ed è quasi miracoloso, nel caos totale di oggi), ma un gruppetto di tifosi napoletani si è appena sistemato nella parte soprastante il corridoio e, di fatto, gli incombono sulle teste; in chiara posizione di dominio. Come se non bastasse, due di loro salgono con assoluta tranquillità sul tetto della cabina radio-TV ed espongono lo striscione: “Club Roma-Forza Napoli” sui tre pennoni centrali … Sì, hai capito benissimo: uno striscione ospite nel punto più visibile di tutto lo stadio, là dove (per la cronaca) c’è sempre stato lo striscione del nostro “Porto Nord”. E I Fedelissimi non stanno muovendo un solo dito davanti ad uno “sbianco” (ripeto) di portata colossale, mentre per molto ma molto meno, negli anni passati hanno fatto “un massacro” (ricordiamo tutti le partite con Nocerina, Avellino, Catanzaro e Foggia; tutte tifoserie ridotte al totale silenzio nel giro di un quarto d’ora).
Hanno uno striscione ospite non solo “in casa loro”, ma addirittura sopra le teste!… L’intero settore Distinti sta visivamente assumendo una connotazione napoletana, perché sappiamo bene qual è la “potenza” di uno striscione in tal senso. Il tutto perfettamente a favore di telecamere Rai, e non oso pensare a ciò che farà vedere stasera la Domenica Sportiva … a tutta Italia, non a Pescara e provincia, non in Abruzzo, ma in tutta Italia. E nessuno dice una sola parola. Anzi, manca poco che ci scappi un mezzo gemellaggio! A questo punto, me l’aspetto da un momento all’altro.
Mi rifiuto di credere a quanto sto vedendo: è impossibile. È “scientificamente” impossibile.
Questa non è Pescara. Questa è la scenografia di un incubo, dal quale svegliarci il prima possibile,
Voglio essere certo che resti un caso isolato nella storia del tifo pescarese, proprio per le ragioni suesposte, ma purtroppo resterà anche un’immagine indelebile nella nostra memoria: il gruppo de I Fedelissimi, che fino a pochi mesi fa è stato il gruppo trainante dell’Adriatico, anche (e soprattutto) a livello di “difesa fisica”, oggi tifa con un vistosissimo striscione “Forza Napoli” sopra le loro teste!
Non c’è dubbio: o è uno scherzo concordato, o è un incubo.
Non è un incubo. E purtroppo neanche uno scherzo concordato, ma la conferma di una spietata realtà: di fatto, il nucleo storico de I Fedelissimi sta alzando bandiera bianca non già davanti ai napoletani, ma davanti alla Serie A in generale. Sono stati i nostri “maestri” di tifo, la famiglia in mezzo alla quale siamo nati e cresciuti come “ultras”, ma oggi stanno onestamente riconoscendo la loro inadeguatezza in un campionato forse ancora troppo grande per tutti noi. È inutile che ci incazziamo e li accusiamo di passiva sottomissione perché, al contrario, temo che ci stiano passando definitivamente il testimone. E dico “temo” con tutta la responsabilità che questo comporta. Temo che sia giunto il tempo, ed è questo, di capire che il cordone ombelicale si sta staccando, e da domattina in poi dovremo rimboccarci le maniche molto-ma-molto più di quanto non abbiamo fatto finora. Oppure questa figura da cani non resterà affatto un caso isolato; e le altre tifoserie di Serie A non sono napoletani … Tutt’altro.
Ricordiamoci sempre, anzi impariamo a memoria, che esiste un confine ben preciso tra “ospitalità” e Dignità. Ospitare civilmente non significa permettere all’ospite di fare quello che gli pare … a casa mia!… Esiste una Sacralità dello stadio Adriatico che nessuno deve permettersi di intaccare neanche minimante, e per nessuna ragione al mondo. La Sacralità di un territorio non ammette deroghe e compromessi; né materiali né tantomeno morali.
Ricordiamolo sempre.
Data la situazione generale, ci sarebbero tutte le premesse per un pomeriggio all’insegna di manganelli, lacrimogeni, lampeggianti, sirene e manette. Invece, tutto prosegue come era iniziato fuori lo stadio: i soliti sfottò fritti e rifritti (peraltro, neanche troppo convinti), un paio di veloci e inevitabili scazzottate in Curva Sud, e niente più. Ogni fazione fa quello che gli pare senza che la controparte abbia alcunché da obiettare, pur stando fianco a fianco un po’ dappertutto.
Il peggio del peggio, al quale (come si sa) non c’è mai fine, arriva con l’annuncio delle formazioni. La nostra viene fischiata così sonoramente che nemmeno riusciamo a sentirla … a casa nostra!
Sì, è vero che c’era da aspettarselo, data la dislocazione “a macchia di leopardo” dei napoletani e considerando che due su tre hanno un fischietto rumorosissimo (ma dove vanno a prenderle, certe cose?). Sì, siamo d’accordo che noi abbiamo fatto altrettanto: 25.000 fischi alla “Terni-maniera” (spareggio col Cagliari) che “assordiscono” del tutto la formazione ospite, ma questo rientra nella normalità. Non è per niente normale, invece, farsi fischiare la formazione in casa propria, e per di più in questa maniera. Perciò, come sarà molto difficile togliersi dagli occhi l’immagine dello striscione dominante nei Distinti, così sarà pressoché impossibile togliersi dalle orecchie un “concerto” così umiliante.
Senza mezzi termini: umiliante.
Insomma, ci sta tornando indietro come un cinico boomerang tutto quanto abbiamo fatto noi in giro per l’Italia negli ultimi 4 anni.

La partita, poi … sembra fatta apposta per completare un macabro copione. Se invece dello splendido sole estivo oggi avessimo un tenebroso pomeriggio invernale, magari con qualche lampo e tuono di contorno, ci sarebbe proprio tutto per iscrivere il filmato di questa giornata al Festival del Cinema, sezione “horror” naturalmente. E di quelli vietati ai minori di 18 anni.
Senti qua che cos’altro ci tocca sopportare.
La prima decina di minuti sarebbe la classica fase “di studio”, ma forse Nobili & C. prendono un po’ troppo alla lettera questa definizione, visto che restano a guardare come impietriti. Di fatto, il Napoli si vede praticamente “costretto” a dominare e a segnare. Nemmeno Zucchini si esime dal gioco corale delle “belle statuine”, indugia con la palla tra i piedi (e non si sa perché) e se la fa togliere come un principiante dall’azzurro Livio Pin che, a quel punto, deve solo sparare in porta, potendo contare anche sulla non-presenza di Piloni, a sua volta “incantato” dal bel cielo terso, il sole che ricama merletti di luce e i passerotti che vibrano nell’aria melodie di settecentesca memoria. E così, l’ala destra napoletana si porta a casa anche le 700 bottiglie del nostro vino, che l’enologo Carmine Festa ha messo in palio proprio per chi avesse segnato il primo gol del campionato; magari con la speranza (o illusione) di darle ad un giocatore del Pescara … sì, figuriamoci!

Reazione confusissima del Pescara, ma quando riesce ad avvicinarsi alla porta di Mattolini si rende molto pericoloso, nel caso specifico con La Rosa che si vede ribattere il suo tiro preciso sulla linea da Restelli. Niente sfortuna: è solo ingenuità (o debolezza?) del nostro attaccante, che da quella posizione non deve tirare … deve sfondare la porta, facendoci entrare dentro palla e portiere.
Tre minuti ancora e il Napoli usufruisce di una punizione dal limite vista solo dall’arbitro Bergamo; persino i giocatori azzurri restano sorpresi. Tutti si aspettano il tiro dei soliti Chiarugi o Savoldi, e invece a sorpresa tira Bruscolotti che, per l’occasione, dimostra tutto il suo essere terzino: una “ciabattata” da farci piegare in due per il ridere … nemmeno al Rampigna per i campionati amatoriali!… Ma purtroppo non c’è proprio niente da ridere, anzi abbiamo molto da piangere nel vedere Piloni farsi superare praticamente da uno “straccio bagnato”; una palla che poteva essere fermata senza problemi con una mano sola.

Lo 0-2 (striscione Club Biancazzurro LASER CB sullo sfondo)

Ancora una pseudo-reazione del Pescara, tanto per ricordarci che il calcio si gioca con due squadre in campo … almeno in teoria. Ancora La Rosa in avanti, sempre e solo lui (poveraccio!), Mattolini gli esce alla disperata tra i piedi e lui, anziché superarlo facile-facile col più comodo e semplice dei pallonetti, gli spara addosso con precisione millimetrica.
Succede!… Ed è persino ovvio che succeda, quando ti presenti in Serie A con La Rosa e Grop in attacco, perché ti sei fatto soffiare Bertuzzo sotto il naso dal Cesena (!!!) e non sei in grado di spendere 6-700 milioni per De Ponti, o per Bonci, o per Bresciani, ben sapendo (e in via Campania lo sanno eccome!…) che una disgraziatissima retrocessione in Serie B costerebbe 20 volte quello che “il ragioniere” crede d’aver risparmiato.
È il 35°, e si ripete uguale-uguale la suddetta azione di La Rosa, ma a parti inverse: Piloni esce “a vacca” e Chiarugi (che purtroppo per noi non è La Rosa) lo supera con un pallonetto non beffardo, ma niente più e niente meno che irridente … come quelli che Davide fa a Stani quando gioca in porta al campetto di via Trieste.
Dunque, ricapitoliamo: dopo 35 minuti perdiamo già 3-0, un passivo mai visto qua all’Adriatico da quando vi ho messo piede la prima volta, nemmeno quando in panchina abbiamo avuto il “magico duo” Falini-Patricelli (ed è tutto dire!… ), nemmeno in occasione di amichevoli con squadroni di Serie A (Milan, Juventus, eccetera). Peraltro, tre gol segnati sotto la Curva Sud, quindi “in faccia” a noi. Non solo, ma per non far torno a nessuno, siamo riusciti anche nella titanica impresa di far segnare un terzino destro di nome Bruscolotti … anzi, Brushkolotti … che in 7 campionati aveva segnato 4 gol, l’ultimo dei quali tre anni fa. E abbiamo completato l’opera facendo segnare un “cascatore d’area” come Chiarugi, ormai miseramente avviato sul viale del tramonto.
Splendido!
Grande Napoli? Ma per favore!… Uno squadra da metà classifica!… Un Napoli che se giocasse contro il Pescara degli spareggi verrebbe calpestato senza pietà, puoi starne certo, ma oggi sta giocando contro undici statue di sale, e quindi gli riesce facile ottenere molto più di quanto non sia nelle sue reali possibilità.
Quanto a noi … sì, voglio capire l’emozione per l’esordio, per il pubblico, per la risonanza della partita (l’Adriatico è il campo principale a “Tutto il calcio minuto per minuto”) … per tutto quello che ti pare, ma siamo davanti a uno “spettacolo” inammissibile. Tanto più inammissibile se consideri che le altre squadre nostre concorrenti alla salvezza sono ancora comodamente sullo 0-0, a cominciare dal Foggia, che gioca in casa della Juventus, per finire al L.R. Vicenza impegnata nel derby di Verona; quindi, stiamo parlando di partite tutt’altro che semplici.
A un “massacro autorizzato” sul campo corrisponde inevitabilmente un massacro sugli spalti. I napoletani, già al settimo cielo prima della partita (convinti di avere uno squadrone da Scudetto sicuro), ora hanno ovviamente raggiunto il … quattordicesimo cielo. E quindi, dapprima ci “soffocano” di tifo, approfittando del risultato e del nostro contemporaneo sconcerto più totale, poi ci deridono facendoci capire inequivocabilmente che preferiscono non sprecare energie per infierire, ed infine si dedicano addirittura alla … Juventus, che ospiteranno domenica prossima al San Paolo, in uno scontro che si annuncia sin da ora memorabile.
Sono 5-6.000, ma si è creata la classica, perfetta situazione in cui loro ci vanno a nozze, e ora sembrano 50.000. Bandiere al vento e un casino assordante che chiamare tifo sarebbe quasi una bestemmia … “scirrannì-scirrannà-pesce fritt’e baccalà” … ma è comunque un fortissimo segno di presenza. In contrapposizione alla nostra “assenza”, peraltro assolutamente giustificata: è tutto contro di noi, dalle fosche premesse della vigilia all’assurdo che sta accadendo in campo. Non sappiamo cosa fare: metterci a piangere per la disperazione e la cascetta? O andarcene a casa per protesta? La tentazione è fortissima, davanti a una squadra irriconoscibile, che ci sta giocando il peggiore degli scherzi possibili, e in prospettiva di un secondo tempo che, per quanto al rallentatore voglia essere, rischia seriamente di porre il sigillo a una memorabile goleada tennistica. Con tutte le ripercussioni di immagine e morali fin troppo semplici da prevedere.
Un esordio assoluto in Serie A che, evidentemente, non dimenticheremo per tutta la vita … e non certo per i motivi che sognavamo fino a stamattina.
Per di più in casa nostra!… In uno stadio che (torno a ripetere) sin dalla sua inaugurazione ha sempre fatto vedere i sorci verdi a chiunque abbia avuto l’ingrato compito di metterci piede. In uno stadio che, se non fosse per lo sciaguratissimo campionato ’75-’76 di Tom Rosati (una specie di “buco nero” della nostra storia recente), non vedeva una sconfitta del Pescara da tempo immemorabile. Uno stadio che nemmeno nel vergognoso anno della retrocessione in Serie D ha visto scene del genere.
Riusciamo a resistere alla tentazione di andarcene, forse per constatare di persona fino a che punto vogliono arrivare “questi signori”, anche oggi sciaguratamente chiamati a rappresentarci davanti all’Italia “che conta”. E facciamo benissimo perché, tra l’incredulità generale, l’intervallo produce la più straordinaria e misteriosa delle magie: dal sottopassaggio rientrano in campo due squadre letteralmente trasformate; vale a dire quelle vere.
Pronti-via!… e ora il massacro si profila a parti inverse: da stropicciarsi gli occhi. Ma soprattutto da tirare un immenso sospiro di sollievo: eravamo davvero vittime di un terribile incubo che ora si è dissolto, Grazie a Dio.
Un secondo tempo Biancazzurro “da-fa-vo-la”, che produce subito i suoi frutti. Sono passati appena sei minuti, e Repetto segna un gran gol, facendo esplodere l’Adriatico che, visto l’impeto con cui il Pescara è rientrato in campo, e i quasi 40 minuti ancora da giocare, comincia a credere nel più clamoroso e memorabile dei miracoli; te l’immagini cosa significherebbe oggi un 3-3? Ma intanto, immaginazione a parte, una cosa è certa: niente goleada tennistica e, anzi, risultato che torna a livelli decisamente più “civili” e terreni.
Dunque, da oggi in poi Giorgio Repetto non è più solo quello del fondamentale “gol a Vicenza”, ma anche l’autore della prima rete in Serie A di tutta la Storia Biancazzurra.
Immediata la ripercussione a livello di tifo, con noi in Curva Sud, I Fedelissimi nei Distinti, il gruppo di Ivo in Curva Nord e persino la Tribuna superiore uniti in un coro all’unisono. I tifosi napoletani sono attoniti, nonostante stiano comunque vincendo 3-1, ma ancor più attonita è la squadra azzurra, praticamente allo sbando e messa letteralmente spalle al muro da un Pescara troppo bello per essere vero.
Ma è sicuro che durante l’intervallo prendono solo tè caldo?
Come volevasi dimostrare, man mano che passano i minuti il tifo (cioè il “rumore”) napoletano scompare del tutto, ora sopraffatto da quello pescarese sotto ogni punto di vista. In Curva Sud, noi del Pescara Rangers dominiamo incontrastati pur essendo quasi in minoranza, e riduciamo al mutismo assoluto tutto il foltissimo gruppo napoletano dei Blue Lions, al punto che non siamo neanche a metà tempo quando tolgono addirittura lo striscione; e sappiamo benissimo cosa vuol dire questo gesto. I gruppi di Scafati e Pagani resistono, ma dopo pochi minuti sono costretti a seguire l’esempio dei loro amici “Lions”, perché noi (alla loro destra) e la Tribuna superiore (alla loro sinistra) gli stiamo ferocemente ringhiando sul collo, con nostre ripetute “manovre d’attacco” frenate solo dall’eccessivo affollamento della Curva.
Hanno dunque capito che stanno seriamente rischiando di non portare gli striscioni a casa. Del resto, con tutte le trasferte che si sono fatti a Roma e Torino … l’hanno capito eccome!
La Rosa ancora solo davanti a Mattolini che, con un’altra uscita alla disperata, riesce a togliergli la palla dai piedi.
Passa una manciata di minuti e il gruppo napoletano di Scafati si ribella a questo stato di cose: prende il suo striscione e lo riappende alla ringhiera del fossato, ma con una tale fretta e agitazione da non accorgersi d’averlo messo capovolto. Né si può pensare al classico gesto di protesta, giacché stanno comunque vincendo. In un lampo, una decina di noi saltano dentro il fossato e si porta all’altezza dello striscione per tirarlo giù. Sembra cosa fatta, ma i napoletani riescono a salvarlo per un pelo, per un vero pelo, togliendolo all’ultimo secondo dalle mani di chi l’aveva già afferrato; devono ringraziare solo il fossato che, essendo abbastanza stretto, impedisce libertà di movimento, altrimenti …
Grop riceve al centro dell’area da Nobili, è solo, di fatto un rigore in movimento, deve solo depositare la palla in rete senza neanche bisogno di “cannare”, e invece la deposita tra le braccia di Mattolini, come il più tranquillo dei passaggi all’indietro.
L’Adriatico è una bolgia. È tornato a essere la bolgia che conosciamo. Ma soprattutto è tornato ad essere il “nostro” Adriatico, vero segno e simbolo della Pescara “vivente”, non la lunare alienazione di un’ora fa.
Ti starai chiedendo se il Napoli non abbia per caso rinunciato a Savoldi “mister due miliardi”, o forse l’abbia sostituito in corso di partita … Niente di tutto questo: Savoldi è regolarmente in campo dal primo minuto, solo che sta sbattendo contro Andreuzza, e in questo secondo tempo, non sta vedendo palla. Quell’Andreuzza che, tra l’incredulità generale, si sta rivelando insormontabile anche contro un “mostro” della Serie A; buon per noi.
Davanti a questo andazzo, anche i napoletani dei Distinti cominciano a togliere i loro striscioni, mentre in Curva Nord sta scoppiando una violentissima rissa nella zona centrale (dietro la porta), proprio a causa di uno striscione azzurro da togliere … che infatti viene tolto. E, stando alla maniera, ho l’impressione che non sia stato tolto da mani napoletane.
Ancora Grop, azione splendida sulla destra e botta precisa, con Mattolini che può solo restare a guardare, ma la palla svernicia il palo e finisce sull’esterno della rete, facendo esplodere mezzo stadio (per l’illusione del gol).
Ecco cosa accade a Pescara non appena si ritorna a un minimo di normalità: ci li shtem’a coje sott’!… in campo come sugli spalti: squadra azzurra chiusa in difesa e tifoseria partenopea sparita, in parte anche fisicamente parlando, visto che a centinaia stanno addirittura uscendo dallo stadio, tra le ironie sprezzanti dei pescaresi che, invece, li invitano a restare per godersi fino in fondo lo spettacolo della rimonta.
Beh, saremo anche impreparati alla Serie A, persino ingenui, ma la nostra Dignità d’acciaio ci ha consentito di restare al nostro posto anche dopo uno 0-3 in soli 35 minuti e una pioggia torrenziale di sberleffi, mentre questi “pulicinella-uè-uè-uè” se la danno a gambe levate non appena si intravede all’orizzonte un possibile tracollo.
Che delusione, amici napoletani!
Quelli che restano, invece, sono peggio dei nocerini (ricordi, quattro anni fa?): chiù ci’abbuscano mbacci’a li dind e chiù arfann facc’. Chiù arfann facc’ e chiù ci’abbuscano mbacci’a li dind. E quindi, ancora tafferugli, soprattutto in Curva Nord e nei Distinti, seppure di breve durata e … brevissima risoluzione.
Eccolo qua, l’Onore dell’Adriatico. Inesorabile.
Tanto la squadra quanto noi tifosi ci siamo “svegliati” con troppo ritardo, è chiaro, però ora sappiamo che quell’assurdo e inspiegabile primo tempo è solo un terribile ma utilissimo ricordo. Ci tengo a ripeterlo e a sottolinearlo tre volte in rosso: terribile quanto ti pare, ma assolutamente utile per il futuro.
Vedrai, ne riparleremo.
Altro clamoroso gol mancato da Grop (che se continua a giocare spalle alla porta ne mancherà altri 25 come minimo), e poi il Pescara si arrende; manca troppo poco al termine e la scalogna sta superando ogni limite; non è giornata, inutile illudersi. Mentre il Napoli si guarda bene dall’abbandonare la propria metà campo … se non addirittura la propria area di rigore. Di conseguenza, gli ultimi minuti sono senza significato.
Solo al triplice fischio torna a farsi sentire ciò che resta dei tifosi napoletani perché, insieme alla loro squadra, esultano esattamente come se avessero vinto 1-0 con gol al 90°, tanto se la sono vista brutta in questi secondi 45 minuti.
Viceversa, se da un lato noi possiamo rincuorarci sulla “esistenza” della nostra squadra, da un altro lato siamo di umore nerissimo, imbestialiti all’ennesimo grado: perché quel primo tempo da suicidio di massa, se il Pescara ha poi confermato di essere ben altra cosa? Perché far apparire “squadrone da paura” un povero Napoli che, s’è visto chiaramente nel secondo tempo, è tutto fumo e niente arrosto? Appena-appena lo attacchi con un minimo di decisione, si squaglia come burro in padella.
Un tormento!… Non riusciamo a darci pace, pensando a questa partita giocata davvero “in casa” e con Bertuzzo al posto di Grop. Cioè con Caldora al posto del “presidente apparente”.

In ogni caso, esiste anche il rovescio della medaglia, a sua volta utilissimo per rincuorarci e voltare immediatamente pagina. Sì, abbiamo vissuto un primo tempo da incubo sia in campo quanto (ancor peggio) sugli spalti, ma resta il dato di fatto: giochiamo tra le 16 squadre migliori d’Italia, nel campionato che tutti (all’estero) definiscono il più difficile del mondo, fianco-a-fianco con Juventus, Milan, Inter, Torino, Roma, eccetera, ed è ben diverso che ospitare Ragusa, Benevento e Crotone all’Adriatico, oppure organizzare trasferte per Barletta, Matera e Campobasso.
Perciò, meglio perdere 1-3 con il Napoli che vincere 5-0 con l’Acireale.
Meglio essere ultimo in Serie A piuttosto che primo in Serie C.
Io preferisco, e sempre preferirò, essere “l’ultimo dei primi”, dai quali abbiamo tutto da imparare per raggiungere (e superare) al più presto il loro livello.
Di essere il “primo degli ultimi” non so che farmene.
Gabriele (“Gaby”) Orlando 
[estratto dal (mio e vostro) diario del PESCARA RANGERS] 
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