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40MILA.IT CHIACCHIERA CON… EMMANUEL CASCIONE

Emmanuel CASCIONE

Emmanuel CASCIONE, tra i maggiori protagonisti della promozione zemaniana e della drammatica serie A con STROPPA, racconta a 40mila.it i suoi ricordi di quell’indimenticabile periodo… e non solo!

Ti sei ritirato dal calcio giocato pochi mesi fa: quanto ci hai pensato prima di farcela a mollare?
Beh, la serie D ha una mentalità completamente diversa, si trattava di affrontare un “nuovo” calcio. Poi, dopo l’operazione al ginocchio avevo anche rallentato, non avevo più la forza di prima, volevo fare un certo tipo di gioco ma non riuscivo, non avevo più la velocità di prima e questo un po’ mi logorava dentro. Gli stimoli sono venuti a mancare. Il Presidente del Cattolica – che aveva acquisito il titolo sportivo del San Marino – mi aveva chiesto se volevo fare l’allenatore-giocatore: all’inizio ho detto di no, perché non credevo nella doppia figura. Dopo due settimane si è rifatto vivo chiedendomi se ero pronto ad allenare: lì non ci ho pensato due volte perché era una cosa che avevo in mente da tempo, anche mentre giocavo, d’intraprendere la carriera di allenatore al termine dell’attività. E quindi ho smesso senza troppa sofferenza e troppi ripensamenti.

CASCIONE neo-allenatore a Cattolica! Modulo preferito? Risultati?
Sono partito con l’idea di giocare in maniera semplice: 4-4-2 o 4-2-3-1, ma poi non vedevo risultati; bisogna vedere anche il tipo di giocatori che hai. E allora sono passato alla difesa a 3, cominciando a giocare prima col 3-4-2-1 e poi ho allargato le punte passando al 3-4-3 classico, lasciando gli esterni belli larghi. Da lì abbiamo cominciato a fare buoni risultati: abbiamo macinato punti su punti specialmente nel girone di ritorno. Adesso è tutto definitivamente fermo e in base alle decisioni prese siamo salvi, ma ci saremmo salvati tranquillamente anche sul campo, perché avevamo staccato di otto punti le inseguitrici ed eravamo in un periodo di grandissima forma. Avremmo finito il campionato in crescendo. Quanto alla mia conferma, ci sono tanti aspetti da valutare: bisogna intanto vedere se la Società s’iscriverà di nuovo – e penso di sì – e poi se ci sarà l’interesse del Presidente. E’ancora tutto da decidere.

Hai avuto parecchi allenatori, tutti molto diversi tra loro: ti facciamo i nomi e tu ci racconti cosa hai imparato da ciascuno; e che impressione hai avuto di loro. Castori, Camplone e Drago a Cesena in serie B; Di Carlo a Cesena in serie A, ZEMAN e DI FRANCESCO a Pescara.
Castori era esemplare nella gestione del gruppo; anche nel trascinare i ragazzi che giocavano di meno. Di Camplone mi piaceva molto il modo in cui insegnava il movimento senza palla, l’inserimento negli spazi dei singoli giocatori. Drago aveva un gioco che io non condividevo molto, ma questo non vuol dire che non sia un buon allenatore: è un ottimo organizzatore di gioco. I ragazzi in campo sapevano esattamente cosa fare e cosa non fare; e anche gli allenamenti erano intensi e scorrevano bene. Di Carlo è un conoscitore di calcio è non è cosa da poco: a Cesena ebbe un po’ di problemi perché comunque la squadra non era… fortissima per la serie A, però sapeva parlare di calcio ed era credibile. Di ZEMAN mi ha colpito la semplicità, il modo in cui riusciva a metterti in testa le sue idee, in maniera molto semplice ma con incredibile efficacia. Eusebio DI FRANCESCO: l’equilibrio. Era equilibrato su tutto: nelle sconfitte, nelle vittorie, nel rapporto con i giocatori. Come Di Carlo, grande conoscitore del calcio; e non parlo solo degli schemi.

E STROPPA? Perché ha avuto tante difficoltà?
Premesso che era un allenatore giovane, era la prima volta che allenava in serie A – aveva allenato in C, se non sbaglio, mentre in B non era passato ancora – il problema è stato, secondo me, che si è fidato della gente sbagliata. Se si fosse fidato un po’ di più di qualche persona che comunque combatteva per la causa del Pescara veramente con il cuore, la sua stagione avrebbe avuto un altro riscontro. No, non faccio nomi…

Allenatore a parte, cosa non andava nello spogliatoio e nell’organico di quella serie A a Pescara? Slovacchi, islandesi, turco-svedesi, colombiani, danesi, uruguaiani, brasiliani, argentini, croati, serbi… Ma vi parlavate?
Quello della comunicazione era in effetti un problema: c’erano tante “lingue calcistiche” diverse. C’erano alcuni stranieri abituati ad interpretare il calcio in una certa maniera, altri in un’altra, gli italiani che erano rimasti dall’anno prima avevano un tipo di mentalità, quelli arrivati quell’anno – tutti di grande esperienza per la categoria – che si comportavano in diversa maniera… Insomma, c’era un insieme di problemi. Non è che ci fosse una mela marcia o qualcuno che destabilizzava il gruppo: era proprio un insieme di componenti che ha fatto sì che la stagione fosse fallimentare.

Sempre in serie A: successe qualcosa di negativo a inizio girone di ritorno… Cosa provocò il crollo?
A un certo punto avevamo trovato quella “quadra” del sacrificio che deve contraddistinguere una squadra che si deve salvare. Poi ci fu la sconfitta di Genova, pesante, perdemmo 6-0. Ci furono diversi cambi e con quei cambi non riuscimmo a tenere la stessa strada che avevamo intrapreso in maniera faticosa dall’inizio fino a quel momento. C’è stato un cambio di allenatore, poi un altro… sono quelle stagioni in cui per un insieme di cose non ti riesce di far bene. E il girone di ritorno è stato disastroso.

 A che punto di quella stagione pensasti che era tutto sbagliato e non c’erano più speranze?
Non c’è stato un vero e proprio punto di svolta… Piano piano ho iniziato a captare che la squadra scendeva in campo come a dire “speriamo oggi di non perdere in maniera brutta”… Non c’era neppure quello spirito di mettercela tutta, di provarci… La squadra era impaurita, si sentiva inferiore e la prima cosa che balzava in testa era quella di non fare figuracce.

In che percentuale WEISS simulava i falli da rigore?
[ride, n.d.r.] Diciamo che andava così veloce che bastava un minimo contatto perché fosse “costretto” a buttarsi, perché non manteneva l’equilibrio… Però è stato un giocatore molto forte: un po’ pazzo, ma forte.

Quanto ti faceva incazzare QUINTERO, che non dava una mano in fase di non possesso?
[ride, n.d.r.] Beh, era il classico sudamericano… Anzi, classico no, perché ne esistono tanti di giocatori sudamericani che hanno mentalità europea… Lui era più per la partita che per gli allenamenti; in più, era un ragazzo giovane che era stato portato già troppo in alto, senza ancora aver dimostrato quello che doveva fare. Purtroppo, lui era un trequartista che era stato adattato – o forzato – a giocare davanti alla difesa.

Andiamo sul facile: l’anno della promozione con ZEMAN. Quando vi sono i primi dubbi “ma ca**o quanto siamo forti!” e il primo pensierino al “andiamo in A?!?”
Già dalla seconda partita, avendone vinte due di seguito, abbiamo acquisito consapevolezza. Alla serie A la squadra ha iniziato a pensare quando ci siamo ritrovati a metà campionato primi in classifica: se non sbaglio vincendo la partita a Crotone ci siamo trovati per la prima volta in testa… ma poi vedevamo che eravamo di un’altra qualità, un altro tipo di gioco, un altro tipo di forza fisica…

ZEMAN faceva cazziatoni anche a te oltre che a MANIERO e IMMOBILE? Su cosa?
Quasi zero, ero un po’ il figliolo di ZEMAN [sorride, n.d.r.]… Ero un giocatore come piacevano a lui: correvo e stavo zitto, non parlavo più di tanto, se non per qualche consiglio costruttivo ai ragazzi. Sapevo che a lui piace questo tipo di carattere e di caratteristiche. E anche quando doveva dirmi qualcosa, non era mai eclatante: si avvicinava e lo diceva con la massima tranquillità.

Come ti spiegava quello che dovevi fare in campo?
Con lui è andato tutto in maniera naturale: il suo calcio era perfetto per le mie caratteristiche. Io avevo capito quello che voleva lui, specie nel ruolo di mezzala. Quando giocavo in mezzo al campo, invece, io credo che non fosse molto contento: in quel ruolo infatti mise TOGNI e poi VERRATTI. Da mezzala, invece, facevo avanti e indietro, spingevo e difendevo, giocavo a due tocchi, veloce… mi veniva in maniera naturale e per lui non c’è stato neppure troppo bisogno di starmi a spiegare i movimenti.

Qualche aneddoto dallo spogliatoio di quell’anno?
ZEMAN era un tipo scaramantico. Lui prendeva il peso dei giocatori tutti i giorni, e prima di una partita risultai 77,7 kg. Lui mi disse “se domenica vinciamo, anche la prossima settimana dovrai essere 77,7”. Di partite ne vincevamo tante, vincemmo anche quella e da lì in poi voleva vedere sempre 77,7… ma non era facile mantenere sempre quel peso, stare tutta la settimana a controllare il peso della carne, della pasta… E’ stata un’agonia, per me! [ride, n.d.r.].

Sempre più all’indietro: ma come ci finisti nelle giovanili del West Ham?!?
Ero a Lucca ed ero già nel giro della Nazionale. Chiesi alla Società un contratto da professionista, ma loro mi dissero che mi avrebbero dato la metà di quello che avevo chiesto e che mio padre avrebbe allenato la Berretti l’anno dopo. Me lo sarei ritrovato come allenatore e a me questa cosa non piaceva assolutamente. Conobbi Moreno Roggi, il mio procuratore, e lui mi propose questa opportunità. Andai a fare il provino e mi presero subito, tant’è che neppure tornai in Italia, stetti lì da Marzo fino a Giugno.

A proposito di tuo padre Armando, è stato anche lui professionista e ha giocato in serie A e B: eri un predestinato…
Ha giocato nel Napoli, nell’Avellino, nel Catanzaro, nella Reggina. Ha avuto una buona carriera anche se un po’ breve. Nelle giovanili è nato come centrocampista, ma poi è stato spostato come difensore centrale, ruolo in cui ha giocato in serie A. Quando era al Catanzaro mi portava tutti i giorni al campo. Avevo sei o sette anni ed è stato inevitabile che fossi indirizzato verso il calcio. Non è uno che mi ha martellato perché mi ha sempre lasciato fare… sì, qualche consiglio, ma non veniva a vedere le partite perché io non volevo nessuno al campo. Solo mia nonna veniva: mi accompagnava al campo, agli allenamenti, alle partite: non volevo nessun altro. Ma non c’è dubbio che l’”istinto calcistico” viene da mio padre.

Che cosa non ti abbiamo chiesto ma avresti voluto parlarne?
[ride, n.d.r.] Se un giorno mi piacerebbe allenare il Pescara…  Dico subito che è uno dei miei obiettivi!

40mila.it

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27 Comments

  1. pescarese1976 ha detto:

    È il secondo o terzo avvertimento se non sbaglio, lu rubbinett si sta pi chiud rofl stem a vide…….

  2. pescarese1976 ha detto:

    Quando il sistema intravede che “qualcuno” inizia ad esagerare per tenere in vita un qualcosa di impossibile, il SISTEMA ti abbandona. Il SISTEMA non può mettere a rischio il SISTEMA stesso pertanto come si dice a Trastevere “eh mo so cazzi”

  3. hugobiancazzurro ha detto:

    Buone le domande. Simpatiche e diverse. Bravo anche Cascione a rispondere in modo chiaro ma peccato che non sei più tornato a metterti la nostra maglia.

  4. pescarese1976 ha detto:

    Chi gestisce il sito è veramente ma veramente bravo atr sto su ZERBINISTI chi si vennin pi nu tozz di pan mbuss all’acqua dash2

  5. pescarese1976 ha detto:

    SEBASTIANO VATTENE! Detto quedto, a Cascione secondo me è mancato il giusto carattere per essere un vero leader

  6. Max1967 ha detto:

    SEBASTIANI VATTENE!

  7. biancazzurri ha detto:

    77 chili e sette spaccati laugh1 Aqquassopra ci vulesse Zeman nghe la bilancia pe’ parecchia gente sarcastic rofl

  8. draculone ha detto:

    Come detto dal grande Emmanuel, Zeman e’ un professionista che vuole che I calciatori facciano I professionisti con tutto quello che ne comporta

  9. tusciabruzzese ha detto:

    Interessante il resoconto psicologico dell’annata Stroppa-Bergodi-Bucchi. Insomma, da un parte mancava all’inizio uno spirito comune di sacrificio a giocarsi la serie A con umiltà, corsa e sudore; poi mancava un allenatore (Stroppa) in grado di imporre lo spirito comune; poi troppi cambiamenti post-gennaio e mal riusciti; quindi la mancanza di “cazzimma” (come si dice altrove) nella fase finale. E, su tutto, una costante: un’accozaglia di singoli più che una “squadra”. Bella analisi. La migliore che ho letto su quell’annata

  10. draculone ha detto:

    Ma perché vogliono tutti allenare il Pescara?

  11. johnny blade ha detto:

    Sebastiàaa fi pena.

  12. johnny blade ha detto:

    Cascione protagonista di uno SQUADRONE FORTISSIMO ma che la vergogna in persona ha smantellato in 4e4otto.
    Adesso ci si arrapa per una vittoria contro la juvestabia.

  13. biancazzurro86 ha detto:

    Era sgombarsa da un bajo de giorni…
    Tratto da una storia vera.

    https://youtu.be/5Z5B8Z_BE9w

  14. 1936 ha detto:

    E’ da sabato che sto godendo declare
    finalmente si torna a sorridere grazie alla nostra maglia!

  15. tusciabruzzese ha detto:

    Mi chiedo se tutti quei vari riferimenti di diversi ex al periodo di Stroppa e all’essersi, quest’ultimo, fidato della gente sbagliata, non siano diretti a Delli Carri …
    wacko

  16. alex74 ha detto:

    Quindi abbiamo il prossimo allenatore

  17. Max1967 ha detto:

    Nell’anno di Zeman è stato il calciatore più importante.
    Ero convinto e speravo che chiudesse qui la carriera perché poteva diventare una bandiera.
    Ma con cullù è andata a finire come sappiamo…

  18. biancazzurri ha detto:

    Stéme apposct’ per 2 anni nghe l’allenatore. sCampagnato, Sindachini, sCasciettone e cullù che mò sta a la primavera. E so 4. mezze campiunate ciascune prime ca SeBastaAni li cacce e fann’ 2 anni. grazie a stu sìte sò diventate nu mite nghe la matematica laugh

  19. draculone ha detto:

    A parte il fatto che per gerarchie Sculli non stava neanche in lista, ma ad oggi non ancora riesco a capire il ragionamento o la motivazione che ha portato a scegliere lui

  20. nemicissim0 ha detto:

    Draculone, mi vergogno ancora oggi. La fascia a quel personaggio innominabile.

  21. draculone ha detto:

    Come non dimenticare la fascia da capitano negatagli ingiustamente per farla indossare a Sculli

  22. nemicissim0 ha detto:

    A me piaceva molto come giocatore. Ottimo centrocampista, inserimenti offensivi, copertura, colpi di testa. Bravo bravo.

  23. alex74 ha detto:

    Come non dimenticare lo schiaffo di rosati a cascione

  24. chamape66 ha detto:

    Cascione ..maledetto t9

  25. chamape66 ha detto:

    Fascione, bravo ragazzo , molto umile, amico di FB..ha avuto problemi familiari che forse hanno influito sul suo.periodo migliore a Pescara, ma x gli schemi di ZZ era perfetto, valore aggiunto..abbiamo un ottimo ricordo del giocatore e dell’ UOMO

  26. draculone ha detto:

    Cascione è stato un gran bel giocatore, peccato per il finale con la maglia biancazzurra. GRAZIE RAGAZZI DA PARTE MIA E DI ALEX laugh

  27. hugobiancazzurro ha detto:

    Mi piace il commento di Cascione su Castori. Sarebbe stato un buon allenatore anche per noi.