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Ah!… m’arcord di ERIBERTO (1a parte)

Eriberto Mastromattei

Il 20 ottobre cade la ricorrenza della perdita di una storica “scheggia di Pescaresità”: ERIBERTO Mastromattei, un eclettico personaggio di Pescara; un personaggio non da quando era diventato famoso e sulla bocca di tutti ma già dal principio degli anni ’50 per le sue molteplici stravaganze e pericolose imprese. 
Anche 40mila.it lo ricorda, dedicandogli la pubblicazione di un articolo di un suo utente,
in due parti. Eccone la prima: 

a) La partenza dal nulla

In quel lontano periodo degli anni ’50, frequentavo la parrocchia di Sant’Antonio, perché in quel rione ci abitava mia nonna Clementina e un mio caro cugino Renato, con cui andavo a giocare. Quasi tutte le domeniche mi recavo in chiesa, non perché fossi un convinto cattolico ma, perché alla fine della funzione il parroco della chiesa, Padre Antonio, distribuiva ai ragazzi un buono-biglietto d’ingresso. Il buono era regolarmente vidimato col timbro della parrocchia, per assistere alla proiezione del film del pomeriggio. Era veramente una cosa seria! I generi erano solamente due: western americano o comico italiano. La sala di proiezione era sempre piena e a tanti toccava stare in piedi.
Spesse volte, frequentando quei posti, mi capitava d’incontrare “ERIBERTO”, che aveva 7-8 anni più di me, abitava in viale Sabucchi e

aveva allora anche un… cognome: Mastromattei.

Successivamente, col trascorrere degli anni, il suo cognome è del tutto scomparso, perché era diventato talmente conosciuto che bastava dire solo ERIBERTO per sapere di chi si stesse parlando.
In estate, da ragazzo, lo si poteva trovare sulla sabbia fine della spiaggia a rosolarsi al sole e abbronzarsi come un tizzone di carbone. Con il crescere doveva pur trovarsi un lavoro – anche perché non aveva voluto studiare – e pensò bene di utilizzare il suo tanto tempo libero, unendo l’utile e il dilettevole, cioè installando un casotto di legno; e in seguito anche un secondo. Quei due casotti iniziali erano adibiti alla custodia di ombrelloni e sedie a sdraio che l’indefesso ERIBERTO ritirava la sera e, per necessità, erano utilizzati anche a spogliatoio per i pochi turisti che (non) affollavano l’arenile.

Si era solamente all’inizio: dei casotti sono stati il suo primo stabilimento balneare!

Dopo qualche tempo, lo stabilimento balneare lo realizzò in muratura, con blocchi forati di pietra pomice, mettendosi al lavoro in prima persona assieme ai suoi tanti amici manovali e muratori: lo chiamò “Albatros”. L’Albatros era un uccello di mare tra i più grandi della Terra e anche ERIBERTO, già da allora, pensava in grande. Sul nome Albatros, tornerò in seguito.
ERIBERTO, era conosciuto alla maggior parte della gente, come una persona coraggiosa – per le sue “gesta” – e spregiudicata perché era in grado di compiere delle prodezze che nessun altro pescarese o altra persona avrebbe osato fare.

b) ERIBERTO e la moto

Negli anni ’50 a Roma, c’era un signore italo- belga che soleva salutare il nuovo anno tuffandosi nel Tevere, dal ponte Cavour, il primo giorno dell’anno alle ore 12:00 in punto: era conosciuto come “Mister OK”. Prima e dopo ogni tuffo faceva con la mano il segno di “OK” per rassicurare la folla. Poteva ERIBERTO farsi sfuggire questa ghiotta occasione? Sicuramente no: ERIBERTO, ogni primo giorno dell’anno e come buon auspicio, prese a tuffarsi nel fiume Pescara dal parapetto lato mare del ponte del Comune. Il nuovo ponte intitolato a Gabriele D’Annunzio non era stato ancora progettato, e per la sua costruzione si è anche utilizzata una buona parte del campo sportivo “Rampigna”, dove avevo dato i primi calci a un pallone. ERIBERTO ripeteva il segno di “OK” prima e dopo la sua esibizione e per questo era stato soprannominato prima il Mister OK pescarese e in seguito d’Abruzzo.
Ormai la sua impresa era attesa, tradizionalmente ogni anno, da una grande folla di pescaresi: ma, ERIBERTO non poteva fermarsi al solito normale tuffo. Doveva pensare a qualcos’altro e aveva dichiarato ai giornali locali che aveva escogitato, per aumentare la difficoltà, un nuovo tuffo: spiegò che

si sarebbe tuffato dal parapetto del ponte in sella a una motocicletta.

I pescaresi erano increduli e pensarono, come ERIBERTO spesso faceva, che fosse tutta una montatura per farsi un po’ di pubblicità gratuita per il suo nascente stabilimento o addirittura a uno scherzo… che non faceva ridere. La mattina di quel primo giorno dell’anno, non ricordo precisamente quale (1955?), i tanti pescaresi che affollavano il ponte – già dal primo mattino – erano molti di più degli anni precedenti.
Per questo fatto inatteso, i vigili urbani furono costretti a chiudere provvisoriamente le due testate del ponte per bloccare il traffico che si era riversato sul ponte stesso.
L’evento era previsto per le ore 12:00. Verso le ore 12:15 si vide spuntare ERIBERTO in sella a una motocicletta di media cilindrata. Dopo aver fatto i preparativi con la moto e la sistemazione di uno scivolo di legno dal piano stradale fino al livello del parapetto del ponte, ERIBERTO – con addosso solo il costume da bagno – mise in moto la sua amica di avventura. Fece un paio di accelerazioni di prova e partendo dal parapetto lato ferrovia, dopo aver attraversato la strada e superato lo scivolo, con un bel tuffo d’angelo si trovò in un attimo nelle fredde acque del fiume insieme alla sua moto.


Dopo il segno dell’OK, venne fatto salire su una barca di assistenza e soccorso tra gli applausi della gente. La sua motocicletta fu ricuperata con una lunga corda dai suoi amici e collaboratori e sistemata sulla banchina del fiume.
Effettivamente, a quel tempo, il fiume Pescara non era ancora inquinato dagli scarichi abusivi e permetteva alle persone la balneazione, anche se pericolosa, a monte del vecchio ponte di ferro della ex ferrovia: la zona era chiamata la Pescarina.
A ERIBERTO, negli anni successivi questo tipo di esibizione venne vietato dalla polizia urbana sia per la pericolosità e sia per la difficoltà di circolazione stradale dovuta alla moltitudine di persone che si riunivano sul ponte e desideravano essere presenti al tuffo beneaugurante di Capodanno.

E anche la fidanzata – che poi divenne la sua prima moglie – glielo vietò!

Comunque, con le sue “gesta” si stava già facendo conoscere in città e in quasi tutta la provincia.
Questo particolare episodio della moto è stato il mio primo ricordo che ho avuto di ERIBERTO adulto.

c) Il gelido inverno del 1956

Intorno alla metà di febbraio dell’anno 1956 tutta l’Italia fu investita da un’aria molto gelida proveniente direttamente dal Circolo Polare Artico. La colonnina di mercurio discese talmente e fece registrare record storici di freddo in molte città italiane, tra le quali Pescara. L’evento fu eccezionale anche per la sua durata: iniziato, come già detto, verso la metà di febbraio, il freddo intenso continuò per quasi tutta la fine del mese e per l’intero mese di marzo. Non mancarono abbondanti nevicate, in modo particolare sulle città delle regioni centro-meridionali, dove il manto nevoso raggiunse altezze medie di circa mezzo metro.
Le scuole rimasero regolarmente aperte. Gli insegnanti e gli studenti erano fatti di un’altra pasta. Posso affermare:

Eravamo ragazzi di grano duro e non di semola come questi di adesso.

Qualcuno potrà dire: che cosa c’entra ERIBERTO, uomo di mare, con la neve? Lo scopriremo più tardi, continuate per ora la lettura.
Pescara fu ricoperta da circa 40 cm di neve: le scuole e parecchi uffici pubblici furono chiusi, i trasporti su strada e ferrovia ebbero notevoli difficoltà. In questa emergenza non tutti erano scontenti: gli sciatori che per sciare dovevano andare fino sulle piste di Passolanciano, ora avevano solo da scegliere. Se avessero voluto fare sci di fondo, sarebbero potuti andare sulla spiaggia e se desideravano esibirsi in “pericolose” discese potevano recarsi su una collinetta vicino allo “scavo” della fornace di Forlani. Su quella collinetta, con una forte pendenza, si era formata, per le tante nevicate, una pista naturale per fare le discese e che parecchi amanti della neve avevamo scelto come stazione sciistica. Tra questi sciatori da strapazzo c’ero anch’io e il mio amico di gioco Franco Liberi. Dagli amici era chiamato Franco “lu purchettaro” (il porchettaro), perché suo padre preparava e vendeva la porchetta in via Cesare Battisti a Pescara. Eravamo attrezzati con quello che passava il convento. Eravamo coperti alla bell’e meglio per ripararci dalla neve e per non sentire troppo il grande freddo “siberiano”. Franco aveva indossato… addirittura, un cappellino da ciclista, giusto per coprirsi la testa dalla neve. Roba da matti! Proprio con quella lunga tavola di legno – 200 x 60 cm detta “lu schife” – dove suo padre metteva la porchetta per essere esposta e venduta, avevamo costruito una particolare slitta, dalle sembianze di un bob. Sul davanti vi avevamo inchiodato un grande coperchio di alluminio di un pentolone, che faceva da spartineve, per scendere a “forte velocità” fino in fondo. Ci si divertiva con poco. Il problema, poi, era risalire: ed era molto dura. Gli altri “sciatori” si lanciavano nella discesa con qualunque mezzo avessero a portata di mano: cassetti di legno di armadi, materassi di lana protetti con il cellophane e sedie impagliate. Inoltre, c’erano parecchi sciatori della domenica con gli sci. Alcuni, non riuscendo a frenare la loro corsa, andavano a sbattere contro le siepi di rovi spinosi delle more che delimitavano la via Caravaggio, chiamato “lu stradone”, ferendosi con qualche graffio superficiale. Tra tutte queste pseudo attrezzature per sciare, il mezzo da discesa sciistica più caratteristico che avevo notato era una vecchia – solo per gli anni – bicicletta da uomo, di color nero e con i freni a bacchetta.

Poteva usarla solamente una persona di grande coraggio e spericolatezza.

Volete sapere chi la inforcava? Era il solito ERIBERTO, ormai conosciuto in tutta la regione, coperto solo dal suo abituale costume da bagno leopardato che, per lui, andava bene sia per il mare sia per la neve! ERIBERTO, come un moderno Tarzan “ciclizzato”, si lanciava dalla parte più alta della collinetta, gridando: «Pista, pistaaa, fate largo, fate largo, arrivoooo!» e arrivava in perfetto equilibrio fino al termine della “pista”, tra la sorpresa e il grande stupore dei molti spettatori presenti, che facevano ala al suo passaggio. Roba da non credere! Solo lui era capace di fare tutte quelle evoluzioni, senza che nessuno avesse avuto la forza e il coraggio per poterlo imitare. In seguito al susseguirsi delle discese, la neve incominciava a ghiacciarsi e a indurirsi. Quindi, per tutti diventava più difficile avventurarsi in quelle discese. C’era da rompersi l’osso del collo! ERIBERTO, imperterrito, continuava le sue discese con la bicicletta, probabilmente avuta in prestito da qualche anziano suo amico.
Aveva una marea di amici!
Anche in questa seconda performance ho avuto l’occasione di conoscere, seppur non di persona, ERIBERTO lo “stravagante” per le sue spericolate e inimitabili gesta.
Dalla fredda stagione invernale pescarese del 1956, il mio terzo incontro con ERIBERTO avvenne invece nella calda estate del 1959….
(continua)

germanodacuneo

P.S.: nel ringraziare l’utente germanodacuneo per averci inviato il suo contributo, cogliamo l’occasione per ricordare a tutti gli utenti che sono benvenute proposte di articoli. A tal fine, è possibile utilizzare la mail di contatto info@40mila.it (anche raggiungibile dal link nel menù principale in alto).

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28 Comments

  1. pescarese1976 ha detto:

    Germa’ sei la migliore risorsa di questo forum friends

  2. pescarese1976 ha detto:

    Admin ngi perd manc nu minuto della mia vita a sentì li pazzita’ che dice cullu’

  3. Admin Supremo ha detto:

    Online l’estratto dell’intervista fatta al Presidente Sebastiani da una tv locale

  4. germanodacuneo ha detto:

    Grazie cari iscritti al Forun e alla Redazione per la lettura del mio ah!… m’arcord di un personaggio vero pescarese che bastava il nome per comprendere di chi si trattava. Il 20 ottobre ricorre l’undicesimo anniversario della sua tragica morte. La prima parte è interessante, ma anche la seconda parte non è da meno. Buona serata a tutti e sempre forza Pescara.

  5. Si chiama ” galanteria”, DISADORNO che non sei altro. Buona serata Tusciabruzzese

  6. Tuscia sti accimindà per caso?

  7. draculone ha detto:

    Grande ADL. Quando avremo la fortuna di avere un “presidente cosi cazzuto?”

  8. draculone ha detto:

    Ma è possibile che non ci fanno fare una trasferta tranquilla? Possibile che a Perugia dobbiamo sempre giocare di domenica alle 21?

  9. Grazie di cuore. Prendete esempio curtsey

  10. tusciabruzzese ha detto:

    @biancazzurranelcuore give_rose give_rose give_rose
    heart

  11. antateavanti ha detto:

    Bello leggere questi racconti.Comunque penso che dagli anni tardi 60 – 70 agli anni 90 la riviera di Pescara grazie anche all’impulsò di ERIBERTO preso ad esempio,era una delle più belle d’Italia secondo me…per una serie di motivi che è troppo lungo elencare.

  12. Ci tenevo a ringraziare tusciabruzzese. Come Eriberto, un ” uomo d’ altri tempi” blush

  13. Kimura ha detto:

    Kimura rende omaggio a Eriberto, uomo che ha dimostrato grande coraggio.

  14. fdcpescara ha detto:

    Si certamente un gran bel personaggio, non da far imitare ai più giovani. FORZA PESCARA

  15. draculone ha detto:

    Perché johnny laugh, dove c’è gusto non c’è perdenza. Tavrei fatto vedere come mi donava quel ” costumino” cool

  16. johnny blade ha detto:

    Eeehhh addij a Draculone allor..

  17. 40mila.it ha detto:

    Nella nostra sezione “News Serie B” abbiamo pubblicato la campagna della Lega Serie B per il sostegno a bambini e ragazzi soli, poveri, che hanno subito violenze o abusi

  18. pescara ha detto:

    Grande Eriberto! E gran bel modo di aprire la settimana della sua commemorazione. Storie fantastiche, ma da NON far leggere ai giovani: non si sa mai che piglino un motorino, lo portino sul ponte nuovo, ci si siedano sopra, lo accendano e… prendano la rincorsa laugh

  19. nemicissim0 ha detto:

    …e da allora hai scoperto nuovi orizzonti… sarcastic

  20. draculone ha detto:

    Esatto Nemicissimo, quelli con lo smalto bianco. Io il costume l’ ho messo non leopardato, ma ” maculato” nella mia vacanza a Mykonos. In quell’ occasione ho avuto il piacere di assistere al ” super Paradise”, al concerto del grandissimo Boy George

  21. nemicissim0 ha detto:

    Confermo Draculone, coperchio smaltato bianco della cucina, andava alla grandissima. Ottimi anche i vecchi cartelloni di latta dei gelati, quelli dell’estate prima che i bar avevano buttato in qualche discarica… rofl
    Per quanto riguarda Eriberto, due ulteriori notazioni: è stato il primo a Pescara a lasciare gli ombrelloni in siaggia anche di notte, seguendo la prassi della riviera romagnola (in precedenza, come dice Germano, si usava ritirare tutto alla sera); negli anni novanta si era preso un leoncino (o due?), a mò di animale da compagnia. Lo faceva scorrazzare libero sulla spiaggia nei mesi invernali. NU SEM NU!

  22. draculone ha detto:

    Io da bambino boredom quando faceva la neve lo slittino lo facevo ” con il coperchio del gas”. Andava come una frezza

  23. lucitrunar ha detto:

    Grandissimo personaggio icona di pescaresita’

  24. draculone ha detto:

    GRANDE GERMANO, UNO DI NOI friends

  25. 1936 ha detto:

    Sono troppo giovane per ricordare queste cose acute sembrano i racconti di una città che non conosco.

  26. johnny blade ha detto:

    Mo sci ca ci sta addavver na freca di gend ca s avess iettà da lu pond..

  27. pescarese1976 ha detto:

    Prpongo alla Redazione di questo forum di eleggere Germano Presidente ad Onorem. Pure io m’aricord quand il mitico Ery urlò al megafono: qua a lu stabiliment l’unich zoccol chi ci sta si trovin sott li mbrillun…stavamo giocando a pallone in riva al mare ci fu un boato di risatun rofl

  28. biancazzurri ha detto:

    Eribberto, “NU SEME NU” namber uàn ! yess