DEI PLAY OFF TUTTI IN SALITA
30/04/2024
Dalla CURVA PERICOLOSA alla RANA BOLLITA (§2), di Gaby
02/05/2024

Da una chiacchierata con se stesso… Riceviamo e pubblichiamo – 
Il Pescara Rangers 1976 è una delle più importanti e longeve esperienze nella storia del movimento ultrà italiano. Ma cosa significava, negli Anni Settanta, definirsi ultrà?
A dire il vero, finallora non avevamo mai sentito nominare “ultrà”. Conoscevamo semmai gli “Ultras”, attraverso le tifoserie del Torino, della Sampdoria, della Fiorentina e del Bologna; in via secondaria anche della Lazio, dell’Inter e del Pisa. E sapevamo che “ultras” proviene dal latino “ultra” (senza accento), il cui significato è “oltre”, quindi “andare al di là” (delle normali convenzioni). Per trasposizione nel calcio, era cioè chiaro che se essere tifoso è un grado superiore all’essere uno sportivo, appartenere agli “ultras” significa “andare oltre” l’essere tifoso.
Ed è esattamente lo spirito che ha mosso la fondazione del Pescara Rangers.

1978/79, Cesena-Pescara

E allora, da dove salta fuori la definizione di “ultrà” (con l’accento)?
È il 9 gennaio 1977 quando nella Curva Sud dell’Olimpico (a Roma) esordisce lo striscione del “Commando Ultrà Curva Sud” (CUCS), dietro al quale si riuniscono tutti i preesistenti gruppi “ultras” romanisti. È la prima volta in assoluto che nel tifo Italiano si mette in atto una grande opera di unificazione come questa (infatti, farà scuola), ma è anche la prima volta che compare ufficialmente la definizione di “ultrà”, per noi abbastanza misteriosa.
Nemmeno a farl’apposta, uno dei fondatori del CUCS (Antonio Bongi) è parente del nostro Roberto; e nell’estate dello stesso anno viene in vacanza a Pescara. Naturalmente, ne approfittiamo per incontrarlo ai tavolini dell’Excelsior e, durante le lunghe chiacchierate sull’argomento, ci spiega che “ultrà” non è una loro invenzione, ma la versione francese di “ultra”, volutamente adottata per differenziarsi da tutti gli altri gruppi “ultras” già esistenti; soprattutto dagli “Ultras ‘74” della Lazio.

Cosa c’entra la Francia?
Tutto parte nientemeno che dalla Rivoluzione Francese, quando gli esponenti politici di “ultrarévolutionnaire” e di “ultrapatriote” vengono chiamati con l’abbreviazione di “ultrà” perché, com’è noto, i francesi nazionalizzano tutte le parole straniere (perciò, anche quelle latine) mettendo l’accento sull’ultima vocale (vedi, ad esempio, Platini, Benzema, ecc.).
Questo termine diviene poi internazionale quando, di nuovo a Parigi, esplode il famoso movimento del “Sessantotto”, in occasione del quale anche la stampa italiana inizia a definire “ultrà” gli estremisti di tutte le sommosse politiche che si “accendono” in Europa.

Come mai la definizione di “ultrà” si estende dalla politica al calcio?
Occorre risalire alla seconda metà degli Anni Sessanta, la cui “agitazione” socio-politica ha il suo apice nel famoso “Sessantotto” e, subito dopo, nella “Rivolta di Caserta” del 1969, caratterizzata dagli incidenti più violenti e prolungati mai visti nel calcio Italiano, proprio a causa della prima grande sinergia tra i movimenti giovanili della politica e quelli del tifo calcistico.
In altre parole, il “Sessantotto” apre la strada a un interscambio del tipo: come gli estremisti politici (di Destra e di Sinistra) vanno a dare manforte negli stadi, così i tifosi vanno a dare manforte nelle piazze. Anche perché in molti casi i due schieramenti coincidono.

Ci sono altri esempi?
Un anno dopo i casini (molto seri) di Caserta, nel 1970 … guarda caso, in contemporanea con il Mondiale di “Mexico ‘70” … scoppiano le rivolte di Pescara, L’Aquila e Reggio Calabria per il Capoluogo di Regione. E così, a Pescara accade che mentre i caroselli festeggiano in corso Umberto la vittoria sulla Svezia, corso Vittorio Emanuele è letteralmente in mano ai rivoltosi che assaltano la stazione centrale e bloccano ponte Risorgimento. E allo stesso momento in cui mezza Pescara (o forse più) scende in strada per festeggiare la vittoria sui padroni di casa del Messico, alla stazione Porta Nuova i rivoltosi assediano i celerini, e poi vanno a suonare il campanone della torre civica.
Interscambio tifo-politica del tutto simile anche a L’Aquila e Reggio Calabria, nonostante che, in questi due casi, il Mondiale messicano fosse finito da pochi giorni,
Del resto, basta andare a guardarsi le cronache di queste storiche insurrezioni popolari per accorgersi che sono tutte accomunate dalla presenza di tifosi locali e dalla stessa strategia bellica, materializzata dalle stesse modalità d’azione, stessi edifici presi di mira, stesso “armamentario”.

Quali sono i punti di contatto tra “ultrà” politici e quelli dello stadio?
Possiamo sintetizzarli con un piccolo elenco:
• difesa della propria Bandiera con ogni mezzo, ricorrendo anche all’intimidazione e alla violenza, se necessario;
• un forte senso di identità;
• lotta decisa contro il “sistema”;
• abbigliamento militarizzato, tipico del “guerrigliero urbano”;
• organizzazione di riunioni decisionali;
• produzione di materiali come strumenti di comunicazione.
Nel calcio, tutto questo significa:
1. Influire sull’esito della partita. Proprio come le adunate politiche di piazza si prefiggono di influire sull’esito delle Elezioni, o sulla durata del Governo in carica.
2. Perseguire il primato non solo in campo, ma anche sugli spalti. E anche in politica, gli estremisti di Destra e di Sinistra si scontrano con violenza per conquistare il primato di piazza.
3. Organizzare trasferte, al fine di ridurre quanto più possibile la differenza ambientale tra partite interne e quelle esterne Né più né meno come in politica si organizzano le periodiche e oceaniche “trasferte” a Roma (San Giovanni, Circo Massimo, ecc.), cioè “in casa” degli avversari.

Viceversa, ci sono differenze tra estremisti del calcio e della politica?
Certamente, e sono perlomeno due di fondamentale importanza.
La prima. In politica, gli “ultrà” sono i capi-popolo, mentre tutti gli altri del movimento sono seguaci. Gli “ultrà” dello stadio sono invece l’intero gruppo, pur con i loro necessari esponenti, in quanto il tifo calcistico privilegia molto più la comunità rispetto al singolo. Proprio da questo preciso concetto nasce la denominazione plurale di “ultras”, che infatti in politica è inesistente.
La seconda. Essere “ultrà” del calcio comporta esserlo per tutta la settimana, non solo durante la partita, e per tutte le settimane dell’anno; quindi anche durante l’estate (Calciomercato, ritiri pre-campionato, eccetera). L’attivismo politico si manifesta invece con tempi molto più dilatati

Come mai, allora, il “sistema” ha combattuto l’estremismo politico, ma non quello del tifo?
Gli estremisti politici attaccano direttamente il “potere”, perciò costituiscono un pericolo concreto. Viceversa, gli “ultras” del tifo fanno addirittura comodo, perché è molto più conveniente che i movimenti giovanili stiano dentro il recinto di uno stadio, magari per “scornarsi” tra di loro, piuttosto che ritrovarseli nelle lotte di piazza (ben più difficili da controllare).
In proposito, è assolutamente emblematica una gigantesca scritta spray fatta diversi anni fa dalla Tifoseria Ascolana: “Se ci cacciate dalle curve ci ritroverete nelle piazze”. E le storiche rivolte di Caserta, Pescara, L’Aquila e Reggio Calabria ne sono la conferma più chiara possibile.
Perciò, ogni tanto il “sistema” mette in atto qualche azione dimostrativa, con cui punire un gruppo, chiudere una Curva o distribuire qualche sanzione … giusto per far vedere che esistono la volontà e la capacità di tenere “a cuccia” le Tifoserie, ma nessuno si sognerebbe mai di sconfiggerle.
A ben vedere, si adotta con gli “ultras” lo stesso metodo usato verso le criminalità organizzate. Di volta in volta, il Governo di turno dichiara la volontà di combattere questa e quell’altra “famiglia”, ma sono propositi che poi vengono trasformati in fatti giusto quel minimo indispensabile per “far vedere che …”; in realtà, mai nessuno opera seriamente per sconfiggere i clan in via definitiva.
E tra il “combattere” e lo “sconfiggere” c’è una bella differenza.

A un certo punto, però, è cambiato qualcosa. Cos’è successo?
Il “trasferimento” degli ultras dalle piazze allo stadio continua a far molto comodo allo Stato, ma già agli inizi degli Anni Ottanta la Lega Calcio si accorge del potere, evidentemente imprevisto (o sottovalutato), che ha assunto la Curva unita … e sottolineo unita … Un potere che va dall’influire sull’esito di una partita (quindi della classifica) fino a condizionare un intero campionato, attraverso varie forme di … “forti manifestazioni avverse” (chiamiamole così); e in mezzo c’è di tutto.
Figuriamoci poi cosa accadrebbe se, per ipotesi, si venisse a creare un “coordinamento” compatto di tutte le Curve Italiane!… E nessuno può escludere che si verifichi.
Scatta perciò “l’allarme rosso”, e la conseguente esigenza di chiedere allo Stato i necessari provvedimenti repressivi, magari da adottare con subdola gradualità affinché le Curve, pur continuando ad esistere, finiscano sotto totale controllo senza che gli “ultras” se ne accorgano.
Perché il punto è proprio questo:
– se un Popolo diviso e ignorante, quindi indebolito, è molto più facile da sottomettere, come insegna il noto metodo del “divide et impera”;
– un Popolo unito e consapevole, è un Popolo pericoloso;
– e allo stesso modo, una Curva unita, consapevole e libera, è una Curva pericolosa.

Cos’è il “divide et impera”?
È un antico, e sempre attualissimo, espediente con cui un “padrone” governa senza grossi problemi un Popolo dopo averlo “guidato” a dividersi in due o più opposte fazioni, costantemente impegnate a scontrarsi su rivalità “gonfiate” o “costruite” a tale scopo … “Coppi-Bartali” … … “Russia-Ucraina” … “Totti-Ilary” … “Bergoglio-Ratzinger” … “Milly Carlucci-Maria De Filippi” … “Israele-Palestina” … “Inter-Juventus” … e altri “derby” del genere.
Inoltre, con distrazioni di massa si distoglie un Popolo da questioni ben più serie che, però, non deve vedere e non deve capire, così da restare innocuo e non dar fastidio a chi sta … “governando”. Ci ricorda qualcosa?… Cerrrrrrto che sì: la cordata lombarda, il centro sportivo a Silvi, l’Academy, il gruppo americano, entro due mesi la risposta, il nuovo stadio Adriatico, i Bond, entro 15 giorni la risposta, l’elezione a consigliere, lo Sponsor Day, il fondo tedesco, l’anno prossimo la risposta …
E nel frattempo che ci danniamo l’anima e ci azzuffiamo fra noi su queste scemenze, lui …

E cosa s’intende per “provvedimenti repressivi”?
Il metodo è sempre lo stesso, ormai universale e storicamente comprovato per qualsiasi occasione:
• ti creo un problema (con tutto quel che significa “creare”);
• procuro così la tua “prevista” reazione (senso di colpa – panico – richiesta della soluzione);
• ti offro la soluzione (che io voglio, e che tu stesso mi hai chiesto);
• ti rendo “felice”, poiché la soluzione offerta ti libera dal panico e ti conferma che qualcuno si occupa di te, quindi che esisti.
È fin troppo facile “ritrovare” questo infallibile percorso in numerosi avvenimenti storici degli ultimi sessant’anni; per di più con sfacciata e irridente evidenza.
La traduzione in ambito calcistico è quella (altrettanto chiara) che abbiamo toccato con mano nell’ultimo quarto di secolo:
– il “problema” è la violenza negli stadi, diventati luoghi pericolosi;
– la “reazione” è il senso di colpa, cioè “anche io sono la causa della violenza”;
– la “soluzione” è il controllo, tramite una serie di ferree restrizioni;
– la “felicità” consiste nell’accettare la perdita di libertà pur di poter frequentare uno stadio “comodo e sicuro”, in realtà trasformato in una sorta di caserma con le sembianze di un teatro.

Perché “caserma” e “teatro”?
Il luogo-simbolo della fede e della passione popolare, quel “manicomio collettivo” meravigliosamente rustico e ruspante, è diventato un freddo ritrovo di plastica, “bello senz’anima” (direbbe Cocciante), grazie all’introduzione di poche ma micidiali regolette che le stesse Tifoserie hanno “implorato” nel corso di anni:
• acquisti il biglietto nominativo a “prenotazione obbligatoria” online, ma non oltre le ore 19 …;
• lo vidimi nell’apposita fessura del tornello (che registra anche l’ora d’entrata);
• prendi posto solo su quel seggiolino numerato che corrisponde al numero del biglietto;
• esponi lo striscione, ma solo se è ignifugo e la scritta è stata autorizzata;
• sventoli la bandiera, ma solo se l’asta non supera i 250 cm. perché quella di 255 è “un’arma”;
• assisti così allo “spettacolo” ordinatamente inscatolato come i cioccolatini; e
• sorridi alle telecamere che hai puntate addosso per tutto il tempo di permanenza allo stadio.
In attesa che, non passerà ancora molto tempo, le telecamere saranno sostituite dai droni, in modo da poterti “seguire” anche lungo tutto il percorso che fai per tornare a casa.

E dove starebbe la “felicità”, in un posto del genere?
Beh, dai … non faccio più la fila ai botteghini. Non faccio più la fila ai cancelli. Ho l’ascensore per salire all’anello superiore. C’è la hostess o lo steward che mi accompagna al mio seggiolino numerato. Che diventa “mio” per tutto il campionato se ho l’abbonamento. Ho il bar con la moquette colorata dove, durante l’intervallo, posso andare a prendere un caffè in compagnia … Vuoi mettere, in confronto alle “antichità” del passato!?
Sì, è vero che la telecamera controlla attentamente quante volte vado in bagno, se starnutisco troppo forte, e se la caramella che stavo scartando è caduta a terra per sbaglio, oppure se la stavo “lanciando” contro un tifoso avversario … ma pazienza! E’ per il mio bene. È per la mia “sicurezza”! ... (continua nella prossima puntata)
Gabriele Orlando

P.S.: nel ringraziare “Gaby” Orlando per il suo contributo, precisiamo che il rispettivo contenuto rappresenta sempre e solo un’espressione dell’autore e non impegna il punto di vista del sito 40mila.it. Cogliamo inoltre l’occasione per ricordare a tutti i tifosi biancazzurri che questo sito “appartiene” ai tifosi stessi della Pescara Calcio: sono pertanto benvenute proposte di ulteriori contributi. A tal fine, è possibile utilizzare la mail di contatto info@40mila.it (anche raggiungibile dal link nel menù principale in alto).

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17 Comments

  1. vecchiock ha detto:

    Mi inchino per l’ennesima volta a Gaby per la scioltezza dei suoi scritti e soprattutto per l’alto e veritiero valore dei contenuti.
    Parola di Ultras!

  2. Solo Pescara ha detto:

    Teteschi e Americani ideati dalla mente malata di Cullù. Non erano mai esistiti.

  3. Solo Pescara ha detto:

    Fantastico comunque la parte dove i casertani portati in galera urlavano “Serie B Serie B” accompagnato dagli applausi dei detenuti. Grazie Gabry per queste perle di storia. Tropp fregn!

  4. lafestadeicolli ha detto:

    i tedeschi sono durati 2 giorni scarsi 🤣

  5. chamape66 ha detto:

    Ngulo: Gabry, nemicissimo, tuscia, mi avete aperto la mente! Certo che se tra i politici ci fossero persone con così tanta passione come voi, le cose andrebbero meglio! Sicuramente la parte finale di Gabry è quella che apprezzo di più, con tutte ste costrizioni, leggi e comodità, lo stadio ha perso il 60% del fascino che aveva una volta…era una giungla, forse pericolosa, non c’erano regole, il più forte s’imponeva, ma era VITA, ADRENALINA, PASSIONE…adesso ci sono rimasti solo i pinocchio che usano quel che è rimasto solo per meri fini finanziari e utili personali! CHE PENA

  6. lufijedigin ha detto:

    Forza che tra 10 giorni sarà tutto finito, come i fantomatici acquirenti di cullu’.
    Purtroppo poi ricomincerà la giostra….

  7. Max1967 ha detto:

    E intanto ci sono tifosi che invitano a stringersi intorno alla squadra e a riempire lo stadio.
    C’è il Var eh

  8. Claudio58 ha detto:

    si. ma non portano appunto la denominazione ULTRAS . di questo si parlava

  9. johnny blade ha detto:

    primi gruppi ultras: Commandos Tigre e Fossa dei Leoni del Milan, rispettivamente nel 1967 e 1968, seguiti dagli Ultras Tito Cucchiaroni della Sampdoria, dagli Ultras Granata del Torino, e dai Boys – Furie Nerazzurre dell’Internazionale nel 1969.

  10. Claudio58 ha detto:

    Non ne sono proprio sicurissimo, ma mi sembra che i primi ad utilizzare la denominazione ULTRAS furono gli Ultras Tito Cucchiaroni della Sampdoria nel 1969

  11. johnny blade ha detto:

    A titolo di cronaca ricordo che gli ultras in itaglia sono nati nel 1967.

  12. Harken ha detto:

    Alcune precisazioni.

    1) Il nome ultrà probabilmente risale al movimento degli ultrafrancesi (abbreviato in ultrà) dei piedi neri, i francesi in Algeria che si opponevano all’indipendenza algerina.

    2) Gli ultras mutuano dai cortei politici degli anni ’70 tutto il loro stile: passamontagna, sciarpe, cortei, striscioni, cori, simboli, atteggiamenti (es. il gesto della pistola è quello della p38) e perfino i nomi (es. brigate, autonomia, commando, etc.). Sono paralleli nel senso temporale, ma dal punto di vista delle influenze sono gli ultras a prendere spunto.
    Le persone si mischiano certamente, ma allo stadio prevalgono le rivalità calcistiche, in piazza invece ci si unisce dietro il relativo ideale: i due mondi restano separati. Questo uso dei simboli, senza che la politica influenzi amicizie e rivalità (vedi Pisa-Livorno o Roma-Lazio per dirne un paio) è chiamato “modello del bricolage”.
    L’ultras è quindi l’estremista del tifo, come il manifestante è l’estremista politico.

    3) Il cambio di cui parla Gaby non è dovuto ad una qualche forma di complotto dello Stato. Con l’omicidio Spagnolo, lo Stato si rende conto che esiste un oggettivo problema di ordine pubblico negli stadi (nel resto d’Europa le politiche di contrasto sono iniziate dopo l’Heysel e sono molto diverse dalle nostre). Dato che l’ultras è contemporaneamente sia di destra che di sinistra, qualsiasi Governo ha potuto individuare il tifoso violento nel nemico. Dato anche che nessun Governo ha mai minimamente ascoltato o studiato ciò che gli studiosi del tifo dicevano, dal punto di vista sociale e giuridico, l’unica cosa che sono stati in grado di fare è adottare normative emergenziali unicamente di tipo repressivo.

    4) L’effetto è stato quello di militarizzare gli stadi, di introdurre la polizia, cioè la longa manus dello Stato, come nuovo attore, la quale dal G8 di Genova ha ripreso a picchiare duro e in modo indiscriminato dopo la parentesi 80-2001. In breve il “teppista in divisa” diviene il bersaglio degli ultras ancora più che i rivali. A ciò segue una nuova repressione, cui segue nuova violenza ogni volta alimentata da un singolo episodio rilanciato dai media (anche episodi totalmente inventati, come quello che ha portato alla tessera del tifoso). Questa “spirale” ha portato a circa 10 normative emergenziali in 20 anni scarsi, con le conseguenze per cui l’antagonismo si è spostato dall’ultras rivale allo Stato: generazioni di giovani che andavano allo stadio hanno imparato a odiare lo Stato.

    5) Nel resto d’Europa ovviamente agli interventi repressivi ne sono seguiti altri (nuovo modello di approccio delle forze dell’ordine non violento, di basso profilo; interventi sociali; riconoscimento dei gruppi; etc.). Non è quindi una questione di complotto, è semplicemente una questione di analfabetismo di governo dei fenomeni sociali.

  13. tusciabruzzese ha detto:

    E se è vero che il “divide et impera” esiste da sempre, buona parte di questo “divide et impera” se lo auto-costruisce stupidamente lo stesso oggetto del “divide et impera”: sono per primi gli ultras a credere che davvero bisogna “difendere” la città dai tifosi avversari, cioè contrastarsi, separarsi, dividersi (“divide et impera”) per scontrarsi! Cosa abbastanza fuori dalla realtà …
    Ed è troppo spesso lo stesso cittadino che pensa che sia tutto una partita di calcio, dove si sta per forza o da una parte o dall’altra, anche in situazioni invece molto più complicate e dove il torto e la ragione spesso stanno nel mezzo e da entrambi i lati (come una situazione geopolitica che hai citato).
    Il “complottismo” semplifica, per comoda incapacità di capire la complessità della mera realtà

  14. tusciabruzzese ha detto:

    Gaby, non esagererei, altrimenti si scade nel “complottismo” immaginario, come se davvero vi fossero strategie dello Stato centralizzate e coerenti per decenni! Verrebbe quasi da dire: “magari!”.
    La realtà è molto meno organizzata: non esiste sempre il “sistema” che, dietro dietro, crea apposta il “problema”.
    Così come non vi è alcuna giustificazione che porti ad accettare la violenza negli stadi!

  15. ilfigliodel36 ha detto:

    Ha chiesto mio padre se è un Gaby “fatti una domanda e datti una risposta”? Chiede per un suo amico, Marzullo

  16. 40mila.it ha detto:

    NOTA
    Questa pagina contiene un link alla rivolta di Caserta, anche nota come “Rivolta del Pallone“, un’altra pagina di “Gaby”: gravi disordini a seguito di una sentenza sportiva su un’accertata combine di una gara di campionato.
    Serie C, partite comprate…
    Vi invitiamo a leggerla.