FARE i tifosi – ESSERE il “proprietario” (§1): il “presidente-proprietario”
02/04/2024
FARE i tifosi – ESSERE il “proprietario” (§3): i “giornalisti”
04/04/2024

Riceviamo e pubblichiamo (continua dalla puntata precedente) –

  • … Tifoseria … apro parentesi: perché utilizzi la “T”, cioè la maiuscola? 
    La Tifoseria non è un oggetto, e tantomeno un’entità astratta, ma è un insieme di persone, quindi una realtà “vivente” e, in quanto tale, a mio parere richiede il tipo di Rispetto (anch’esso con la “R”) che differenzia l’uomo dall’animale, e l’animale dall’oggetto. Le tifoserie, intese genericamente, non si contano, ma ognuna di esse è una “esistenza unica e irripetibile”, perché non ce ne sono due uguali in tutto il mondo, e un’esistenza unica va rispettata con la maiuscola.
    Proprio come quando usiamo (ad esempio) la differenza tra “paese” e “Paese”: di paesi in Italia ce ne sono migliaia, ma il Paese Italia è uno solo. Oppure, come ci dice la differenza tra “chiesa” e “Chiesa”, dove la chiesa (con la “c”) è un edificio “di pietra”, e ce ne sono innumerevoli in tutto il mondo, mentre la Chiesa (con la “C”) è il Popolo “vivente” formato da fedeli e clero, ed è una sola. Dunque, una stessa parola che indica allo stesso tempo due realtà strettamente legate tra loro: una “casa” e un “casato” (famiglia che la abita); proprio come il rapporto tra Pescara-città e Pescara-Popolo che dicevamo prima.
    Cito volutamente questo paragone, perché sia la chiesa sia lo stadio sono luoghi di fede. E se nella religione “avere fede”, cioè “avere fiducia”, significa credere senza alcun bisogno di vedere e toccare, nel calcio “avere fede-fiducia” significa credere “ciecamente” nella propria squadra, anche prima che giochi la partita, anche dopo che ne ha perse tre di seguito.
  • A proposito di Tifoseria, dicevamo … C’è un altro ritornello che circola in certi ambienti della stampa e degli opinionisti: “I tifosi facciano i tifosi”, e non i commercialisti. Che significa?
    Boh!… A me pare più che altro un invito che suona come un ordine del tipo “state a cuccia”, rivolto evidentemente a quella parte di Tifoseria “anestetizzata” che si sta risvegliando da un lungo sonno (peraltro procurato), e si azzarda a rialzare la testa per guardare in faccia la realtà.
    Se non è così, questi nostri amici dovrebbero prima di tutto spiegare cosa intendono per “essere” tifoso e per “fare” il tifoso.
  • Come si può sintetizzare “l’essere” tifoso?
    Stiamo parlando di una partita di calcio, quindi di uno spettacolo al quale assiste un pubblico. Però, anche al cinema, al teatro, al circo, all’auditorium o al Carnevale di Viareggio si svolge uno spettacolo al quale assiste un pubblico. Eppure, gli spettatori del calcio (e di alcuni altri sport) si chiamano “tifosi”, mentre quelli del cinema, del circo e di tutto il resto … no! Come mai?
    Una prima spiegazione sta proprio nel significato del termine “tifoso” che, come si intuisce facilmente, richiama la malattia del tifo, non a caso contagiosa, caratterizzata da febbre alta, delirio, contaminazione del sangue e intorpidimento della mente. Per trasposizione nel calcio, il tifo si riferisce quindi a uno stato emotivo di agitazione, cioè di forte coinvolgimento e distacco mentale dalla “normalità” di tutti giorni.
    Anche il cinema, il circo e il concerto di opera lirica generano un coinvolgimento emotivo (altrimenti non si parlerebbe di spettacolo), che si manifesta con l’applauso, il disappunto, la risata, la commozione, la gioia, la paura … ma mai con canti e slogan di incitamento, accompagnati da una gestualità “extra-ordinaria”, da tamburi, fumogeni, striscioni e sbandieramento. Mai un film, o la “Traviata”, o l’incontro di tennis potranno generare lo specialissimo pathos che si vive in uno stadio.
  • E in che consiste “fare” il tifoso?
    Forse (secondo i nostri amici) “fare” il tifoso significa pagare il biglietto, o l’abbonamento, andare allo stadio, battere le mani, imprecare, urlare gol!… esaltarsi, deprimersi e alla fine, che la squadra abbia vinto o perso 4-0, si torna a casa con lo stesso stato d’animo di quando si esce da un cinema?
    Forse (secondo i nostri amici) “fare” il tifoso significa restare impassibili e distaccati anche quando chi amministra la Società, “in rappresentanza” di un Popolo, la sta indebitando e caricando di problemi, fino a rischiare la sparizione?
    E allora, perché tutte le conseguenze di una sparizione, come pure di una rovinosa retrocessione, vengono pagate in primis proprio da coloro che “fanno” i tifosi? Se una squadra finisce in Serie D, per demeriti sul campo o fuori dal campo, poi saranno quei tifosi a doversi sorbire partite “parrocchiali”, umiliazioni e pesantissimi sfottò, non certo chi ha causato il disastro sportivo. Sarà il Nome della città a uscirne infangato, non certo di colui che prima o poi finirà nel dimenticatoio.
    Se un film o un’opera lirica si rivelano una bruttura, lo spettatore si rammarica, al limite si pente d’aver speso tempo e denaro, ma tutto si esaurisce in poche ore al massimo, perché manca il legame emotivo permanente. In altre parole, gli attori di un film, una compagnia teatrale, una famiglia circense o un’orchestra lirica non si esibiscono in rappresentanza di nessuno, se non di sé stessi; tant’è vero che il loro “palco” e il loro pubblico cambiano in continuazione.
    Invece, nel calcio lo stadio e i tifosi sono sempre gli stessi. E se una squadra di calcio cade in disgrazia, il tifoso ci sta male per giorni, il più delle volte per settimane … a proposito di “malattia” … con tutto quel che ne consegue a livello di vita quotidiana. Perché una partita di calcio non è “lo” spettacolo, ma è solo la “parte centrale” di un evento psico-fisico che inizia molto prima e termina molto dopo quei 90 minuti.
  • Dunque, il tifoso non è uno spettatore, ma un protagonista a tutti gli effetti.
    Non c’è il minimo dubbio. Tant’è vero che (per fare un solo esempio) non di rado la Tifoseria viene “chiamata” ad essere presente in massa come “dodicesimo” che faccia pesare il fattore campo. Non mi pare che qualcuno abbia mai invocato il “dodicesimo” per un cinema, un circo o una sfilata di majorette.
    E allora, com’è vero che la Tifoseria può avere il ruolo (non indifferente) di “dodicesimo”, è altrettanto vero che il tifoso del Pescara … e non della Massiminiana o dell’Irpinia … ha tutto il diritto, ma direi persino il dovere, di “pre-occuparsi” e di “vigilare” su tutto ciò che lo tocca in prima persona, e non per questo deve avere tutte le Lauree del caso.
    Sarebbe come dire che un architetto non può progettare un ospedale se non è un chirurgo. E non può progettare uno stadio se non è un calciatore.
    Sarebbe come dire che un ingegnere non può progettare un aeroporto se non è un pilota aeronautico.
    Sarebbe come dire che nessuno di noi può andare in banca, a chiedere “animosamente” spiegazioni sul proprio conto corrente, se non è un banchiere.
    Sarebbe come dire che nessuno di noi può parlare di musica se non sa suonare almeno uno strumento, o non sa cantare.
    Sarebbe come dire che nessuno di noi può discutere di politica se non è un politico.
  • In definitiva, al “vertice della piramide” c’è il presidente o la Tifoseria?
    Basti solo riflettere che una città-Popolo può esistere anche senza essere rappresentata da una Società di calcio, ma una Società di calcio non può esistere senza una città-Popolo da rappresentare.
    Le controprove non mancano di certo. Non solo la durata a tempo determinato di esperienze come Massiminiana, Irpinia e Campania, ma tutt’oggi basta immaginare cosa succederebbe se una Tifoseria smettesse in blocco di andare allo stadio, di acquistare abbonamenti delle TV a pagamento, di acquistare maglie e gadget negli “stores”. Basta immaginare come reagirebbero i giocatori, gli allenatori e gli sponsor davanti ad uno stadio completamente vuoto per tutto il campionato.
    Perciò, il presidente può autoproclamarsi “proprietario” quanto-quando-come vuole, ma sarà sempre “al servizio” di una realtà ben più grande e decisiva di lui. Una realtà che lo applaude e lo osanna in caso di successi, cioè di Onore, ma lo contesta e lo “licenzia” in caso di gravi insuccessi, cioè di disonore. Eh, sì … perché una dura contestazione, che costringe il “proprietario” a prenderne atto e ad andarsene, equivale in tutto e per tutto a un “licenziamento”.
    Mentre, il “presidente-proprietario” non può licenziare la Tifoseria … Interessante, no?
    Dunque, si capisce molto più e molto meglio il vero motivo di quell’invito: “I tifosi facciano i tifosi”, ovvero perché una Tifoseria che “vigila” è particolarmente … scomoda; per non dire sgradita.
  • Si potrebbe allora contro-proporre un invito del tipo: “I giornalisti facciano i giornalisti”? … (continua nella prossima ed ultima puntata).
    Gabriele Orlando

P.S.: nel ringraziare “Gaby” Orlando per il suo contributo, precisiamo che il rispettivo contenuto rappresenta sempre e solo un’espressione dell’autore e non impegna il punto di vista del sito 40mila.it. Cogliamo inoltre l’occasione per ricordare a tutti i tifosi biancazzurri che questo sito “appartiene” ai tifosi stessi della Pescara Calcio: sono pertanto benvenute proposte di ulteriori contributi. A tal fine, è possibile utilizzare la mail di contatto info@40mila.it (anche raggiungibile dal link nel menù principale in alto).

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1077 GIORNI di SERIE C, 4525 di PRESIDENZA SEBASTIANI
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12 Comments

  1. Harken ha detto:

    Siamo a 5 punti dall’11esimo posto, cioè il primo che NON entra nei playoff. Riuscirà il nostro re Mida al contrario a centrare anche questo prestigioso traguardo?

  2. UK_Dolphin ha detto:

    Siate ottimisti. Il prestigioso sesto posto nel girone B e’ ancora a portata di mano e con il rientro dello scalpitante Vergani il sogno play-off e’ sempre più vicino.

  3. ilfigliodel36 ha detto:

    Mi ha detto mio padre che ci sono anche i tifosi che non si sono accorti di essere degli idioti e che imbrattano la fontana di Silvi con la scritta Forza Pescara. Gli ho chiesto quale era invece la scritta giusta? Mi ha detto un nome e poi “vattene”!!

  4. tusciabruzzese ha detto:

    Qualcuno si è accorto che da stasera siamo … SETTIMI?!?🥺
    E che 2 punti sotto c’è il NONO posto?!
    😱

  5. Solo Pescara ha detto:

    €1,200 di ammenda per i petardi lanciati a Cesena. Dato questo, la quota minima si è abbassata sotto i 30k per futuri ingaggi?

  6. Max1967 ha detto:

    Pescara non viene infangata, per fortuna il calcio non arriva a questi livelli.
    La tifoseria è calda e rispettata, e lo sarà per sempre. Invece è la dirigenza che offende e denigra i propri tifosi, ma questo è un problema che rimane nei confini del comune.

  7. draculone ha detto:

    Cullù è “TIFO”so

  8. caps ha detto:

    Mi Complimento Con gli Articoli … Ma oggi Ancora Più Di Ieri , Le Squadre Rappresentano la Forza ( Capacità Economica e Amministrativa ) Della Società che Gestiscono . In Certe Città lOve Non c’è Una Società Capace la Politica Procura o Sensibilizza x le Proprie Città Delle Società a Basi Solide..Bologna Firenze Roma Lazio Milan Inter e’ Lunghissimo l’Elenco Catania Palermo etc . . Solo Da Noi Fanno Finta di Non Capire e Ti Dicono Portateli Voi Gli Imprenditori !!!

  9. tusciabruzzese ha detto:

    Identificarsi con la cultura della propria città o cittadina è naturale e positivo: esiste infatti un sano campanilismo che valorizza le specificità di ogni luogo. Però, siccome ogni località può avere le sue “bellezze”, trovo poi “provincialistiche” (in senso negativo) il tifo che discredita gli altri

  10. Solo Pescara ha detto:

    Bravo Gabry. Invoco il 12mo per una sfilata di modelle in costume da bagno. Non sarebbe male.

  11. ilfigliodel36 ha detto:

    Non me lo ha detto mio padre ma ho scoperto da solo che il Catania ha vinto la Coppa Italia!! Siamo usciti solo contro i vincitori? Chiedo per quelli che hanno voluto Delli Carri a Pescara

  12. ilfigliodel36 ha detto:

    Mi ha detto mio padre che il Pescara è stato multato di 1200 euro per il lancio di 5 petardi e 3 fumogeni sul terreno di gioco
    danneggiando due pannelli LED e due seggiolini. Allora arriveranno Daspo? Chiedo per tifosi dotati di intelligenza naturale